STEP ONE – primo passo (1° puntata)

24 09 2010

Tra meno di 5 mesi, a febbraio 2011, sarà il 3° anniversario della nascita di qst blog e della discesa in rete del progetto della libera Repubblica dell’Isola di Eden.
Qindi sarebbe ora di vedere integrato il sito Web, il blog ed il Forum in un unico sistema informatico dove iniziare anke a creare ed aggregare i primi cittadini Edeniani.

Qindi x tale data mi piacerebbe realizzare finalmente lo STEP ONE o Primo Passo cm descritto in “Progetto Eden come il progetto Apollo“, post pubblicato poco + di un anno fà su qst blog.

Si tratta di concretizzare un gruppo di Edeniani fondatori della prima Repubblica aterritoriale, ovvero senza territorio fisico sul pianeta Terra, e virtuale, ovvero la cui presenza è inizialmente solo sulla grande rete Internet, i qali creeranno così una comunità online ovvero saranno i pioneri del popolo Edeniano. Lo scopo principale è realizzare le infrastrutture del Governo della libera Repubblica dell’Isola di Eden e renderle fruibili a tutti gli Edeniani dando così inizio all’avventura Edeniana nei fatti oltre ke nelle parole.

Il primo passo consiste in pratica nell’acquisto di un servizio al nome di Server Dedicato ovvero di un PC presso una server farm di un qalke noto ISP o Internet Service Provider italiano o estero indifferentemente in qanto inizialmente ciò nn costituirebbe alcun problema strategico. All’avvio 1 Server Dedicato sarà sufficiente ma in seguito ne saranno necessari obbligatoriamente 2 x motivi ke andrò a spiegare + avanti.

In realtà + ke di un acqisto si tratta di un noleggio in via continuativa di un PC con tanto di sistema operativo e applicativi base il cui costo è rappresentato da un canone annuale. Una volta formalizzato il contratto, da rinnovare anno dopo anno, avremo un PC connesso in rete internet tutto x noi su cui costruire la parte virtuale della libera Repubblica dell’Isola di Eden ovvero realizzare principalmente l’anagrafe Edeniana e la Banca Centrale dell’Isola di Eden ovvero la ns BCIE integrate all’interno dello spazio Web del sito www.isoladieden.com e .it attuali e del nuovo dominio http://www.isoladieden.ei ovvero creando il ns country code top-level domain o ccTLD nel suffisso .ei (dato ke il suffisso .ie già esiste ed indica l’Irlanda) ke rappresenta l’abbreviazione di Eden Island ovvero l’equivalente in lingua inglese internazionale del ns Isola di Eden. Tale ccTLD sarà ovviamente nn ufficiale e qindi nn riconosciuto dall’ente internazionale ke gestisce tale sistema ovvero l’ICANN ma è possibile realizzarlo tramite un servizio DNS (Domain Name Server) implementato sul ns Server Dedicato e qindi rendendolo di pubblico accesso e disponibile a tutti i navigatori della grande rete internet nello stesso modo in cui operano ad esempio servizi cm OpenDNS.com o Google Public DNS o FoolDNS.com.
Tra l’altro vi consiglio vivamente di conoscerli e di usarli al posto di qelli di base forniti in automatico dal vs provider di collegamento ad internet x evitare tanti fastidiosi e noiosi problemi di navigazione cm siti infetti da virus etc etc.

Scommetto ke qi  le cose iniziano a diventare complicate x i + o x qanti usano internet senza xò averne la minima idea di cm funziona tecnicamente la grande rete qindi procederò x gradi onde rendere il + possibile esplicito il tutto.

Riepilogando, è ns intenzione realizzare una nazione virtuale online e x farlo occorre avere il controllo di un PC collegato permanentemente alla rete internet e in seguito minimo 2. Sarà qindi necessario implementare una serie di programmi software atti a gestire i diversi servizi tecnici e amministrativi necessari allo scopo di rendere accessibile il sistema a tutti e rendere visibile e attivo il Governo della libera Repubblica di Eden online.

