Si kiama “Capitalismo Circoscritto”

15 04 2010

Tempo fà avevo espresso la mia idea sul Capitalismo e i suoi perniciosi effetti all’interno di un sistema kiuso e finito ovvero sul pianeta Terra.
Qui potete rinfrescarvi la memoria rileggendo l’articolo.
Orbene, oggi leggo sulla rivista Valori versione online un interessante articoletto pubblicato ieri:

Regole finanziarie, la ricetta “radicale” del Fmi

Il Fondo monetario internazionale ha indicato ieri la sua ricetta per eliminare i rischi “sistemici” nel sistema finanziario globale. Rivolgendosi ai Paesi interessati a dar vita ad una riforma condivisa, ha consigliato di eliminare “alla radice” la possibilità che un’impresa possa, a causa della sua taglia troppo grande, o per via delle sue attività, mettere in pericolo l’intero sistema. «Non basta incaricare i supervisori di monitorare le connessioni nella rete finanziaria mondiale, o individuare gli istituti che sono potenzialmente a “rischio” – spiega l’organismo internazionale in un capitolo del suo rapporto semestrale -. Occorre impedire a monte che tali pericoli possano essere corsi».

In questo senso, il Fmi lancia una proposta, che consiste nel «limitare direttamente la quantità massima di determinate attività» effettuate dagli istituti più grandi a livello globale: quelle il cui eventuale fallimento è considerato capace di minacciare la stabilità dell’intero sistema. Il rischio “sistemico”, appunto, il cui potenziale distruttivo è stato toccato con mano in tutto il mondo dopo il crack del colosso bancario americano Lehman Brothers nel settembre del 2008. Per questo potrebbe essere adottato uno specifico metodo di calcolo, che possa ponderare le regole di capitalizzazione in funzione della quantità di rischi assunti direttamente e di quelli fatti correre a terzi. In particolare, il sistema verrebbe applicato agli istituti di credito, che dovrebbero soddisfare requisiti variabili in funzioni delle condizioni complessive della finanza globale.

Alcuni dei maggiori istituti di credito americani, inoltre, potrebbero essere costretti a pagare fees più alti, proprio in ragione dei pericoli che derivano dai loro comportamenti, spiega ancora la Fdic. Quest’ultima inoltre, potrebbe avere un potere di controllo “speciale” nei confronti delle banche con oltre 50 miliardi di dollari in asset.

Noto scritto nelle righe evidenziate nel suddetto testo e con vivo piacere  ke è stato recepito in parte il mio pensiero ovvero ci si rende conto ke è necessario mettere un limite massimo alla dimensione ovvero al Capitalismo o rikkezza degli enti bancari e/o finanziari xkè qesto è il senso della frase «limitare direttamente la quantità massima di determinate attività».
Inoltre tutto il primo paragrafo esprime perfettamente il concetto e precisa ke sn inutili gli organi di gestione e controllo, meglio risolvere alla radice il probleme e porre decisamente un limite.
Musica x le mie orekkie, essendo la novità espressa nientepopodimeno ke dal Fondo Monetario Internazionale, uno dei massimi organi economici planetari, dunqe la cosa nn può ke farmi vivo piacere.

Mi viene da dire “era ora” ke finalmente qalcuno se ne accorgesse !!!

E’ solo una parte del pensiero totale circa il Capitalismo Circoscritto ma è cmq un primo significativo passo, meglio di niente 😉

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“L’indipendenza non è un’utopia ma percorso politico a lungo termine”

7 04 2010

Intervista a Ornella Demuru, ex sindacalista Cgil, nuovo segretario dell’iRS (indipendèntzia Repùbrica de Sardigna) a cura di Raffaela Ulgheri x il mensile di informazione socioeconomica della Sardegna SardiNews.

L’indipendenza per noi è un percorso a lungo termine. Questo significa che nei tratti intermedi è necessario conquistare fette di sovranità in determinati campi. Faccio un esempio: possiamo essere indipendenti dal punto di vista dell’energia, con un serio investimento nel fotovoltaico. Oppure in ambito fiscale dove potremmo creare una politica di defiscalizzazione per le Pmi». Ornella Demuru, nella foto, 38 anni, nuova segretaria dell’iRS (indipendèntzia Repùbrica de Sardigna). Eletta il 17 gennaio, data simbolica che nella cultura sarda coincide con l’inizio della primavera. Il partito ha voluto utilizzarla come “data simbolo della primavera indipendentista”. Attivista iRS dal 2008, ha un passato da sindacalista, responsabile Cgil in Tiscali per tre anni, ha collaborato alla campagna elettorale di Renato Soru del 2004 e lo ha seguito in Regione nella comunicazione sul web. È laureata in Antichità e Istituzioni medievali a Cagliari.

L’indipendenza è un’utopia?

“No. Se noi avessimo una politica economica e fiscale, all’indomani di queste riforme politiche potremmo realizzare un’indipendenza totale. Sono le leggi internazionali che ci garantiscono la possibilità di renderci indipendenti. Stiamo guardando con particolare attenzione l’esempio della Scozia, paese in cui, solo 30 anni fa, il partito indipendentista aveva una forza politica del 2 per cento. Oggi gli indipendentisti sono al governo. Tutto questo è accaduto senza alcun ricorso alla violenza”.

