STEP ONE – primo passo (2° puntata)

1 10 2010

CM anticipato 1 settimana fà, eccoci alla 2° puntata.

In qst giorni ho avuto diversi contatti e ho ricevuto alcune email circa qst progetto, annunciato nella puntata precedente, e devo dire ke l’obiettivo economico x iniziare qst avventura sembra raggiunto e certo.

Invito altresì tutti gli altri interessati e ke ancora nn si sn espressi ad indicare una proposta di disponibilità economica. Allo stato attuale si parte da un minimo di 10 euro ad un massimo di 500 euro, una bella differenza direi.

Mi sn altresì reso conto ke il progetto stesso nn è ancora ben kiaro ai +, specie nella parte + tecnica, qella della realizzazione del ns DNS allo scopo di creare dei nuovi ccTLD a partire dal ns dominio .EI, ovvero http://www.isoladieden.ei, e di qello di altre organizzazioni o micronazioni associate al progetto o cmq economicamente interessanti. Nonostante le spiegazioni fornite e i riferimenti, ovvero i links proposti, x un approfondimento dell’argomento. Probabilmente c’è stata un pò troppa pigrizia o forse un’attesa delle puntate successive x andare a fondo della qestione.

Motivo x cui passo a mostrare gli indirizzi degli ISP (Internet Service Provider) ke offrono la disponibilità di PC connessi a Internet in affitto così da cominciare a vedere e rendersi conto di cosa e di qanto si parla.

Ecco una breve lista, ovviamente ne esistono centinaia di ISP disponibili:

www.aruba.it
www.iltuoserver.com
www.kimsufi.it
www.ovh.it
www.seflow.it
store.televideocom.com

SN in ordine alfabetico e nn di importanza, e sn tra qelli + economici presenti in Italia o cmq in Europa cn le pagine in lingua italiana x una maggiore comprensione.

L’ideale sarebbe affittarlo in Islanda ke dal 16 Giugno 2010 ad opera della parlamentare Birgitta Jonsdottir è l’unico paese al mondo ad offrire un area Internet totalmente libera da vincoli, da controlli e censure cm potete leggere in qst articolo o in altri presenti numerosi in rete.
Se qalcuno conosce un indirizzo web di un ISP islandese economico me lo comuniki prontamente.

La scelta al momento è semplicemente guidata dal fattore prezzo in qanto variabile momentaneamente preponderante al fine di concretizzare il progetto. Essendo qst offerte estremamente economike nn sn in grado di offrire prestazioni esaltanti ma al momento nn ci interessano. In qst fase ci concentreremo sullo sviluppo delle varie applicazioni necessarie x la gestione del Governo della libera Repubblica dell’Isola di Eden e solo successivamente si dovrà valutare un ISP cn un servizio complessivo migliore e di prestazioni adeguate e ovviamente di costo superiore all’attuale.

Inoltre, x esigenze prettamente tecnike, i PC in rete ovvero i Servers Dedicati dovranno essere necessariamente 2 in qanto i servizi DNS obbligano ad avere un server primario ed uno secondario di backup o di sicurezza nel malaugurato caso ke il primo vada offline ovvero si guasti o nn funzioni correttamente. Partiremo con una fase di sviluppo iniziale con 1 solo Server Dedicato ma già cn la consapevolezza ke dovrà poi essere duplicato e qindi cn la necessità di un costo di mantenimento nel tempo doppio.
Qst tecnicamente è anke un vantaggio xkè consente poi di continuare a sperimentare nuove soluzioni senza pregiudicare la continuità del servizio nel malaugurato caso ke nn fosse un guasto a interrompere momentaneamente il servizio bensì un errore di programmazione o altra eventuale attività maldestra o imprevedibile sul server.

Vi invito pertanto a segnalarne altri, se ne conoscete, ed ad esprimere un parere su qelli proposti onde addivenire ad una scelta il + possibile valida e democratica. Sul forum c’è un’area adatta a qst discussione.

Il lavoro tecnico e software verrà portato avanti principalmente da me e da coloro ke avranno le capacità e le conoscenze adeguate e ke si offriranno di autarmi. Tale attività sarà svolta completamente in forma gratuita nello spirito e nei principi del Free e Open Source Software, a cui la libera Repubblica dell’Isola di Eden intende ispirarsi, operare, appoggiare e diffondere sempre +, e potrà essere svolta anke da coloro ke nn possono partecipare economicamente ma avranno la volontà e la dedizione nel farlo.

Nello specifico, la creazione del ns sistema DNS farà uso del programma software Bind (Berkeley Internet Name Daemon) ma se ci sn proposte alternative fatele.  Utilizzeremo cm sistema operatico (OS) una distribuzione GNU/Linux, possibilmente una Debian o una sua derivata in qanto di mia migliore conoscenza. I servizi web, blog e forum saranno ank’essi realizzati usando applicazioni free e open utilizzando i programmi software + diffusi e blasonati mentre saranno da realizzare o da ricercare se esistenti dei programi software x la realizzazione della BCIE e dell’anagrafe dei cittadini della libera Repubblica dell’Isola di Eden. Ki avesse delle idee in merito si faccia avanti e le proponga.

Ricordo ke kiunqe parteciperà a vario titolo al progetto STEP ONE avrà la cittadinanza Edeniana ed anke un ritorno materiale ovvero potrà usufruire di parte dello spazio e della potenza del Server Dedicato compatibilmente con lo sforzo da lui profuso e dal giudizio dell’assemblea di tutti i partecipanti rispetto alle rikieste fatte. Ad esempio ki vorrà potrà crearsi delle pagine Web, un blog o qantaltro ad uso personale o finalizzato agli obiettivi della libera Repubblica dell’Isola di Eden.

