Corriere.it: Riemerge l’isola dell’Utopia

28 08 2009

Ci sn motivi misteriosi x cui una notizia appare e scompare dalla rete 🙂
Oggi la va col Corriere versione online ke pubblica un qualcosa di già conosciuto ma evidentemente sempre verde.
Probabilmente sn i tempi ke corrono a giustificare questi articoli ke parlano di utopie e desideri di nuovo ke albergano in ogni italiano, infatti le frasi salienti riportate sn:

«Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non volevo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so».

E se nn bastasse, anke questa:

«Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me».

Questo è il link all’articolo originale, a seguire il contenuto dello stesso, di Marco Imarisio di oggi 28 agosto 2009 dove scrive anke:

… alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden.
Ciò nn so se rendo … siamo citati sul Corriere online, è la prima volta ke un giornale mainstream lo fà 😉
Cm dire … SIAMO STATI NOMINATI !!!

BOLOGNA — «Lusingato», dice. Ci so­no voluti quarant’anni, ma alla fine il mondo si è ricordato di lui. Giorgio Ro­sa sorride. Il salone della sua casa affac­ciata sui giardini Margherita è inondato di luce. I modi e le parole di questo anzia­no signore dal bell’incarnato sono quelli di un gran borghese, che ancora oggi, a 84 anni, riceve gli ospiti in giacca. Ma in fondo agli occhi, nello sguardo che ac­compagna una frase maliziosa, «gran fa­tica, però ci siamo divertiti», si intrave­de qualcosa. Una scintilla, residuo di quella energia che lo portò a realizzare una delle più bizzarre esperienze del Ses­santotto. «Insulo de la Rozoj», la Repub­blica dell’Isola delle Rose. Erano due anni che i sub del Dive Pla­net di Rimini ne cercavano i re­sti. Li hanno trovati all’ini­zio di luglio. E con i re­sti della piattaforma che a poche miglia dalle spiagge ro­magnole si fece nazione indipen­dente, è come se fossero riemerse anche le sugge­stioni di quell’av­ventura. Curiosa, questa riscoperta del­­l’Isola delle Rose.

I re­perti subacquei che diven­tano meta di pellegrinaggio co­stante, un bel documentario di succes­so, «Insulo de la Rozoj, la libertà fa pau­ra », uno spettacolo teatrale nel 2008, un altro in allestimento, un paio di blog te­matici, un gruppo su Facebook («A war that Italy forgot-long live Insulo de la Ro­zoj»), una installazione al museo di Van­couver che la mette a confronto con l’Utopia di Tommaso Moro, alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden. Co­me se all’improvviso la voglia di fuga e di libertà avessero trovato un piccolo sfogo nell’evocazione di un episodio or­mai dimenticato. «Davvero strano. Per 40 anni non mi ha cercato nessuno. All’improvviso, a partire dal 2008, tutto uno squillar di te­lefono. Forse perché sul piano delle li­bertà individuali, non è cambiato poi molto. Ad essere sinceri, il mio progetto iniziale era questo: costruire qualcosa che fosse libero da lacci e lacciuoli e non costasse molto. Sulla terra ferma la buro­crazia era soffocante. Così mi venne un’idea, durante la villeggiatura a Rimi­ni ». Una struttura di tubi in acciaio salda­ti a terra e appoggiati sul fondale, sulla quale poggiava un piano in laterizio, 400 metri quadrati di superficie a disposizio­ne. Undici chilometri al largo della costa italiana, la piattaforma confinava con ac­que internazionali ad eccezione del lato sud-ovest. «Volevamo aprire un bar e una trattoria. Mangiare, bere e guardare le navi da Trieste che passano vicine, a volte anche troppo. Il ricordo più bello è la prima notte sull’isola in costruzione. Venne un temporale che sembrava por­tasse via tutto. Ma al mattino tornò il so­le, ogni cosa pareva bella e realizzabile. Poi cominciarono i problemi».

