Torri ovvero Monoliti a concorso

23 12 2010

Oggi ho scoperto ke esiste un concorso internazionale di torri ovvero il “Taiwan Conceptual Tower Competition“.
Orbene, il ns Monolite altro nn è ke una torre la cui peculiarità è la sua collocazione in acqe marine poco profonde diventando così un’isola artificiale ma rimane pur sempre concettualmente una torre cm qelle del concorso svoltosi a Taiwan. A qst indirizzo web vi è la classifica delle torri cn dovizia di particolari purtroppo in inglese e le relative bellissime e futuristike gallerie fotografike.
Qella ke + mi è piaciuta e ke ben si adatta anke ad essere integrata sul ns Monolite è la seconda classificata ovvero The Tower of Droplets(letteralmente, ‘La torre di goccioline’) progettata da Sir Peter Cook, già autore di costruzioni audaci, e Gavin Robotham ke vedrei integrata e completata dalla torre vincitrice della competizione ovvero “Floating Observatories

Riporto un estratto della descrizione della “The Tower of Droplets” e delle sue principali caratteristike così cm scritta da Alfredo Baldi nell’articolo pubblicato sul sito online NextMe.it supplemento di greenMe.it a titolo “Quasi un’alga gigante: è il futuro del green building” :

Uno schema di gabbie di acciaio collegate tra loro, corre verticalmente per tutto lo scheletro del grattacielo disegnandone l’andamento libero. Interamente coperta di alghe per produrre biocarburanti, la torre è votata alla creazione di energia.

Esattamente come la Floating Observatories, il progetto vincitore del concorso, gran parte della torre è aperta al pubblico. Dagli impianti di risalita è possibile scorgere lo stato di avanzamento delle lavorazioni vegetali, e diverse varietà di habitat naturali sono ricreati lungo tutta l’altezza dell’edificio. Coltivate e filtrate, le alghe creano biomassa utilizzata come nutrimento per i pesci e per la fabbricazione della carta e dei biocarburanti. Tuttavia, per potersi realizzare il processo, la ‘Tower of Droplets’ cattura grandi quantità di anidride carbonica dall’ambiente circostante.

Secondo le stime degli stessi architetti che l’hanno progettata, “nella torre di base” sono forniti “10,888 metri quadrati di superficie riservati alle alghe, capaci di produrre 3.266.400 litri di petrolio e diverse migliaia di tonnellate di biomassa in un solo anno. La stessa struttura – aggiungono gli esperti – potrebbe essere ulteriormente sviluppata fino al raddoppio della superficie utile e quindi alla creazione di 6.532.800 litri di greggio”.

Nelle zone inferiori della struttura, inoltre, sono state inserite voliere e acquari. Le tre zone ufficio sono tutte utilizzate dalle autorità di sviluppo della città. Un museo alto cinque piani espone ai livelli intermedi le tecniche sviluppate dai designer presso la Kunsthaus di Graz (in Austria), e ai livelli superiori alcune tipologie di sistemi di habitat.

Se la Floating Observatories è dunque caratterizzata da un impianto tecnologico sbalorditivo, l’edificio di Sir Peter Cook si distingue per un’eco-impronta proiettata nel futuro. L’enorme produzione di alghe rende il progetto stesso un grande essere vivente, in grado di crescere e sostentarsi per proprio conto.

Sempre dalla stessa fonte la descrizione della “Floating Observatories” in un altro articolo così titolato “A Taiwan il green tech del futuro: nel 2012 un ‘albero tecnologico’ di 300 metri” in cui si dikiara l’intenzione di procedere effettivamente alla sua costruzione nel 2012 :

Un albero tecnologico. Una eco-torre che sboccerà come un fiore nel centro di Taiwan. Si tratta della Floating Observatories, l’incredibile disegno messo a punto dall’architetto statunitense Mihai Carciunè, in collaborazione con i rumeni upgrade.studio e DSBA, che ha conquistato il massimo consenso durante il Taiwan Tower Conceptual International Competition.

Il progetto, dal design estremamente avveniristico, prevede al suo interno un museo, centri informazioni, uffici, una sala conferenze e un ristorante. Verrà realizzato nel 2012 e, a pochi centimetri dai trecento metri, sarà la struttura più alta di Taichung.

Dorin Stefan, partner dei DSBA, spiega come “partendo dalla conformazione geografica di Taiwan, isola assimilabile nella forma ad una foglia”, si sia cercato di “sviluppare il concetto di albero tecnologico”.

“Abbiamo immaginato otto foglie spaziali concepite come ascensori – sottolinea Stefan – che scorrendo lungo il tronco dell’albero possano servire da piattaforme di osservazione“.

Gli otto baccelli sorreggono carlinghe contenenti dalle 50 alle 80 persone, autosostenuti da palloni gonfi d’elio, sono costruiti tramite materiali ultraleggeri e ricoperti con una membrana di ultima generazione. Se ciò non bastasse scorrono verticalmente grazie ad un potente campo magnetico. Magia, o quasi, scienza.

Se il look della torre può essere paradossalmente definito vintage per l’incredibile influenza sci-fi che suggerisce, le intenzioni dei progettisti viaggiano comunque di pari passo con la realtà, e la grande influenza dell’architettura ecofriendly è fortemente ribadita in ogni tratto della torre.

L’acqua piovana viene raccolta e riutilizzata, una stazione geotermica è usata per riscaldare ambienti e rete idrica, l’illuminazione degli ambienti inferiori è garantita da un sistema a fibre ottiche, e l’energia elettrica è prodotta da un sistema di turbine assiali situato lungo il nucleo centrale.

Grande importanza riveste anche lo studio dell’orientazione e dell’integrazione con il terreno. L’ingombro a terra è minimo e grandi spazi sono lasciati alle aree verdi; l’area uffici e servizi ha un orientamento a 360 gradi, offrendo la possibilità di minimizzare l’effetto serra attraverso l’uso di una ventilazione diretta.

La fusione concettuale dei 2 progetti di torre “The Tower of Droplets” + “Floating Observatories” produrrebbe la visione magistrale di qello ke vorrebbe essere l’Isola di Eden e a ben vedere ormai l’utopia è pronta a diventare realtà 🙂

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Ancora isole artificiali sul mare

7 12 2010

Grazie al suggerimento di un amico, ho avuto occasione di conoscere una nuova realtà ke si sta approssimando all’orizzonte sul tema delle isole artificiali proposte cm nuove città nel o sul mare, direttamente da un articolo pubblicato sul sito online del qotidiano La Repubblica. Il progetto proposto da una società giapponese è x isole galleggianti e nn radicate al fondo marino, qindi nn adatte ad una futura rikiesta di indipendenza onde creare una micronazione, ma cmq di una dimensione e di una qalità tali da rendere impossibile essere ancora scettici sulla fattibilità tecnico/economica di simili proposte. Il progetto dell’Isola di Eden nn è qindi utopico o peggio impossibile, nel mondo ormai se ne stando proponendo in qantità di simili e ormai è un dato di fatto ke vi sia la possibilità di realizzare simili opere. Qst l’articolo:

Grattacieli e parchi galleggianti. E’ sul mare la città del futuro
Il piano avveniristico di una società giapponese. Nuclei da 10-50mila abitanti costruiti intorno a torri interamente edificati sull’acqua. Autonomi per le risorse energetiche, in grado di riciclare tutti i rifiuti e “pulire” anche l’Oceano, difese da paratie. “Pronti a partire nel 2025”
di LUIGI BIGNAMI

Dall’alto somiglieranno a giganteschi gigli d’acqua, in realtà saranno vere e proprie città che galleggeranno sull’Oceano Pacifico e potranno ospitare da 10.000 a 50.000 persone. Una soluzione per chi intenderà, nel prossimo futuro, andare a vivere in città fluttuanti dominati dalle tecnologie verdi e dove i gas serra che vengono emessi dalle metropoli terrestri dei nostri giorni saranno abbattuti del 40 per cento.

