Ecco un esempio di Consolato Edeniano

22 06 2012


Direttamente dal sito online della rivista Tekneco un articolo ke descrive la realtà di un possibile Consolato x la libera Repubblica dell’Isola di Eden. CM scritto nella pagina relativa al ns Consolato, le tecnologie ecosostenibili ci sn tutte e l’autosufficienza energetica è raggiunta. Riporto l’intero articolo:

A Predappio il primo B&B autosufficiente

Energie rinnovabili e domotica per un’esperienza green unica, utilizzando l’innovazione e la flessibilità offerte da My Home di BTicino

Il progetto Residenza La Piana nasce dalla ristrutturazione di una casa rurale a Predappio i cui lavori sono iniziati nel 2010 e hanno previsto un ampliamento dell’abitazione che ha consentito la realizzazione di 4 unità indipendenti che vanno dai 50 ai 150 mq.

Molta attenzione è stata posta nella scelta dei materiali, nelle finiture, negli arredi e nelle soluzioni innovative di domotica e impiantistica.

La progettazione e l’installazione è stata curata dall’azienda Antaridi che vanta un’esperienza di oltre 40 anni nel settore.

Residenza La Piana: una struttura di prestigio e autosufficiente dal punto di vista energetico.

La residenza, autosufficiente dal punto di vista energetico, è dotata di un impianto fotovoltaico, che soddisfa tutte le esigenze di elettricità dell’abitazione (illuminazione, impianti ed elettrodomestici), e di un impianto geotermico – ideale in un contesto di prestigio dato che tutti gli elementi sono sotterranei – che fornisce acqua calda sanitaria, riscaldamento e raffrescamento. Si è escluso così l’allacciamento del gas, optando in cucina per un piano cottura a induzione.

Il concept design degli arredi è stato ideato da Tumidei Arredamenti, realtà che coniuga nuove idee, artisti emergenti e marchi di qualità per creare ambienti unici tagliati su misura per chi ci abita.

Per la Residenza La Piana è stato scelto uno stile dal sapore “shabby chic country” attraverso una sapiente ricerca di materiali rivisitati che si intrecciano con creatività con i materiali moderni dei prodotti realizzati dall’azienda Tumidei SpA. Alla base di tutto si ritrova la cura del dettaglio, dagli accessori originali ai pezzi personalizzati.

Filo conduttore è una nuova dimensione abitativa dove estetica, funzionalità e attenzione all’ambiente convivono contribuendo al benessere dei fruitori di questa esperienza green unica.

Innovazione e flessibilità caratterizzano la domotica My Home di BTicino, azienda leader nel mondo in questo campo che emerge per tecnologia e design, scelta per la Residenza La Piana. My Home è, infatti, un sistema modulare integrato che offre comfort, sicurezza, risparmio, rispetto ambientale, comunicazione e controllo diventando un valido alleato in tutte le attività della vita quotidiana.

Residenza La Piana: domotica al servizio dell’utente per una esperienza ecosostenibile.

La Residenza La Piana rappresenta il primo spazio espositivo realizzato in collaborazione con BTicino dove l’ospite può vivere una vera e propria esperienza abitativa sperimentando i notevoli vantaggi della domotica My Home.

Tecnologia ed ecosostenibilità diventano una risorsa nella Residenza La Piana.

All’interno degli appartamenti il Multimedia Touch Screen BTicino, posizionato nel salotto, permette di controllare la termoregolazione – modulando la temperatura in zone distinte gestite separatamente – l’automazione degli scuri, la videocitofonia, il sistema di antifurto, la ventilazione automatica contro l’umidità, la diffusione sonora, l’illuminazione – creando anche scenari prestabiliti – e il monitoraggio dei consumi.

Tutto ciò è possibile perfino fuori casa accedendo da remoto al pannello di controllo con il proprio personal computer, smartphone o tablet.

Residenza La Piana: ecosostenibilità e tecnologia per un progetto innovativo.

In ogni stanza è disponibile il collegamento per telefoni IP e computer, facilitando la connessione ad internet, consentita anche tramite le TV internet-enabled, installate in apposite nicchie per un’integrazione perfetta nell’arredo.

L’abitazione è provvista, inoltre, di un sistema di aspirapolvere centralizzato per ogni appartamento e di un garage e una cabina impianti comuni.

L’esterno, dove è stato realizzato un pozzo privato che fornisce l’acqua per l’irrigazione del giardino e per tutte le utenze domestiche, è illuminato con luci a led, che offrono suggestione e risparmio energetico.

Residenza La Piana: vacanze ideali per chi ama l’ambiente ed è in cerca di relax, tradizioni enograstronomiche e contesti esclusivi.

