In fase di studio un libro su questo progetto

27 05 2009

Sto pensando di realizzare un libro in formato elettronico, ma anke su carta, ke espliki il progetto dell’Isola di Eden, in cui trattare + approfonditamente di quanto si possa fare su un blog, di tutti gli argomenti inerenti al progetto. Quindi realizzare un testo dove inserire organicamente la trattazione dell’aspetto Politico/Sociale, Economico e Tecnologico dell’intero progetto dell’Isola di Eden. Approfitterò dei mesi estivi e della riduzione del tempo occupato dal lavoro, ke è in profonda depressione a causa dell’attuale crisi economica, x realizzare un primo testo compatto a scopo divulgativo x poi procedere ad una estesa trattazione di tutti gli aspetti e realizzare il testo finale da rendere scaricabile da internet o in formato cartaceo come un vero e proprio libro al costo di un piccolo contributo x la causa Edeniana.
Pertanto kiunque sia interessato a offrire spunti, fonti documentali, argomenti o altro x la stesura del testo è invitato a scrivermi.

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Energia Solare

19 05 2009

Il Monolite e futura Isola di Eden patria della libera Repubblica Edeniana sarà alimentato principalmente da energia solare cosiccome l’edificio del Consolato della Repubblica di Eden in Italia.
Questo è un’articolo molto interessante con 10 links utili alla progettazione e calcolo dei sistemi solari scritto sul blog Futuro Prossimo:

10 Risorse davvero utili sul fotovoltaico

Il futuro della ns società si basa sullo sfruttamento dell’energia solare in quanto essa è x noi inesauribile essendo garantita x milioni di anni da oggi mentre nn esiste alcuna fonte fossile sulla Terra ke possa paragonarsi come disponibilità temporale. Qui da Wikipedia alcune considerazioni sulla sua abbondanza:

Per energia solare si intende l’energia, termica o elettrica, prodotta sfruttando direttamente l’energia irraggiata dal Sole (fonte rinnovabile) verso la Terra.

In qualsiasi momento il Sole trasmette sull’orbita terrestre 1367 watt per . Tenendo conto del fatto che la Terra è una sfera che oltretutto ruota, l’irraggiamento solare medio è, alle latitudini europee di circa 200 watt/m². Moltiplicando questa potenza media per metro quadro per la superficie dell’emisfero terrestre istante per istante esposto al sole si ottiene una potenza maggiore di 50 milioni di GW (un GW – gigawatt – è circa la potenza media di una grande centrale elettrica).

La quantità di energia solare che arriva sul suolo terrestre è quindi enorme, circa diecimila volte superiore a tutta l’energia usata dall’umanità nel suo complesso, ma poco concentrata, nel senso che è necessario raccogliere energia da aree molto vaste per averne quantità significative, e piuttosto difficile da convertire in energia facilmente sfruttabile con efficienze accettabili. Per il suo sfruttamento occorrono prodotti in genere di costo elevato che rendono l’energia solare notevolmente costosa rispetto ad altri metodi di generazione dell’energia. Lo sviluppo di tecnologie che possano rendere economico l’uso dell’energia solare è un settore della ricerca molto attivo ma che, per adesso, non ha avuto risultati rivoluzionari.

La società Edeniana sarà una società solare in tutti i sensi 🙂





A Tokio le fattorie sono nel sottosuolo

15 05 2009

Riprendo un articolo pubblicato su Wired ed  EcoBlog di qualke tempo fà xkè dimostra ke coltivare piante x l’alimentazione all’interno del futuro Monolite è possibile. Sempre + idee x la realizzazione e il mantenimento dell’Isola di Eden vengono dimostrate sul campo in esperienze altrui a riprova ke ogni giorno ke passa l’utopia diventa sempre + realtà.
Questo è l’articolo su Wired di Aprile 2008 ke linka altri 2 blog:

Nel pieno della crisi che attanaglia l’economia del Giappone, l’agricoltura appare come una possibile via d’uscita. Nell’ex caveau di una banca nel quartiere delle finanze di Tokyo un visionario uomo d’affari, Yasuyuki Nanbu, ha creato una fattoria sperimentale, per insegnare ai giapponesi ad amare di nuovo la terra. Il ritorno alla natura non è certo una nostalgia fine a se stessa nel Giappone del 2009. In un paese segnato dalla recessione, il ministero dell’Agricoltura sta spingendo al massimo politiche che riportino l’arcipelago a essere meno dipendente dall’estero per il cibo. Di più: l’obiettivo è anche quello di reindirizzarsi rapidamente e ad ampio raggio sulla produzione di bioetanolo. Pasona 02, questo il nome del progetto pilota di Nanbu, è dunque molto più di un sogno utopistico: è un vero laboratorio di futuro.

