Una galleria di foto di Micronazioni

8 02 2010

WavelandIl sito Weirdworm fa un curioso elenco delle 10 micronazioni più strane ovvero dei piccolissimi stati auto proclamati ma naturalmente non riconosciuti a differenza di stati minuscoli come il Principato di Monaco, la repubblica di San Marino o Singapore.

Micronazioni x protesta, come nel caso dello scoglio inglese di Waveland, governato da Greenpeace, o come l’Isola delle Rose, al largo di Rimini di cui abbiamo scritto diversi articoli su questo blog: una piattaforma ideata nel 1967 dall’ingegnere Giorgio Rosa con un ristorante, un ufficio postale e un negozio di souvenir. Nel 1968 Rosa proclamò l’indipendenza dall’Italia, ke gli costò l’abbattimento della piattaforma. Il governo italiano accusò Rosa di volersi arricchire con il turismo senza pagare le tasse. Diversa la storia del principato di Seborga (in provincia di Imperia), ke conia una moneta (il Luigino d’oro), ha una polizia con abiti pittoreschi e proprie targhe, ke possono xò essere usate soltanto a Seborga. Più ke la storia del principato, può in questi casi il folklore e la promozione turistica.

La micronazione più famosa è xò Sealand (al largo del mare del Nord inglese), in origine un forte marino x difendersi dagli attacchi tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Nel 1967, Paddy Roy Bates la occupò, facendone una stazione radio pirata e sfruttando la posizione in acque internazionali. La “leggenda” di Sealand continuò nel 1978 con il rapimento del figlio di Bates, Michael, ke ne è tuttora il governatore.

NN mancano le “micro dittature” come la Repubblica di Molossia, nel Nevada, praticamente la casa del suo presidente Kevin Baugh e due altre sue proprietà in California e Pennsylvania. Baugh gioca ad atteggiarsi da dittatore, facendosi fotografare in alta uniforme. Qualke micronazione più poetica? Certo: la “nazione dello spazio celeste”, fondata nel 1949 dall’americano James Mangan x impedire ke nessuno rivendicasse territori nello spazio al di fuori del pianeta Terra.





Dal Postal Gazette sull’Isola delle Rose

27 01 2010

Ho fatto un collage di 2 numeri della Postal Gazette (1) in formato PDF ke parlano dell’Isola delle Rose con finalità filatelike ma ricco di fotografie e informazioni interessanti anke se i cultori del mito dell’Isola delle Rose ke sn iscritti al ns gruppo su FaceBook già ne conoscono abbastanza. L’articolo è stato scritto da Fabio Vaccarezza (2) sul numero in uscita nel Novembre 2008 della suddetta rivista. Quello ke + mi è piaciuto vedere, tra le diverse foto inserite, è quella relativa a un plastico riproducente la piattaforma marina dell’Isola delle Rose di quelli ke si vedono in televisione nel programma Porta a Porta su RAI1 a cura di Bruno Vespa. CM dire ke anke l’affondamento della repubblica esperantista nel 1968 è stato un omicidio perpetrato dallo Stato Italiano di cui oggi ancora nn si conoscono le vere vicende ed i colpevoli.

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(1) La Gazette Postale è un periodico di Filatelia e Storia postale classica, ke viene inviato a livello internazionale ai collezionisti di francobolli e grandi commercianti di francobolli di tutto il mondo. La sua ampia diffusione, nn è l’unica caratteristica ke contraddistingue la pubblicazione da altre del suo genere. La varietà dei suoi editoriali, semplici ma esaurienti presentazioni, il moderno layout grafico ke agevola la riproduzione di immagini in formato grande, e l’ampia scelta di materia stampati in varie lingue, rendono la  Gazette Postale una pubblicazione unica nel panorama mondiale della filatelia.

(2) Qui un altro PDF scritto da Fabio Vaccarezza sempre sull’Isola delle Rose e pubblicato sul sito del Centro Italiano Filatelia Resistenza





L’Isola delle Rose approda a Roma!

21 09 2009

locandina romaContinua la rediviva saga dell’Insulo de la Rozoj ovvero Isola delle Rose ke ha ispirato il mio nuovo progetto di libera Repubblica dell’Isola di Eden. Oggi vi presento la commedia scritta da Claudia Ceroni, Mauro Monni e Giovanni Palanza con interpreti e anke registi Mauro Monni e Giovanni Palanza x la produzione di SINE QUA NON.
Lo spettacolo si presenta così, direttamente tratto dal loro manifesto:

Rappresentata per la prima volta a Firenze nel febbraio 2009, L’Isola delle Rose racconta la breve vita della Repubblica esperantista nata al largo di Rimini nel maggio del 1968. Una storia vera, che per otto mesi ha appassionato turisti, studiosi di diritto e semplici curiosi di tutto il mondo. Nell’anno simbolo della rivolta  giovanile, L’Isola  delle Rose è la commovente parabola di un uomo, l’ingegner Giorgio Rosa, che ha creduto di sottrarsi al sistema coltivando il sogno di uno Stato tutto suo. Una piattaforma d’acciaio  e cemento in mezzo all’Adriatico, che per nove mesi ha tenuto in scacco lo Stato italiano. L’ossessione di un uomo che diventa archetipo di libertà, emblema dell’utopia, l’isola che non c’è alla quale ciascuno di noi sogna un giorno di poter approdare.”

Orbene Dal 15 al 18 ottobre 2009 lo spettacolo teatrale L’Isola delle Rose approda a Roma al Teatro SAN GENESIO, in Via Podgora 1 e invito tutti alla sua visione. Io nn potrò andare causa distanza ma a coloro ke potranno assistervi rivolgo l’invito di commentarlo qui sul blog così da comunicare le proprie impressioni a tutti noi e renderci partecipi alla suggestione dello spettacolo.

Questa è una breve presentazione dei principali artefici del tutto:

Mauro Monni: scrittore e attore teatrale,  vive e lavora a Firenze. Autore, regista ed attore del monologo “Feltrinelli, una storia contro”, finalista “Oltreparola 2007” e vincitore del secondo premio al concorso “Stella d’Argento 2006”. Ha partecipato a produzioni sul teatro-racconto interpretando tra gli altri testi di Calvino, Wilder, Pavese, Shakespeare, Wilde, Tolkien. Dal 2002 è arbitro professionista nei Match di Improvvisazione Teatrale.

Giovanni Palanza: presidente dal 1998 della Lega Improvvisazione Firenze, nato a Napoli nel 1961, si forma nelle scuole di teatro O. Costa, M. Lombardi, G. Pedullà , L.della Rocca. Nel 1991 entra a far parte della Lega Italiana Improvvisazione teatrale e dal 1993 insegna avviamento al Match di Improvvisazione e Teatro nelle città di Firenze, Reggio Emilia, Modena. Partecipa ai programmi televisivi “Mi manda Lubrano” e la doppia serie dei “Match su RAI2”. E’ nel cast del film “La grande prugna” di Claudio Malaponti e partecipa alle Fiction “Distretto di Polizia”, ” Cuore contro Cuore” e ” 7 vite”. Con la Nazionale Italiana di Improvvisazione Teatrale vince il Campionato del Mondo a Lille in Francia. – Vincitore di diversi festival di Cabaret – con il trio “I Redattori” .

Claudia Ceroni: Bolognese di nascita, vive a Milano dove lavora per Radio 2 Rai. E’ attualmente autrice con Federico Taddia del programma L’Altrolato, in onda il sabato e la domenica alle 9:30. Ha collaborato alla realizzazione di “Sumo, il peso della cultura” con Giovanna Zucconi e di “Condor” con Luca Sofri. Ha lavorato per Radio24 e per il Sole24Ore.

Maggiori informazioni le potete trovare visitando i siti web http://www.isoladellerose.it/ e http://www.teatrosangenesio.it/ oppure anke in email all’indirizzo info (chiocciolina) isoladellerose.it

Qui 2 minuti tratti dallo spettacolo:





L’Isola delle Rose al TG3 dell’Emilia-Romagna

8 09 2009

Il video documentario sull’Isola delle Rose, in esperanto l’Insulo de la Rozoj,”Insulo de la Rozoj – la libertà fa pauradi Stefano Bisulli e Roberto Naccari, continua a far parlare di sè.
Dopo la recente pubblica visione Mercoledì scorso 2 Settembre allo Zoe Cafè Fuoriposto di Santarcangelo di Romagna, oggi è pubblicizzato su RAI3 regione Emilia Romagna al TG3 delle 14 cm è già possibile vedere anke online sul sito Rai.
In pratica è possibile vedere alcuni secondi qua e là tratti dal video e il relativo annuncio della pubblca visione stasera a Bologna nel cortile del Teatro di Vicolo Bolognetti.
NN c’è ke dire, i ragazzi della Cinematica, produttori del video documentario, si danno da fare 😉

P.S.: Adesso online direttamente dai ragazzi di Cinematica l’estratto dell’annuncio TV reso pubblico su YouTube, questo il link.