La vacanza presso la Residenza La Piana si rivela ideale per chi è in cerca di relax e natura alla scoperta di tradizioni ed enogastronomia del territorio romagnolo e soprattutto per chi desidera vivere un’esperienza unica in Italia in un contesto esclusivo, ma accessibile, oltre ad essere un’occasione per toccare con mano questo nuovo concetto abitativo al fine di appropriarsene e riproporlo nella propria abitazione.

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In USA un progetto simile all’Isola di Eden

10 12 2011

Direttamente da un articolo di Elena Re Garbagnati pubblicato oggi, sabato 10 dicembre 2011, sul sito web ictbusiness.it, un imprenditore statunitense ha pensato di stabilire la sede della sua azienda su un’imbarcazione al largo della costa californiana x sfuggire alle norme sull’immigrazione e poter assumere stranieri. C’è anke posto x altre aziende a patto di pagare un affitto di circa 1200$ mensili.

Qual è il posto ideale in cui fondare un’azienda? Il mare, è ovvio! È così che la pensa lo stravagante imprenditore Max Marty, proprietario della Blueseed, che ha sede su una grande nave al largo della costa californiana, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico.

Lo spazio abbonda, ed è per questo che Marty ha pensato bene di affittare uffici ad altre startup e appartamenti ai loro dipendenti, a un prezzo di circa 1.200 dollari, che comprende anche il servizio di catering 24 ore su 24, attività di intrattenimento, palestra per tenersi in forma e, ovviamente, connessione a Internet.

Se soffrite il mal di mare l’iniziativa di Max Marty non fa per voi, per gli altri, soprattutto i giovani, potrebbe essere un’idea eccitante. In realtà alla base dell’iniziativa non ci sono né lo spirito libero né la passione per l’avventura, bensì le questioni concrete relative all’immigrazione. Il punto è che, stando a quanto dichiarato da Marty, gli imprenditori hanno vita dura negli Stati Uniti perché la manodopera a basso costo è difficile da trovare per le norme sempre più restrittive per i visti di ingresso.

Stabilendo la sede dell’azienda in acque internazionali (a 20 chilometri dalla costa, per la precisione) gli Stati Uniti non hanno giurisdizione, in compenso la Silicon Valley non è lontana. Almeno così crede Marty, anche se molti bene informati riferiscono che l’Immigrazione statunitense potrebbe comunque affossare il progetto bloccando i pendolari che quotidianamente dovrebbero fare la spola fra la costa e l’imbarcazione. Insomma, l’unica soluzione sarebbe quella di vivere a bordo senza mai toccare terra.

L’idea è curiosa ma non originale: Marty ha preso liberamente spunto dalla vicenda che aveva fatto scalpore in Inghilterra negli anni 60, quando una legge particolarmente dura aveva impedito di mandare in onda trasmissioni radio con musica leggera. Un gruppo di giovani pirati aveva deciso di opporsi al blocco trasmettendo dischi pop e rock da una imbarcazione al largo delle coste britanniche, ovviamente in acque internazionali. Se volete sapere com’è andata a finire basta guardare il film che ha ricordato l’episodio, I love Radio Rock (titolo originale The Boat That Rocked).

Qsto il sito web dell’originale imprenditore USA a cui auguriamo un felice successo della sua idea e relativa impresa cn tutti i dettagli, da cui ha preso spunto la giornalista.
Vi consiglio una navigata nella sezione News del sito ke riporta molte notizie interessanti relative a progetti simili e iniziative correlate in giro x il mondo.

Da tale sito web si evince ke tra i partecipanti all’impresa c’è Dan Dascalescu un ex-Yahoo! software developer, technical writer, ricercatore web e manager della conoscenza, cn una visione ampia della scena high-tech, collegato cn l’Open Source e ambienti tecnologici emergenti, ke è un ambasciatore di Seasteading. X ki nn si ricorda, Seasteading è un progetto americano ben iniziato x la realizzazione di una micronazione indipendente in acqe internazionali, di cui ho già scritto su qsto blog.

Curiosità:
Blue Seed, il nome del sito web e dell’azienda, è una serie manga giapponese scritta e disegnata da Yuzo Takada.