La struttura si sviluppa sotto terra, su una superficie di un chilometro quadrato. In sei diverse stanze si sperimentano sistemi di coltura in assenza di luce naturale e di terra. La luce per la fotosintesi è garantita da un utilizzo congiunto di led e di lampade alogene e, al posto della terra, si fa largo uso di acqua, secondo le tecniche dell’agricoltura idroponica. Nelle sale i pesticidi sono banditi e l’anidride carbonica viene continuamente pompata fuori dal sistema di aerazione. Luce e temperatura sono monitorate da sensori e computer. A ogni ambiente corrisponde una coltivazione: per i fiori si usano led bianchi, mentre per le piante aromatiche si preferiscono i led colorati. Il riso e i pomodori richiedono più calore e crescono sotto la luce di lampade alogene. Le verdure che si raccolgono qui non sono destinate alla vendita, ma vengono consumate nei ristoranti dell’edificio. Il progetto Pasona 02 è una sorta di microfattoria modello.

Il caveau-orto funziona grazie al lavoro di borsisti selezionati tra i freeter, ovvero quella classe di giovani lavoratori giapponesi precari e soggetti a continui cambi di lavoro. L’idea di Nanbu è di insegnare ai ragazzi che l’agricoltura, accompagnata da una sperimentazione continua di tecniche nuove, può diventare il business del futuro. Il caveau è però anche un’oasi di benessere per chi lavora in banca. Il caffè di Pasona 02 è frequentato dagli impiegati del palazzo che, nel cuore della città, possono godersi una boccata di ossigeno e il profumo dei fiori e delle erbe aromatiche fresche. «È meglio della palestra», commenta Nanbu: «Una pausa qui li calma e, se dedicano alla fattoria anche poche ore di lavoro volontario, recuperano il contatto con la terra».

Il pensiero ispiratore di Pasona è tutt’altro che utopistico: anzi, è perfettamente in linea con la tendenza al farming cittadino di molte metropoli. Londra si è data l’ambizioso obiettivo di aprire più di 2000 nuovi orti in città entro le Olimpiadi del 2012. Un traguardo simile si è posta Vancouver che vanta già un 14 per cento di famiglie che coltivano i propri appezzamenti. Anche negli Usa si moltiplicano gli orti pubblici: da New York a San Francisco, passando per il Grant Park di Chicago, quello della grande festa di Obama, che produce già verdure e frutta per i ristoranti della zona.

Questo è l’articolo di Ecoblog:

Coltivare nel sottosuolo. Sembra un impresa folle. Ma per un giapponese può diventare un’appassionante sfida. E infatti nel sotterraneo dell’ Otemachi Nomura Building di Tokyo nel distretto di Otemachi c’è una fattoria di mille metri quadri dove si coltivano ortaggi, riso, erbe aromatiche e fiori. Il progetto si chiama Pasona 02 e nasce con l’obiettivo da parte di una società di selezione del personale di dare formazione professionale agricola a giovani disoccupati o a persone di mezza età in cerca di una seconda carriera.

In Giappone, sempre meno persone si dedicano all’agricoltura e il paese è costretto a continui import di materie prime.

In assenza di luce del sole, le piante sono alimentate dalla luce artificiale emessa da diodi, lampade alogene e ad alta pressione, lampade a vapori di sodio. La temperatura della camera è controllata dal computer, e le verdure sono coltivate con i nutrienti forniti a spruzzo. Nella struttura è usato anche il sistema di coltivazione idroponica, con cui le piante sono coltivate in acqua.





