Il sogno: compra isola di Spargi a 127mila euro

22 04 2011

Direttamente da LaStampa.it un articolo di GIANNI SILVESTRI da Città della Pieve (PG), città di residenza della sognatrice, ke ha acqistato ad una asta giudiziaria l’isola di Spargi a nord della Sardegna nell’arcipelago della Maddalena.

Nell’immagine qi a fianco è qell’isola rotonda a sinistra x ki guarda a metà bordo.

Ecco l’articolo:

Così ho comprato il paradiso

È sempre stato il mio sogno comprarmi un pezzo di paradiso. Non sapevo fosse così semplice. Anche se, come tutti i sogni, sarà di breve durata. Perché penso che dovrò restituirlo subito e svegliarmi».

E’ stata una sorpresa per Sara Sorbino, 32 anni di Città della Pieve, vedere che tutti la cercavano ieri, che si informavano sulle sue attività imprenditoriali, sui suoi precedenti, sulla sua vita e su come avesse fatto, da un piccolo centro della Valdichiana, ad accaparrarsi un’isola da sogno nel Parco della Maddalena, in Sardegna.

«Me lo chiedo anch’io e sono ancora incredula. A me piace girare per le aste giudiziarie – confessa Sara Sorbino, giovane madre e un passato da bancaria – navigare su Internet a caccia di occasioni particolari. Mi sono imbattuta nell’incanto dell’isola di Spargi, nel bel mezzo dell’arcipelago della Maddalena e ho fatto un’offerta. Ho rilanciato la base d’asta con 130 mila euro, pensando che ci fossero altri pretendenti. Invece non c’era nessuno».

E così al Tribunale di Tempo Pausania non è restato altro che battere il martelletto e dichiarare che un pezzo di Paradiso aveva trovato il suo nuovo proprietario. «Io ci vivo con i sogni – dice ancora la giovane donna – e dentro di me arde la passione per la Sardegna e per il mare. Mi immagino già di passeggiare per le spiagge e tuffarmi in quelle acque, insieme a mia figlia che ha 12 anni. So che non ci si può fare nulla, nè costruire nè piantare casette di legno. Ma non mi importa, per qualche giorno mi farò un bagno nella mia isola. E mi sentirò in cielo».

Non ci sono storie particolari di magnati russi o di imprese mirabolanti nel mondo dell’industria da coprire con un prestanome. Sara Sorbino confessa amabilmente che ha realizzato il suo sogno con i soldi della liquidazione. «Lavoravo in banca – spiega – e un giorno ho deciso di cambiare vita. Ho lasciato il lavoro, con i soldi della liquidazione e con qualche risparmio sono riuscita a vincere l’asta. Non sono un’imprenditrice, anzi diciamo che sono in cerca di lavoro. Ho un’azienda agricola, una società d’informatica, ma mi sono messa a ridere quando sono stata etichettata come una donna d’azienda. I soldi che avevo erano troppo pochi per cambiare vita e comprarsi qualcos’altro, come una casa. Ma sono stati sufficienti per conquistare un po’ di Paradiso per qualche giorno».

Sara Sorbino sa benissimo che come tutti i sogni, anche la sua bandierina sull’Isola di Spargi è destinata ad essere ammainata presto. Ci sono tutti i vincoli sanciti dal parco, ci sono limiti rigorosi e ci si può arrivare solo in barca. «Non ci sono mai stata – confessa – e dico ancora che è stato tutto un gioco per me. Ho la passione per la natura e penso che tra qualche settimana andrò a vedere lamia isola. Ho letto su La Stampa la storia dell’asta, così come ho letto che lo Stato e l’Ente parco arcipelago della Maddalena vantano un diritto di prelazione sull’isola. Ma non mi importa. Mi dispiace che in Sardegna mi vedano come un’intrusa, io adoro quell’isola. Anche se non potrò nemmeno dormirci e se lo Stato se la riprenderà con la prelazione. Ma per qualche giorno ho comprato un pezzo di paradiso con la liquidazione»