I primi servizi da trasferire sul Server Dedicato e rendere operativi sn:
– il sito Web http://www.isoladieden.com e .it
– il blog attuale e qello di ogni singolo cittadino Edeniano
– il Forum privato dei cittadini Edeniani cm forma iniziale di autogoverno della comunità Edeniana
– il Forum pubblico aperto a tutti i navigatori della grande rete e centro di discussione e aggregazione
e subito a seguire i primi servizi da creare sul Server Dedicato e rendere operativi sn:
– il DNS (Domain Name Server) relativo al nuovo nome di dominio IsoladiEden.EI
– l’anagrafe della libera Repubblica dell’Isola di Eden
– la Banca Centrale dell’Isola di Eden (BCIE) e i c/c online di ogni cittadino Edeniano in EdenEuro

L’offerta verrà allargata anke agli altri mondi micronazionalisti in modo da creare il + ampio supporto possibile e poter così creare un sistema DNS allargato onde trarre maggiore possibilità di successo e affermazioni x tutte le componenti facenti parte e poter creare anke un piccolo business al fine di realizzare delle entrate economike atte a finanziare in parte il progetto stesso e poterlo così espandere e farlo conoscere sempre +.

Al fine di raggiungere qst primo obiettivo Edeniano si instaura un qota partecipativa minima annuale, da rinnovare, nn obbligatoriamente ma lo si sxa, ogni anno, x finanziare il progetto e il suo mantenimento e sviluppo nel tempo.
Tale qota permetterà di mantenere lo status di cittadino Edeniano e se nn rinnovata comporterà la perdita della cittadinanza Edeniana e la conseguente rimozione dall’Anagrafe dell’Isola Di Eden e la perdita di tutti i servizi resi disponibili al cittadino sul Server Dedicato, sia pubblici ke privati.

Inoltre, x motivare l’aggregazione al progetto e promuovere la continuità della cittadinanza, si considererà una politica di revenue sharing (condivisione o spartizione dei guadagni) x ogni cittadino Edeniano ke porterà un nuovo cittadino o una nuova attività, il tutto gestito tramite i c/c della futura Banca Centrale dell’Isola di Eden.
Il valore della revenue sharing sarà deciso di comune accordo alla prima riunione online del Governo Edeniano.

Preciso subito x la tranqillità di ognuno ke la Banca Centrale della libera Repubblica dell’Isola di Eden ovvero la ns BCIE aborra l’interesse e abbraccia lo spirito solidale e costruttivo della Finanza Islamica. Qst xkè Il Corano, il libro sacro dell’Islam, vieta l’usura, il “riba”, cioè gli interessi.
Gli arabi sn famosi nell’averci portato i numeri ke usiamo tutti i giorni e ke sn universali sul pianeta Terra ma anke x qst tipo di finanza etica e confacente i principi guida del popolo Edeniano. Tale pratica in Occidente viene nascosta o qantomeno nn praticata e divulgata in qanto la Finanza Occidentale è notoriamente costruita invece sulla pratica dell’interessa o usura a danno dei popoli e a favore dei Governi e della potente loggia finanziario/economica bancaria.

Nella seconda puntata a breve cerkerò di spiegarvi cm si intende realizzare  il sistema DNS e qali ISP presenti in rete offrono Server Dedicati in affitto in modo da conoscere l’importo dell’investimento ke è necessario effettuare complessivamente così da rendersi conto di qali sn le cifre in gioco e qindi pianificare una qota di investimento minimo a carico di ogni futuro cittadino Edeniano.

Vi invito intanto a discuterne, commentare e/o domandare kiarimenti e qant’altro, qi sul blog o nel forum o sul gruppo FaceBook.





“L’indipendenza non è un’utopia ma percorso politico a lungo termine”

7 04 2010

Intervista a Ornella Demuru, ex sindacalista Cgil, nuovo segretario dell’iRS (indipendèntzia Repùbrica de Sardigna) a cura di Raffaela Ulgheri x il mensile di informazione socioeconomica della Sardegna SardiNews.

L’indipendenza per noi è un percorso a lungo termine. Questo significa che nei tratti intermedi è necessario conquistare fette di sovranità in determinati campi. Faccio un esempio: possiamo essere indipendenti dal punto di vista dell’energia, con un serio investimento nel fotovoltaico. Oppure in ambito fiscale dove potremmo creare una politica di defiscalizzazione per le Pmi». Ornella Demuru, nella foto, 38 anni, nuova segretaria dell’iRS (indipendèntzia Repùbrica de Sardigna). Eletta il 17 gennaio, data simbolica che nella cultura sarda coincide con l’inizio della primavera. Il partito ha voluto utilizzarla come “data simbolo della primavera indipendentista”. Attivista iRS dal 2008, ha un passato da sindacalista, responsabile Cgil in Tiscali per tre anni, ha collaborato alla campagna elettorale di Renato Soru del 2004 e lo ha seguito in Regione nella comunicazione sul web. È laureata in Antichità e Istituzioni medievali a Cagliari.

L’indipendenza è un’utopia?

“No. Se noi avessimo una politica economica e fiscale, all’indomani di queste riforme politiche potremmo realizzare un’indipendenza totale. Sono le leggi internazionali che ci garantiscono la possibilità di renderci indipendenti. Stiamo guardando con particolare attenzione l’esempio della Scozia, paese in cui, solo 30 anni fa, il partito indipendentista aveva una forza politica del 2 per cento. Oggi gli indipendentisti sono al governo. Tutto questo è accaduto senza alcun ricorso alla violenza”.

Quali leve intendete agire per i vostri obiettivi?
“La politica di iRS si basa su tre principi. Il primo è quello della non violenza. Le storie dei popoli raccontano una libertà conquistata spesso con guerre sanguinose. Gandhi, invece, parlava di un concetto che in italiano potremmo tradurre come “forza dell’amore e della volontà”. Su questo primo cardine imperniamo il nostro credo politico. Il secondo è quello del non-nazionalismo; concetto di difficile comprensione perché sono poche le nazioni che si vogliono affermare senza nazionalismi. Non crediamo di essere un popolo unito da un’origine etnica, non abbiamo ripiegamenti sul passato perché la nazione sarda è in divenire e non vogliamo fare richiami al sangue”.

Un concetto complesso.

“È un concetto collettivo e moderno rivolto a chiunque voglia far parte della nostra terra”.

E il terzo principio?
“Il non-sardismo, che per noi è una tradizione politica più o meno esplicita che considera la Sardegna come una nazione “abortiva”. Questa espressione appartiene a Camillo Bellieni, uno dei padri del sardismo. La parola “abortito” significa “morto, non nato”, mentre la parola abortivo racchiude in sé un significato ancora più stringente, significa “ciò che genera in continuazione la propria morte”. È un concetto auto-razzista che si è sviluppato su una politica basata sul rivendicare risorse e trasferimenti dallo stato italiano. Un’abitudine all’assistenzialismo che è l’esatto contrario dell’evoluzione di una autonoma capacità di gestione. Non è possibile costruire una repubblica indipendente accettando questa prassi”.

L’esperienza Soru?
“Sicuramente una delle legislature più importanti degli ultimi 30 anni. Ha avuto il coraggio di dare una svolta a determinate empasse come gli enti locali, le comunità montane. L’ho apprezzato dal punto di vista legislativo. Una critica? La mancanza di uno spirito collegiale nelle scelte”.

E l’attuale governo?
“Assente. Abbiamo assistito a tutta una serie di finanziamenti privi di un disegno politico. Dopo le critiche all’autoritarismo di Soru ci si attendeva una linea riconoscibile. Nel governo Cappellacci non ci sembra di ritrovare una linea o un progetto. Da una parte abbiamo un centro destra che non trova una propria identità, dall’altra un centro sinistra che non ha niente da proporre”.

Quali le cause della frammentazione tra sardisti, autonomisti e indipendentisti?
“Noi siamo sciolti dalle idee del sardismo proprio in base ai nostri tre principi. Ma ogni posizione assunta all’interno di questi schieramenti fa sì che si concretizzi sempre più il concetto dell’indipendentismo. Tutti i partiti operano in Sardegna all’interno di una visione italiana, ma sono di destra, di sinistra, di centro. Se volessimo congiungere le aspirazioni di sardisti, autonomisti e indipendentisti e come se chiedessimo a Pd e Pdl di diventare in Sardegna un unico partito. Con questo intendo dire che ogni movimento politico porta avanti le proprie istanze. Noi, per esempio, alle prossime provinciali correremo da soli”.

Come vede lo spostamento a destra del Partito sardo d’azione?
“Sinceramente nel progetto politico del Psd’Az non c’è mai stata una definizione statutaria che li renda appartenenti alla destra o alla sinistra”.