Proseguendo di qst passo dovremmo essere online qanto prima, sxo entro Natale 2010.
Sarebbe una gran bella cosa e un motivo in + x festeggiare 🙂

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STEP ONE – primo passo (1° puntata)

24 09 2010

Tra meno di 5 mesi, a febbraio 2011, sarà il 3° anniversario della nascita di qst blog e della discesa in rete del progetto della libera Repubblica dell’Isola di Eden.
Qindi sarebbe ora di vedere integrato il sito Web, il blog ed il Forum in un unico sistema informatico dove iniziare anke a creare ed aggregare i primi cittadini Edeniani.

Qindi x tale data mi piacerebbe realizzare finalmente lo STEP ONE o Primo Passo cm descritto in “Progetto Eden come il progetto Apollo“, post pubblicato poco + di un anno fà su qst blog.

Si tratta di concretizzare un gruppo di Edeniani fondatori della prima Repubblica aterritoriale, ovvero senza territorio fisico sul pianeta Terra, e virtuale, ovvero la cui presenza è inizialmente solo sulla grande rete Internet, i qali creeranno così una comunità online ovvero saranno i pioneri del popolo Edeniano. Lo scopo principale è realizzare le infrastrutture del Governo della libera Repubblica dell’Isola di Eden e renderle fruibili a tutti gli Edeniani dando così inizio all’avventura Edeniana nei fatti oltre ke nelle parole.

Il primo passo consiste in pratica nell’acquisto di un servizio al nome di Server Dedicato ovvero di un PC presso una server farm di un qalke noto ISP o Internet Service Provider italiano o estero indifferentemente in qanto inizialmente ciò nn costituirebbe alcun problema strategico. All’avvio 1 Server Dedicato sarà sufficiente ma in seguito ne saranno necessari obbligatoriamente 2 x motivi ke andrò a spiegare + avanti.

In realtà + ke di un acqisto si tratta di un noleggio in via continuativa di un PC con tanto di sistema operativo e applicativi base il cui costo è rappresentato da un canone annuale. Una volta formalizzato il contratto, da rinnovare anno dopo anno, avremo un PC connesso in rete internet tutto x noi su cui costruire la parte virtuale della libera Repubblica dell’Isola di Eden ovvero realizzare principalmente l’anagrafe Edeniana e la Banca Centrale dell’Isola di Eden ovvero la ns BCIE integrate all’interno dello spazio Web del sito www.isoladieden.com e .it attuali e del nuovo dominio http://www.isoladieden.ei ovvero creando il ns country code top-level domain o ccTLD nel suffisso .ei (dato ke il suffisso .ie già esiste ed indica l’Irlanda) ke rappresenta l’abbreviazione di Eden Island ovvero l’equivalente in lingua inglese internazionale del ns Isola di Eden. Tale ccTLD sarà ovviamente nn ufficiale e qindi nn riconosciuto dall’ente internazionale ke gestisce tale sistema ovvero l’ICANN ma è possibile realizzarlo tramite un servizio DNS (Domain Name Server) implementato sul ns Server Dedicato e qindi rendendolo di pubblico accesso e disponibile a tutti i navigatori della grande rete internet nello stesso modo in cui operano ad esempio servizi cm OpenDNS.com o Google Public DNS o FoolDNS.com.
Tra l’altro vi consiglio vivamente di conoscerli e di usarli al posto di qelli di base forniti in automatico dal vs provider di collegamento ad internet x evitare tanti fastidiosi e noiosi problemi di navigazione cm siti infetti da virus etc etc.

Scommetto ke qi  le cose iniziano a diventare complicate x i + o x qanti usano internet senza xò averne la minima idea di cm funziona tecnicamente la grande rete qindi procederò x gradi onde rendere il + possibile esplicito il tutto.

Riepilogando, è ns intenzione realizzare una nazione virtuale online e x farlo occorre avere il controllo di un PC collegato permanentemente alla rete internet e in seguito minimo 2. Sarà qindi necessario implementare una serie di programmi software atti a gestire i diversi servizi tecnici e amministrativi necessari allo scopo di rendere accessibile il sistema a tutti e rendere visibile e attivo il Governo della libera Repubblica di Eden online.

I primi servizi da trasferire sul Server Dedicato e rendere operativi sn:
– il sito Web http://www.isoladieden.com e .it
– il blog attuale e qello di ogni singolo cittadino Edeniano
– il Forum privato dei cittadini Edeniani cm forma iniziale di autogoverno della comunità Edeniana
– il Forum pubblico aperto a tutti i navigatori della grande rete e centro di discussione e aggregazione
e subito a seguire i primi servizi da creare sul Server Dedicato e rendere operativi sn:
– il DNS (Domain Name Server) relativo al nuovo nome di dominio IsoladiEden.EI
– l’anagrafe della libera Repubblica dell’Isola di Eden
– la Banca Centrale dell’Isola di Eden (BCIE) e i c/c online di ogni cittadino Edeniano in EdenEuro

L’offerta verrà allargata anke agli altri mondi micronazionalisti in modo da creare il + ampio supporto possibile e poter così creare un sistema DNS allargato onde trarre maggiore possibilità di successo e affermazioni x tutte le componenti facenti parte e poter creare anke un piccolo business al fine di realizzare delle entrate economike atte a finanziare in parte il progetto stesso e poterlo così espandere e farlo conoscere sempre +.