Il problema delle isole in vendita a basso prezzo è l’impossibilità di poterci fare qalsiasi modifica e qindi nemmeno è possibile edificarci sopra. Figurarsi poi trasformarle in una micronazione. Belle ma inutili x i ns scopi.
CMQ fa piacere leggere ke i sogni esistono ancora e c’è ki è disposto a spendere x poterli vivere e su qsto siamo molto simili 😉

Annunci




Referendum indipendentista in Catalogna

13 04 2011

Domenica 10 Aprile 2011 si è tenuto una specie di referendum consultivo a Barcellona e in 20 comuni limitrofi in Catalogna nella penisola iberica e territorio dello stato di Spagna.
Qesta iniziativa nn era un vero referendum bensí un’azione dimostrativa dv è stato rivendicato solo il “diritto di poter decidere” (Dret de decidir) sull’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, stato dv i referendum consultivi su qesti argomenti sn proibiti dalla costituzione e qindi nn legalmente riconosciuti.
Qesto di “Barcelona Decideix”, piattaforma ke raggruppa tutti i movimenti e le associazioni con intenti separatisti, è stato solo l’ultimo di altri 500 referendum organizzati in altri comuni catalani e si è dovuto presentare cm “consultazione” promossa da associazioni civike.

La consultazione è stata completamente autogestita, autofinanziata e realizzata senza alcun supporto istituzionale. Il comune di Barcellona nn ha concesso nessun locale pubblico e anke la Chiesa Cattolica nella persona dell’Arcivescovo ha vietato l’uso delle sale parrocchiali.

In un’intervista a Radio Catalunya, l’ex-Presidente del Partito nazionalista democristiano catalano (Convergència i Unió – CiU) ed ex-presidente del Parlamento Catalano (Generalitat de Catalunya) Jordi Pujol ha assicurato di aver votato “Si” all’autodeterminazione, dichiarando ke “nn restano argomenti validi x opporsi in qual si voglia modo all’indipendenza !”.
Hanno votato “sì” anke l’attuale presidente del Parlamento Catalano (Generalitat de Catalunya) Artur Mas cn tutti i suoi ministri, ke qi si chiamano Consellers, e tutti i leaders politici esclusi solo popolari e socialisti.

Paesi catalani (in cat. Països Catalans) è la denominazione usata xlo+ dai nazionalisti catalani e da alcuni settori del nazionalismo valenzano x indicare l’insieme di territori storici in cui si parla la lingua catalana.

All’interno dei confini spagnoli essi sono:

Al di fuori della Spagna includono

Il simbolo del desiderio di appartenenza dei Paesi catalani è la bandiera detta Estelada o “La Senyera”.

I Catalani, in generale, nn si considerano parte dello stato spagnolo ma solo sottomessi a partire dal Regno di Castiglia nel 1714. Purtoppo, da allora, hanno perso tutte le guerre e oggi lavorano democraticamente e pacificamente x ottenere la loro libertà e indipendenza dallo stato spagnolo.

Del resto provate a dare dello “spagnolo” a un abitante di Barcellona e qello potrebbe inveirvi contro.

Lo scenario ke emerge dai risultati del referendum consultivo basato sulla domanda:
“Volete ke la Catalogna diventi uno Stato indipendente, sociale e democratico, membro dell’Unione europea ?”
s’è pronunciato x il “Sì” il 90% dei votanti.
A dire il vero l’affluenza è stata molto bassa, pari al 21,3% dei cittadini iscritti sulle liste elettorali ufficiali, circa 260mila persone e, considerando ke le votazioni toccavano 20 comuni oltre al capoluogo catalano, il risultato complessivo di affluenza arriva al 18.14%.
Il risultato arriva 3 giorni prima del voto del parlamento regionale catalano riguardo un primo disegno di legge su una reale possibile scissione, cn conseguente proclamazione d’indipendenza.

Dopo le Fiandre, nelle quali è in atto una separazione democratica da Bruxelles (da + di 300 giorni i Fiamminghi si rifiutano di formare un governo assieme ai Valloni-francofoni!), è in arrivo anke la crescente voglia di autodeterminazione Catalana: nuove gatte da pelare x i mondialisti accentratori dell’Unione Europea, qelli ke vorrebbero cancellare le sovranità nazionali !








%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: