Corriere.it: Riemerge l’isola dell’Utopia

28 08 2009

Ci sn motivi misteriosi x cui una notizia appare e scompare dalla rete 🙂
Oggi la va col Corriere versione online ke pubblica un qualcosa di già conosciuto ma evidentemente sempre verde.
Probabilmente sn i tempi ke corrono a giustificare questi articoli ke parlano di utopie e desideri di nuovo ke albergano in ogni italiano, infatti le frasi salienti riportate sn:

«Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non volevo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so».

E se nn bastasse, anke questa:

«Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me».

Questo è il link all’articolo originale, a seguire il contenuto dello stesso, di Marco Imarisio di oggi 28 agosto 2009 dove scrive anke:

… alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden.
Ciò nn so se rendo … siamo citati sul Corriere online, è la prima volta ke un giornale mainstream lo fà 😉
Cm dire … SIAMO STATI NOMINATI !!!

BOLOGNA — «Lusingato», dice. Ci so­no voluti quarant’anni, ma alla fine il mondo si è ricordato di lui. Giorgio Ro­sa sorride. Il salone della sua casa affac­ciata sui giardini Margherita è inondato di luce. I modi e le parole di questo anzia­no signore dal bell’incarnato sono quelli di un gran borghese, che ancora oggi, a 84 anni, riceve gli ospiti in giacca. Ma in fondo agli occhi, nello sguardo che ac­compagna una frase maliziosa, «gran fa­tica, però ci siamo divertiti», si intrave­de qualcosa. Una scintilla, residuo di quella energia che lo portò a realizzare una delle più bizzarre esperienze del Ses­santotto. «Insulo de la Rozoj», la Repub­blica dell’Isola delle Rose. Erano due anni che i sub del Dive Pla­net di Rimini ne cercavano i re­sti. Li hanno trovati all’ini­zio di luglio. E con i re­sti della piattaforma che a poche miglia dalle spiagge ro­magnole si fece nazione indipen­dente, è come se fossero riemerse anche le sugge­stioni di quell’av­ventura. Curiosa, questa riscoperta del­­l’Isola delle Rose.

I re­perti subacquei che diven­tano meta di pellegrinaggio co­stante, un bel documentario di succes­so, «Insulo de la Rozoj, la libertà fa pau­ra », uno spettacolo teatrale nel 2008, un altro in allestimento, un paio di blog te­matici, un gruppo su Facebook («A war that Italy forgot-long live Insulo de la Ro­zoj»), una installazione al museo di Van­couver che la mette a confronto con l’Utopia di Tommaso Moro, alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden. Co­me se all’improvviso la voglia di fuga e di libertà avessero trovato un piccolo sfogo nell’evocazione di un episodio or­mai dimenticato. «Davvero strano. Per 40 anni non mi ha cercato nessuno. All’improvviso, a partire dal 2008, tutto uno squillar di te­lefono. Forse perché sul piano delle li­bertà individuali, non è cambiato poi molto. Ad essere sinceri, il mio progetto iniziale era questo: costruire qualcosa che fosse libero da lacci e lacciuoli e non costasse molto. Sulla terra ferma la buro­crazia era soffocante. Così mi venne un’idea, durante la villeggiatura a Rimi­ni ». Una struttura di tubi in acciaio salda­ti a terra e appoggiati sul fondale, sulla quale poggiava un piano in laterizio, 400 metri quadrati di superficie a disposizio­ne. Undici chilometri al largo della costa italiana, la piattaforma confinava con ac­que internazionali ad eccezione del lato sud-ovest. «Volevamo aprire un bar e una trattoria. Mangiare, bere e guardare le navi da Trieste che passano vicine, a volte anche troppo. Il ricordo più bello è la prima notte sull’isola in costruzione. Venne un temporale che sembrava por­tasse via tutto. Ma al mattino tornò il so­le, ogni cosa pareva bella e realizzabile. Poi cominciarono i problemi».