Avete quantificato temporalmente il percorso verso l’indipendenza?
“Rifacendoci all’esempio scozzese, parliamo di 30 anni. Ma la storia ha i suoi percorsi, e non possiamo escludere che riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo anche prima”.

Com’è suddivisa la nazione sarda?
“Ci sono otto regioni che corrispondono all’attuale ordinamento amministrativo. In più una regione che noi abbiamo chiamato “Disterru”, ovvero quella composta dai “disterrati” quelli che vivono fuori dalla Sardegna, nel mondo”.

Avete paura che, staccandovi dall’Italia, ci possano essere ripercussioni sotto il punto di vista dell’import-export?
“Una nazione autarchica è impossibile, ma dobbiamo considerare il problema da un’altra prospettiva. Il cordone ombelicale che ci lega all’Italia preclude tutta una serie di scambi con gli altri Paesi che si affacciano sul mediterraneo, facilitati dalla nostra posizione geografica. L’aumento degli scambi con l’estero porterebbe un naturale aumento della produzione in una terra votata naturalmente all’agricoltura e che, invece, occupa il 70 per cento delle sue maestranze nel terziario. L’Italia ci ha condannati a un tessuto produttivo limitato e troppo legato all’import
”.

fonte: www.irs.sr, Sardinews.it, Wikipedia

L’IRS ( Indipendentzia Repubrica de Sardigna ) è presente anke su FaceBook

Un ringraziamento alla mail-list “micronazionalismo” su Yahoo Group a cura di Angelo x la segnalazione.





E’ morto Giorgio I di Seborga

27 11 2009

Direttamente dalla Gazzetta di Seborga del 25 Novembre 2009 (tra l’altro data del mio compleanno), in uno scarno comunicato, l’annuncio della prematura scomparsa all’età di 73 anni di S.A.S. Giorgio I di Seborga, al secolo Giorgio Carbone, dal 1963 Principe di Seborga, un piccolo borgo e comune in provincia di Imperia alle spalle di Bordighera, ke x anni ha rivendicato l’indipendenza del suo principato dalla Repubblica Italiana in virtù di un antico status. Il Principe era malato da tempo di una malattia oggi ancora incurabile, la Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e la notizia è stata pubblicata da tutti i principali giornali e telegiornali italiani:

SEBORGA E I SUOI CITTADINI PIANGONO LA SCOMPARSA DEL LORO AMATO PRINCIPE, S.A.S. GIORGIO I

E` con profondo dolore che siamo costretti a riprendere le nostre pubblicazioni, temporaneamente sospese, per comunicare la triste notizia della morte di S.A.S. Giorgio I di Seborga avvenuta mercoledì mattina, 25 Novembre, all’eta’ di 73 anni.
Sua Altezza Giorgio I e’ spirato nella sua abitazione del Principato, dopo due anni di sofferenze.
La notizia della sua scomparsa si sta diffondendo in tutto il mondo ed spressioni di solidarietà e di condoglianze stanno incominciando a pervenire a Seborga, al Comune e nelle sedi di rappresentanza estere del Principato.
Giorgio I di Seborga era stato proclamato principe nel 1963 e rieletto nel 1995, dalla cittadinaza seborghina, che per anni ha lottato per la rivendicazione d’indipendenza del Principato.

Ki era Giorgio Carbone lo possiamo leggere nell’articolo riportato dal quotidiano di informazione e cultura AgenFax:

Fu infatti il floricoltore seborghino Giorgio Carbone, autoinvestitosi “ per grazia di Dio e volontà della Nazione cioè Seborga” come Giorgio I° nella veste di Sovrano di quel territorio che lui,negli anni settanta del secolo trascorso, aveva asserito essere comunque tuttora indipendente dall’Italia, a far conoscere l’antico borgo, appollaiato a più di cinquecento metri sul livello del mare, in tutto il mondo. Antico principato benedettino dipendente dal monastero francese dell’Isola di Saint Honorat, di fronte a Cannes, in effetti Seborga non fu mai citata nel novero degli Stati indipendenti ceduti prima al Regno di Sardegna e poi al neonato Regno d’Italia. Lo stesso Mussolini, si disse, più di una volta ebbe dei dubbi sull’effettiva appartenenza di Seborga all’Italia. Negli ultimi anni, poi, persino i discendenti dei Paleologi, gli ultimi Principi di Bisanzio, rivendicarono diritti dinastici sul piccolo paese del ponente ligure. Carbone, considerato dalla Repubblica italiana poco più di un fenomeno da baraccone, in realtà era molto amato dai suoi sudditi ed era apprezzato per il suo altruismo. Impegnato nel volontariato aiutò non poco sin dal suo nascere l’associazione “ Seborga nel Mondo” dedicata all’aiuto dei bimbi poveri nella derelitta Repubblica ex sovietica di Moldovia. Le iniziative che però lo resero celebre furono quelle adottate nella sua veste istituzionale di Principe: delimitò i confini del Principato e fece presidiare le “ dogane” dalla Guardia Civica, in realtà null’altro che una specie di corpo di Protezione civile vestita però di tutto punto; coniò una moneta differente sia dalla lira che dall’euro, il Luigino d’oro, ovviamente senza alcun valore legale; fece stampare in gran quantità targhe automobilistiche, passaporti e carte d’identità “ seborghine” anche loro aventi solamente un valore simbolico. In pochi anni il nome di Seborga venne conosciuto in tutto il mondo, a Londra come a Parigi o Berlino. Dal 1993 dette poi al Principato un governo stabile con tanto di Ministri. Il potere ufficiale, cioè il Prefetto di Imperia ed il Comune di Seborga, di tanto in tanto cercavano di porre la parola fine a quest’avventura nata dall’ingegno singolare del popolano Carbone, ma ben presto capirono che dietro all’iniziativa di Giorgio I° non si celava alcun intento cospirativo e lasciarono perdere. Oggi tuttavia il Sindaco di Seborga, quello vero eletto dai cittadini nelle normali consultazioni repubblicane, Franco Fogliarini, quasi a voler rintuzzare i primi timidi tentativi di voler dare a Giorgio I° un successore, mette le mani avanti e dichiara che “ la favola del Libero Principato di Seborga muore con Carbone stesso”. Due anni fa Carbone ha scoperto il terribile male che lo affliggeva e da allora ha dovuto giocoforza diradare prima e sopprimere poi del tutto le sue uscite in mezzo a quelli che amava definire “ i miei cari sudditi”. Ieri la fine annunciata da tempo.

In seguito alla morte di Giorgio I di Seborga è stata aperta la camera ardente, presso la sua abitazione di via Matteotti, a Seborga, e x il 5 dicembre, alle ore 11, si terrà una messa in una delle due chiese del paese (San Bernardo o San Martino), ancora da stabilire. Il sindaco di Seborga, Franco Fogliarini, nell’annunciare la messa ha commentato «È una favola che è nata e finita con lui. Era la radice più importante del nostro albero. Come da sua volontà, sarà fatto cremare e la sua salma partirà alla volta di Nizza». Noi sxiamo invece ka la favola continui.
Ed oggi sul Il Secolo XIX di Genova viene pubblicato un ricordo del Principe nelle parole dei suoi concittadini:Una notte di canti per salutare Giorgio I

Qui su Youtube un servizio di RAI1 sul Principato di Seborga e su Giorgio I dove dice tra altre cose ke la rikiesta di indipendenza alla Corte Costituzionale Italiana è stata dikiarata inammissibe e consentendo al Principato di poter ricorrere all’Alta Corte di Giustizia Europea x avere un giudizio finale.

Qui un altro video tra i tanti presenti su YouTube di qualità migliore e di spirito Natalizio e di bontà ke ben si adatta a questi giorni ke sembra essere l’originale da cui è stato tratto il precedente 🙂

Un quasi omonimo, Giorgio Pistone, ha scritto 2 testi disponibili online dove ha ripercorso tutta la storia del Principato di Seborga alla ricerca delle ragioni della sua proclamata indipendenza mai riconosciuta da alcun governo e anke su Wikipedia nn poteva mancare una pagine dedicata a Seborga e al suo Principato.