Quali leve intendete agire per i vostri obiettivi?
“La politica di iRS si basa su tre principi. Il primo è quello della non violenza. Le storie dei popoli raccontano una libertà conquistata spesso con guerre sanguinose. Gandhi, invece, parlava di un concetto che in italiano potremmo tradurre come “forza dell’amore e della volontà”. Su questo primo cardine imperniamo il nostro credo politico. Il secondo è quello del non-nazionalismo; concetto di difficile comprensione perché sono poche le nazioni che si vogliono affermare senza nazionalismi. Non crediamo di essere un popolo unito da un’origine etnica, non abbiamo ripiegamenti sul passato perché la nazione sarda è in divenire e non vogliamo fare richiami al sangue”.

Un concetto complesso.

“È un concetto collettivo e moderno rivolto a chiunque voglia far parte della nostra terra”.

E il terzo principio?
“Il non-sardismo, che per noi è una tradizione politica più o meno esplicita che considera la Sardegna come una nazione “abortiva”. Questa espressione appartiene a Camillo Bellieni, uno dei padri del sardismo. La parola “abortito” significa “morto, non nato”, mentre la parola abortivo racchiude in sé un significato ancora più stringente, significa “ciò che genera in continuazione la propria morte”. È un concetto auto-razzista che si è sviluppato su una politica basata sul rivendicare risorse e trasferimenti dallo stato italiano. Un’abitudine all’assistenzialismo che è l’esatto contrario dell’evoluzione di una autonoma capacità di gestione. Non è possibile costruire una repubblica indipendente accettando questa prassi”.

L’esperienza Soru?
“Sicuramente una delle legislature più importanti degli ultimi 30 anni. Ha avuto il coraggio di dare una svolta a determinate empasse come gli enti locali, le comunità montane. L’ho apprezzato dal punto di vista legislativo. Una critica? La mancanza di uno spirito collegiale nelle scelte”.

E l’attuale governo?
“Assente. Abbiamo assistito a tutta una serie di finanziamenti privi di un disegno politico. Dopo le critiche all’autoritarismo di Soru ci si attendeva una linea riconoscibile. Nel governo Cappellacci non ci sembra di ritrovare una linea o un progetto. Da una parte abbiamo un centro destra che non trova una propria identità, dall’altra un centro sinistra che non ha niente da proporre”.

Quali le cause della frammentazione tra sardisti, autonomisti e indipendentisti?
“Noi siamo sciolti dalle idee del sardismo proprio in base ai nostri tre principi. Ma ogni posizione assunta all’interno di questi schieramenti fa sì che si concretizzi sempre più il concetto dell’indipendentismo. Tutti i partiti operano in Sardegna all’interno di una visione italiana, ma sono di destra, di sinistra, di centro. Se volessimo congiungere le aspirazioni di sardisti, autonomisti e indipendentisti e come se chiedessimo a Pd e Pdl di diventare in Sardegna un unico partito. Con questo intendo dire che ogni movimento politico porta avanti le proprie istanze. Noi, per esempio, alle prossime provinciali correremo da soli”.

Come vede lo spostamento a destra del Partito sardo d’azione?
“Sinceramente nel progetto politico del Psd’Az non c’è mai stata una definizione statutaria che li renda appartenenti alla destra o alla sinistra”.

Avete quantificato temporalmente il percorso verso l’indipendenza?
“Rifacendoci all’esempio scozzese, parliamo di 30 anni. Ma la storia ha i suoi percorsi, e non possiamo escludere che riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo anche prima”.

Com’è suddivisa la nazione sarda?
“Ci sono otto regioni che corrispondono all’attuale ordinamento amministrativo. In più una regione che noi abbiamo chiamato “Disterru”, ovvero quella composta dai “disterrati” quelli che vivono fuori dalla Sardegna, nel mondo”.

Avete paura che, staccandovi dall’Italia, ci possano essere ripercussioni sotto il punto di vista dell’import-export?
“Una nazione autarchica è impossibile, ma dobbiamo considerare il problema da un’altra prospettiva. Il cordone ombelicale che ci lega all’Italia preclude tutta una serie di scambi con gli altri Paesi che si affacciano sul mediterraneo, facilitati dalla nostra posizione geografica. L’aumento degli scambi con l’estero porterebbe un naturale aumento della produzione in una terra votata naturalmente all’agricoltura e che, invece, occupa il 70 per cento delle sue maestranze nel terziario. L’Italia ci ha condannati a un tessuto produttivo limitato e troppo legato all’import
”.

fonte: www.irs.sr, Sardinews.it, Wikipedia

L’IRS ( Indipendentzia Repubrica de Sardigna ) è presente anke su FaceBook

Un ringraziamento alla mail-list “micronazionalismo” su Yahoo Group a cura di Angelo x la segnalazione.








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