Al fine di raggiungere qst primo obiettivo Edeniano si instaura un qota partecipativa minima annuale, da rinnovare, nn obbligatoriamente ma lo si sxa, ogni anno, x finanziare il progetto e il suo mantenimento e sviluppo nel tempo.
Tale qota permetterà di mantenere lo status di cittadino Edeniano e se nn rinnovata comporterà la perdita della cittadinanza Edeniana e la conseguente rimozione dall’Anagrafe dell’Isola Di Eden e la perdita di tutti i servizi resi disponibili al cittadino sul Server Dedicato, sia pubblici ke privati.

Inoltre, x motivare l’aggregazione al progetto e promuovere la continuità della cittadinanza, si considererà una politica di revenue sharing (condivisione o spartizione dei guadagni) x ogni cittadino Edeniano ke porterà un nuovo cittadino o una nuova attività, il tutto gestito tramite i c/c della futura Banca Centrale dell’Isola di Eden.
Il valore della revenue sharing sarà deciso di comune accordo alla prima riunione online del Governo Edeniano.

Preciso subito x la tranqillità di ognuno ke la Banca Centrale della libera Repubblica dell’Isola di Eden ovvero la ns BCIE aborra l’interesse e abbraccia lo spirito solidale e costruttivo della Finanza Islamica. Qst xkè Il Corano, il libro sacro dell’Islam, vieta l’usura, il “riba”, cioè gli interessi.
Gli arabi sn famosi nell’averci portato i numeri ke usiamo tutti i giorni e ke sn universali sul pianeta Terra ma anke x qst tipo di finanza etica e confacente i principi guida del popolo Edeniano. Tale pratica in Occidente viene nascosta o qantomeno nn praticata e divulgata in qanto la Finanza Occidentale è notoriamente costruita invece sulla pratica dell’interessa o usura a danno dei popoli e a favore dei Governi e della potente loggia finanziario/economica bancaria.

Nella seconda puntata a breve cerkerò di spiegarvi cm si intende realizzare  il sistema DNS e qali ISP presenti in rete offrono Server Dedicati in affitto in modo da conoscere l’importo dell’investimento ke è necessario effettuare complessivamente così da rendersi conto di qali sn le cifre in gioco e qindi pianificare una qota di investimento minimo a carico di ogni futuro cittadino Edeniano.

Vi invito intanto a discuterne, commentare e/o domandare kiarimenti e qant’altro, qi sul blog o nel forum o sul gruppo FaceBook.





Cina, il sole artificiale fa crescere l’insalata

15 09 2010

Ebbene sì, direttamente da una galleria fotografica online de La Repubblica.it, vegetali crescono sotto una luce artificiale, senza pesticidi e in un ambiente privo di insetti e altri perniciosi pericoli, controllate da un sistema computerizzato. Sono le piante coltivate in una ‘fabbrica’ ke si trova alla periferia di Pechino e ke fornirà 15 milioni di piantine di frutta, verdura e fiori ogni anno della massima qalità ed esteticamente qasi perfette.

I led particolari utilizzati x qst innovativo sistema ke sembra perfetto x l’uso sul ns Monolite provengono molto probabilmente da qst azienda sempre cinese specializzatasi in tale articolo: CHEVY LIGHT Co., Ltd

La luce artificiale (LED Grow) può essere utilizzato x la crescita delle piante in 3  modi diversi:
1.  fornire tutta la luce ke una pianta ha bisogno x crescere
2.  completare la luce del sole, soprattutto nei mesi invernali, qando le ore di luce sono brevi.
3.  aumentare la durata del “giorno”, al fine di attivare e potenziare crescita e fioritura.

Il principale vantaggio di usare le luci LED x crescere i vegetali è il più basso costo di esercizio rispetto ad altre illuminazioni.





Un saggio sull’Autodeterminazione

6 08 2010

Tratto da Cooperazione SVILUPPO.org un approfondito saggio sul tema dell’autodeterminazione dei popoli, argomento ke ci tocca da vicino nella ns strada x la realizzazione della libera Repubblica dell’Isola di Eden:

Autodeterminazione: da principio giuridico a diritto dei popoli?

Fino alla prima guerra mondiale, il principio di autodeterminazione ha avuto esclusivamente portata politica, dal momento che non gravava sugli Stati alcun obbligo relativamente al riconoscimento del diritto all’autodeterminazione.

Le prime enunciazioni vengono ascritte alla rivoluzione americana, con la Dichiarazione di indipendenza del 7 giugno 1776, e alla rivoluzione francese con la Dichiarazione del diritto delle genti, sottoposta all’Abate Grégoire alla Convenzione del 1795 e poi non adottata dell’Assemblea.

Il principio intende sancire la liberazione dei popoli da ogni oppressione esterna ed interna anche se poi, nella sua applicazione pratica, nel corso dell’800 si è manifestato solo nel principio di nazionalità, svolgendo un ruolo rilevante nella formazione degli Stati europei (Italia e Germania in particolare).

Nei trattati di pace conclusivi della prima guerra mondiale, anche se nel senso limitato di principio di nazionalità, il principio di autodeterminazione assume portata giuridica divenendo oggetto di norme internazionali pattizie.

Il principio non assunse alcun rilievo nell’ambito del Patto della Società delle Nazioni per timore che potesse costituire la base giuridica per la legittimazione di eventuali pretese secessionistiche.