Maree e acque salate, la nuova energia

8 05 2009

Riporto un articolo dal Corriere della Sera online ke x ovvi motivi è di interessa x tutti i futuri Edeniani.
Si parla di mare e delle sue potenzialità energetike con alcuni riferimenti a come sfruttarle:

BRUXELLES — Allacciare le cinture. Se, come pensano molti, la ripresa dopo la crisi comincerà dalla Cina, quel giorno accadrà laggiù quel che ac­cadde in America, negli anni Cinquanta: una clas­se media appena consolidatasi, in un Paese che già è il primo produttore al mondo di auto, si met­terà al volante, sulla via della motorizzazione di massa. Il mito «on the road» ri-raccontato in man­darino, i motel e i rifornitori scintillanti lungo le autostrade che porteranno da Canton alla Mongo­­lia: forse non è fantascienza. Ma senza i rifornito­ri, niente 4 ruote: il primo effetto della ripresa eco­nomica sarà appunto un’impennata della doman­da di energia. Nella recessione attuale, è «del tut­to possibile» un calo di 1,5 milioni di barili di pe­trolio al giorno, pari al 7% del consumo totale, so­lo nei consumi energetici degli Usa; e un calo pa­rallelo della domanda: così la pensa Steven Kopi­ts, direttore della Douglas-Westwood, una socie­tà americana che analizza i mercati energetici. E lascia capire: il resto del mondo seguirà a ruota.

Ma se la Cina si metterà poi al volante, scatterà il meccanismo opposto, come ai tempi del «boom» in Occidente: quando dal 1960 al 1972, ricorda an­cora Kopits, «la domanda globale di petrolio au­mentò di 30 milioni di barili al giorno, quasi 4 vol­te l’odierna produzione dell’Arabia Saudita». Su, giù, di nuovo su: ci attende un grafico da monta­gne russe. E la Cina ha la più grande forza-lavoro al mondo, 800 milioni di persone, il doppio di Usa, Giappone e Unione Europea messi insieme: quanto produrrà, una volta lanciata «on the road»? Gli esperti tacciono. Ma una cosa, la dan­no per scontata: in una situazione così incerta, con petrolio e gas che già scarseggiano, bisogne­rà ricorrere sempre più alle energie rinnovabili. È anche per questo, che la Ue si è data per il 2020 un obiettivo molto ambizioso: almeno il 20% del­l’energia dovrà essere tratta da fonti rinnovabili. Il vento, il sole, il calore geotermico nascosto sot­to la crosta terrestre. E il mare. Gli oceani, che co­prono il 75% della terra. E che di energia trabocca­no, ma sono anche custodi gelosi ed esosi, giac­ché i loro segreti costano. Già nel 1607, nella Nuo­va Scozia canadese, un mulino azionato dalle ma­ree produceva 25-75 Kilowatt/ora. Nel 1799, ci si provò anche in Europa. Nel 1909, un porto della California fu illuminato dall’energia «rubata» alle onde. Poi, un lungo silenzio. Fino a pochi anni an­ni fa, quando partirono le prime turbine sottoma­rine, i «mulini a vento degli oceani» che con le loro eliche trasformano l’energia idraulica in mec­canica e poi — attraverso un convertitore — in energia elettrica.

Principio semplice: il volume, la densità dell’acqua, sono 800-850 volte maggiori di quelli dell’aria, e perciò — almeno in teoria — con minor «sforzo» le eliche producono di più. Grazie a queste e ad altre diavolerie, oggi, per la prima volta il mare fornisce regolarmente energia a molti Paesi. Poca, ma buona. Sfruttando le sue 5 «forze»: le maree (cioè il potenziale energetico ri­cavabile dalla differenza in altezza fra l’alta e la bassa marea); le correnti prodotte dalle maree o dai venti (energia cinetica ricavabile dal movi­mento orizzontale dell’acqua); il gradiente di sali­nità (là dove un fiume si getta in mare, le acque dolci si mescolano a quelle salate e la diversa sali­nità crea una differenza di pressione, cioè una po­tenziale fonte di energia); infine, la differenza di temperatura fra la superficie dell’oceano e le sue acque profonde, da cui scaturisce energia termi­ca. La parola «differenza» ricorre ovunque perché il mare è per sua natura mutevole, incostante, ge­neratore di contrasti fisico-chimici: e perciò ap­punto, sorgente di energia. Per esempio: da solo, il gradiente di salinità avrebbe nel mondo un po­tenziale sfruttabile da 2000 Terawatt/ora per an­no (un Terawatt/ora equivale a un miliardo di kilowatt all’ora, ndr).

