Ecco un esempio di Consolato Edeniano

22 06 2012


Direttamente dal sito online della rivista Tekneco un articolo ke descrive la realtà di un possibile Consolato x la libera Repubblica dell’Isola di Eden. CM scritto nella pagina relativa al ns Consolato, le tecnologie ecosostenibili ci sn tutte e l’autosufficienza energetica è raggiunta. Riporto l’intero articolo:

A Predappio il primo B&B autosufficiente

Energie rinnovabili e domotica per un’esperienza green unica, utilizzando l’innovazione e la flessibilità offerte da My Home di BTicino

Il progetto Residenza La Piana nasce dalla ristrutturazione di una casa rurale a Predappio i cui lavori sono iniziati nel 2010 e hanno previsto un ampliamento dell’abitazione che ha consentito la realizzazione di 4 unità indipendenti che vanno dai 50 ai 150 mq.

Molta attenzione è stata posta nella scelta dei materiali, nelle finiture, negli arredi e nelle soluzioni innovative di domotica e impiantistica.

La progettazione e l’installazione è stata curata dall’azienda Antaridi che vanta un’esperienza di oltre 40 anni nel settore.

Residenza La Piana: una struttura di prestigio e autosufficiente dal punto di vista energetico.

La residenza, autosufficiente dal punto di vista energetico, è dotata di un impianto fotovoltaico, che soddisfa tutte le esigenze di elettricità dell’abitazione (illuminazione, impianti ed elettrodomestici), e di un impianto geotermico – ideale in un contesto di prestigio dato che tutti gli elementi sono sotterranei – che fornisce acqua calda sanitaria, riscaldamento e raffrescamento. Si è escluso così l’allacciamento del gas, optando in cucina per un piano cottura a induzione.

Il concept design degli arredi è stato ideato da Tumidei Arredamenti, realtà che coniuga nuove idee, artisti emergenti e marchi di qualità per creare ambienti unici tagliati su misura per chi ci abita.

Per la Residenza La Piana è stato scelto uno stile dal sapore “shabby chic country” attraverso una sapiente ricerca di materiali rivisitati che si intrecciano con creatività con i materiali moderni dei prodotti realizzati dall’azienda Tumidei SpA. Alla base di tutto si ritrova la cura del dettaglio, dagli accessori originali ai pezzi personalizzati.

Filo conduttore è una nuova dimensione abitativa dove estetica, funzionalità e attenzione all’ambiente convivono contribuendo al benessere dei fruitori di questa esperienza green unica.

Innovazione e flessibilità caratterizzano la domotica My Home di BTicino, azienda leader nel mondo in questo campo che emerge per tecnologia e design, scelta per la Residenza La Piana. My Home è, infatti, un sistema modulare integrato che offre comfort, sicurezza, risparmio, rispetto ambientale, comunicazione e controllo diventando un valido alleato in tutte le attività della vita quotidiana.

Residenza La Piana: domotica al servizio dell’utente per una esperienza ecosostenibile.

La Residenza La Piana rappresenta il primo spazio espositivo realizzato in collaborazione con BTicino dove l’ospite può vivere una vera e propria esperienza abitativa sperimentando i notevoli vantaggi della domotica My Home.

Tecnologia ed ecosostenibilità diventano una risorsa nella Residenza La Piana.

All’interno degli appartamenti il Multimedia Touch Screen BTicino, posizionato nel salotto, permette di controllare la termoregolazione – modulando la temperatura in zone distinte gestite separatamente – l’automazione degli scuri, la videocitofonia, il sistema di antifurto, la ventilazione automatica contro l’umidità, la diffusione sonora, l’illuminazione – creando anche scenari prestabiliti – e il monitoraggio dei consumi.

Tutto ciò è possibile perfino fuori casa accedendo da remoto al pannello di controllo con il proprio personal computer, smartphone o tablet.

Residenza La Piana: ecosostenibilità e tecnologia per un progetto innovativo.

In ogni stanza è disponibile il collegamento per telefoni IP e computer, facilitando la connessione ad internet, consentita anche tramite le TV internet-enabled, installate in apposite nicchie per un’integrazione perfetta nell’arredo.

L’abitazione è provvista, inoltre, di un sistema di aspirapolvere centralizzato per ogni appartamento e di un garage e una cabina impianti comuni.

L’esterno, dove è stato realizzato un pozzo privato che fornisce l’acqua per l’irrigazione del giardino e per tutte le utenze domestiche, è illuminato con luci a led, che offrono suggestione e risparmio energetico.

Residenza La Piana: vacanze ideali per chi ama l’ambiente ed è in cerca di relax, tradizioni enograstronomiche e contesti esclusivi.

La vacanza presso la Residenza La Piana si rivela ideale per chi è in cerca di relax e natura alla scoperta di tradizioni ed enogastronomia del territorio romagnolo e soprattutto per chi desidera vivere un’esperienza unica in Italia in un contesto esclusivo, ma accessibile, oltre ad essere un’occasione per toccare con mano questo nuovo concetto abitativo al fine di appropriarsene e riproporlo nella propria abitazione.