Micronazione, Microstato e Micronazionalismo

4 05 2009

L’Isola di Eden è il progetto di una nuova micronazione e futuro microstato, 2 parole ke sembrano dire la stessa cosa o esprimere un analogo concetto come se fossero uguali ma nn lo sono.
Ovviamente micronazione deriva da nazione e microstato deriva da stato e il significato x entrambe le parole è di indicare una piccola nazione o stato come è la Repubblica di San Marino o lo stato della Città del Vaticano giusto x rimanere in Italia ma ce ne sono molti sparsi x il mondo.
La differenza quindi va ricercata tra le parole nazione e stato.
A tal scopo facciamoci aiutare dall’onnipotente Wikipedia in cui si legge ke:

Una nazione (dal latino natio, in italiano “nascita”, derivato dal latino nasci, in italiano “nascere”) è un complesso di persone che, avendo in comune caratteristiche quali la storia, la lingua, il territorio, la cultura, l’etnia, la politica, si identificano in una comune identità a cui sentono di appartenere legati da un sentimento di soliderietà. È questa coscienza di un’identità condivisa, questo sentimento di appartenenza a tale identità e di solidarietà che li lega, diffusi a livello di massa e non solo tra ristrette cerchie di persone, che rende una comunità etnica, culturale, politica una nazione. Al fine di autodeterminare la propria esistenza, spesso la nazione aspira a diventare Stato, cioè a darsi un ordinamento giuridico che ne affermi la sovranità. Quando una nazione diventa Stato dà vita a quello che più specificatamente viene chiamato Stato-nazione. Molte comunque, in tutto il mondo, rimangono attualmente le nazioni senza Stato. Per quanto riguarda l’Europa occidentale si riuniscono nella Conferenza delle nazioni senza stato d’Europa occidendale (CONSEU).

Quindi fondamentalmente il termine nazione ha un valore prettamente geografico mentre stato ha un significato giuridico. Curioso il riferimento al CONSEU ke su Wikipedia nn ho trovato ma ke su questa pagina in riferimento alla VII assemblea della CONSEU (Conferenza delle Nazioni senza Stato d’Europa), che si è tenuta a Saint Vincent (Valle d’Aosta) dal 12 al 13 ottobre 2007, è citato e spiegato in questi termini:

Cos’è la CONSEU?
La Conferenza delle Nazioni senza stato d’Europa (CONSEU) è un forum di dibattito e riflessione composto da organizzazioni politiche, culturali e civiche con l’obiettivo di promuovere un’Europa rispettosa delle diversità nazionali, linguistiche e culturali, e di conseguenza anche per i diritti collettivi che ne formano la base.
La CONSEU vuole dar spazio alle diverse sensibilità delle nazioni senza stato e dei gruppi etnici, come pure ai movimenti autonomisti delle regioni con particolari caratteristiche etnico-linguistiche nonché movimenti che rivendicano la loro piena sovranità in forma di un proprio stato. In tutti i casi il fondamento è sempre il diritto inalienabile dei popoli all’autodeterminazione. Perciò la CONSEU è tesa a raccogliere tutta la gamma ideologica dei movimenti delle nazioni a condizione che siano rispettati i principi democratici ed il diritto all’autodeterminazione.
Gli obiettivi generali della CONSEU sono i seguenti:

  • 1. Promuovere nello spazio europeo i principi della democrazia, del riconoscimento della diversità e del rispetto dei diritti collettivi dei popoli.
  • 2. Scambiare le esperienze e le informazioni sulle diverse realtà delle nazioni senza stato d’Europa.
  • 3. Proporre delle formule di collaborazione tra diverse organizzazioni che ne fanno parte, nel pieno rispetto dell’indipendenza di ogni organizzazione, in spirito di solidarietà e collaborazione.
  • 4. Diventare un gruppo di pressione ai diversi livelli istituzionali, sia europeo, sia a livello statale, regionale e locale.
  • 5. Formulare delle proposte comuni a favore dell’Europa dei Popoli per presentarli alle istituzioni ed organismi europei.
  • 6. Sostenere delle iniziative di protezione dell’identità culturale delle nazioni che compongono l’attuale Europa.
  • 7. Sostenere le organizzazioni che nel loro contesto statale soffrono discriminazioni o aggressioni a causa del loro impegno per i diritti collettivi del loro popolo.

Curioso di conoscere quali sono queste nazioni senza territorio mi sono messo alla loro ricerca e navigando sempre sul sito sopracitato ho scoperto ke lo sono ad esempio i Kurdi e i Baschi e gli albanesi kosovari, i quali però nel frattempo una nazione e uno stato sembrano averlo ottenuto, e tanti altri a cui mai avrei pensato. Sempre da Wikipedia leggiamo ulteriori approfondimenti circa il concetto di stato:

Lo Stato è un ordinamento giuridico politico,  ovvero a fini generali, esercitante il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti. Esso comanda anche mediante l’uso della forza armata, della quale detiene il monopolio legale.