Nei calcoli dell’Iea, l’Agenzia inter­nazionale dell’Energia, l’uomo di oggi consuma in elettricità circa 15.400 Terawatt/ora per anno, e il 13% potrebbe essere «coperto» proprio dalle onde. La realtà è ov­viamente più modesta: i mari eu­ropei, nel 2006, hanno prodotto «appena» 550 Gigawatt/ora di elettricità (un Gigawatt equivale a un milione di kilowatt). Ma è mol­to, se comparato al niente di po­chi anni fa. Spiega Nathalie Rous­seau dell’«Agenzia Ocean Ener­gy», che a Bruxelles affianca la Ue in questi studi: «Secondo certe sti­me le correnti possono produrre nel mondo oltre 800 Terawatt/ora per anno; e il gradiente termico, 10 mila; e le maree, oltre 300… Insomma, un teso­ro da esplorare. E fra i Paesi con un potenziale molto alto di energia marina, c’è anche la vostra Italia con lo Stretto di Scilla». Se si considerano i progressi delle energie rinnovabili nei Paesi Ue, alla voce «oceano» appare per decenni uno zero, mentre la voce «vento» cresce del 19,9% all’anno. Ma nella proiezione 2010-2020, le voci si inverto­no: «vento», 8,5%, «oceano» 17,5%.

In America, si progetta di ancorare dei «muli­ni » in mare davanti alle coste della Florida, o vici­no al ponte Golden Gate di San Francisco. E sono stati stanziati 3 milioni di dollari per calare verso la foce dell’East River di New York, in 10 anni, 300 turbine che riscalderanno migliaia di case, sfruttando le correnti del fiume e del mare. Nella Ue, invece, si contano 60 progetti attivi o pianifi­cati: boe gigantesche, dighe galleggianti, rotori computerizzati, c’è un po’ di tutto. E tutto nell’ac­qua. Francia e Inghilterra, che hanno maree di 10 metri, sono in testa. Ma c’è anche il portoghese «Pelamis», che fornirà energia a duemila fami­glie: un serpentone composto da cilindri, che bal­lando sulle onde attivano dei generatori. O il cen­tro sperimentale «Billia Croo», in Scozia, dove si studiano cavalloni alti 12 metri e correnti da 4 me­tri al secondo. C’è la «Fattoria delle Onde» in Cor­novaglia. E «SeaGen», in Irlanda del Nord, siste­ma di turbine che riscalda mille case. E il «Drago­ne delle onde», in Danimarca. Ancora in Danimar­ca, si sperimenta una centrale galleggiante chia­mata «Poseidon». Come il dio greco del mare: cui venivano attribuite 42 amanti, proprio per la sua energia inesausta. Anzi, rinnovabile.

Luigi Offeddu
04 maggio 2009





Galleria Design Contest – Vota il tuo preferito

6 05 2009

I ns amici di SeaSteading hanno pubblicato online una galleria di progetti di isole artificiali x la colonizzazione del mare e viene offerto un premio in denaro al miglior progetto votato dal pubblico + altri benefit. Un occasione da nn perdere x rifarsi gli okki e sognare come potrebbe essere il ns futuro.
Come attuale artefice e Presidente della libera Repubblica dell’Isola di Eden ritengo sia un’ottima soluzione x riuscire nel ns intento il contesto della gara a premi e valuterò come poter procedere x indire una gara x la realizzazione del futuro Consolato d’Italia e Monolite.
Intanto godetevi questi splendidi rendering 3D su http://seasteading.org/design-contest-gallery e votate quello ke + vi piace.





Micronazione, Microstato e Micronazionalismo

4 05 2009

L’Isola di Eden è il progetto di una nuova micronazione e futuro microstato, 2 parole ke sembrano dire la stessa cosa o esprimere un analogo concetto come se fossero uguali ma nn lo sono.
Ovviamente micronazione deriva da nazione e microstato deriva da stato e il significato x entrambe le parole è di indicare una piccola nazione o stato come è la Repubblica di San Marino o lo stato della Città del Vaticano giusto x rimanere in Italia ma ce ne sono molti sparsi x il mondo.
La differenza quindi va ricercata tra le parole nazione e stato.
A tal scopo facciamoci aiutare dall’onnipotente Wikipedia in cui si legge ke:

Una nazione (dal latino natio, in italiano “nascita”, derivato dal latino nasci, in italiano “nascere”) è un complesso di persone che, avendo in comune caratteristiche quali la storia, la lingua, il territorio, la cultura, l’etnia, la politica, si identificano in una comune identità a cui sentono di appartenere legati da un sentimento di soliderietà. È questa coscienza di un’identità condivisa, questo sentimento di appartenenza a tale identità e di solidarietà che li lega, diffusi a livello di massa e non solo tra ristrette cerchie di persone, che rende una comunità etnica, culturale, politica una nazione. Al fine di autodeterminare la propria esistenza, spesso la nazione aspira a diventare Stato, cioè a darsi un ordinamento giuridico che ne affermi la sovranità. Quando una nazione diventa Stato dà vita a quello che più specificatamente viene chiamato Stato-nazione. Molte comunque, in tutto il mondo, rimangono attualmente le nazioni senza Stato. Per quanto riguarda l’Europa occidentale si riuniscono nella Conferenza delle nazioni senza stato d’Europa occidendale (CONSEU).

Quindi fondamentalmente il termine nazione ha un valore prettamente geografico mentre stato ha un significato giuridico. Curioso il riferimento al CONSEU ke su Wikipedia nn ho trovato ma ke su questa pagina in riferimento alla VII assemblea della CONSEU (Conferenza delle Nazioni senza Stato d’Europa), che si è tenuta a Saint Vincent (Valle d’Aosta) dal 12 al 13 ottobre 2007, è citato e spiegato in questi termini:

Cos’è la CONSEU?
La Conferenza delle Nazioni senza stato d’Europa (CONSEU) è un forum di dibattito e riflessione composto da organizzazioni politiche, culturali e civiche con l’obiettivo di promuovere un’Europa rispettosa delle diversità nazionali, linguistiche e culturali, e di conseguenza anche per i diritti collettivi che ne formano la base.
La CONSEU vuole dar spazio alle diverse sensibilità delle nazioni senza stato e dei gruppi etnici, come pure ai movimenti autonomisti delle regioni con particolari caratteristiche etnico-linguistiche nonché movimenti che rivendicano la loro piena sovranità in forma di un proprio stato. In tutti i casi il fondamento è sempre il diritto inalienabile dei popoli all’autodeterminazione. Perciò la CONSEU è tesa a raccogliere tutta la gamma ideologica dei movimenti delle nazioni a condizione che siano rispettati i principi democratici ed il diritto all’autodeterminazione.
Gli obiettivi generali della CONSEU sono i seguenti:

  • 1. Promuovere nello spazio europeo i principi della democrazia, del riconoscimento della diversità e del rispetto dei diritti collettivi dei popoli.
  • 2. Scambiare le esperienze e le informazioni sulle diverse realtà delle nazioni senza stato d’Europa.
  • 3. Proporre delle formule di collaborazione tra diverse organizzazioni che ne fanno parte, nel pieno rispetto dell’indipendenza di ogni organizzazione, in spirito di solidarietà e collaborazione.
  • 4. Diventare un gruppo di pressione ai diversi livelli istituzionali, sia europeo, sia a livello statale, regionale e locale.
  • 5. Formulare delle proposte comuni a favore dell’Europa dei Popoli per presentarli alle istituzioni ed organismi europei.
  • 6. Sostenere delle iniziative di protezione dell’identità culturale delle nazioni che compongono l’attuale Europa.
  • 7. Sostenere le organizzazioni che nel loro contesto statale soffrono discriminazioni o aggressioni a causa del loro impegno per i diritti collettivi del loro popolo.

Curioso di conoscere quali sono queste nazioni senza territorio mi sono messo alla loro ricerca e navigando sempre sul sito sopracitato ho scoperto ke lo sono ad esempio i Kurdi e i Baschi e gli albanesi kosovari, i quali però nel frattempo una nazione e uno stato sembrano averlo ottenuto, e tanti altri a cui mai avrei pensato. Sempre da Wikipedia leggiamo ulteriori approfondimenti circa il concetto di stato:

Lo Stato è un ordinamento giuridico politico,  ovvero a fini generali, esercitante il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti. Esso comanda anche mediante l’uso della forza armata, della quale detiene il monopolio legale.