Città private in Honduras

6 11 2011

Direttamente tratto dal sito web del Movimento Libertario, ecco un interessante articolo redatto da Luca Fusari ke tratta di alcune evoluzioni e novità sulla realizzazioni di città indipendenti ovvero di MicroNazioni delle dimensioni di una città sulla terraferma. In passato già avevo scritto ke tentare simili esperimenti su terraferma era praticamente impossibile (anke se nn impossibile), cn qsto articolo si aprono nuove prospettive. A voi la lettura:

Dopo essersi dimesso (pur restando nel consiglio di amministrazione dei soci) nell’estate di quest’anno dal ruolo di responsabile del Seasteading Institute (organizzazione da lui fondata nel 2008) a seguito dei dissidi interni in relazione al modesto budget sin qui raccolto (si parla di soli 2 milioni di dollari stanziati effettivamente) per poter realizzare concretamente l’onerosa isola artificiale galleggiante sognata dal tycoon libertario Peter Thiel (tra i principali soci finanziatori dell’istituto) al largo di San Diego, Patri Friedman, il più famoso seasteader libertario, è tornato alla ribalta quale amministratore delegato di una nuova azienda, Future Cities Development Inc. (FCD) nata con l’obbiettivo di fondare nuove città rette da sistemi giuridici all’avanguardia di natura libertaria questa volta non in acqua ma sulla terraferma.

Tra i membri della nuova società di Friedman vi è Giancarlo Ibàgüen, presidente dell’Università Francisco Marroquin  in Guatemala (in essa, vi è la biblioteca dedicata all’economista austriaco Ludwig von Mises e i busti di Friedrich von Hayek e Milton Friedman che decorano il campus accademico).

Ibàgüen è uno dei fondatori recenti dell’annunciato Free Cities Institute assieme a Michael Strong, un think tank dedicato proprio al tema delle città libere di prossima realizzazione.

Il Guatemala è quindi un importante centro del pensiero libertario presente in Sud America in grado di contribuire al progetto delle città libere proposto in Honduras da Friedman.

Se il Seasteading (ovvero la creazione di nazioni sovrane galleggianti in mare aperto, una delle soluzioni proposte dal pensiero libertario al fine di sfuggire dai vincoli opprimenti degli attuali Stati-nazione) ha ricevuto in passato ampia copertura all’estero, talvolta assai ironica e beffarda dai principali media che ne hanno parlato, il progetto di città volontarie su terraferma promosso ora da Friedman, verrà valutato molto probabilmente diversamente quanto a sua realizzabilità, esso ha infatti trovato in Honduras il luogo ideale per la sua prossima realizzazione.

Il governo locale honduregno ha infatti modificato la sua costituzione nel mese di gennaio di quest’anno permettendo la creazione di speciali zone autonome esenti dal rispetto delle leggi locali e federali.

Future Cities ha firmato un non vincolante protocollo d’intesa per costruire a partire dall’anno prossimo una città libertaria in una delle zone autonome.

Patri Friedman recentemente ha rivelato su Details in merito all’articolo dedicato al suo ex finanziatore Thiel,  il modello della sua nuova startup.

Il modello potenziale è qualcosa che Friedman chiama “Appletopia”: ovvero una realtà avente come modello commerciale di gradimento e riferimento presso il pubblico (come suo brand) l’azienda della mela.

Friedman ritiene che: “Iniziare una Nazione è come iniziare un business, più è desiderabile una Nazione, più è valutabile a livello d’investimento immobiliare“.

Future Cities segue questo approccio, descrivendo la sua missione nel portare avanti lo “spirito della Silicon Valley a livello di innovazione per l’attuazione di sistemi giuridici all’avanguardia per le nuove città“.

Il suo ruolo è quello di sviluppatore principale della città al fine di favorire l’attrazione e la concentrazione iniziale di risorse ed investimenti al fine di realizzare i primi nuclei abitativi.

L’azienda ha come modelli di città del laissez-faire Hong Kong e Singapore, i suoi amministratori ritengono che i diritti di proprietà debbano essere solidi  e forti, favorevoli alla libertà di impresa al fine di favorire la creazione di posti di lavoro, attraendo con tali premesse i successivi investimenti dei privati, permettendo così a milioni di persone di sfuggire dalla povertà, al pari di quanto avviene in Cina con la creazione di speciali zone economiche ad alto fattore d’investimento e capitalizzazione.

Per chi giudica anche tale progetto come un’altra utopia libertaria, Friedman ritiene invece che le prove siano assai evidenti e favorevoli alla sua realizzazione: dove vi è uno stato di diritto, onestà e la mancanza di corruzione (leggasi mancanza di legislazione derivante dalla politica), vi è una maggior crescita economica rispetto anche alle zone a bassa tassazione (che da sola non è di per sè sufficiente come fattore, come il caso di Singapore dimostra).

Rispetto al seasteading, Future Cities si basa sulla modellazione delle città statutarie, analoghe alle città volontarie, quest’ultime già presenti in giro per il mondo e in particolare negli Stati Uniti.