La capitaneria di porto ordinò la fine dei lavori sostenendo che quel tratto di mare fosse in concessione all’Eni. Il gran­de traffico verso la piattaforma inquieta­va le autorità. «Ci avrebbero fermato. Al­lora si studiò la possibilità di rendersi in­dipendenti. L’unico modo per non aver più a che fare con l’Italia». L’ingegnere fa una pausa, alza le mani che tiene sem­pre conserte in grembo. «E poi, diciamo­lo, ogni essere umano libero sogna di fondare uno Stato indipendente». Il pri­mo maggio 1968, con atto unilaterale, nasce la Repubblica dell’Isola delle Rose. «Insulo de la Rozoj», perché la lingua uf­ficiale è l’Esperanto, a rimarcare la diffe­renza con l’Italia. Il nuovo Stato fa in tempo a stampare i suoi francobolli, che oggi valgono una fortuna. Vuole battere moneta, ma non ne avrà modo. L’Italia reagisce con inusi­tata velocità. In Parlamento, l’Msi lamen­ta la violazione del suolo patrio, il mini­stro dell’Interno Paolo Emilio Taviani parla di «grave pericolo», il Servizio se­greto militare si dice convinto che l’Isola sia in realtà una base camuffata per l’at­tracco dei sommergibili sovietici, il par­lamentare comunista Renato Zangheri, futuro sindaco di Bologna, sostiene inve­ce che sia una una manovra destabiliz­zante del leader albanese Enver Hoxha. Mentre Rimini si riempie di giornalisti da tutto il mondo, il 24 giugno dieci pilo­tine con a bordo poliziotti e carabinieri circondano l’isola e ne prendono posses­so. L’appello di Rosa al presidente Sara­gat per la restituzione non trova rispo­sta. «Non avevamo risorse, eravamo so­li. Quando il Consiglio di Stato diede pa­rere favorevole alla demolizione, non fe­ci ricorso. Meglio lasciar perdere. Non sono più tornato a Rimini». Il 13 febbra­io 1969 gli artificieri della Marina milita­re minano i piloni con 1.080 chili di di­namite. Le esplosioni piegano la piatta­forma. Dieci giorni dopo, una tempesta fa inabissare l’Isola delle Rose.

La guerra è finita. «L’unica che l’Italia sia stata ca­pace di vincere» dice caustico l’ingegne­re. Ha lavorato fino al 2003, progettista con studio a Bologna. Dalla distruzione dell’Isola, ha smesso di esercitare i suoi diritti di cittadino. «Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non vole­vo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so ». Nell’anno che do­veva cambiare il mondo con la fantasia al potere, in Italia l’uomo che più si è avvicinato alla realiz­zazione dell’utopia e che oggi viene ri­scoperto come simbolo di una indoma­bile volontà anarchica, è stato un prag­matico ingegnere bolognese, discenden­te di una famiglia di militari giunta in Italia nel 1400, figlio di un ufficiale del Regio esercito, ex soldato di Salò, poi di­sertore e in quanto tale condannato dal tribunale della Rsi. «Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me». Al momento dei saluti, torna quella scintilla negli occhi, l’espressione si fa divertita. «Giovanotto, quando esce di qui dia un’occhiata alle mappe su Inter­net. Troverà una sorpresa». Su Google map digitiamo il nome del suo Stato. Ap­pare una bandierina rossa in mezzo al blu del mare, proprio di fronte a Bella­ria- Igea Marina. L’Isola delle Rose vive ancora.

Cm detto tutte le news riportate in questo articolo sn già state pubblicate su questo blog in tempi recenti.
Inoltre l’Isola di Eden o meglio la libera Repubblica dell’Isola di Eden vuole essere la dimostrazione ke simili utopie possono essere perseguite e si possono realizzare con i tempi e i mezzi tecnici ed economici adeguati.
In questo blog potete trovare le linee guida di cm sia possibile e di cm intendo procedere, nn sarà una cosa semplice ne tantomeno veloce ma la possibilità c’è a patto di soddisfare alcune condizioni kiave qui descritte e sempre + approfondite e coltivate al fine di raggiungere lo scopo ideale della nuova Res Publica.
Quindi buona lettura e cm sempre se siete interessati e vi sentite Edeniani dentro nn esitate a contattarmi, l’unione fa la forza e … ke la forza sia cn voi