Corriere.it: Riemerge l’isola dell’Utopia

28 08 2009

Ci sn motivi misteriosi x cui una notizia appare e scompare dalla rete 🙂
Oggi la va col Corriere versione online ke pubblica un qualcosa di già conosciuto ma evidentemente sempre verde.
Probabilmente sn i tempi ke corrono a giustificare questi articoli ke parlano di utopie e desideri di nuovo ke albergano in ogni italiano, infatti le frasi salienti riportate sn:

«Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non volevo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so».

E se nn bastasse, anke questa:

«Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me».

Questo è il link all’articolo originale, a seguire il contenuto dello stesso, di Marco Imarisio di oggi 28 agosto 2009 dove scrive anke:

… alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden.
Ciò nn so se rendo … siamo citati sul Corriere online, è la prima volta ke un giornale mainstream lo fà 😉
Cm dire … SIAMO STATI NOMINATI !!!

BOLOGNA — «Lusingato», dice. Ci so­no voluti quarant’anni, ma alla fine il mondo si è ricordato di lui. Giorgio Ro­sa sorride. Il salone della sua casa affac­ciata sui giardini Margherita è inondato di luce. I modi e le parole di questo anzia­no signore dal bell’incarnato sono quelli di un gran borghese, che ancora oggi, a 84 anni, riceve gli ospiti in giacca. Ma in fondo agli occhi, nello sguardo che ac­compagna una frase maliziosa, «gran fa­tica, però ci siamo divertiti», si intrave­de qualcosa. Una scintilla, residuo di quella energia che lo portò a realizzare una delle più bizzarre esperienze del Ses­santotto. «Insulo de la Rozoj», la Repub­blica dell’Isola delle Rose. Erano due anni che i sub del Dive Pla­net di Rimini ne cercavano i re­sti. Li hanno trovati all’ini­zio di luglio. E con i re­sti della piattaforma che a poche miglia dalle spiagge ro­magnole si fece nazione indipen­dente, è come se fossero riemerse anche le sugge­stioni di quell’av­ventura. Curiosa, questa riscoperta del­­l’Isola delle Rose.

I re­perti subacquei che diven­tano meta di pellegrinaggio co­stante, un bel documentario di succes­so, «Insulo de la Rozoj, la libertà fa pau­ra », uno spettacolo teatrale nel 2008, un altro in allestimento, un paio di blog te­matici, un gruppo su Facebook («A war that Italy forgot-long live Insulo de la Ro­zoj»), una installazione al museo di Van­couver che la mette a confronto con l’Utopia di Tommaso Moro, alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden. Co­me se all’improvviso la voglia di fuga e di libertà avessero trovato un piccolo sfogo nell’evocazione di un episodio or­mai dimenticato. «Davvero strano. Per 40 anni non mi ha cercato nessuno. All’improvviso, a partire dal 2008, tutto uno squillar di te­lefono. Forse perché sul piano delle li­bertà individuali, non è cambiato poi molto. Ad essere sinceri, il mio progetto iniziale era questo: costruire qualcosa che fosse libero da lacci e lacciuoli e non costasse molto. Sulla terra ferma la buro­crazia era soffocante. Così mi venne un’idea, durante la villeggiatura a Rimi­ni ». Una struttura di tubi in acciaio salda­ti a terra e appoggiati sul fondale, sulla quale poggiava un piano in laterizio, 400 metri quadrati di superficie a disposizio­ne. Undici chilometri al largo della costa italiana, la piattaforma confinava con ac­que internazionali ad eccezione del lato sud-ovest. «Volevamo aprire un bar e una trattoria. Mangiare, bere e guardare le navi da Trieste che passano vicine, a volte anche troppo. Il ricordo più bello è la prima notte sull’isola in costruzione. Venne un temporale che sembrava por­tasse via tutto. Ma al mattino tornò il so­le, ogni cosa pareva bella e realizzabile. Poi cominciarono i problemi».