La capitaneria di porto ordinò la fine dei lavori sostenendo che quel tratto di mare fosse in concessione all’Eni. Il gran­de traffico verso la piattaforma inquieta­va le autorità. «Ci avrebbero fermato. Al­lora si studiò la possibilità di rendersi in­dipendenti. L’unico modo per non aver più a che fare con l’Italia». L’ingegnere fa una pausa, alza le mani che tiene sem­pre conserte in grembo. «E poi, diciamo­lo, ogni essere umano libero sogna di fondare uno Stato indipendente». Il pri­mo maggio 1968, con atto unilaterale, nasce la Repubblica dell’Isola delle Rose. «Insulo de la Rozoj», perché la lingua uf­ficiale è l’Esperanto, a rimarcare la diffe­renza con l’Italia. Il nuovo Stato fa in tempo a stampare i suoi francobolli, che oggi valgono una fortuna. Vuole battere moneta, ma non ne avrà modo. L’Italia reagisce con inusi­tata velocità. In Parlamento, l’Msi lamen­ta la violazione del suolo patrio, il mini­stro dell’Interno Paolo Emilio Taviani parla di «grave pericolo», il Servizio se­greto militare si dice convinto che l’Isola sia in realtà una base camuffata per l’at­tracco dei sommergibili sovietici, il par­lamentare comunista Renato Zangheri, futuro sindaco di Bologna, sostiene inve­ce che sia una una manovra destabiliz­zante del leader albanese Enver Hoxha. Mentre Rimini si riempie di giornalisti da tutto il mondo, il 24 giugno dieci pilo­tine con a bordo poliziotti e carabinieri circondano l’isola e ne prendono posses­so. L’appello di Rosa al presidente Sara­gat per la restituzione non trova rispo­sta. «Non avevamo risorse, eravamo so­li. Quando il Consiglio di Stato diede pa­rere favorevole alla demolizione, non fe­ci ricorso. Meglio lasciar perdere. Non sono più tornato a Rimini». Il 13 febbra­io 1969 gli artificieri della Marina milita­re minano i piloni con 1.080 chili di di­namite. Le esplosioni piegano la piatta­forma. Dieci giorni dopo, una tempesta fa inabissare l’Isola delle Rose.

La guerra è finita. «L’unica che l’Italia sia stata ca­pace di vincere» dice caustico l’ingegne­re. Ha lavorato fino al 2003, progettista con studio a Bologna. Dalla distruzione dell’Isola, ha smesso di esercitare i suoi diritti di cittadino. «Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non vole­vo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so ». Nell’anno che do­veva cambiare il mondo con la fantasia al potere, in Italia l’uomo che più si è avvicinato alla realiz­zazione dell’utopia e che oggi viene ri­scoperto come simbolo di una indoma­bile volontà anarchica, è stato un prag­matico ingegnere bolognese, discenden­te di una famiglia di militari giunta in Italia nel 1400, figlio di un ufficiale del Regio esercito, ex soldato di Salò, poi di­sertore e in quanto tale condannato dal tribunale della Rsi. «Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me». Al momento dei saluti, torna quella scintilla negli occhi, l’espressione si fa divertita. «Giovanotto, quando esce di qui dia un’occhiata alle mappe su Inter­net. Troverà una sorpresa». Su Google map digitiamo il nome del suo Stato. Ap­pare una bandierina rossa in mezzo al blu del mare, proprio di fronte a Bella­ria- Igea Marina. L’Isola delle Rose vive ancora.

Cm detto tutte le news riportate in questo articolo sn già state pubblicate su questo blog in tempi recenti.
Inoltre l’Isola di Eden o meglio la libera Repubblica dell’Isola di Eden vuole essere la dimostrazione ke simili utopie possono essere perseguite e si possono realizzare con i tempi e i mezzi tecnici ed economici adeguati.
In questo blog potete trovare le linee guida di cm sia possibile e di cm intendo procedere, nn sarà una cosa semplice ne tantomeno veloce ma la possibilità c’è a patto di soddisfare alcune condizioni kiave qui descritte e sempre + approfondite e coltivate al fine di raggiungere lo scopo ideale della nuova Res Publica.
Quindi buona lettura e cm sempre se siete interessati e vi sentite Edeniani dentro nn esitate a contattarmi, l’unione fa la forza e … ke la forza sia cn voi





Alcuni kiarimenti circa l’Isola delle Rose

15 07 2009

Dopo la scorpacciata di news inerenti il revival storico dell’Insulo de la Rozoj ovvero dell’Isola delle Rose, vorrei ribadire alcune cose nuove e alcune vecchie ke si sn perse nella quantità di post ormai presenti sul blog.
Da colloqui avuti con un autore del documentario e dalla genesi e sviluppo dell’Isola delle Rose ad opera dell’Ing. Giorgio Rosa si evince ke inizialmente il progetto fosse solo ed esclusivamente un’operazione tecnico/commerciale.
L’Ing. Rosa voleva realizzare una sua idea e guadagnare sul brevetto su cui l’idea si sviluppava e nessuna intenzione aveva di realizzare una micronazione ne tantomeno un microstato (qui puoi leggere la differenza). Le vicende sono lievitate poi col trascorrere del tempo e col sovravvenire degli eventi e dell’interesse ke l’isola artificiale aveva creato dopo la sua costruzione. Realizzazione ke ricordo fu cmq solo parziale. In sostanza l’Ing. Rosa voleva realizzare una specie di albergo o cmq un’attrattiva turistica di fronte alle coste romagnole e l’isola artificiale doveva crescere nei suoi progetti sia in altezza ke anke in orizzontale, allargandosi ed espandendosi nelle acque intorno. In pratica mirava a un doppio business, la vendita della tecnologia tramite il brevetto dell’isola e il guadagno con il turismo legato alla frequentazione dell’isola stessa. Del resto l’Ing. Rosa nn aveva mai fatto voce in tutti gli anni ’60 con kikkessia dell’intenzione di creare un nuovo stato, nemmeno con i suoi collaboratori x tutta la durata dei lavori. Lavori ke da cm si legge su wikipedia sn andati avanti x molti anni:

I sopralluoghi avvennero utilizzando un natante, costruito in acciaio e propulso con un motore di una Fiat 500, e proseguirono per tutta l’estate del 1960, con frequenza bisettimanale, avendo come base un capanno sul molo di Rimini.
Nell’estate del 1962 però, per problemi tecnici e finanziari, l’impresa si bloccò; inoltre nell’ottobre dello stesso anno fu intimato dalle autorità italiane di rimuovere qualsiasi ostacolo alla navigazione.
Il 30 maggio 1964 furono contattate le Capitanerie di Porto di Rimini, Ravenna e Pesaro, rispettivamente per opzionare gli spazi in banchina, per i rifornimenti di gasolio e per la costruzione della struttura dell’isola presso i cantieri navali e per la pubblicazione dell’avviso ai naviganti per la segnalazione della presenza di strutture.
Per tutto il 1965 ed il 1966 proseguirono i lavori di armamento della struttura, ma molto lentamente, poiché per le avverse condizioni meteomarine si poteva operare per non più di circa tre giorni a settimana.

Quindi il tutto si svolse x oltre un lustro, tempo + ke sufficiente x far trapelare una possibile notizia bomba cm quella di creare uno nuovo stato. Inoltre:

“Il 23 novembre 1966 la capitaneria di porto di Rimini intimò di cessare i lavori privi di autorizzazione, poiché la zona era in concessione all’Eni. Il successivo 23 gennaio anche la polizia s’interessò della vicenda, richiedendo conferma che si trattava di lavori sperimentali. Il 20 maggio 1967 alla profondità di 280 metri dal piano di calpestio dell’isola fu trovata, per perforazione, una falda di acqua dolce. Il 20 agosto 1967 l’isola venne aperta al pubblico.

Ovvero i lavori insospettirono le autorità già dal 1966, quasi 2 anni prima della dikiarazione di indipendenza del 1968 ke fu cmq successiva alla apertura al pubblico dell’Isola delle Rose come pura attrazione turistica. In pratica, dalla apertura al pubblico dell’isola artificiale il 20 Agosto 1967 alla dikiarazione di indipendenza del 1º maggio 1968, sn trascorsi oltre 8 mesi. Evidente quindi ke la proclamazione di indipendenza sia stato solo un escamotage x cercare una scappatoia alle grinfie dell’italica burocrazia e autorità. Tentativo ke dette all’Isola delle Rose tanto prestigio e notorietà ma ke nn la salvò dall’affondamento.

Ordunque, le evidenze dei tempi sn la dimostrazione ke le parole riportatemi come dette dall’Ing. Rosa sulle reali intenzioni del progetto dell’isola artificiale, sn oltremodo coerenti e veritiere. Ma nn solo. Maliziosamente parlando si può anke aggiungere ke la realizzazione fuori dalle acque territoriali sia stata scelta nn x fini geo/politici ma x mire + semplicemente di risparmio, x nn dire elusione, fiscale. Ovvero creare un business turistico con ampie possibilità di espansione a costi ragionevoli poco al di fuori dello stato italiano x poter arrikkirsi e nn pagare le tasse all’Italia essendo appunto al di fuori della giurisdizione italiana ovvero in acque internazionali, almeno quel quanto ke bastava. Malizia del resto riportata anke dall’autore del testo su wikipedia:

Le azioni di Rosa furono viste dal governo italiano come uno stratagemma per raccogliere i proventi turistici senza il pagamento delle relative tasse, dato che l’Isola delle Rose era facilmente raggiungibile dalla costa italiana.