Si realizzò nello smantellamento di alcuni Stati plurinazionali (l’Impero austro-ungarico e quello ottomano) mentre per i popoli coloniali si istituì il sistema dei mandati.

Con la seconda guerra mondiale, a seguito dei tragici eventi verificatisi prima, durante e dopo il conflitto, il principio è consacrato in una convenzione internazionale universale, la Carta delle Nazioni Unite. Esso è contenuto nell’articolo 1, paragrafo 2 e nell’articolo 55. Tra gli scopi dell’Organizzazione si enuncia quello di sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto del principio dell’eguaglianza dei diritti dei popoli e del loro diritto all’autodeterminazione. Inoltre, attraverso lo sviluppo della cooperazione internazionale in campo economico e sociale (art. 56), le Nazioni Unite si propongono di creare le condizioni di stabilità e di benessere che sono necessarie per ottenere relazioni pacifiche ed amichevoli tra le nazioni, basate sul rispetto del principio dell’eguaglianza dei diritti e all’autodecisione dei popoli.

Dall’esame degli articoli emerge innanzitutto che non si tratta di un obbligo da ottemperare nell’immediato ma di una blanda e generica previsione di un programma d’azione.

Emerge inoltre che l’autodeterminazione non è un fine in sé perseguito dall’ONU ma è funzionale al perseguimento del fine ultimo dell’organizzazione: la pace internazionale. Se l’applicazione di tale principio provoca tensioni e conflitti tra Stati, ad esso si deve rinunciare.

Infine, dalla Carta di evince che il termine autodeterminazione è inteso nel senso di autogoverno e non di indipendenza. L’indipendenza è riservata ai territori sottoposti ad amministrazioni fiduciarie, già sottoposti al dominio delle potenze sconfitte (art. 76, lett. b); ai territori non autonomi sottoposti al dominio delle potenze vincitrici viene concesso l’autogoverno (art. 73 lett. b).

L’autodeterminazione, dunque, era intesa in senso negativo: come obbligo gravante su tutti gli Stati di non interferire, con minacce o azioni coercitive o pressioni, sulle libere scelte operate nell’ambito di Stati stranieri.

In questo modo il principio coincideva con quello di non ingerenza negli affari interni di altri Stati.

Alla fine degli anni 50, l’autodeterminazione iniziò ad essere intesa in senso positivo, come obbligo gravante su un governo che occupa un territorio non suo di lasciare che il popolo possa determinare il proprio destino.

Più recentemente l’autodeterminazione si è affermata, secondo parte della dottrina, come diritto dei popoli. Nei Patti delle Nazioni Unite sui diritti umani del 1966 si afferma, all’articolo 1, che

tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione e che, in virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.

Per raggiungere i loro fini, inoltre, tutti i popoli possono disporre liberamente delle proprie ricchezze e delle proprie risorse naturali senza pregiudizio degli obblighi derivanti dalla cooperazione economica internazionale, fondata sul principio del mutuo interesse, e dal diritto internazionale. In nessun caso un popolo può essere privato dei propri mezzi di sussistenza.

Gli Stati parti del presente Patto, ivi compresi quelli che sono responsabili dell’amministrazione di territori non autonomi e di territori in amministrazione fiduciaria, debbono promuovere 1′ attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e rispettare tale diritto, in conformità alle disposizioni dello Statuto delle Nazioni Unite”.

Ciononostante, secondo la dottrina maggioritaria, l’obbligo di rispettare il principio di autodeterminazione incombe sugli Stati ed i popoli non sarebbero titolari di alcun diritto ma possono essere considerati solo i concreti beneficiari delle disposizioni internazionali esistenti in materia. Tuttavia, ciò non significa che in caso di violazione dell’obbligo in tema di autodeterminazione, essi restino privi di tutela.

In caso di violazione, ciascuno Stato della comunità internazionale, operante per conto della stessa comunità, è potenzialmente legittimato ad agire al fine di tutelare tali interessi. Di conseguenza, la dottrina maggioritaria ritiene che i popoli, pur non essendo titolari del diritto, non resterebbero privi di tutela perché l’interesse della volontà popolare sarebbe esigibile dalla stessa comunità internazionale.

Beneficiari

I beneficiari del principio di autodeterminazione sono i popoli nel loro complesso e non i Movimenti di liberazione nazionale (MLN). Al fine del godimento della protezione accordata dall’ordinamento internazionale, infatti, è irrilevante che il popolo che esercita il proprio diritto all’autodeterminazione sia o meno organizzato in un MLN. Una simile ricostruzione potrebbe lasciare intendere che solo i MLN dotati di una certa organizzazione di governo e in grado di esercitare un effettivo controllo sul territorio possono legittimamente rivendicare l’autodeterminazione del popolo che rappresentano.

Ciò che qualifica il popolo a livello internazionale non è il controllo effettivo di una parte del territorio ma il fine qualificato da essi perseguito, ovvero la liberazione dalla dominazione coloniale, razzista o dall’occupazione straniera.

Portata e contenuto del principio di autodeterminazione

La questione di quale sia il contenuto del principio di autodeterminazione in quanto principio giuridico è particolarmente incerta in quanto si tratta di desumerlo da fonti giuridiche diverse, da una prassi fortemente condizionata da influenze politiche e dai collegamenti con altri aspetti del diritto internazionale, quali quello della soggettività internazionale.

In linea con la dottrina maggioritaria (tra gli altri Conforti, Shaw, Higgins e Frank), bisogna riconoscere che il principio di autodeterminazione ha ancora oggi un campo di applicazione ristretto essendo inteso come autodeterminazione esterna.

In questo senso si applica ai popoli sottoposti a un governo straniero ossia:

  • popoli soggetti a dominazione coloniale
  • popoli soggetti ad un regime razzista (Rodesia del Sud anni 60, Sudafrica)
  • popoli di territori conquistati ed occupati con la forza (come i territori arabi occupati da Israele dopo il 1967 – Conforti).

Fino agli anni 60 l’applicazione del principio ha riguardato i popoli soggetti a dominazione coloniale. A partire dalla metà degli anni 60 il principio ha cominciato ad applicarsi anche alle altre due categorie.

Comporta il diritto dei popoli sottoposti a dominazione straniera di divenire indipendenti, di associarsi od integrarsi con altro Stato o comunque di scegliere liberamente il proprio regime politico.

È inoltre un principio irretroattivo: la dominazione straniera non deve risalire oltre l’epoca in cui il principio stesso si è affermato come principio giuridico (ovvero dopo la seconda guerra mondiale). Non si applica dunque ai territori che furono oggetto di occupazioni o annessioni in seguito alla prima guerra mondiale, come Estonia, Lettonia, Lituania che furono occupate ed annesse dall’URSS nel 1940. non si può parlare di autodeterminazione per cui la loro indipendenza costituisce un esempio di formazione di nuovi Stati per distacco.

Quanto alla dominazione coloniale occorre fare delle precisazioni. All’epoca della formazione della Carta ONU il principio era inteso in senso negativo come obbligo di non ingerenza negli affari di altri Stati. Nell’ambito delle Nazioni Unite, si è formata una regola che attribuisce all’Assemblea Generale la competenza a decidere con effetti vincolanti per tutti circa la sorte dei territori coloniali, conformandosi al principio di autodeterminazione altrimenti la decisione è illegittima. L’Assemblea può anche decidere anche senza consultare gli abitanti del territorio purché se ne rispetti la volontà (Parere 1975, Sahara occidentale).

Una parte minoritaria della dottrina, tra cui la dottoressa Lattanzi, vede il contenuto del principio riferito non solo all’autodeterminazione esterna ma anche all’autodeterminazione interna.

Questa valorizza la distinzione tra governo e governati, sancisce il dovere di ogni Stato di godere del consenso della maggioranza dei sudditi e di garantire al popolo non solo la possibilità di esprimersi liberamente circa la propria struttura politica ma anche di modificarla qualora esso non si riconoscesse più nel regime vigente, in modo da assicurare la corrispondenza tra volontà popolare e governativa.

La maggior parte della dottrina esclude che il Governo debba godere del consenso della maggioranza dei sudditi e debba essere da costoro liberamente scelto o debba avallare le aspirazioni secessionistiche di regioni più o meno autonome o etnicamente distinte dal resto del Paese.

Non bisogna confondere il principio di autodeterminazione con le norme sui diritti umani che impongono al governo di rispettare la dignità dei suoi cittadini o prevedono espressamente, ad esempio, il diritto dei singoli a partecipare a libere elezioni (art, 3 Convenzione europea dei diritti dell’uomo, art. 23 Patto internazionale sui diritti civili e politici).

Modalità di esercizio

Le modalità di esercizio del principio di autodeterminazione enucleate dalla prassi delle Nazioni Unite sono state influenzate dalla duplice preoccupazione di elaborare strumenti giuridici volti, da un lato, a favorire l’accesso all’indipendenza dei popoli coloniali e, dall’altro, a limitare l’applicazione del principio di autodeterminazione.

L’esercizio dell’autodeterminazione si fonda su quattro obblighi fondamentali:

  1. Obbligo di consultare il popolo colonizzato sottoposto a dominazione straniera.
  2. l’autodeterminazione deve realizzarsi nel quadro delle frontiere coloniali stabilite, conformemente al principio dell’uti possidetis juris
  3. è lecita la lotta condotta dal popolo oppresso mediante l’uso della forza, come ultima ratio. La Risoluzione dell’Assemblea Generale n. 3314 del 1974 relativa alla definizione dell’aggressione non esclude che i popoli sottoposti a regimi coloniali, razzisti o ad altre forme di dominio straniero possano lottare ai fini della loro autodeterminazione libertà e indipendenza.
  4. è lecita la lotta condotta dal popolo oppresso mediante l’uso della forza organizzato in un MLN. Questi ultimi non possono considerarsi titolari del diritto all’uso della forza, ma non possono essere ritenuti responsabili per violazioni del diritto internazionale se utilizzano la forza armata per reagire alla negazione, con la forza, del diritto all’autodeterminazione. In una simile eventualità il conflitto diventa internazionale, ad esso si applica il primo protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1949, che consente l’intervento di terzi, che tuttavia non possono usare la forza contro lo Stato che soffoca l’autodeterminazione ma possono solo fornire assistenza.

Il problema però riguarda le forme di questa assistenza: aiuto politico, economico, umanitario o militare. E In caso di assistenza militare, semplice fornitura di armi o invio di truppe a sostegno del popolo oppresso?

Come sancito dalla Dichiarazione sulle relazioni amichevoli del 1970 e della Dichiarazione sulla definizione di aggressione del 1974 e ribadito dalla Corte Internazionale di Giustizia nella pronuncia del 27 giugno 1986 relativa alle attività militari e paramilitari in e contro il Nicaragua, l’assistenza è legittima. La lotta per l’autodeterminazione non può infatti essere disciplinata alla stessa stregua delle guerre civili. Il divieto di assistenza ai movimenti insurrezionali non trova applicazione nel caso di conflitti connessi con la dominazione coloniale, razzista o straniera.