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Cercasi Principe per Filettino

22 08 2011

Stemma Principato di FilettinoLa voglia di indipendenza, ovvero di far da sè xkè si ottengono risultati migliori e nn si paga ingiusto pegno a ki comanda senza esserne capace, si sta diffondendo sempre +.
La notizia è riportata  da vai giornali cm ad esempio La Repubblica e diversi altri ke potete leggere direttamente dal blog Filettino on WordPress insieme ad altri articoli inerenti la qstione.
Eccone riportato uno tra i tanti, ben dettagliato e completo, scritto dalla penna di Paolo Conti x il Corriere della Sera:

FILETTINO (Frosinone) – «Stiamo pensando di interpellare il giovane principe, il figlio dell’ erede…». Emanuele Filiberto di Savoia? «Lui. Una provocazione, lo so, ma almeno così verrebbero tutti a capire perché ci opponiamo alla soppressione del nostro Comune. E che non costiamo allo Stato, ma anzi chiudiamo il bilancio in attivo, a fine 2011 conto di avere in cassa 400 mila euro risparmiati. Magari, chissà, il ragazzo potrebbe essere interessato al titolo di Principe di Filettino. Ci affideremo all’ avvocato Carlo Taormina per capire come avviare l’ iter per chiedere l’ autonomia e arrivare al Principato…».

Il sindaco Luca Sellari, 46 anni, in carica dal 16 maggio 2011 alla guida di una lista civica («metà centrodestra e metà centrosinistra, più civica di così») non va sottovalutato, anche se governa da una sede che sembra una villetta in collina. Conosce bene le regole della comunicazione, viene da una famiglia di solidi imprenditori di Frosinone («Sellari Immobiliare, agenzie in tutta Italia», recita la pubblicità) e sa che il gioco mediatico del Principato può fruttare molto a Filettino: in visibilità, quindi in turismo, cioè in ricchezza diffusa. È già arrivata la tv tedesca. Ben venga dunque Emanuele Filiberto. Il Savoia interessato per ora liquida tutto con una battuta: «Ringrazio per aver pensato a me, ma francamente la vedo un’ ipotesi assai complicata e difficilmente praticabile. Anche se… in fondo so sciare abbastanza bene».

Nel frattempo, Sellari ha già stampato (200 euro di investimento di tasca propria) un pacco da diecimila finte banconote del principato con la sua immagine. Valore 10 fioriti «che per noi valgono 20 euro, potrei anche dare una mano a Tremonti per risanare il bilancio… Ma i nostri “soldi” sono già finiti, sono venuti da Sora, Cassino, Avezzano, Capistrano dopo aver visto la tv». Prova generale del lancio di un prodotto: il Principato di Filettino. Riuscita alla grande. Tanto da immaginare una convention nazionale a settembre, tra questi monti, dei mini Comuni destinati alla cancellazione.

Fin qui (Emanuele Filiberto, le banconote, forse anche la battuta sull’ avvocato Taormina) siamo al gioco. Veniamo alle cose serie. E Sellari cambia passo: «Siamo solo 554 abitanti ma ospitiamo 5.800 seconde case di turisti, presenze estive e invernali da 10-13 mila persone nelle due stagioni con punte da 20 mila a Ferragosto perché a quota 1.063 metri siamo il Comune più alto del Lazio. Controlliamo il 22% del territorio del Parco dei Monti Simbruini, qui sgorga la fonte dell’ Aniene con una capacità da 4.000 mila litri al secondo e disseta 70 Comuni laziali, se mai ne deviassimo il corso mezzo Lazio sarebbe in ginocchio, siamo località sciistica d’ inverno e climatica d’ estate. Abbiamo appena 8 dipendenti e un bilancio che non supera i 2 milioni di euro, con l’ attivo che ho detto, e provvediamo ai bisogni del turismo».

Una pausa, una confidenza: «La mia simpatia politica va istintivamente al centrodestra ma non capisco perché Berlusconi e Tremonti vogliano distruggere tradizioni secolari, consuetudini e legami sociali, la stessa dignità dei piccoli centri. Dovrebbero capire, Berlusconi e Tremonti, che chiudere i piccoli Comuni sarà come chiudere le piccole imprese… e poi gli abitanti di Filettino non accetteranno mai di fondersi con quelli là, finiremmo col portare solo soldi senza avere niente in cambio. Loro sì, hanno bei problemi di bilancio».

Quelli là, gli innominabili, sono i duemila abitanti di Trevi nel Lazio, appena 9 chilometri di distanza che segnano un abisso incolmabile. Incomprensioni, ostilità, irrisioni secolari. Per quelli di Filettino darsi del «trebano» (ovvero abitante di Trevi) equivale a un insulto. Assicura Sellari: «Due giorni fa mi ha fatto chiamare una vecchietta di 91 anni che aveva saputo tutto dal tg. Appena arrivato mi ha detto: “Senti, sindaco, io ormai ho più di novant’ anni e preferisco morire subito, adesso, piuttosto che iscritta all’ anagrafe di Trevi”. È la verità, giuro, nomi e cognomi».

La conferma più sacra viene da don Alessandro De Sanctis, 93 anni portati (se non fosse banale scriverlo) miracolosamente, parroco di Filettino dal ‘ 49 (il più longevo d’ Italia) ed erede dello zio paterno parroco don Filippo («la mia famiglia guida la parrocchia da 105 anni»). Dalla sua fantastica terrazza che si affaccia sul Monte Cotento, 2014 metri, e sul Viglio, 2156, protesta lucidissimo (d’ estate celebra quattro Sante Messe domenicali in scioltezza): «I piccoli Comuni sono le perle d’ Italia, le famiglie nelle grandi città si disperdono, qui restano unite. I soldi? A noi Provincia e Regione non danno che briciole, siamo autonomi». E Trevi, reverendo? Gli occhi azzurrissimi hanno un sussulto: «Da sempre c’ è incomprensione… Finiremmo con l’ essere oppressi. Oppressi! Loro hanno un che di superbo, erano già municipio romano dai tempi della Repubblica e poi dell’ Impero, Filettino venne fondata solo verso il 1000 dopo Cristo. Ma noi abbiamo il turismo, l’ acqua dell’ Aniene, la gloria di questi monti. Insomma finire con Trevi? Sarebbe una ver-go-gna! Se organizzassero un referendum sull’ autonomia sarebbe un plebiscito».