Alla parola Stato afferiscono due concetti distinti:

  • Statocomunità: popolo, stanziato su un territorio definito, che è organizzato attorno ad un potere centrale (comunemente chiamato “Stato-nazione”).
  • Statogoverno (o Stato-organizzazione): quel potere centrale sovrano, organizzato in possibili differenti modi, che detiene il monopolio della forza, e impone il rispetto di determinate norme nell’ambito di un territorio ben definito.

Da quest’ultima definizione emerge che lo Stato è anche un ente territoriale, in quanto individuato da una porzione di territorio che è soggetta alla sua sovranità.
Stato sovrano: dal latino
superanus, colui che sta al di sopra; lo Stato è superiore ad ogni altro soggetto entro i suoi confini. Per essere tale, la sovranità deve manifestarsi come “indipendenza” nei rapporti reciproci; per tale ragione, allora, lo Stato è indipendente e sovrano; sovrano al suo interno, indipendente nei confronti degli altri stati.
Lo Stato è originario poiché i suoi poteri derivano solo da sé stesso e da nessun altro. Con ciò si sostiene che esso non è subordinato ad altri soggetti e quindi è indipendente e sovrano. L’organo Stato è forse rappresentabile come il
pozzo di tutti quei beni e poteri tanto importanti o tanto potenti da non poter essere di nessun altro che di un soggetto che agisca nell’interesse collettivo; questi poteri sono sostanzialmente la sovranità (esercitata attraverso i tre poteri pubblici legislativo, esecutivo e giudiziario) e il monopolio della forza affinché vi sia un fondamento obbligatorio.

Tornando a noi adesso dovremmo aver kiaro il significato di nazione e di stato e, la ovvia conseguenza, ke nn può esserci stato senza nazione mentre può benissimo esistere una nazione senza essere stato.
Inoltre una nazione senza territorio o area geografica politicamente definita può esistere mentre è una delle condizioni obbligatorie x poter assumere i connotati di stato.
Quindi dovrebbe essere altrettanto evidente ke x fondare un microstato è necessario innanzitutto avere un territorio mentre x fondare una micronazione questa condizione nn è necessaria, entrambi cmq devono avere un popolo ovvero rappresentare una aggregazione di individui o come caso limite, di 1 solo individuo.

Date queste premesso è ovvio ke negli ultimi anni, specie con l’avvento e la massiccia diffusione di internet, si sia venuta a creare una nutrita schiera di micronazionalisti ovvero di individui ke creano nazioni sulla carta o meglio su internet, quindi senza territorio fisico presente sul pianeta Terra, e ke amano definirsi micronazionalisti aterritoriali o come si trova scritto in diversi luoghi su internet micronazionalisti del 5 mondo.
Partendo sempre dal concetto di micronazione definito precedentemente, ora su Wikipedia leggiamo infatti:

Una micronazione è un’entità creata da una persona, o da un piccolo numero di persone, che pretende di essere considerata come nazione o stato indipendente, tuttavia non sono riconosciute dai governi e dalla maggiori organizzazioni internazionali.
Il termine è nato negli anni ’70 per descrivere le tantissime entità che nascevano in quel periodo, in genere di piccole dimensioni e di esistenza effimera. Recentemente alcune micronazioni si sono definite quinto mondo, probabilmente in senso polemico in relazione alla nota scala economica che classifica le nazioni del mondo in primo, secondo, terzo e quarto mondo.

Essere dei Quintomondisti significa dunque essere una micronazione confinata nel cyberspace ovvero esistere esclusivamente come entità nazionale nel mondo di Internet. Al riguardo possiamo citare Second Life come esempio di possibile candidata ad essere una nazione del Quinto Mondo o, come meglio definita sempre su Wikipedia, un vero e proprio 5 mondo alternativo:

Second Life è un mondo virtuale tridimensionale multi-utente online inventato nel 2003 dalla società americana Linden Lab. Il sistema fornisce ai suoi utenti (definiti “residenti”) gli strumenti per aggiungere e creare nel “mondo virtuale” di Second Life nuovi contenuti grafici: oggetti, fondali, fisionomie dei personaggi, contenuti audiovisivi, ecc. La peculiarità del mondo di Second Life è quella di lasciare agli utenti la libertà di usufruire dei diritti d’autore sugli oggetti che essi creano, che possono essere venduti e scambiati tra i “residenti” utilizzando una moneta virtuale (il Linden Dollar) che può essere convertito in veri dollari statunitensi e anche in euro.