Le divergenze riguardano la natura dell’aiuto che gli Stati sono legittimati a dare, in particolare l’intervento armato (sia diretto che indiretto).

Inizialmente, gli Stati afroasiatici, socialisti e dell’America Latina sostenevano la liceità di aiuti non solo di carattere umanitario, politico e finanziario ma anche militare. Tale opinione è stata sempre contestata dagli Stati occidentali. Per questo motivo le uniche risoluzioni adottate per consensus sono state quelle che hanno affermato genericamente che l’aiuto deve essere conforme ai fini perseguiti dalle Nazioni Unite senza specificarne la natura o il tipo.

Con il tempo, la maggior parte degli Stati ha accettano la legittimità dell’intervento armato indiretto. A partire dagli anni Settanta, il Consiglio di Sicurezza ha infatti appoggiato nelle risoluzioni il sostegno militare indiretto.

L’intervento armato indiretto non costituisce oggetto di nessuna norma consuetudinaria. La clausola di salvaguardia inserita nell’articolo 7 della Dichiarazione sulla definizione di aggressione del 1974 sancisce che gli articoli che proibiscono l’aggressione non pregiudicano il diritto all’autodeterminazione dei popoli che ne sono privati con la forza. Gli Stati che sostengono militarmente un popolo oppresso, quindi, non commettono aggressione e dunque un illecito internazionale. In passato il Consiglio di Sicurezza ha condannato i governi oppressori ma non si è mai pronunciato contro il sostegno prestato dai Front-line States ai MLN, riconoscendo implicitamente che l’aiuto diretto ai popoli in lotto non costituisce un illecito uso della forza armata.

Fonti: Arangio Ruiz G. Autodeterminazione (diritto dei popoli alla) in Enciclopedia Giuridica, Roma, 1988

Carbone – Luzzato – Santa Maria, Istituzioni di diritto Internazionale, Torino – Giappichelli, 2006

Conforti, Diritto internazionale, Napoli – Editoriale Scientifica, 1996.

Treves, Diritto internazionale, Giuffrè Editore, 2005





OLTRE LE IDEOLOGIE, L’UOMO EDENIANO

22 06 2010

Riprendo da un articolo di un blog ke amo leggere, alcune parti salienti ke esprimono il mio pensiero ma ke io nn sò esprimere altrettanto bene. Ringrazio x qst un grande capitano 🙂

“… In nome del profitto supremo, del capitalismo puro si rifiuta la soluzione agli squilibri mondiali, che viene dell’ equità e dalla redistribuzione dei redditi, soluzione che ideologie sinistre ed interessate rendono più difficile di quello che in realtà è. Stiamo perdendo tempo ad ascoltare l’eco di ideologie accademiche che hanno riempito di sacerdoti i templi delle università mondiali, stiamo perdendo tempo ad ascoltare coloro che dimenticano che l’economia è una branca dell’etica e che Adam Smith, amava più la “Teoria dei sentimenti morali ” che l’egoismo del panettiere e del macellaio.

Oggi il capitalismo irresponsabile, principale responsabile insieme alla politica e alla finanza, assecondato dall’ ignoranza ed ingenuità del popolo, abbagliato a sua volta dalla sensazione di ricchezza perenne ed infinita, deve ancora rispondere del demenziale contagio all’economia, all’umanità del dogma del profitto innanzitutto, del dogma del breve termine, della sua etica perversa e fallita.

E’ pura illusione credere che si uscirà da questa trappola, senza avere riformato la politica, la finanza, l’economia ed aver accresciuto la responsabilità degli individui. E’ da irresponsabili credere di uscire da questo medioevo proponendo sempre e solo dibattiti tra scuole di pensiero economico, sempre e solo ricette ormai obsolete che rifiutano il cambiamento o la responsabilità, urlando la genialità del capitalismo che qualche esaltato ancora oggi continua a proporre senza riforme.

Eppure Giovanni Paolo II, secondo considerato uno dei massimi artefici del crollo del comunismo e del muro di Berlino, nella “CentesimusAnnus” non risparmiò una sana critica costruttiva al capitalismo, attraverso la sua visione di una incrollabile fede nella persona umana come tale.

Comunismo e liberismo hanno sempre esaltato il primato dell’economia sulle altre sfere della vita umana. Le loro ideologie tendono da sempre a materializzare, quantificare e despiritualizzare l’esistenza di un uomo. La spiritualità, i sentimenti, le emozioni negate dal comunismo sono oggi seppelliti dal consumismo e dal materialismo contemporaneo.…”

“… Nella sostanza comunismo e capitalismo hanno annullato o silenziato l’essenza umana, la sua spiritualità, la sua essenzialità.…”

“… E’ da puri illusi credere che si uscirà da questa crisi grazie alle economie emergenti, pura illusione credere alle politiche economiche e monetarie che hanno fallito e che sono ancora oggi supportate e proposte da un sistema di individui che non hanno il coraggio di ammettere il fallimento di un capitalismo nel quale si socializza quotidianamente le perdite e si assumono rischi che sono figli di un azzardo morale, supportato in ogni momento, dimenticando sempre e comunque l’uomo.…”

“… Come diceva Yunus… “Ho come la sensazione che l’economia basi le sue leggi su presupposti che ignorano gli esseri umani. Tratta gli uomini come macchine e nega gli elementi essenziali della natura umana. Considera gli imprenditori come uomini dalle capacità eccezionali e così ignora le potenzialità della gran massa dell’umanità. L’economia ama definirsi come una scienza sociale ma non lo è ! Parla di lavoro e manodopera, non parla di uomini , donne e bambini quindi non può ignorare l’ambiente che pretende di analizzare !