Concordano tutti in piazza Giuditta Tavani Arquati, dove dal 24 dicembre al 6 gennaio è sempre acceso giorno e notte un gran falò a disposizione di chiunque voglia cucinare o scaldarsi. Concordano i coniugi Enerico (così, con la “e” al centro di Enrico) Scocchi e Rosamaria Giulitti, da quarant’ anni titolari del ristorante «La galleria» (indimenticabili le sontuose tagliatelle al ragù di agnello). Soprattutto lei, Rosamaria, la cuoca, è furiosa: «Andare con Trevi? Mai! Quelli ci stendono, e poi non capiscono niente, non sono abituati al turismo e usano ancora un dialetto antichissimo. Insomma, con Trevi non se ne parla».

Dieci passi più in là, ed ecco il bar «Risorgimento», autentico omaggio all’ eroina della piazza, moglie del filettinese Francesco Arquati, uccisa con lui e il loro figlio dodicenne Antonio alla Lungaretta, Roma, il 25 ottobre 1867 dagli zuavi pontifici. La gestione è da 22 anni nelle mani di una rara «coppia mista»: Gianfranco Pomponi (da Trevi) e Ada Rossi (da Filettino). Ma il vincolo matrimoniale, e il bar in piazza, ha trascinato anche lui su posizioni filettinesi: «No, non mi sembra una cosa giusta chiudere il Comune, funziona bene così». Assai più agguerrita lei, e chissà cosa accade tra le mura domestiche: «Finire “sotto a Trevi” non va bene, noi abbiamo anche un campo da sci, Campo Staffi è roba nostra, e loro, lì, cosa hanno? Niente».

È l’ ora dell’ aperitivo e capita Celestino Alunni, romano, dal 1978 titolare di una seconda casa a Filettino: «Aderisco subito al Principato, un’ idea geniale. Vuoi mettere quando dico: “Ho una piccola casa nel Principato di Filettino”. Elegante, no? Scherzi a parte, qui si sta benone, il Comune ci obbliga anche alla raccolta differenziata, tutto funziona abbastanza, ma perché in questa Italia dovrebbero buttare via qualcosa che gira per il verso giusto?».

Nel frattempo funziona benissimo la pubblicità. Da due giorni il Comune è assediato da curiosi ma anche da proprietari di seconde case, soprattutto romani, che cercano il sindaco e si dichiarano pronti a cambiare residenza per evitare che Filettino scompaia come Comune autonomo e finisca «sotto» Trevi. A furia di sentirlo dire nei bar, nei ristoranti, a Campo Staffi, anche i turisti hanno un moto di fastidio quando gli nomini i trebani. Intanto, a Palazzo Chigi parlano di accorpamenti. Chissà quante Filettino, e quante Trevi, litigano lungo lo Stivale del 150° anniversario dell’ Unità.

Corollario di qsta notizia: in Italia si può stampare moneta alternativa e qindi volendo sin da subito EdenEuro, la futura moneta della libera Repubblica dell’Isola di Eden 😉

P.S.: 28 Agosto 2011 Online a tempo di record il sito web del Principato di Filettino





La scienza suona l’allarme: cambiare i modelli di sviluppo

4 07 2011

Direttamente dal sito greenreport.it un ennesimo articolo di preoccupazione x la situazione planetaria scritto da Gianfranco Bologna e alcune mie  integrazioni  al fondo:

“Mentre la comunità internazionale continua a preparare la conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile che avrà luogo a Rio de Janeiro nel giugno del 2012 (vedasi il sito www.uncsd2012.org) , la comunità scientifica internazionale continua a rendere noti i risultati di importanti ricerche che sottolineano il pesante e grave impatto umano sui sistemi naturali.

La scienza richiama quindi sempre di più l’urgenza e la concretezza nell’intervenire rapidamente per cambiare corso ai nostri modelli di sviluppo basati sulla crescita economica materiale e quantitativa. Anche in queste recenti settimane si sono avuti importanti seminari scientifici che hanno fatto il punto sulla situazione dei sistemi naturali del nostro bellissimo pianeta. Sono stati resi noti, ad esempio, i risultati del meeting degli esperti mondiali degli oceani riuniti dall’International Programme on the State of the Ocean (IPSO), dalla World Conservation Union (IUCN) e dall’International Geosphere Biosphere Programme (IGBP) all’Università di Oxford nell’aprile scorso, nel rapporto “State of the Ocean” (vedasi il rapporto sul sito dell’IUCN, www.iucn.org). E’ stato poi rilasciato il rapporto “The Critical Decade. Climate science, risks and responses” dalla Climate Commission del governo australiano presieduta dal grande scienziato Will Steffen (vedasiwww.climatecommission.gov.au) e a metà giugno si è tenuto a Stoccolma, organizzato dall’International Geosphere Biosphere Programme (IGBP) e dalla Royal Swedish Academsy of Sciences, il workshop di scienziati su “Planetary Stewardship: solutions for a responsible development” (vedasi il sito www.igbp.net).

In questi rapporti e in questi workshop la comunità scientifica esprime forte preoccupazione sullo stato di salute degli ecosistemi degli oceani, sullo stato di salute del sistema climatico, sottolinea il forte deterioramento esistente nelle relazioni tra i sistemi naturali e i sistemi umani, richiamando ad una forte responsabilità i decisori politici ed economici.

Ho scritto più volte, nelle pagine di questa rubrica, sul concetto e le pubblicazioni scientifiche relative ai cosidetti “Planetary Boundaries”, i nostri “confini planetari” che gli scienziati hanno iniziato ad indicarci. Sin dalla pubblicazione su “Nature” del primo lavoro sui Planetary Boundaries dedicai un’intera rubrica al tema. Era il settembre del 2009 (l’articolo si intitola “A Safe Operating Space for Humanity” ed è apparso su “Nature” vol. 461; September 2009; 472-475).
Quella pubblicazione, frutto della collaborazione di 29 tra i maggiori scienziati delle scienze del sistema Terra e della scienza della sostenibilità, tra i quali il premio Nobel Paul Crutzen, è dedicata a sottolineare come il nostro impatto sui sistemi naturali stia facendo preoccupare l’intera comunità scientifica, perché in molte situazioni siamo vicini a dei punti critici (a delle vere e proprie “soglie”), oltrepassati i quali gli effetti a cascata che ne derivano possono essere devastanti per l’umanità. Per questo motivo i 29 scienziati indicano quelli che loro definiscono “i confini del pianeta” (Planetary Boundaries) che l’intervento umano non può superare, pena effetti veramente negativi e drammatici per tutti i sistemi sociali.

Il rapporto ricorda che la specie umana ha potuto godere negli ultimi 10mila anni (nel periodo geologico definito Olocene dell’era Quaternaria) di una situazione, pur nelle ovvie dinamiche evolutive che interessano tutti i sistemi naturali, di una discreta stabilità delle condizioni climatiche ed ambientali che ci hanno consentito di incrementare il numero di esseri umani ed anche le nostre capacità di utilizzo e trasformazione delle risorse.

Oggi invece, secondo la comunità scientifica (come abbiamo più volte ricordato in questa rubrica) ci troviamo in un nuovo periodo, definito proprio dal premio Nobel Paul Crutzen, Antropocene, così chiamato a dimostrazione di come la pressione umana sui sistemi naturali del pianeta sia diventata talmente pesante ed evidente da essere paragonabile alle grandi forze geologiche che hanno modificato la Terra durante l’arco di tutta la sua vita.

Gli studiosi ci ricordano che esiste un grave rischio per l’umanità dovuto all’inaccettabile cambiamento prodotto da noi stessi nel passaggio dall’Olocene all’Antropocene. Questa pressione è oggi a livelli veramente elevati, come ci dimostrano tutte le ricerche del Global Environment Change (il cambiamento ambientale globale) oggetto di approfondite analisi da parte di tutti gli scienziati del sistema Terra (vedasi il sito www.essp.org).

Pertanto i 29 scienziati hanno individuato, nell’analisi pubblicata su “Nature” che rimanda ad un rapporto più esteso pubblicato sulla rivista “Ecology and Society” (vedasi www.ecologyandsociety.org) nove grandi “confini”planetari e sottolineano che per tre di questi, le ricerche svolte sin qui dimostrano che siamo già oltre il “confine” che non avremmo dovuto sorpassare.
Questi nove confini indicati sono: il cambiamento climatico, l’acidificazione degli oceani, la riduzione della fascia di ozono nella stratosfera, la modificazione del ciclo biogeochimico dell’azoto e del fosforo, l’utilizzo globale di acqua, i cambiamenti nell’utilizzo del suolo, la perdita di biodiversità, la diffusione di aerosol atmosferici, l’inquinamento dovuto ai prodotti chimici antropogenici.
Per tre di questi, come già detto, e cioè cambiamento climatico, perdita di biodiversità e ciclo dell’azoto siamo già oltre il confine indicato dagli scienziati.

Per il cambiamento climatico si tratta sia della concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera (calcolata in parti per milione di volume – ppm -) che del cambiamento del forcing radiativo, cioè per dirla in maniera molto semplice la differenza tra quanta energia “entra” e quanta “esce” dall’atmosfera (calcolata in watt per metro quadro).

Per la concentrazione di anidride carbonica nel periodo pre industriale, eravamo a 280 ppm, oggi siamo a 387 (il dato attuale è già a 390 ppm) e dovremmo scendere, come obiettivo, al confine già superato di 350 (immaginatevi la portata della sfida di questo limite che, tra l’altro, non è affatto oggetto di discussione per le ultime conferenze delle Parti della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici, la prossima delle quali avrà luogo a fine anno a Durban in Sud Africa, dove si parla di percentuali di riduzioni di emissioni di gas climalteranti che porterebbero a concentrazioni di CO2 nella composizione chimica dell’atmosfera ben superiori alle 350 ppm indicate). Per quanto riguarda il forcing radiativo in era preindustriale è calcolato zero, oggi è 1.5 watt per metro quadro, il confine accettabile viene indicato dagli studiosi a 1 watt per metro quadro.