La capitaneria di porto ordinò la fine dei lavori sostenendo che quel tratto di mare fosse in concessione all’Eni. Il gran­de traffico verso la piattaforma inquieta­va le autorità. «Ci avrebbero fermato. Al­lora si studiò la possibilità di rendersi in­dipendenti. L’unico modo per non aver più a che fare con l’Italia». L’ingegnere fa una pausa, alza le mani che tiene sem­pre conserte in grembo. «E poi, diciamo­lo, ogni essere umano libero sogna di fondare uno Stato indipendente». Il pri­mo maggio 1968, con atto unilaterale, nasce la Repubblica dell’Isola delle Rose. «Insulo de la Rozoj», perché la lingua uf­ficiale è l’Esperanto, a rimarcare la diffe­renza con l’Italia. Il nuovo Stato fa in tempo a stampare i suoi francobolli, che oggi valgono una fortuna. Vuole battere moneta, ma non ne avrà modo. L’Italia reagisce con inusi­tata velocità. In Parlamento, l’Msi lamen­ta la violazione del suolo patrio, il mini­stro dell’Interno Paolo Emilio Taviani parla di «grave pericolo», il Servizio se­greto militare si dice convinto che l’Isola sia in realtà una base camuffata per l’at­tracco dei sommergibili sovietici, il par­lamentare comunista Renato Zangheri, futuro sindaco di Bologna, sostiene inve­ce che sia una una manovra destabiliz­zante del leader albanese Enver Hoxha. Mentre Rimini si riempie di giornalisti da tutto il mondo, il 24 giugno dieci pilo­tine con a bordo poliziotti e carabinieri circondano l’isola e ne prendono posses­so. L’appello di Rosa al presidente Sara­gat per la restituzione non trova rispo­sta. «Non avevamo risorse, eravamo so­li. Quando il Consiglio di Stato diede pa­rere favorevole alla demolizione, non fe­ci ricorso. Meglio lasciar perdere. Non sono più tornato a Rimini». Il 13 febbra­io 1969 gli artificieri della Marina milita­re minano i piloni con 1.080 chili di di­namite. Le esplosioni piegano la piatta­forma. Dieci giorni dopo, una tempesta fa inabissare l’Isola delle Rose.

La guerra è finita. «L’unica che l’Italia sia stata ca­pace di vincere» dice caustico l’ingegne­re. Ha lavorato fino al 2003, progettista con studio a Bologna. Dalla distruzione dell’Isola, ha smesso di esercitare i suoi diritti di cittadino. «Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non vole­vo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so ». Nell’anno che do­veva cambiare il mondo con la fantasia al potere, in Italia l’uomo che più si è avvicinato alla realiz­zazione dell’utopia e che oggi viene ri­scoperto come simbolo di una indoma­bile volontà anarchica, è stato un prag­matico ingegnere bolognese, discenden­te di una famiglia di militari giunta in Italia nel 1400, figlio di un ufficiale del Regio esercito, ex soldato di Salò, poi di­sertore e in quanto tale condannato dal tribunale della Rsi. «Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me». Al momento dei saluti, torna quella scintilla negli occhi, l’espressione si fa divertita. «Giovanotto, quando esce di qui dia un’occhiata alle mappe su Inter­net. Troverà una sorpresa». Su Google map digitiamo il nome del suo Stato. Ap­pare una bandierina rossa in mezzo al blu del mare, proprio di fronte a Bella­ria- Igea Marina. L’Isola delle Rose vive ancora.

Cm detto tutte le news riportate in questo articolo sn già state pubblicate su questo blog in tempi recenti.
Inoltre l’Isola di Eden o meglio la libera Repubblica dell’Isola di Eden vuole essere la dimostrazione ke simili utopie possono essere perseguite e si possono realizzare con i tempi e i mezzi tecnici ed economici adeguati.
In questo blog potete trovare le linee guida di cm sia possibile e di cm intendo procedere, nn sarà una cosa semplice ne tantomeno veloce ma la possibilità c’è a patto di soddisfare alcune condizioni kiave qui descritte e sempre + approfondite e coltivate al fine di raggiungere lo scopo ideale della nuova Res Publica.
Quindi buona lettura e cm sempre se siete interessati e vi sentite Edeniani dentro nn esitate a contattarmi, l’unione fa la forza e … ke la forza sia cn voi