Ad ideare questa città da sogno ci ha pensato la società giapponese Shimizu che l’ha chiamata Green Float. Ogni città sarà una cellula a sé stante che sarà libera di navigare sull’Oceano Pacifico in prossimità dell’equatore, dove non si formano gli uragani, ma potrà unirsi anche ad altre cellule-città via via più grandi. Secondo un’idea futuristica – e fantapolitica – quando una città avrà raggiunto una certa dimensione potrà trasformarsi in un vero e proprio Paese con una propria costituzione, tale da rendersi indipendente da ogni Stato posto sulla terraferma.

Il cuore di ogni singola città sarà un grattacielo che svetterà per circa mille metri dal livello del mare, ma molte persone abiteranno tutt’attorno ad esso. Una serie di pianure e di boschi daranno modo di coltivare e allevare gli animali che offriranno tutto ciò che è necessario alla sopravvivenza dei cittadini. La città verrà costruita su un’isola artificiale in lattice a forma di nido d’ape, del peso di 7.000 tonnellate. Anche la grande torre centrale non necessiterà della terraferma per essere costruita in quanto essa sarà composta da leghe di magnesio i cui componenti verranno estratti dall’acqua di mare. Anche i vari elementi che assemblati daranno vita alla città verranno costruiti direttamente in mare aperto.

Ogni città fluttuante riciclerà interamente i propri rifiuti, ma non solo: navigando per l’oceano potrebbero fare propria la sporcizia oggi presente e trasformarla in energia per l’isola stessa.

Spiega Masaki Takeuki della Shimizu Corporation: “L’ubicazione delle Green Float è un elemento vincente. E’ stato scelto l’equatore perché il clima è generalmente molto stabile. La temperatura al livello del mare si aggira attorno ai 28° C, ma a 900-1000 m d’altezza essa scende a 26°C e dunque risulta accettabile per viverci per tutto l’anno. Proprio sull’equatore non si formano i tifoni e dunque è difficile che si creino condizioni ambientali particolarmente pericolose. Tuttavia, in caso di onde anomale o altri eventi estremi, una serie di paratie proteggerà l’isola”. Per difendere  persone, animali ed edifici da grandi ondate, ad esempio, sono state pensate membrane elastiche che si troveranno in prossimità di lagune poste a 30 metri d’altezza. Inoltre mura da 100 m attornieranno le parti più importanti dell’isola fluttuante.

Quando si potrà comperare il primo appartamento? La Shimizu vuole sperimentare la prima città fluttuante entro il 2025 e sembra che gli acquirenti non manchino già ora.

Se volete approfondire la conoscenza della società ke ha proposto qst e altri grandiosi e futuristici progetti, potete seguire qst link in lingua inglese:  Shimizu’s Dream





Bury Dubai, un gran bel Monolite

4 01 2010

Doveva costare 1 miliardo di dollari, ma alla fine ne è costati 4,1 ovviamente tutti a debito.
Rappresenta bene l’idea del Monolite dell’Isola di Eden e cm altre opere edili già citate su questo blog, anke questo indica ke nulla è impossibile e quindi anke x noi Edeniani la realizzazione del ns traguardo finale è possibile. Tutto dipende esclusivamente da noi e dalla ns forza ideale.

Direttamente dall’annuncio stampa dell’Agenzia APCom:
Dubai inaugurerà oggi l’edificio più alto del mondo tra le massime misure di sicurezza. L’altezza precisa della Burj Dubai (arabo per “Torre di Dubai”) è ancora segreta. Il grattacielo ha superato già il 5 febbraio i 500 metri, sorpassando di fatto l’edificio rivale, il Taipei 101 a Taiwan. Ma i costruttori del Burj, l’Emaar Properties, sono alla caccia di un record e non si sono fermati lì. L’edificio sfiora oggi gli 819 metri (stimati) con la guglia. Il piano d’osservazione, al 124esimo piano, sarebbe a sua volta un record. Il Burj Dubai batterebbe così anche la Cn Tower di Toronto e l’antenna KVLY-TV mast nel Nord Dakota. Il numero di piani abitabili dovrebbe essere 162. L’inaugurazione è il simbolo delle ambizioni del regno e del suo galoppante sviluppo. Ma sarà oscurata dalle difficoltà economiche dell’emirato, che ha rasentato la catastrofe finanziaria a novembre. “Non sapevamo fin dove avremmo potuto spingerci” dice l’ingegnere Bill Baker, a Dubai per l’inaugurazione. “E’ stata un’esplorazione…” Baker è americano di uno studio di Chicago. Proprietari della torre sono le Emaar Properties, che hanno continuato a spingere i costruttori verso l’alto. Questa sera, la gigantesca torre affusolata di metallo e vetro sarà inaugurata con un gigantesco sfoggio di fuochi d’artificio. E oltre mille agenti della sicurezza, fra cui poliziotti in borghese e cecchini, saranno dispiegati. Il lavoro sulla maxitorre era iniziato nel 2004. Già nel gennaio del 2007 gli operai, molti dei quali venuti dall’India con contratti a tempo, avevano finito i primi 100 piani. La Burj Tower conterrà appartamenti di lusso, uffici, e un albergo disegnato da Giorgio Armani; ma sarà anche al centro di un complesso di lusso, con decine di altri grattacieli, più piccoli me nuovi di zecca. Ma ci sarà anche il più grande centro commerciale del Medio oriente.