Per la perdita di biodiversità si valuta il tasso di estinzione, cioè il numero di specie estinte per milione all’anno. A livello pre industriale si ritiene che questo tasso fosse tra 0.1 e 1, oggi viene calcolato a più di 100, deve invece rientrare, come obiettivo, nel confine ritenuto accettabile di 10.

Per il ciclo dell’azoto si calcola l’ammontare di azoto rimosso dall’atmosfera per utilizzo umano (in milioni di tonnellate l’anno). A livello preindustriale si ritiene che tale ammontare fosse zero, oggi è calcolato in 121 milioni di tonnellate l’anno, mentre il confine accettabile, come obiettivo, viene indicato in 35 milioni di tonnellate annue.

Così gli studiosi indicano i confini, dove lo ritengono possibile, anche per gli altri sei ambiti prima ricordati (per ogni ulteriore informazione è bene visitare il sito dell’autorevole Stockholm Resilience Centre www.stockholmresilience.org i cui direttori Carl Folke e Johan Rockstrom sono tra gli autori del rapporto).

A febbraio di quest’anno, in un’importante pubblicazione scientifica apparsa sulla rivista “Environmental Research Letters” dal titolo “Reconsiderations of the planetary boundary for phosphorus” , due grandi esperti in materia, Stephen Carpenter, dell’Università di Wisconsin-Madison ed Elena Bennett della McGill University, hanno dimostrato che il confine planetario per l’eutrofizzazione provocata negli ecosistemi di acqua dolce da parte dell’inquinamento da fosforo si è già incrociato con gli eventi di anossia nelle zone degli oceani e dei mari dove si verifica la perdita di tante forme di vita dovute proprio all’eccesso di fosforo derivante dall’inquinamento agricolo e urbano. Gli autori fanno presente che il lavoro originale apparso su “Nature” relativo ai Planetary Boundaries, non ha considerato i fenomeni di eutrofizzazione degli ecosistemi di acqua dolce, focalizzandosi solo su quelli marini.

Considerando entrambi, come hanno fatto con i loro calcoli, Carpenter e Bennett, il nostro confine planetario sul fosforo è già superato. Il fosforo è un elemento essenziale alla vita ma la sua produzione industriale, non solo erode le disponibilità degli stock di fosforo presenti sul pianeta concentrati in poche nazioni e con un rischio di esaurimento in tempi molto brevi nei prossimi venti anni, ma il suo eccesso nelle acque, è la causa primaria delle proliferazioni algali (alcune delle quali contengono i Cianobatteri tossici) che degradano la qualità delle acque, inquinandole e privandole della vita. I depositi di fosfati che costituiscono miniere importanti per l’agricoltura ci hanno messo milioni di anni per formarsi (le nazioni con le riserve maggiori sono Stati Uniti, Cina e Marocco), ed è una pura follia distruggerli in tempi brevi provocando un drammatico inquinamento da fosforo.

Gli avvertimenti del mondo scientifico non possono restare a lungo inascoltati.”

CM anke in Report nella puntata del 23 Maggio 2010 “L’ultima mattanza” a cura di Sabrina Giannini:

La pesca al tonno è l’ultima frontiera di una caccia ancora sfruttabile dall’industria. Ma proprio a causa del sempre più crescente consumo di tonno in scatola molte specie sono eccessivamente sfruttate. La storia del tonno in scatola e del tonno rosso del Mediterraneo, quasi in estinzione a causa dei giapponesi e della “moda” del sushi, sono il paradigma per capire quanto sia stupido l’uomo nel gestire le risorse del pianeta. Troppi interessi e le ipocrisie dei politici ruotano intorno all’industria e alla pesca industriale del tonno e alle politiche mondiali per la conservazione delle specie sull’orlo dell’estinzione. E il consumatore che, a causa della scarsa informazione in etichetta, non sempre è in grado di capire che con il proprio comportamento alimentare rischia di far sparire per sempre il pesce più importante per gli equilibri del mare. Andando avanti così ai nostri figli lasceremo in eredità il sushi a base di riso e fagioli azuki.

Qi il video della puntata di Report su RAI3 “L’ULTIMA MATTANZA

CM se nn bastasse anke ANNOZERO si è occupato dello sfruttamento del mare Adriatico in uno speciale del 28 Giugno 2011 a kiusura della stagione 2011 su RAI2 mostrandoci ke ormai la situazione è disperata, qsto il video  “SPECIALE ANNOZERO – L’ASSASSINIO DEL MARE

Un modello di sviluppo alternativo Edeniano è il Capitalismo Circoscritto ke è in parte condiviso anke dal FMI o IMF all’inglese, almeno cm principio di base 😉





Legge di PARETO, Legge della DOMINAZIONE

18 02 2011

Testo di Gilles Bonafi, titolo e fonte originale: Loi de Pareto, la loi de la domination ! . Traduzione italiana ripresa dal sito www.comedonchiscotte.org

“Ecco una legge fondamentale spiegata semplicemente e che è al cuore delle mie analisi economiche.

Tutte le organizzazioni sociali dipendono da una legge matematica fondamentale, la legge di Pareto, o, meglio, la legge della dominazione, che prova che in un qualsiasi sistema organizzato, un piccolo numero di persone si impossessa sempre della quasi totalità delle ricchezze a scapito degli altri.