Progetto Eden come il progetto Apollo

21 07 2009

40th_AnniversaryIeri 20 Luglio è stato il 40° anniversario dell’allunaggio nel Mare della Tranquillità sulla Luna del modulo lunare Eagle del progetto Apollo e oggi è quello del primo uomo ke fisicamente mette piede e lascia la prima orma umana sul suolo lunare, l’astronauta americano Neil Armstrong, pronunciando la frase ke passerà alla storia “That’s one small step for a man, one giant leap for mankind” (questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità). Era il 1969 ed erano gli anni passati alla storia come quelli della guerra fredda tra USA e URSS, le 2 superpotenze nucleari ke si fronteggiavano dalla fine della II° guerra mondiale x il predominio sul pianeta Terra ed erano anke gli anni delle proteste giovanili contro la guerra in Vietnam (come il festival di Woodstock) e delle fallite rivoluzioni dei paesi dell’est Europa x la liberazione dal giogo del blocco socialista/comunista dell’URSS. In Italia si fronteggiavano i 2 opposti fronti comunisti ed ex fascisti con spargimenti di sangue da ambole parti. Era un periodo politicamente caldo ma pieno di speranze x il futuro.
Proprio mentre questi eventi si susseguivano, in quegli stessi anni nasceva e veniva affondata dalla marina italiana nel Gennaio del 1969 l’Insulo de la Rozoj ovvero l’Isola delle Rose. Isola i cui resti vengono riscoperti in fondo al mare proprio in questi giorni di questa estate del 2009 e dove alla Corte degli Agostiniani è stato proiettato x la prima volta il documentario “Insulo de la Rozoj la libertà fa paura” con uno strepitoso successo di pubblico.

Tutto questo mi ha fatto venire in mente tante analogie con il mio progetto dell’Isola di Eden o meglio della libera Repubblica dell’Isola di Eden. Un progetto ke avevo nella testa da tempo ma ke ho reso pubblico con questo blog e relativo sito Web lo scorso anno 2008, nel quale anno ricorreva, all’insaputa di tanti, il 40° anniversario della dikiarazione di indipendenza dell’Insulo de la Rozoj effettuata il 1 Maggio 1968. Quest’anno poi è il 40° anniversario dalla sua distruzione e trasformazione in mito e della sua riscoperta storica come evento e come resti sul fondale marino in concomitanza con lo storico sbarco sul suolo lunare del 20 Luglio 1969, ank’esso a coronamento di una lunga avventura e di investimenti in risorse umane ed economike. 40 anni dopo coincidenza vuole ke parta il progetto dell’Isola di Eden, progetto ke durerà anni e ke sarà su varie fasi o step, come la missione Apollo ke portò gli uomini sulla Luna, e ke alla fine realizzerà un Monolite ovvero un’isola artificiale e dikiarerà la sua indipendenza come libera Repubblica dell’Isola di Eden come fece l’Insulo de la Rozoj.
Questa sarà la mia missione come fu il progetto Apollo x la conquista della Luna:
Il primo step è quello di aggregare + persone possibili e trovare i fondi x il finanziamento del progetto operando su internet ke è x antonomasia un mondo virtuale dove tutto può esistere e dove la libera Repubblica di Eden può crescere e svilupparsi nelle sue vesti virtuali come micronazione aterritoriale quintomondista.
Il secondo step sarà la creazione di un Consolato in Italia o cmq in terra ke sarà la base x lo sviluppo del progetto dell’Isola di Eden come fu il Jet Propulsion Laboratory (JPL) e il John F. Kennedy Space Center (oggi Cape Canaveral) della NASA le basi x lo sviluppo delle missioni Apollo.
Il terzo step sarà la realizzazione di una piattaforma marina come quelle del progetto gemello americano di SeaSteading.
Il quarto step sarà la realizzazione del Monolite e sua abitazione, popolazione nativa e messa in piena funzionalità ricalcando il progetto della nuova Ziggurat di Dubai.
Il quinto step e ultimo sarà promulgare ed ottenere la dikiarazione di indipendenza e diventare il primo microstato della storia del pianeta Terra realizzato su un isola artificiale.