Alla parola Stato afferiscono due concetti distinti:

  • Statocomunità: popolo, stanziato su un territorio definito, che è organizzato attorno ad un potere centrale (comunemente chiamato “Stato-nazione”).
  • Statogoverno (o Stato-organizzazione): quel potere centrale sovrano, organizzato in possibili differenti modi, che detiene il monopolio della forza, e impone il rispetto di determinate norme nell’ambito di un territorio ben definito.

Da quest’ultima definizione emerge che lo Stato è anche un ente territoriale, in quanto individuato da una porzione di territorio che è soggetta alla sua sovranità.
Stato sovrano: dal latino
superanus, colui che sta al di sopra; lo Stato è superiore ad ogni altro soggetto entro i suoi confini. Per essere tale, la sovranità deve manifestarsi come “indipendenza” nei rapporti reciproci; per tale ragione, allora, lo Stato è indipendente e sovrano; sovrano al suo interno, indipendente nei confronti degli altri stati.
Lo Stato è originario poiché i suoi poteri derivano solo da sé stesso e da nessun altro. Con ciò si sostiene che esso non è subordinato ad altri soggetti e quindi è indipendente e sovrano. L’organo Stato è forse rappresentabile come il
pozzo di tutti quei beni e poteri tanto importanti o tanto potenti da non poter essere di nessun altro che di un soggetto che agisca nell’interesse collettivo; questi poteri sono sostanzialmente la sovranità (esercitata attraverso i tre poteri pubblici legislativo, esecutivo e giudiziario) e il monopolio della forza affinché vi sia un fondamento obbligatorio.

Tornando a noi adesso dovremmo aver kiaro il significato di nazione e di stato e, la ovvia conseguenza, ke nn può esserci stato senza nazione mentre può benissimo esistere una nazione senza essere stato.
Inoltre una nazione senza territorio o area geografica politicamente definita può esistere mentre è una delle condizioni obbligatorie x poter assumere i connotati di stato.
Quindi dovrebbe essere altrettanto evidente ke x fondare un microstato è necessario innanzitutto avere un territorio mentre x fondare una micronazione questa condizione nn è necessaria, entrambi cmq devono avere un popolo ovvero rappresentare una aggregazione di individui o come caso limite, di 1 solo individuo.

Date queste premesso è ovvio ke negli ultimi anni, specie con l’avvento e la massiccia diffusione di internet, si sia venuta a creare una nutrita schiera di micronazionalisti ovvero di individui ke creano nazioni sulla carta o meglio su internet, quindi senza territorio fisico presente sul pianeta Terra, e ke amano definirsi micronazionalisti aterritoriali o come si trova scritto in diversi luoghi su internet micronazionalisti del 5 mondo.
Partendo sempre dal concetto di micronazione definito precedentemente, ora su Wikipedia leggiamo infatti:

Una micronazione è un’entità creata da una persona, o da un piccolo numero di persone, che pretende di essere considerata come nazione o stato indipendente, tuttavia non sono riconosciute dai governi e dalla maggiori organizzazioni internazionali.
Il termine è nato negli anni ’70 per descrivere le tantissime entità che nascevano in quel periodo, in genere di piccole dimensioni e di esistenza effimera. Recentemente alcune micronazioni si sono definite quinto mondo, probabilmente in senso polemico in relazione alla nota scala economica che classifica le nazioni del mondo in primo, secondo, terzo e quarto mondo.

Essere dei Quintomondisti significa dunque essere una micronazione confinata nel cyberspace ovvero esistere esclusivamente come entità nazionale nel mondo di Internet. Al riguardo possiamo citare Second Life come esempio di possibile candidata ad essere una nazione del Quinto Mondo o, come meglio definita sempre su Wikipedia, un vero e proprio 5 mondo alternativo:

Second Life è un mondo virtuale tridimensionale multi-utente online inventato nel 2003 dalla società americana Linden Lab. Il sistema fornisce ai suoi utenti (definiti “residenti”) gli strumenti per aggiungere e creare nel “mondo virtuale” di Second Life nuovi contenuti grafici: oggetti, fondali, fisionomie dei personaggi, contenuti audiovisivi, ecc. La peculiarità del mondo di Second Life è quella di lasciare agli utenti la libertà di usufruire dei diritti d’autore sugli oggetti che essi creano, che possono essere venduti e scambiati tra i “residenti” utilizzando una moneta virtuale (il Linden Dollar) che può essere convertito in veri dollari statunitensi e anche in euro.