P.S.: Dopo l’inaugurazione è state resa pubblica l’altezza ufficiale del grattacielo + alto al mondo pari a 828 metri e visibile a 95 chilometri di distanza (supera di 319 metri il Taipei 101, l’edificio più alto fino a questo momento).
Inoltre durante la cerimonia di inaugurazione, alla quale hanno partecipato 60mila ospiti, lo sceicco Al Maktoum ha tenuto un breve discorso e ha scoperto una targa che dedica la torre allo sceicco Khalifa bin Zayed-Nahyan (lo sceicco di Abu Dhabi, capo della federazione degli Emirati Arabi, ke è sempre stato molto vicino allo sceicco Al Maktoum), rinominando il Burj Dubai in Burj Khalifa (in arabo: برج خليفة‎, Burǧ Ḫalīfa, “Torre del Califfo”).
Progettato dal britannico Adrian Smith e costruito in tempi record, soltanto 5 anni e 3 mesi, l’edificio vanta 344mila mq di superficie, 49 piani di uffici, 1044 appartamenti distribuiti su 61 piani e 18 piani riservati alle 160 stanze dell’Hotel Armani, primo hotel disegnato interamente dallo stilista italiano, una moschea (al 158° piano), e una piscina (al 76°). Questo gigante di cemento, ferro e vetro batte tutti i record possibili: 330.000 tonnellate di cemento, 31.400 tonnellate di acciaio e l’investimento x la costruzione dell’area dove sorge il Burj Dubai + colossale: 20 miliardi di dollari. Il grattacielo è dotato di 58 ascensori che viaggiano ad una velocità record di 10 metri al secondo. Al 124° piano, una balconata panoramica aperta al pubblico offrirà vedute della città a 360 gradi.
Ulteriori informazioni a questo link su Wikipedia.

Godetevi il bellissimo video della diretta con gli spettacolari fuoki d’artificio trasmessa dalla TV di Dubai:

P.S.:
Qui un articolo aggiornato e un pò critico Burj Khalifa, giudizi contrastanti tratto dalla rivista online Casa & Clima.





Oasis of the Seas: Il più grande transatlantico mai costruito

28 10 2009

oasis_of_the_seasIn questi giorni sn in molti a parlarne del transatlantico Oasis of the Seas il più grande mai costruito ke si appresta al suo primo viaggio il 1° Dicembre. La nave, della compagnia americana Royal Caribbean, è più grande del Titanic, con una stazza lorda di 220mila tonnellate, è dotata di più attrazioni di una città media di provincia. Costata 900 milioni di euro, può ospitare 6.360 passeggeri e 2.000 membri d’equipaggio.
Qui una carrellata di foto dalla rete x mostrarla in tutto il suo splendore.
Cm dire, un Monolite galleggiante 🙂

P.S.: Mega nave da crociera passa il ponte per un soffio ovvero sequenza fotografica del primo intoppo dell’Oasis of the Seas nel viaggio dal cantiere di costruzione verso la Florida. Dopo le incertezze iniziali, la nave – che conta circa 20 piani – è riuscita a sgusciare sotto il ponte, non prima di aver abbassato al massimo le sue ciminiere.