Alcuni kiarimenti circa l’Isola delle Rose

15 07 2009

Dopo la scorpacciata di news inerenti il revival storico dell’Insulo de la Rozoj ovvero dell’Isola delle Rose, vorrei ribadire alcune cose nuove e alcune vecchie ke si sn perse nella quantità di post ormai presenti sul blog.
Da colloqui avuti con un autore del documentario e dalla genesi e sviluppo dell’Isola delle Rose ad opera dell’Ing. Giorgio Rosa si evince ke inizialmente il progetto fosse solo ed esclusivamente un’operazione tecnico/commerciale.
L’Ing. Rosa voleva realizzare una sua idea e guadagnare sul brevetto su cui l’idea si sviluppava e nessuna intenzione aveva di realizzare una micronazione ne tantomeno un microstato (qui puoi leggere la differenza). Le vicende sono lievitate poi col trascorrere del tempo e col sovravvenire degli eventi e dell’interesse ke l’isola artificiale aveva creato dopo la sua costruzione. Realizzazione ke ricordo fu cmq solo parziale. In sostanza l’Ing. Rosa voleva realizzare una specie di albergo o cmq un’attrattiva turistica di fronte alle coste romagnole e l’isola artificiale doveva crescere nei suoi progetti sia in altezza ke anke in orizzontale, allargandosi ed espandendosi nelle acque intorno. In pratica mirava a un doppio business, la vendita della tecnologia tramite il brevetto dell’isola e il guadagno con il turismo legato alla frequentazione dell’isola stessa. Del resto l’Ing. Rosa nn aveva mai fatto voce in tutti gli anni ’60 con kikkessia dell’intenzione di creare un nuovo stato, nemmeno con i suoi collaboratori x tutta la durata dei lavori. Lavori ke da cm si legge su wikipedia sn andati avanti x molti anni:

I sopralluoghi avvennero utilizzando un natante, costruito in acciaio e propulso con un motore di una Fiat 500, e proseguirono per tutta l’estate del 1960, con frequenza bisettimanale, avendo come base un capanno sul molo di Rimini.
Nell’estate del 1962 però, per problemi tecnici e finanziari, l’impresa si bloccò; inoltre nell’ottobre dello stesso anno fu intimato dalle autorità italiane di rimuovere qualsiasi ostacolo alla navigazione.
Il 30 maggio 1964 furono contattate le Capitanerie di Porto di Rimini, Ravenna e Pesaro, rispettivamente per opzionare gli spazi in banchina, per i rifornimenti di gasolio e per la costruzione della struttura dell’isola presso i cantieri navali e per la pubblicazione dell’avviso ai naviganti per la segnalazione della presenza di strutture.
Per tutto il 1965 ed il 1966 proseguirono i lavori di armamento della struttura, ma molto lentamente, poiché per le avverse condizioni meteomarine si poteva operare per non più di circa tre giorni a settimana.

Quindi il tutto si svolse x oltre un lustro, tempo + ke sufficiente x far trapelare una possibile notizia bomba cm quella di creare uno nuovo stato. Inoltre:

“Il 23 novembre 1966 la capitaneria di porto di Rimini intimò di cessare i lavori privi di autorizzazione, poiché la zona era in concessione all’Eni. Il successivo 23 gennaio anche la polizia s’interessò della vicenda, richiedendo conferma che si trattava di lavori sperimentali. Il 20 maggio 1967 alla profondità di 280 metri dal piano di calpestio dell’isola fu trovata, per perforazione, una falda di acqua dolce. Il 20 agosto 1967 l’isola venne aperta al pubblico.

Ovvero i lavori insospettirono le autorità già dal 1966, quasi 2 anni prima della dikiarazione di indipendenza del 1968 ke fu cmq successiva alla apertura al pubblico dell’Isola delle Rose come pura attrazione turistica. In pratica, dalla apertura al pubblico dell’isola artificiale il 20 Agosto 1967 alla dikiarazione di indipendenza del 1º maggio 1968, sn trascorsi oltre 8 mesi. Evidente quindi ke la proclamazione di indipendenza sia stato solo un escamotage x cercare una scappatoia alle grinfie dell’italica burocrazia e autorità. Tentativo ke dette all’Isola delle Rose tanto prestigio e notorietà ma ke nn la salvò dall’affondamento.