Sul piano matematico, le rendite si ripartiscono così secondo una legge matematica decrescente ad andamento esponenziale. L’economista Moshe Levy spiega che “la legge di Pareto, lontana dall’essere universale e ineluttabile, non sarebbe altro che il modo di funzionamento specifico di una società egocentrica” e che “sono gli effetti stocastici (e non l’intelligenza e il lavoro) della concorrenza che arricchiscono alcuni a svantaggio della maggioranza, conducendo alla distribuzione di Pareto.”

Una società egocentrica dunque (finché si prova a capire il mondo, si finisce invariabilmente per trovarsi all’interno del cervello umano), che ha posizionato la banca al cuore del sistema economico. La riscossione degli interessi, interdetta da tutte le religioni [perché finiscono per ridurre il creditore ad uno schiavo (versetto 275 della seconda sura del Corano per esempio )] è diventate la regola.

Bisogna aggiungere che questa legge possiede un funzionamento frattale, cioè che questo principio si applica in seno al 20 % dei dominanti, etc, etc., e si assiste ad un iper-concentrazione del capitale nelle mani di solo alcuni.”

X rimanere nell’ambito della matematica, è importante capire cos’è un frattale. Un frattale è un oggetto geometrico ke si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero ke nn cambia aspetto anke se visto cn una lente d’ingrandimento. Nel ns caso ad un esempio, il 20% dei + ricchi detiene l’80% del capitale, ma all’interno di qesto 20% si applica ancora (si ripete) la legge di Pareto, e così via… Infatti, le 20 persone + ricche del mondo hanno un capitale personale stimato nel 2009 a 415 miliardi di dollari, ossia poco meno del PIL svizzero (500 miliardi di dollari)! (Lista degli uomini più ricchi del mondo secondo la rivista Forbes riportata da Wikipedia)

“L’economista Michel Choussudovsky ha d’altronde recentemente spiegato : «siamo arrivati a un punto di accumulazione del potere e della ricchezza che è senza precedenti nella storia, in un periodo molto molto breve… In fin dei conti, c’è una concentrazione del potere economico a un punto tale che chi deve prendere decisioni politiche ne è in qualche misura soggetto. Si diventa strumenti del potere e conomico e c’è nello stesso tempo una centralizzazione di questo potere.”

Una crescita esponenziale del capitale accumulato di cui la controparte è una crescita esponenziale del debito, il che porterà ineluttabilmente all’affondamento di questo sistema, con due esiti possibili :

– una dittatura contro «il migliore dei mondi», ciò che si potrebbe chiamare una démoctature [demodittatura] riassunta da Aldous Huxley. “Uno Stato totalitario davvero ‘efficiente’ sarebbe quello in cui l’onnipotente comitato esecutivo dei capi politici e la loro armata di direttori esercitassero la longa manus su una popolazione di schiavi tanto che sarebbe inutile controbattere, perché questi conserverebbero l’amore della loro servitù”

– una vera democrazia che permetta alla fine la chiarezza, «il cervello collettivo» Tutto il problema è sapere se noi saremmo capaci di modificare i nostri comportamenti basati sulla predazione, sul tutto all’ego.

La crisi attuale è una crisi di coscienza, una guerra fra l’Io” (il capitalismo) e il “Noi” (il comunismo).
La terza via sarà quella che terrà conto infine dell’importanza della relazione fra “sé” e gli altri.
Il paradigma materialista alla fine si disintegra e noi dobbiamo cambiare livello di coscienza perché la maniera in cui noi percepiamo il mondo crea il mondo stesso. Ecco la grande rivoluzione della fisica quantistica applicata all’economia.

I cittadini della libera Repubblica dell’Isola di Eden intendono rappresentare qsta terza via, consci del fatto ke solo una diversa visione e organizzazione del mondo possa garantire un futuro degno di qsto nome a tutti gli abitanti del pianeta Terra. Il capitalismo circoscritto ne è un esempio esplicativo.





Ancora isole artificiali sul mare

7 12 2010

Grazie al suggerimento di un amico, ho avuto occasione di conoscere una nuova realtà ke si sta approssimando all’orizzonte sul tema delle isole artificiali proposte cm nuove città nel o sul mare, direttamente da un articolo pubblicato sul sito online del qotidiano La Repubblica. Il progetto proposto da una società giapponese è x isole galleggianti e nn radicate al fondo marino, qindi nn adatte ad una futura rikiesta di indipendenza onde creare una micronazione, ma cmq di una dimensione e di una qalità tali da rendere impossibile essere ancora scettici sulla fattibilità tecnico/economica di simili proposte. Il progetto dell’Isola di Eden nn è qindi utopico o peggio impossibile, nel mondo ormai se ne stando proponendo in qantità di simili e ormai è un dato di fatto ke vi sia la possibilità di realizzare simili opere. Qst l’articolo:

Grattacieli e parchi galleggianti. E’ sul mare la città del futuro
Il piano avveniristico di una società giapponese. Nuclei da 10-50mila abitanti costruiti intorno a torri interamente edificati sull’acqua. Autonomi per le risorse energetiche, in grado di riciclare tutti i rifiuti e “pulire” anche l’Oceano, difese da paratie. “Pronti a partire nel 2025”
di LUIGI BIGNAMI

Dall’alto somiglieranno a giganteschi gigli d’acqua, in realtà saranno vere e proprie città che galleggeranno sull’Oceano Pacifico e potranno ospitare da 10.000 a 50.000 persone. Una soluzione per chi intenderà, nel prossimo futuro, andare a vivere in città fluttuanti dominati dalle tecnologie verdi e dove i gas serra che vengono emessi dalle metropoli terrestri dei nostri giorni saranno abbattuti del 40 per cento.