 L’economista della New York University, Paul Romer, spiega come una città statutaria, unisca e combini tra loro i terreni della nazione ospite (in questo caso quelli dell’Honduras) con un sistema giuridico ed istituzionale di un’altra Nazione (ad esempio il Canada, ma nulla impedisce di adottarne altri anche di nuova ideazione) con i suoi abitanti provenienti anche da vari altri Paesi (in relazione al tipo di legislazione adottata nella città statutaria).

L’intuizione centrale di Romer è che il buon governo è trapiantabile quale forma concorrenziale alla Nazione e al suo governo centrale (quindi anche con un possibile sviluppo potenzialmente panarchico o di città-stato indipendente).

Piuttosto che aspettare che una nazione riesca a risollevarsi dalla propria condizione di sottosviluppo, l’esempio di una città statutaria potrebbe aiutare a mostrare la strada ad essa, come avvenne con Hong Kong ai tempi di Deng Xiaoping.

Romer ha trascorso due anni viaggiando attraverso l’Africa cercando inutilmente possibili interessati al fine di mettere in pratica le sue idee; infine nell’autunno del 2010, si è imbattuto nel presidente honduregno Porfirio Lobo interessato al progetto.

Nel mese di febbraio, il Congresso dell’Honduras ha votato per emendare la costituzione per creare regioni a sviluppo speciale (abbreviate in ‘RED’) al fine di mettere in pratica le sue idee.

Questo accordo non è in esclusiva, Romer, dichiara di aver sentito parlare un mese fa dell’interesse di FCD quando la sua proposta è stata sottoposta al comitato che supervisiona le aree RED (di cui Romer è membro).

Le brochure di Future Cities citano ripetutamente ed esplicitamente il modello delle città statutarie come il loro modello, Patri Friedman afferma che la sua azienda si è ispirata al modello di Romer anche se questo non significa che ci sia una relazione tra le due associazioni.

Da parte sua, Romer sottolinea che non ha alcun coinvolgimento con FCD, citando il suo think tank no-profit come una organizzazione senza scopo di lucro e senza interessi economici.

E’ comunque nell’opinione anche di Romer che la globalizzazione dei mercati possa servire per scopi umanitari al fine di creare nuovo lavoro, riqualificare l’ambiente ed iniziare un percorso per far uscire dalla povertà la popolazione di quei Paesi, senza però da parte sua, aver intenzione di fare soldi con tale progetto.

L’interesse di FCD per l’Honduras è concreto, rimane da vedere se l’accordo non vincolante di FCD con il governo dell’Honduras rimarrà in vigore e avrà degli sviluppi o se invece rimarrà in sospeso congelando il modello di città statutarie ad una data meno prossima di realizzazione.

L’Honduras è un Paese che negli ultimi tempi ha visto un colpo di Stato, espropri e violazione dei diritti umani, quindi bisognerà verificare se l’attuale situazione politica si manterrà stabile e favorevole come ora anche in futuro per la realizzazione dei progetti libertari e il trasferimento di investimenti in tali zone.

Il modello di città statutarie ha infatti subito ricevuto critiche sia nel modello proposto da Romer che nella forma proposta da FCD, venendo giudicato e paragonato ad una forma poco lusinghiera di “colonialismo” da vari movimenti di sinistra honduregna ma sopratutto dall’ideologa del movimento no-global, Naomi Klein.

La scrittrice nella sua isteria complottista ed anticapitalista, attribuisce erroneamente nei suoi libri al libero mercato la natura delle crisi politiche di alcuni Stati a regime socialista (Cile 1970, passando per l’URSS nel 1990, sino alla crisi economica del Sud America del 2000) incolpando quali responsabili di tali eventi (derivanti dall’impopolarità e dal fallimento delle scelte pianificate del socialismo specie a livello monetario da parte di enti internazionali sovranazionali) gli economisti del dipartimento di economia dell’Università di Chicago, capeggiati dalla figura di Milton Friedman; i quali certo non brillavano per laissez-faire di mercato (contrariamente a quanto ritenuto dai loro trinariciuti detrattori socialisti).

Agli occhi della no-global (ignorante anche dei vari punti di vista presenti all’interno della famiglia Friedman), Patri Friedman essendo nipote di Milton viene da lei ritenuto automaticamente come il nuovo l’emissario e prosecutore di questa presunta “occulta agenda” ideata a Chicago, arrivando in termini surreali a porre una inverosimile equivalenza tra gli attuali progetti libertari  di privatopie anarcocapitaliste proposte nei Paesi dell’America Latina più poveri da FCD (al momento ancora sulla carta), con le idee monetariste e di liberismo politico temperato da riforme politiche, proposte da suo nonno ben quarant’anni fa!.