Ordunque, le evidenze dei tempi sn la dimostrazione ke le parole riportatemi come dette dall’Ing. Rosa sulle reali intenzioni del progetto dell’isola artificiale, sn oltremodo coerenti e veritiere. Ma nn solo. Maliziosamente parlando si può anke aggiungere ke la realizzazione fuori dalle acque territoriali sia stata scelta nn x fini geo/politici ma x mire + semplicemente di risparmio, x nn dire elusione, fiscale. Ovvero creare un business turistico con ampie possibilità di espansione a costi ragionevoli poco al di fuori dello stato italiano x poter arrikkirsi e nn pagare le tasse all’Italia essendo appunto al di fuori della giurisdizione italiana ovvero in acque internazionali, almeno quel quanto ke bastava. Malizia del resto riportata anke dall’autore del testo su wikipedia:

Le azioni di Rosa furono viste dal governo italiano come uno stratagemma per raccogliere i proventi turistici senza il pagamento delle relative tasse, dato che l’Isola delle Rose era facilmente raggiungibile dalla costa italiana.

Ma, come vado a supportare a seguire, se le mire fossero state proprio quelle di creare un vero stato indipendente, quella distanza dalla costa italiana nn era assolutamente sufficiente !!!
Come infatti spiego in questo mio precedente articolo scritto sul blog nel Febbraio del 2008 x poter erigere un isola artificiale da poter poi dikiarare indipendente è necessario rispettare delle banali regole di distanza tra le parti in gioco. Nel suddetto articolo del blog il tutto è aggiornato alle regole e leggi odierne ma rifacendosi agli anni ’60 è ovvio ke quelle poke centinaia di metri dal limite delle acque territoriali italiane di allora (ovvero 6 miglia, oggi sn raddoppiate a 12 miglia), nn erano sufficienti. Nel momento in cui si dikiara l’indipendenza dell’Insulo de la Rozoj ovvero dell’Isola delle Rose si crea una occupazione della superficie acquea dello stato italiano, un’invasione vera e propria della Repubblica Italiana.
Questo xkè lo stato indipendente così creato avrebbe spostato la linea di confine marino delle acque territoriali italiane indietro di circa 3 miglia in quanto le regole internazionali assegnano 6 miglia a ogni stato salvo zone dove materialmente questa distanza nn può essere messa in atto x vari motivi generalmente geografici. Quindi, essendo lo spazio tra l’isola artificiale e la costa italiana inferiore alle 7 miglia, secondo le regole internazionali l’Italia si vedeva arretrare i suoi confini, ad esclusivo vantaggio della neonata repubblica dell’Insulo de la Rozoj, di circa 3 miglia. Un precedente ke poteva aprire scenari di nn poco conto e sviluppi alquanto pericolosi, un precedente ke poteva portare tanti altri a seguire le orme dell’Ing. Rosa, cosa ke in effetti l’Ing. Rosa si augurava x poter vendere i diritti del suo brevetto di costruzione marittima. Quindi ovvio ke una simile ipotesi andava stroncata sul nascere e pertanto essere motivo legittimo x l’allora governo italiano dell’azione militare allo scopo di eliminare quell’anomalia e ripristinare il suo pieno diritto alla linea di confine di 6 miglia marine.
Un ultima speculazione: la proclamazione di una nuova repubblica era cmq un idea foriera di ulteriori introiti commerciali (ad esempio i francobolli, ke i testimoni dell’epoca affermano nel documentario, siano stati una fonte di discreto guadagno) ed anke la possibilità di scavalcare la giurisdizione italiana appellandosi come fu fatto all’ONU. Un’idea da perseguire x salvare il salvabile e ottenere un’ulteriore visibilità internazionale come in effetti avvenne. Volendo malignare al massimo livello, del resto a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, si potrebbe pensare ke l’idea nn fu nemmeno tanto originale bensì presa a prestito dal Principato di Sealand ke guarda caso nasceva nel settembre del 1967 ad opera di Paddy Roy Bates al largo delle coste inglesi sempre in acque internazionali, ovvero circa un mese dopo l’apertura al pubblico dell’Isola delle Rose e qualke mese prima della sua dikiarazione di indipendenza. Coincidenza … mah 🙂








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