Naturalmente x definirsi una micronazione aterritoriale ovvero virtuale è sufficiente darsi un nome e creare un luogo all’interno della rete Internet dove poter colloquiare con gli altri internauti, come ad esempio alcune realtà del panorama micronazionalista italiano presenti sulla rete con siti web e/o forum di discussione. Alcune di queste micronazioni italiane, o come preferiscono definirsi micronazioni italofone, sono elencate sul forum ufficiale dei micronazionalisti italiani all’indirizzo http://micronazionalismo.forumcommunity.net/ e sono:

Promolands

Repubblica Cisalpina

Repubblica Democratica di Vitla

Repubblica Popolare Sovietica

Repubblica di Vitla

Res Publica SPQR

Ttf-Bucksfan

Ovviamente tutte queste micronazioni aterritoriali e virtuali al momento sembrano essere niente di + ke semplici gioki di ruolo in quanto in nessuna di esse si aspira a realizzare un territorio fisico (anke se taluna in effetti qualcosa di reale ha tentato di farlo a quanto si legge a partire dai links esposti). Al limite possiamo immaginarle come delle associazioni di idealisti, o di semplici fans o supporters, o come dei club di persone appassionate e aggregate intorno a un comune interesse ke si riuniscono x coltivarlo, sognando magari di interpretare ruoli ke nella vita nn avrebbero tempo o possibilità di fare. In pratica e tecnicamente sono micronazioni senza aspirazioni di stato.

Detto tutto ciò si arriva alla conclusione ke il micronazionalismo è un fenomeno alquanto complesso e ricco di molte sfaccettature e i micronazionalisti possono essere persone alquanto eclettike ma ciò nn toglie ke il fenomeno sia arrivato a notevoli livelli di sviluppo grazie ad internet.

Pertanto adesso possiamo comprendere meglio cosa è necessario fare x realizzare la libera Repubblica dell’Isola di Eden. Innanzitutto sarà necessario creare una micronazione con tanto di territoro e popolazione residente e successivamente lottare x essere riconosciuti e ottenere l’indipendenza creando così il primo microstato del 3° millennio.

In pratica l’Isola di Eden parte da una micronazione virtuale già in essere e presente online da oltre un anno e dovrà evolversi fino ad approdare ad un microstato reale concretizzando il progetto del Monolite ovvero di una vera e propria isola artificiale nel mezzo del Mar Adriatico ke diventerà il suo territorio. Nel suo percorso evolutivo deve aggregare + persone possibili e creare un gruppo affiatato il cui scopo primario sarà quello di diffondere l’ideale Edeniano. Quindi ricercare fondi economici e sponsors allo scopo di costruire come primo obbiettivo un edificio in terra italiana da adibire a Consolato d’Italia della libera Repubblica dell’Isola di Eden il quale sarà anke la residenza delle persone del gruppo Edeniano. Saranno inoltre allestiti appositi locali all’interno del Consolato adibiti a compiti istituzionali, organizzativi, di ricerca e sviluppo e quantaltro si renderà necessario allo scopo del raggiungimento dell’obiettivo finale ovvero della costruzione del Monolite dal quale procedere poi alla rikiesta di indipendenza diventando finalmente un vero e proprio microstato a tutti gli effetti.
L’edificio del Consolato d’Italia sarà realizzato con tecnike avanzate seguendo i principi costruttivi della casa passiva e con lo scopo del raggiungimento della totale autosufficieza energetica. Inoltre nella sua progettazione saranno seguiti i criteri ke definiscono le Transition Town e il CoHousing onde creare un ambiente abitativo e di lavoro ecocompatibile ed ecosostenibile nonkè con un elevato grado di confort ambientale e sociale, facendo partecipi alla gestione collettiva della struttura e delle attività ivi da svolgere tutti gli abitanti e futuri cittadini dell’Isola di Eden.

Un simile progetto è tentato altrettanto seriamente anke negli USA ad opera del gruppo di SeaSteading come ho avuto modo di scrivere in questo precedente articolo apparso su questo blog.








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