L’uomo deve essere sempre al centro, con la sua forza e le sue debolezze ke madre natura e l’evoluzione ci hanno dato.
Ciò nn toglie ke un sistema sociale adeguato ed un sitema di natura economica nn possano convivere. E’ solo una qestione di misura e saggio eqilibrio, cm d’altronde tutto in qst universo. Motivo x cui dopo qst lettura consiglio vivamente di leggere la proposta Edeniana di un sistema economico a misura d’uomo e rispettosa della natura di cui l’uomo è parte e nn unico artefice: il Capitalismo Circoscritto





Si kiama “Capitalismo Circoscritto”

15 04 2010

Tempo fà avevo espresso la mia idea sul Capitalismo e i suoi perniciosi effetti all’interno di un sistema kiuso e finito ovvero sul pianeta Terra.
Qui potete rinfrescarvi la memoria rileggendo l’articolo.
Orbene, oggi leggo sulla rivista Valori versione online un interessante articoletto pubblicato ieri:

Regole finanziarie, la ricetta “radicale” del Fmi

Il Fondo monetario internazionale ha indicato ieri la sua ricetta per eliminare i rischi “sistemici” nel sistema finanziario globale. Rivolgendosi ai Paesi interessati a dar vita ad una riforma condivisa, ha consigliato di eliminare “alla radice” la possibilità che un’impresa possa, a causa della sua taglia troppo grande, o per via delle sue attività, mettere in pericolo l’intero sistema. «Non basta incaricare i supervisori di monitorare le connessioni nella rete finanziaria mondiale, o individuare gli istituti che sono potenzialmente a “rischio” – spiega l’organismo internazionale in un capitolo del suo rapporto semestrale -. Occorre impedire a monte che tali pericoli possano essere corsi».

In questo senso, il Fmi lancia una proposta, che consiste nel «limitare direttamente la quantità massima di determinate attività» effettuate dagli istituti più grandi a livello globale: quelle il cui eventuale fallimento è considerato capace di minacciare la stabilità dell’intero sistema. Il rischio “sistemico”, appunto, il cui potenziale distruttivo è stato toccato con mano in tutto il mondo dopo il crack del colosso bancario americano Lehman Brothers nel settembre del 2008. Per questo potrebbe essere adottato uno specifico metodo di calcolo, che possa ponderare le regole di capitalizzazione in funzione della quantità di rischi assunti direttamente e di quelli fatti correre a terzi. In particolare, il sistema verrebbe applicato agli istituti di credito, che dovrebbero soddisfare requisiti variabili in funzioni delle condizioni complessive della finanza globale.

Alcuni dei maggiori istituti di credito americani, inoltre, potrebbero essere costretti a pagare fees più alti, proprio in ragione dei pericoli che derivano dai loro comportamenti, spiega ancora la Fdic. Quest’ultima inoltre, potrebbe avere un potere di controllo “speciale” nei confronti delle banche con oltre 50 miliardi di dollari in asset.

Noto scritto nelle righe evidenziate nel suddetto testo e con vivo piacere  ke è stato recepito in parte il mio pensiero ovvero ci si rende conto ke è necessario mettere un limite massimo alla dimensione ovvero al Capitalismo o rikkezza degli enti bancari e/o finanziari xkè qesto è il senso della frase «limitare direttamente la quantità massima di determinate attività».
Inoltre tutto il primo paragrafo esprime perfettamente il concetto e precisa ke sn inutili gli organi di gestione e controllo, meglio risolvere alla radice il probleme e porre decisamente un limite.
Musica x le mie orekkie, essendo la novità espressa nientepopodimeno ke dal Fondo Monetario Internazionale, uno dei massimi organi economici planetari, dunqe la cosa nn può ke farmi vivo piacere.

Mi viene da dire “era ora” ke finalmente qalcuno se ne accorgesse !!!

E’ solo una parte del pensiero totale circa il Capitalismo Circoscritto ma è cmq un primo significativo passo, meglio di niente 😉





“L’indipendenza non è un’utopia ma percorso politico a lungo termine”

7 04 2010

Intervista a Ornella Demuru, ex sindacalista Cgil, nuovo segretario dell’iRS (indipendèntzia Repùbrica de Sardigna) a cura di Raffaela Ulgheri x il mensile di informazione socioeconomica della Sardegna SardiNews.

L’indipendenza per noi è un percorso a lungo termine. Questo significa che nei tratti intermedi è necessario conquistare fette di sovranità in determinati campi. Faccio un esempio: possiamo essere indipendenti dal punto di vista dell’energia, con un serio investimento nel fotovoltaico. Oppure in ambito fiscale dove potremmo creare una politica di defiscalizzazione per le Pmi». Ornella Demuru, nella foto, 38 anni, nuova segretaria dell’iRS (indipendèntzia Repùbrica de Sardigna). Eletta il 17 gennaio, data simbolica che nella cultura sarda coincide con l’inizio della primavera. Il partito ha voluto utilizzarla come “data simbolo della primavera indipendentista”. Attivista iRS dal 2008, ha un passato da sindacalista, responsabile Cgil in Tiscali per tre anni, ha collaborato alla campagna elettorale di Renato Soru del 2004 e lo ha seguito in Regione nella comunicazione sul web. È laureata in Antichità e Istituzioni medievali a Cagliari.