Klein ignora la visione di Patri Friedman, la quale non è minimamente paragonabile a quella di suo nonno, dato che il nipote al pari del genitore David (autore quest’ultimo anarcocapitalista di ambito utilitarista) hanno sempre giudicato negativamente le proposte riformatrici del loro illustre parente, proprio in relazione all’eccesso di regolamentazione e di poco spontaneo libero mercato previsto da tali suoi provvedimenti.

Patri Friedman da parte sua, si è sempre dichiarato come un libertario anarcocapitalista prossimo all’anarchia, senza dubbio poco incline alla politicizzazione dell’economia o al ruolo dei governi e dei politici nelle scelte dei singoli individui.

Giudicare quindi con stantii schemi ideologici (peraltro assai grossolani) il suo progetto inaugurato solo in funzione del cognome che questi porta, dimostra la debolezza e la pochezza culturale delle obiezioni mossegli dai suoi detrattori.

Egli non a caso non se ne preoccupa molto e con aria di sfida afferma a fronte di queste sinistre maldicenze che “è il pubblico reale, il popolo dell’Honduras, ciò che conta non ciò che immagina Naomi Klein sul passato.

Se riusciamo a creare lavoro e costruire migliori città rispetto a ciò che hanno adesso, loro saranno senza dubbio più felici“.





Legge di PARETO, Legge della DOMINAZIONE

18 02 2011

Testo di Gilles Bonafi, titolo e fonte originale: Loi de Pareto, la loi de la domination ! . Traduzione italiana ripresa dal sito www.comedonchiscotte.org

“Ecco una legge fondamentale spiegata semplicemente e che è al cuore delle mie analisi economiche.

Tutte le organizzazioni sociali dipendono da una legge matematica fondamentale, la legge di Pareto, o, meglio, la legge della dominazione, che prova che in un qualsiasi sistema organizzato, un piccolo numero di persone si impossessa sempre della quasi totalità delle ricchezze a scapito degli altri.

Sul piano matematico, le rendite si ripartiscono così secondo una legge matematica decrescente ad andamento esponenziale. L’economista Moshe Levy spiega che “la legge di Pareto, lontana dall’essere universale e ineluttabile, non sarebbe altro che il modo di funzionamento specifico di una società egocentrica” e che “sono gli effetti stocastici (e non l’intelligenza e il lavoro) della concorrenza che arricchiscono alcuni a svantaggio della maggioranza, conducendo alla distribuzione di Pareto.”

Una società egocentrica dunque (finché si prova a capire il mondo, si finisce invariabilmente per trovarsi all’interno del cervello umano), che ha posizionato la banca al cuore del sistema economico. La riscossione degli interessi, interdetta da tutte le religioni [perché finiscono per ridurre il creditore ad uno schiavo (versetto 275 della seconda sura del Corano per esempio )] è diventate la regola.

Bisogna aggiungere che questa legge possiede un funzionamento frattale, cioè che questo principio si applica in seno al 20 % dei dominanti, etc, etc., e si assiste ad un iper-concentrazione del capitale nelle mani di solo alcuni.”

X rimanere nell’ambito della matematica, è importante capire cos’è un frattale. Un frattale è un oggetto geometrico ke si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero ke nn cambia aspetto anke se visto cn una lente d’ingrandimento. Nel ns caso ad un esempio, il 20% dei + ricchi detiene l’80% del capitale, ma all’interno di qesto 20% si applica ancora (si ripete) la legge di Pareto, e così via… Infatti, le 20 persone + ricche del mondo hanno un capitale personale stimato nel 2009 a 415 miliardi di dollari, ossia poco meno del PIL svizzero (500 miliardi di dollari)! (Lista degli uomini più ricchi del mondo secondo la rivista Forbes riportata da Wikipedia)

“L’economista Michel Choussudovsky ha d’altronde recentemente spiegato : «siamo arrivati a un punto di accumulazione del potere e della ricchezza che è senza precedenti nella storia, in un periodo molto molto breve… In fin dei conti, c’è una concentrazione del potere economico a un punto tale che chi deve prendere decisioni politiche ne è in qualche misura soggetto. Si diventa strumenti del potere e conomico e c’è nello stesso tempo una centralizzazione di questo potere.”

Una crescita esponenziale del capitale accumulato di cui la controparte è una crescita esponenziale del debito, il che porterà ineluttabilmente all’affondamento di questo sistema, con due esiti possibili :

– una dittatura contro «il migliore dei mondi», ciò che si potrebbe chiamare una démoctature [demodittatura] riassunta da Aldous Huxley. “Uno Stato totalitario davvero ‘efficiente’ sarebbe quello in cui l’onnipotente comitato esecutivo dei capi politici e la loro armata di direttori esercitassero la longa manus su una popolazione di schiavi tanto che sarebbe inutile controbattere, perché questi conserverebbero l’amore della loro servitù”

– una vera democrazia che permetta alla fine la chiarezza, «il cervello collettivo» Tutto il problema è sapere se noi saremmo capaci di modificare i nostri comportamenti basati sulla predazione, sul tutto all’ego.