Energia Solare

19 05 2009

Il Monolite e futura Isola di Eden patria della libera Repubblica Edeniana sarà alimentato principalmente da energia solare cosiccome l’edificio del Consolato della Repubblica di Eden in Italia.
Questo è un’articolo molto interessante con 10 links utili alla progettazione e calcolo dei sistemi solari scritto sul blog Futuro Prossimo:

10 Risorse davvero utili sul fotovoltaico

Il futuro della ns società si basa sullo sfruttamento dell’energia solare in quanto essa è x noi inesauribile essendo garantita x milioni di anni da oggi mentre nn esiste alcuna fonte fossile sulla Terra ke possa paragonarsi come disponibilità temporale. Qui da Wikipedia alcune considerazioni sulla sua abbondanza:

Per energia solare si intende l’energia, termica o elettrica, prodotta sfruttando direttamente l’energia irraggiata dal Sole (fonte rinnovabile) verso la Terra.

In qualsiasi momento il Sole trasmette sull’orbita terrestre 1367 watt per . Tenendo conto del fatto che la Terra è una sfera che oltretutto ruota, l’irraggiamento solare medio è, alle latitudini europee di circa 200 watt/m². Moltiplicando questa potenza media per metro quadro per la superficie dell’emisfero terrestre istante per istante esposto al sole si ottiene una potenza maggiore di 50 milioni di GW (un GW – gigawatt – è circa la potenza media di una grande centrale elettrica).

La quantità di energia solare che arriva sul suolo terrestre è quindi enorme, circa diecimila volte superiore a tutta l’energia usata dall’umanità nel suo complesso, ma poco concentrata, nel senso che è necessario raccogliere energia da aree molto vaste per averne quantità significative, e piuttosto difficile da convertire in energia facilmente sfruttabile con efficienze accettabili. Per il suo sfruttamento occorrono prodotti in genere di costo elevato che rendono l’energia solare notevolmente costosa rispetto ad altri metodi di generazione dell’energia. Lo sviluppo di tecnologie che possano rendere economico l’uso dell’energia solare è un settore della ricerca molto attivo ma che, per adesso, non ha avuto risultati rivoluzionari.

La società Edeniana sarà una società solare in tutti i sensi 🙂





Galleria Design Contest – Vota il tuo preferito

6 05 2009

I ns amici di SeaSteading hanno pubblicato online una galleria di progetti di isole artificiali x la colonizzazione del mare e viene offerto un premio in denaro al miglior progetto votato dal pubblico + altri benefit. Un occasione da nn perdere x rifarsi gli okki e sognare come potrebbe essere il ns futuro.
Come attuale artefice e Presidente della libera Repubblica dell’Isola di Eden ritengo sia un’ottima soluzione x riuscire nel ns intento il contesto della gara a premi e valuterò come poter procedere x indire una gara x la realizzazione del futuro Consolato d’Italia e Monolite.
Intanto godetevi questi splendidi rendering 3D su http://seasteading.org/design-contest-gallery e votate quello ke + vi piace.





Comunità alternative

30 09 2008

L’Isola di Eden vuol essere innanzitutto il progetto di una nuova comunità di persone unite dagli stessi ideali e fortemente convinta ke occorra un nuovo modello di società e civiltà x affrontare il futuro.
Qualcosa di diverso ma non necessariamente nuovo o rivoluzionario.
Una comunità tutta da costruire di cui io sono il primo seme e dove questo blog rappresenta la sua storia, il suo cammino lunga la strada ke porterà alla realizzazione del Monolite, l’ambito traguardo del progetto.
Qualcuno le kiama utopie e ci scrive anke un blog ma non è sempre detto ke siano utopie.
Esistono nel mondo diverse comunità e una in Italia, famosa da molto tempo, è quella di Damanhur, nota x creare templi di cui uno famosissimo xkè dentro una montagna ke qui si può vedere e visitare online.
Possiamo immaginare il Monolite come il Tempio della comunità degli Edeniani e la fede in un mondo migliore come la religione di ogni Edeniano, infine l’Isola di Eden sarà la micronazione patria natia degli Edeniani.








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