Ad ideare questa città da sogno ci ha pensato la società giapponese Shimizu che l’ha chiamata Green Float. Ogni città sarà una cellula a sé stante che sarà libera di navigare sull’Oceano Pacifico in prossimità dell’equatore, dove non si formano gli uragani, ma potrà unirsi anche ad altre cellule-città via via più grandi. Secondo un’idea futuristica – e fantapolitica – quando una città avrà raggiunto una certa dimensione potrà trasformarsi in un vero e proprio Paese con una propria costituzione, tale da rendersi indipendente da ogni Stato posto sulla terraferma.

Il cuore di ogni singola città sarà un grattacielo che svetterà per circa mille metri dal livello del mare, ma molte persone abiteranno tutt’attorno ad esso. Una serie di pianure e di boschi daranno modo di coltivare e allevare gli animali che offriranno tutto ciò che è necessario alla sopravvivenza dei cittadini. La città verrà costruita su un’isola artificiale in lattice a forma di nido d’ape, del peso di 7.000 tonnellate. Anche la grande torre centrale non necessiterà della terraferma per essere costruita in quanto essa sarà composta da leghe di magnesio i cui componenti verranno estratti dall’acqua di mare. Anche i vari elementi che assemblati daranno vita alla città verranno costruiti direttamente in mare aperto.

Ogni città fluttuante riciclerà interamente i propri rifiuti, ma non solo: navigando per l’oceano potrebbero fare propria la sporcizia oggi presente e trasformarla in energia per l’isola stessa.

Spiega Masaki Takeuki della Shimizu Corporation: “L’ubicazione delle Green Float è un elemento vincente. E’ stato scelto l’equatore perché il clima è generalmente molto stabile. La temperatura al livello del mare si aggira attorno ai 28° C, ma a 900-1000 m d’altezza essa scende a 26°C e dunque risulta accettabile per viverci per tutto l’anno. Proprio sull’equatore non si formano i tifoni e dunque è difficile che si creino condizioni ambientali particolarmente pericolose. Tuttavia, in caso di onde anomale o altri eventi estremi, una serie di paratie proteggerà l’isola”. Per difendere  persone, animali ed edifici da grandi ondate, ad esempio, sono state pensate membrane elastiche che si troveranno in prossimità di lagune poste a 30 metri d’altezza. Inoltre mura da 100 m attornieranno le parti più importanti dell’isola fluttuante.

Quando si potrà comperare il primo appartamento? La Shimizu vuole sperimentare la prima città fluttuante entro il 2025 e sembra che gli acquirenti non manchino già ora.

Se volete approfondire la conoscenza della società ke ha proposto qst e altri grandiosi e futuristici progetti, potete seguire qst link in lingua inglese:  Shimizu’s Dream





STEP ONE – primo passo ( 3° puntata )

8 11 2010

Dopo un discreto tempo passato a consultare e vagliare tutte le idee e proposte pervenutemi (poke invero) dai vari interessati al progetto e infine a ragionare sul tutto, sn giunto alla seguente conclusione: in tempo di crisi economica e sociale è necessario avere molta pazienza, forse troppa … sarà il tempo a dirlo.

Troppe anime e nessun legame effettivo nn producono un buon risultato e ad oggi la rikiesta di disponibilità finanziaria si è arenata. Pertanto al momento si procede a vista ovvero si procederà cn la creazione di una nazione e successivo stato virtuale su piattaforma web economica e nn utilizzando un server dedicato cm ipotizzato, realtà ke nn consente la creazione del ns DNS e conseguente disponibilità del ns ccTLD privato e di pubblico accesso .EI ed eventuali altri.

Ho già provveduto nel frattempo a migrare su una piattaforma Web + sicura e completa della precedente ospitata presso l’ISP nazionale Aruba e contemporaneamente a rendere privati e nn di pubblica visione i dati di registrazione dei 2 domini isoladieden.it e isoladieden.com attualmente in essere svincolando la gestione dei domini da qella degli spazi Web.

Prossimamente intendo sostituire il forum cancellando l’attuale dalla piattaforma free e reinstallandolo sulla nuova utilizzando un sistema + completo e configurabile. Stessa idea x il blog ma essendo molti gli articoli presenti sarà fatto in una fase successiva dopo una attenta analisi su cm procedere.

Qindi si procederà a sviluppare i necessari programmi software x gestire l’anagrafe, l’email e la Banca Centrale della libera Repubblica dell’Isola di Eden nonkè alcune applicazioni sul modello dei social network x consentire una migliore partecipazione e aggregazione fra tutti i cittadini Edeniani onde procedere alla formazione di un Governo e delle relative attività di gestione dello stato.

Francamente sxavo in meglio ma la fortuna nn è dalla ns parte e cm detto le difficoltà economike del periodo si fanno sentire purtroppo, ne sò qalcosa io in primis, e del resto gli idealisti sn notoriamente sqattrinati cm gli artisti alle prime armi 🙂





STEP ONE – primo passo (2° puntata)

1 10 2010

CM anticipato 1 settimana fà, eccoci alla 2° puntata.

In qst giorni ho avuto diversi contatti e ho ricevuto alcune email circa qst progetto, annunciato nella puntata precedente, e devo dire ke l’obiettivo economico x iniziare qst avventura sembra raggiunto e certo.