L’indipendenza è un’utopia?

“No. Se noi avessimo una politica economica e fiscale, all’indomani di queste riforme politiche potremmo realizzare un’indipendenza totale. Sono le leggi internazionali che ci garantiscono la possibilità di renderci indipendenti. Stiamo guardando con particolare attenzione l’esempio della Scozia, paese in cui, solo 30 anni fa, il partito indipendentista aveva una forza politica del 2 per cento. Oggi gli indipendentisti sono al governo. Tutto questo è accaduto senza alcun ricorso alla violenza”.

Quali leve intendete agire per i vostri obiettivi?
“La politica di iRS si basa su tre principi. Il primo è quello della non violenza. Le storie dei popoli raccontano una libertà conquistata spesso con guerre sanguinose. Gandhi, invece, parlava di un concetto che in italiano potremmo tradurre come “forza dell’amore e della volontà”. Su questo primo cardine imperniamo il nostro credo politico. Il secondo è quello del non-nazionalismo; concetto di difficile comprensione perché sono poche le nazioni che si vogliono affermare senza nazionalismi. Non crediamo di essere un popolo unito da un’origine etnica, non abbiamo ripiegamenti sul passato perché la nazione sarda è in divenire e non vogliamo fare richiami al sangue”.

Un concetto complesso.

“È un concetto collettivo e moderno rivolto a chiunque voglia far parte della nostra terra”.

E il terzo principio?
“Il non-sardismo, che per noi è una tradizione politica più o meno esplicita che considera la Sardegna come una nazione “abortiva”. Questa espressione appartiene a Camillo Bellieni, uno dei padri del sardismo. La parola “abortito” significa “morto, non nato”, mentre la parola abortivo racchiude in sé un significato ancora più stringente, significa “ciò che genera in continuazione la propria morte”. È un concetto auto-razzista che si è sviluppato su una politica basata sul rivendicare risorse e trasferimenti dallo stato italiano. Un’abitudine all’assistenzialismo che è l’esatto contrario dell’evoluzione di una autonoma capacità di gestione. Non è possibile costruire una repubblica indipendente accettando questa prassi”.

L’esperienza Soru?
“Sicuramente una delle legislature più importanti degli ultimi 30 anni. Ha avuto il coraggio di dare una svolta a determinate empasse come gli enti locali, le comunità montane. L’ho apprezzato dal punto di vista legislativo. Una critica? La mancanza di uno spirito collegiale nelle scelte”.

E l’attuale governo?
“Assente. Abbiamo assistito a tutta una serie di finanziamenti privi di un disegno politico. Dopo le critiche all’autoritarismo di Soru ci si attendeva una linea riconoscibile. Nel governo Cappellacci non ci sembra di ritrovare una linea o un progetto. Da una parte abbiamo un centro destra che non trova una propria identità, dall’altra un centro sinistra che non ha niente da proporre”.

Quali le cause della frammentazione tra sardisti, autonomisti e indipendentisti?
“Noi siamo sciolti dalle idee del sardismo proprio in base ai nostri tre principi. Ma ogni posizione assunta all’interno di questi schieramenti fa sì che si concretizzi sempre più il concetto dell’indipendentismo. Tutti i partiti operano in Sardegna all’interno di una visione italiana, ma sono di destra, di sinistra, di centro. Se volessimo congiungere le aspirazioni di sardisti, autonomisti e indipendentisti e come se chiedessimo a Pd e Pdl di diventare in Sardegna un unico partito. Con questo intendo dire che ogni movimento politico porta avanti le proprie istanze. Noi, per esempio, alle prossime provinciali correremo da soli”.

Come vede lo spostamento a destra del Partito sardo d’azione?
“Sinceramente nel progetto politico del Psd’Az non c’è mai stata una definizione statutaria che li renda appartenenti alla destra o alla sinistra”.

Avete quantificato temporalmente il percorso verso l’indipendenza?
“Rifacendoci all’esempio scozzese, parliamo di 30 anni. Ma la storia ha i suoi percorsi, e non possiamo escludere che riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo anche prima”.

Com’è suddivisa la nazione sarda?
“Ci sono otto regioni che corrispondono all’attuale ordinamento amministrativo. In più una regione che noi abbiamo chiamato “Disterru”, ovvero quella composta dai “disterrati” quelli che vivono fuori dalla Sardegna, nel mondo”.

Avete paura che, staccandovi dall’Italia, ci possano essere ripercussioni sotto il punto di vista dell’import-export?
“Una nazione autarchica è impossibile, ma dobbiamo considerare il problema da un’altra prospettiva. Il cordone ombelicale che ci lega all’Italia preclude tutta una serie di scambi con gli altri Paesi che si affacciano sul mediterraneo, facilitati dalla nostra posizione geografica. L’aumento degli scambi con l’estero porterebbe un naturale aumento della produzione in una terra votata naturalmente all’agricoltura e che, invece, occupa il 70 per cento delle sue maestranze nel terziario. L’Italia ci ha condannati a un tessuto produttivo limitato e troppo legato all’import
”.

fonte: www.irs.sr, Sardinews.it, Wikipedia

L’IRS ( Indipendentzia Repubrica de Sardigna ) è presente anke su FaceBook

Un ringraziamento alla mail-list “micronazionalismo” su Yahoo Group a cura di Angelo x la segnalazione.








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