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Il blog di Ettore Mele

21 08 2009

EttoreMele_tav05Stavo dando una okkiata al contest del sito americano di SeaSteading, ovvero gara di proposte di design, x la + bella e originale soluzione architettonica x una piattaforma artificiale marina, x il progetto analogo al mio, dei ragazzi di SeaSteading e ho fatto una  scoperta interessante ovvero l’unico italiano, Ettore Mele, ke ha partecipato al contest.
Una breve ricerca su Google e scopro ke ha un blog ed è un esperto nell’uso di Blender 3D, un famoso programma Open Source di grafica e animazione 3D.
Questo è il suo post sul blog circa il progetto presentato al contest ke lo ha classifica tra i primi nell’elitè dei classificati con merito e qui la sua galleria dei suoi disegni e progetti vari su Flickr.com dove presenta il design della sua isola artificiale autosostenibile.
Volevo condividere e far conoscere a tutti voi questo studente di architettura presso il Politecnico di Milano e sperare magari in una sua partecipazione nn solo al progetto SeaSteading ma anke alla libera Repubblica dell’Isola di Eden.





La repubblica di Malu Entu

8 08 2009

Qualke giorno fà guardavo il TG2 Costume e Società e ho visto ke parlavano di Micronazioni e di stati inventati.
La RAI ha un archivio pubblico di quasi tutte le sue trasmissioni su internet e sn andato subito a cercarlo x poterlo rivedere e analizzare ben bene. La sorpresa è ke da diversi giorni nn aggiornano + l’archivio della trasmissione TG2 Costume e Società. Ma nn mi sn dato x perso e ho cercato se il servizio era già andato in onda da qualke altra parte del palinsesto, cosa ke in tutte la grandi reti succede di prassi. La mia ricerca è stata premiata e ho trovato un analogo servizio (nn posso giurare ke sia proprio identico ma poco ci manca) trasmesso il 3 Giugno 2009 dove al 15′ circa mostra un servizio sullo stato immaginario di Valacchia e a seguire altre gustose kikke a partire dal 17′. Questo è il link x vederlo e rendervene conto:
http://www.tg2.rai.it/rubriche.asp?id_p=2461&page=2&id_r_cerca=2&t_cerca=&d_cerca=
Tra le gustose kikke ce ne è una particolarmente interessante di un nuovo tentativo di creazione di una micronazione su un isolotto al largo della Sardegna fresco fresco di quest’anno: la repubblica di Malu Entu.
Dico subito ke l’esperimento è fallito cosiccome quello dell’Insulo de la Rozoj alias Isola delle Rose e x ovvi motivi ke potete leggere in questo servizio pubblicato sul quotidiano online La Repubblica del 1 Febbraio 2009: Oristano, cade la “repubblica di Malu Entu” Il giudice sequestra Mal di Ventre.
Interessatomi alla questione ho trovato questi 2 blog ke sembrano appartenenti ai diretti interessati dove trovare molte altre notizie interessanti sul dove, come e xkè della nuova repubblica:
solleviamoci.wordpress.com
repubblicamaluentu.blogspot.com
il primo parla della fine dell’iniziativa ed è del 2009 mentre il secondo sembra direttamente collegato al fondatore dell’impresa e presidente della repubblica di Malu Entu tale Doddore Meloni con diversi video delo stesso pubblicati su YouTube. Qui il risultato della ricerca su YouTube. Esiste anke una pagina su MySpace decisamente poco leggibile ma con ulteriori contenuti e x i + curiosi cercando su Google ancora altri risultati.
Cm nn finirò mai di ripetere, è del tutto inutile impossessarsi di un’isola anke acquistandola x farne una micronazione e/o microstato, nessun paese sovrano lo permetterà mai. Sarebbe un pericoloso precedente e nn ne avrebbe alcun vantaggio quindi lo impedirà sempre con la forza della legge o delle armi. L’unico modo x poter realizzare legalmente una nuova micronazione e futuro microstato è solo quella di crearlo ex novo in acque internazionali.
Poi si dice ke la TV estiva nn da niente di interessante … malelingue 🙂








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