Invito altresì tutti gli altri interessati e ke ancora nn si sn espressi ad indicare una proposta di disponibilità economica. Allo stato attuale si parte da un minimo di 10 euro ad un massimo di 500 euro, una bella differenza direi.

Mi sn altresì reso conto ke il progetto stesso nn è ancora ben kiaro ai +, specie nella parte + tecnica, qella della realizzazione del ns DNS allo scopo di creare dei nuovi ccTLD a partire dal ns dominio .EI, ovvero http://www.isoladieden.ei, e di qello di altre organizzazioni o micronazioni associate al progetto o cmq economicamente interessanti. Nonostante le spiegazioni fornite e i riferimenti, ovvero i links proposti, x un approfondimento dell’argomento. Probabilmente c’è stata un pò troppa pigrizia o forse un’attesa delle puntate successive x andare a fondo della qestione.

Motivo x cui passo a mostrare gli indirizzi degli ISP (Internet Service Provider) ke offrono la disponibilità di PC connessi a Internet in affitto così da cominciare a vedere e rendersi conto di cosa e di qanto si parla.

Ecco una breve lista, ovviamente ne esistono centinaia di ISP disponibili:

www.aruba.it
www.iltuoserver.com
www.kimsufi.it
www.ovh.it
www.seflow.it
store.televideocom.com

SN in ordine alfabetico e nn di importanza, e sn tra qelli + economici presenti in Italia o cmq in Europa cn le pagine in lingua italiana x una maggiore comprensione.

L’ideale sarebbe affittarlo in Islanda ke dal 16 Giugno 2010 ad opera della parlamentare Birgitta Jonsdottir è l’unico paese al mondo ad offrire un area Internet totalmente libera da vincoli, da controlli e censure cm potete leggere in qst articolo o in altri presenti numerosi in rete.
Se qalcuno conosce un indirizzo web di un ISP islandese economico me lo comuniki prontamente.

La scelta al momento è semplicemente guidata dal fattore prezzo in qanto variabile momentaneamente preponderante al fine di concretizzare il progetto. Essendo qst offerte estremamente economike nn sn in grado di offrire prestazioni esaltanti ma al momento nn ci interessano. In qst fase ci concentreremo sullo sviluppo delle varie applicazioni necessarie x la gestione del Governo della libera Repubblica dell’Isola di Eden e solo successivamente si dovrà valutare un ISP cn un servizio complessivo migliore e di prestazioni adeguate e ovviamente di costo superiore all’attuale.

Inoltre, x esigenze prettamente tecnike, i PC in rete ovvero i Servers Dedicati dovranno essere necessariamente 2 in qanto i servizi DNS obbligano ad avere un server primario ed uno secondario di backup o di sicurezza nel malaugurato caso ke il primo vada offline ovvero si guasti o nn funzioni correttamente. Partiremo con una fase di sviluppo iniziale con 1 solo Server Dedicato ma già cn la consapevolezza ke dovrà poi essere duplicato e qindi cn la necessità di un costo di mantenimento nel tempo doppio.
Qst tecnicamente è anke un vantaggio xkè consente poi di continuare a sperimentare nuove soluzioni senza pregiudicare la continuità del servizio nel malaugurato caso ke nn fosse un guasto a interrompere momentaneamente il servizio bensì un errore di programmazione o altra eventuale attività maldestra o imprevedibile sul server.

Vi invito pertanto a segnalarne altri, se ne conoscete, ed ad esprimere un parere su qelli proposti onde addivenire ad una scelta il + possibile valida e democratica. Sul forum c’è un’area adatta a qst discussione.

Il lavoro tecnico e software verrà portato avanti principalmente da me e da coloro ke avranno le capacità e le conoscenze adeguate e ke si offriranno di autarmi. Tale attività sarà svolta completamente in forma gratuita nello spirito e nei principi del Free e Open Source Software, a cui la libera Repubblica dell’Isola di Eden intende ispirarsi, operare, appoggiare e diffondere sempre +, e potrà essere svolta anke da coloro ke nn possono partecipare economicamente ma avranno la volontà e la dedizione nel farlo.

Nello specifico, la creazione del ns sistema DNS farà uso del programma software Bind (Berkeley Internet Name Daemon) ma se ci sn proposte alternative fatele.  Utilizzeremo cm sistema operatico (OS) una distribuzione GNU/Linux, possibilmente una Debian o una sua derivata in qanto di mia migliore conoscenza. I servizi web, blog e forum saranno ank’essi realizzati usando applicazioni free e open utilizzando i programmi software + diffusi e blasonati mentre saranno da realizzare o da ricercare se esistenti dei programi software x la realizzazione della BCIE e dell’anagrafe dei cittadini della libera Repubblica dell’Isola di Eden. Ki avesse delle idee in merito si faccia avanti e le proponga.

Ricordo ke kiunqe parteciperà a vario titolo al progetto STEP ONE avrà la cittadinanza Edeniana ed anke un ritorno materiale ovvero potrà usufruire di parte dello spazio e della potenza del Server Dedicato compatibilmente con lo sforzo da lui profuso e dal giudizio dell’assemblea di tutti i partecipanti rispetto alle rikieste fatte. Ad esempio ki vorrà potrà crearsi delle pagine Web, un blog o qantaltro ad uso personale o finalizzato agli obiettivi della libera Repubblica dell’Isola di Eden.

Proseguendo di qst passo dovremmo essere online qanto prima, sxo entro Natale 2010.
Sarebbe una gran bella cosa e un motivo in + x festeggiare 🙂








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