Naturalmente x definirsi una micronazione aterritoriale ovvero virtuale è sufficiente darsi un nome e creare un luogo all’interno della rete Internet dove poter colloquiare con gli altri internauti, come ad esempio alcune realtà del panorama micronazionalista italiano presenti sulla rete con siti web e/o forum di discussione. Alcune di queste micronazioni italiane, o come preferiscono definirsi micronazioni italofone, sono elencate sul forum ufficiale dei micronazionalisti italiani all’indirizzo http://micronazionalismo.forumcommunity.net/ e sono:

Promolands

Repubblica Cisalpina

Repubblica Democratica di Vitla

Repubblica Popolare Sovietica

Repubblica di Vitla

Res Publica SPQR

Ttf-Bucksfan

Ovviamente tutte queste micronazioni aterritoriali e virtuali al momento sembrano essere niente di + ke semplici gioki di ruolo in quanto in nessuna di esse si aspira a realizzare un territorio fisico (anke se taluna in effetti qualcosa di reale ha tentato di farlo a quanto si legge a partire dai links esposti). Al limite possiamo immaginarle come delle associazioni di idealisti, o di semplici fans o supporters, o come dei club di persone appassionate e aggregate intorno a un comune interesse ke si riuniscono x coltivarlo, sognando magari di interpretare ruoli ke nella vita nn avrebbero tempo o possibilità di fare. In pratica e tecnicamente sono micronazioni senza aspirazioni di stato.

Detto tutto ciò si arriva alla conclusione ke il micronazionalismo è un fenomeno alquanto complesso e ricco di molte sfaccettature e i micronazionalisti possono essere persone alquanto eclettike ma ciò nn toglie ke il fenomeno sia arrivato a notevoli livelli di sviluppo grazie ad internet.

Pertanto adesso possiamo comprendere meglio cosa è necessario fare x realizzare la libera Repubblica dell’Isola di Eden. Innanzitutto sarà necessario creare una micronazione con tanto di territoro e popolazione residente e successivamente lottare x essere riconosciuti e ottenere l’indipendenza creando così il primo microstato del 3° millennio.

In pratica l’Isola di Eden parte da una micronazione virtuale già in essere e presente online da oltre un anno e dovrà evolversi fino ad approdare ad un microstato reale concretizzando il progetto del Monolite ovvero di una vera e propria isola artificiale nel mezzo del Mar Adriatico ke diventerà il suo territorio. Nel suo percorso evolutivo deve aggregare + persone possibili e creare un gruppo affiatato il cui scopo primario sarà quello di diffondere l’ideale Edeniano. Quindi ricercare fondi economici e sponsors allo scopo di costruire come primo obbiettivo un edificio in terra italiana da adibire a Consolato d’Italia della libera Repubblica dell’Isola di Eden il quale sarà anke la residenza delle persone del gruppo Edeniano. Saranno inoltre allestiti appositi locali all’interno del Consolato adibiti a compiti istituzionali, organizzativi, di ricerca e sviluppo e quantaltro si renderà necessario allo scopo del raggiungimento dell’obiettivo finale ovvero della costruzione del Monolite dal quale procedere poi alla rikiesta di indipendenza diventando finalmente un vero e proprio microstato a tutti gli effetti.
L’edificio del Consolato d’Italia sarà realizzato con tecnike avanzate seguendo i principi costruttivi della casa passiva e con lo scopo del raggiungimento della totale autosufficieza energetica. Inoltre nella sua progettazione saranno seguiti i criteri ke definiscono le Transition Town e il CoHousing onde creare un ambiente abitativo e di lavoro ecocompatibile ed ecosostenibile nonkè con un elevato grado di confort ambientale e sociale, facendo partecipi alla gestione collettiva della struttura e delle attività ivi da svolgere tutti gli abitanti e futuri cittadini dell’Isola di Eden.

Un simile progetto è tentato altrettanto seriamente anke negli USA ad opera del gruppo di SeaSteading come ho avuto modo di scrivere in questo precedente articolo apparso su questo blog.








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