La crisi attuale è una crisi di coscienza, una guerra fra l’Io” (il capitalismo) e il “Noi” (il comunismo).
La terza via sarà quella che terrà conto infine dell’importanza della relazione fra “sé” e gli altri.
Il paradigma materialista alla fine si disintegra e noi dobbiamo cambiare livello di coscienza perché la maniera in cui noi percepiamo il mondo crea il mondo stesso. Ecco la grande rivoluzione della fisica quantistica applicata all’economia.

I cittadini della libera Repubblica dell’Isola di Eden intendono rappresentare qsta terza via, consci del fatto ke solo una diversa visione e organizzazione del mondo possa garantire un futuro degno di qsto nome a tutti gli abitanti del pianeta Terra. Il capitalismo circoscritto ne è un esempio esplicativo.





Torri ovvero Monoliti a concorso

23 12 2010

Oggi ho scoperto ke esiste un concorso internazionale di torri ovvero il “Taiwan Conceptual Tower Competition“.
Orbene, il ns Monolite altro nn è ke una torre la cui peculiarità è la sua collocazione in acqe marine poco profonde diventando così un’isola artificiale ma rimane pur sempre concettualmente una torre cm qelle del concorso svoltosi a Taiwan. A qst indirizzo web vi è la classifica delle torri cn dovizia di particolari purtroppo in inglese e le relative bellissime e futuristike gallerie fotografike.
Qella ke + mi è piaciuta e ke ben si adatta anke ad essere integrata sul ns Monolite è la seconda classificata ovvero The Tower of Droplets(letteralmente, ‘La torre di goccioline’) progettata da Sir Peter Cook, già autore di costruzioni audaci, e Gavin Robotham ke vedrei integrata e completata dalla torre vincitrice della competizione ovvero “Floating Observatories

Riporto un estratto della descrizione della “The Tower of Droplets” e delle sue principali caratteristike così cm scritta da Alfredo Baldi nell’articolo pubblicato sul sito online NextMe.it supplemento di greenMe.it a titolo “Quasi un’alga gigante: è il futuro del green building” :

Uno schema di gabbie di acciaio collegate tra loro, corre verticalmente per tutto lo scheletro del grattacielo disegnandone l’andamento libero. Interamente coperta di alghe per produrre biocarburanti, la torre è votata alla creazione di energia.

Esattamente come la Floating Observatories, il progetto vincitore del concorso, gran parte della torre è aperta al pubblico. Dagli impianti di risalita è possibile scorgere lo stato di avanzamento delle lavorazioni vegetali, e diverse varietà di habitat naturali sono ricreati lungo tutta l’altezza dell’edificio. Coltivate e filtrate, le alghe creano biomassa utilizzata come nutrimento per i pesci e per la fabbricazione della carta e dei biocarburanti. Tuttavia, per potersi realizzare il processo, la ‘Tower of Droplets’ cattura grandi quantità di anidride carbonica dall’ambiente circostante.

Secondo le stime degli stessi architetti che l’hanno progettata, “nella torre di base” sono forniti “10,888 metri quadrati di superficie riservati alle alghe, capaci di produrre 3.266.400 litri di petrolio e diverse migliaia di tonnellate di biomassa in un solo anno. La stessa struttura – aggiungono gli esperti – potrebbe essere ulteriormente sviluppata fino al raddoppio della superficie utile e quindi alla creazione di 6.532.800 litri di greggio”.

Nelle zone inferiori della struttura, inoltre, sono state inserite voliere e acquari. Le tre zone ufficio sono tutte utilizzate dalle autorità di sviluppo della città. Un museo alto cinque piani espone ai livelli intermedi le tecniche sviluppate dai designer presso la Kunsthaus di Graz (in Austria), e ai livelli superiori alcune tipologie di sistemi di habitat.

Se la Floating Observatories è dunque caratterizzata da un impianto tecnologico sbalorditivo, l’edificio di Sir Peter Cook si distingue per un’eco-impronta proiettata nel futuro. L’enorme produzione di alghe rende il progetto stesso un grande essere vivente, in grado di crescere e sostentarsi per proprio conto.

Sempre dalla stessa fonte la descrizione della “Floating Observatories” in un altro articolo così titolato “A Taiwan il green tech del futuro: nel 2012 un ‘albero tecnologico’ di 300 metri” in cui si dikiara l’intenzione di procedere effettivamente alla sua costruzione nel 2012 :

Un albero tecnologico. Una eco-torre che sboccerà come un fiore nel centro di Taiwan. Si tratta della Floating Observatories, l’incredibile disegno messo a punto dall’architetto statunitense Mihai Carciunè, in collaborazione con i rumeni upgrade.studio e DSBA, che ha conquistato il massimo consenso durante il Taiwan Tower Conceptual International Competition.

Il progetto, dal design estremamente avveniristico, prevede al suo interno un museo, centri informazioni, uffici, una sala conferenze e un ristorante. Verrà realizzato nel 2012 e, a pochi centimetri dai trecento metri, sarà la struttura più alta di Taichung.

Dorin Stefan, partner dei DSBA, spiega come “partendo dalla conformazione geografica di Taiwan, isola assimilabile nella forma ad una foglia”, si sia cercato di “sviluppare il concetto di albero tecnologico”.

“Abbiamo immaginato otto foglie spaziali concepite come ascensori – sottolinea Stefan – che scorrendo lungo il tronco dell’albero possano servire da piattaforme di osservazione“.

Gli otto baccelli sorreggono carlinghe contenenti dalle 50 alle 80 persone, autosostenuti da palloni gonfi d’elio, sono costruiti tramite materiali ultraleggeri e ricoperti con una membrana di ultima generazione. Se ciò non bastasse scorrono verticalmente grazie ad un potente campo magnetico. Magia, o quasi, scienza.

Se il look della torre può essere paradossalmente definito vintage per l’incredibile influenza sci-fi che suggerisce, le intenzioni dei progettisti viaggiano comunque di pari passo con la realtà, e la grande influenza dell’architettura ecofriendly è fortemente ribadita in ogni tratto della torre.

L’acqua piovana viene raccolta e riutilizzata, una stazione geotermica è usata per riscaldare ambienti e rete idrica, l’illuminazione degli ambienti inferiori è garantita da un sistema a fibre ottiche, e l’energia elettrica è prodotta da un sistema di turbine assiali situato lungo il nucleo centrale.

Grande importanza riveste anche lo studio dell’orientazione e dell’integrazione con il terreno. L’ingombro a terra è minimo e grandi spazi sono lasciati alle aree verdi; l’area uffici e servizi ha un orientamento a 360 gradi, offrendo la possibilità di minimizzare l’effetto serra attraverso l’uso di una ventilazione diretta.

La fusione concettuale dei 2 progetti di torre “The Tower of Droplets” + “Floating Observatories” produrrebbe la visione magistrale di qello ke vorrebbe essere l’Isola di Eden e a ben vedere ormai l’utopia è pronta a diventare realtà 🙂





Ancora isole artificiali sul mare

7 12 2010

Grazie al suggerimento di un amico, ho avuto occasione di conoscere una nuova realtà ke si sta approssimando all’orizzonte sul tema delle isole artificiali proposte cm nuove città nel o sul mare, direttamente da un articolo pubblicato sul sito online del qotidiano La Repubblica. Il progetto proposto da una società giapponese è x isole galleggianti e nn radicate al fondo marino, qindi nn adatte ad una futura rikiesta di indipendenza onde creare una micronazione, ma cmq di una dimensione e di una qalità tali da rendere impossibile essere ancora scettici sulla fattibilità tecnico/economica di simili proposte. Il progetto dell’Isola di Eden nn è qindi utopico o peggio impossibile, nel mondo ormai se ne stando proponendo in qantità di simili e ormai è un dato di fatto ke vi sia la possibilità di realizzare simili opere. Qst l’articolo:

Grattacieli e parchi galleggianti. E’ sul mare la città del futuro
Il piano avveniristico di una società giapponese. Nuclei da 10-50mila abitanti costruiti intorno a torri interamente edificati sull’acqua. Autonomi per le risorse energetiche, in grado di riciclare tutti i rifiuti e “pulire” anche l’Oceano, difese da paratie. “Pronti a partire nel 2025”
di LUIGI BIGNAMI

Dall’alto somiglieranno a giganteschi gigli d’acqua, in realtà saranno vere e proprie città che galleggeranno sull’Oceano Pacifico e potranno ospitare da 10.000 a 50.000 persone. Una soluzione per chi intenderà, nel prossimo futuro, andare a vivere in città fluttuanti dominati dalle tecnologie verdi e dove i gas serra che vengono emessi dalle metropoli terrestri dei nostri giorni saranno abbattuti del 40 per cento.

Ad ideare questa città da sogno ci ha pensato la società giapponese Shimizu che l’ha chiamata Green Float. Ogni città sarà una cellula a sé stante che sarà libera di navigare sull’Oceano Pacifico in prossimità dell’equatore, dove non si formano gli uragani, ma potrà unirsi anche ad altre cellule-città via via più grandi. Secondo un’idea futuristica – e fantapolitica – quando una città avrà raggiunto una certa dimensione potrà trasformarsi in un vero e proprio Paese con una propria costituzione, tale da rendersi indipendente da ogni Stato posto sulla terraferma.

Il cuore di ogni singola città sarà un grattacielo che svetterà per circa mille metri dal livello del mare, ma molte persone abiteranno tutt’attorno ad esso. Una serie di pianure e di boschi daranno modo di coltivare e allevare gli animali che offriranno tutto ciò che è necessario alla sopravvivenza dei cittadini. La città verrà costruita su un’isola artificiale in lattice a forma di nido d’ape, del peso di 7.000 tonnellate. Anche la grande torre centrale non necessiterà della terraferma per essere costruita in quanto essa sarà composta da leghe di magnesio i cui componenti verranno estratti dall’acqua di mare. Anche i vari elementi che assemblati daranno vita alla città verranno costruiti direttamente in mare aperto.

Ogni città fluttuante riciclerà interamente i propri rifiuti, ma non solo: navigando per l’oceano potrebbero fare propria la sporcizia oggi presente e trasformarla in energia per l’isola stessa.

Spiega Masaki Takeuki della Shimizu Corporation: “L’ubicazione delle Green Float è un elemento vincente. E’ stato scelto l’equatore perché il clima è generalmente molto stabile. La temperatura al livello del mare si aggira attorno ai 28° C, ma a 900-1000 m d’altezza essa scende a 26°C e dunque risulta accettabile per viverci per tutto l’anno. Proprio sull’equatore non si formano i tifoni e dunque è difficile che si creino condizioni ambientali particolarmente pericolose. Tuttavia, in caso di onde anomale o altri eventi estremi, una serie di paratie proteggerà l’isola”. Per difendere  persone, animali ed edifici da grandi ondate, ad esempio, sono state pensate membrane elastiche che si troveranno in prossimità di lagune poste a 30 metri d’altezza. Inoltre mura da 100 m attornieranno le parti più importanti dell’isola fluttuante.

Quando si potrà comperare il primo appartamento? La Shimizu vuole sperimentare la prima città fluttuante entro il 2025 e sembra che gli acquirenti non manchino già ora.

Se volete approfondire la conoscenza della società ke ha proposto qst e altri grandiosi e futuristici progetti, potete seguire qst link in lingua inglese:  Shimizu’s Dream





STEP ONE – primo passo ( 3° puntata )

8 11 2010

Dopo un discreto tempo passato a consultare e vagliare tutte le idee e proposte pervenutemi (poke invero) dai vari interessati al progetto e infine a ragionare sul tutto, sn giunto alla seguente conclusione: in tempo di crisi economica e sociale è necessario avere molta pazienza, forse troppa … sarà il tempo a dirlo.

Troppe anime e nessun legame effettivo nn producono un buon risultato e ad oggi la rikiesta di disponibilità finanziaria si è arenata. Pertanto al momento si procede a vista ovvero si procederà cn la creazione di una nazione e successivo stato virtuale su piattaforma web economica e nn utilizzando un server dedicato cm ipotizzato, realtà ke nn consente la creazione del ns DNS e conseguente disponibilità del ns ccTLD privato e di pubblico accesso .EI ed eventuali altri.

Ho già provveduto nel frattempo a migrare su una piattaforma Web + sicura e completa della precedente ospitata presso l’ISP nazionale Aruba e contemporaneamente a rendere privati e nn di pubblica visione i dati di registrazione dei 2 domini isoladieden.it e isoladieden.com attualmente in essere svincolando la gestione dei domini da qella degli spazi Web.

Prossimamente intendo sostituire il forum cancellando l’attuale dalla piattaforma free e reinstallandolo sulla nuova utilizzando un sistema + completo e configurabile. Stessa idea x il blog ma essendo molti gli articoli presenti sarà fatto in una fase successiva dopo una attenta analisi su cm procedere.

Qindi si procederà a sviluppare i necessari programmi software x gestire l’anagrafe, l’email e la Banca Centrale della libera Repubblica dell’Isola di Eden nonkè alcune applicazioni sul modello dei social network x consentire una migliore partecipazione e aggregazione fra tutti i cittadini Edeniani onde procedere alla formazione di un Governo e delle relative attività di gestione dello stato.

Francamente sxavo in meglio ma la fortuna nn è dalla ns parte e cm detto le difficoltà economike del periodo si fanno sentire purtroppo, ne sò qalcosa io in primis, e del resto gli idealisti sn notoriamente sqattrinati cm gli artisti alle prime armi 🙂








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