Ma, come vado a supportare a seguire, se le mire fossero state proprio quelle di creare un vero stato indipendente, quella distanza dalla costa italiana nn era assolutamente sufficiente !!!
Come infatti spiego in questo mio precedente articolo scritto sul blog nel Febbraio del 2008 x poter erigere un isola artificiale da poter poi dikiarare indipendente è necessario rispettare delle banali regole di distanza tra le parti in gioco. Nel suddetto articolo del blog il tutto è aggiornato alle regole e leggi odierne ma rifacendosi agli anni ’60 è ovvio ke quelle poke centinaia di metri dal limite delle acque territoriali italiane di allora (ovvero 6 miglia, oggi sn raddoppiate a 12 miglia), nn erano sufficienti. Nel momento in cui si dikiara l’indipendenza dell’Insulo de la Rozoj ovvero dell’Isola delle Rose si crea una occupazione della superficie acquea dello stato italiano, un’invasione vera e propria della Repubblica Italiana.
Questo xkè lo stato indipendente così creato avrebbe spostato la linea di confine marino delle acque territoriali italiane indietro di circa 3 miglia in quanto le regole internazionali assegnano 6 miglia a ogni stato salvo zone dove materialmente questa distanza nn può essere messa in atto x vari motivi generalmente geografici. Quindi, essendo lo spazio tra l’isola artificiale e la costa italiana inferiore alle 7 miglia, secondo le regole internazionali l’Italia si vedeva arretrare i suoi confini, ad esclusivo vantaggio della neonata repubblica dell’Insulo de la Rozoj, di circa 3 miglia. Un precedente ke poteva aprire scenari di nn poco conto e sviluppi alquanto pericolosi, un precedente ke poteva portare tanti altri a seguire le orme dell’Ing. Rosa, cosa ke in effetti l’Ing. Rosa si augurava x poter vendere i diritti del suo brevetto di costruzione marittima. Quindi ovvio ke una simile ipotesi andava stroncata sul nascere e pertanto essere motivo legittimo x l’allora governo italiano dell’azione militare allo scopo di eliminare quell’anomalia e ripristinare il suo pieno diritto alla linea di confine di 6 miglia marine.
Un ultima speculazione: la proclamazione di una nuova repubblica era cmq un idea foriera di ulteriori introiti commerciali (ad esempio i francobolli, ke i testimoni dell’epoca affermano nel documentario, siano stati una fonte di discreto guadagno) ed anke la possibilità di scavalcare la giurisdizione italiana appellandosi come fu fatto all’ONU. Un’idea da perseguire x salvare il salvabile e ottenere un’ulteriore visibilità internazionale come in effetti avvenne. Volendo malignare al massimo livello, del resto a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, si potrebbe pensare ke l’idea nn fu nemmeno tanto originale bensì presa a prestito dal Principato di Sealand ke guarda caso nasceva nel settembre del 1967 ad opera di Paddy Roy Bates al largo delle coste inglesi sempre in acque internazionali, ovvero circa un mese dopo l’apertura al pubblico dell’Isola delle Rose e qualke mese prima della sua dikiarazione di indipendenza. Coincidenza … mah 🙂





Ed anke il 1 Luglio è andato

2 07 2009

Mamma mia, mai viste tante persone stipate dentro un cinema. La sala della Corte degli Agostiniani a Rimini è stata preda di un assalto e di una ressa incredibile, già alle 21 tutti i posti a sedere erano occupati e arrivava ancora gente. Nn c’è ke dire, a giudicare dalla sala stracolma, anzi di +, la proiezione è stata un successo, sicuramente merito anke dell’entrata libera. Un’ora di documentario ke è scorsa via veloce e nel complesso tecnicamente ben confezionato ma condensare tutto in così poco tempo, è durato circa un’oretta, nn ha permesso di poter espletare tutti gli spunti inseriti con dovizia e ne è risultato un documentario molto cronaca e costume dell’epoca piuttosto ke un documento storico e di analisi, soddisfacente e utile. Il risultato è nulla ke nn si potesse già leggere su Wikipedia, dove anzi le informazioni abbondano, e un’analisi dei fatti decisamente superficiale. Un blando riferimento a SeaLand ke nacque grossomodo in contemporanea ma senza lo stesso successo e interesse giornalistico forse xkè al contrario dell’Isola delle Rose è ancora presente e, anke se un pò malandata dopo 40 anni di storia, è ancora lì. Come ben sappiamo in vita è difficile ottenere gloria mentre una volta morti è facile diventare leggenda e mito. Questo è stato il destino dell’Isola delle Rose e del sogno esperantista del’Insulo de la Rozoj, aspetto anke questo trattano in un lampo e francamente in maniera alquanto pittoresca, buona x far ridere la sala ma tecnicamente lacunosa e fuorviante. Del resto in sala + di una volta si sono alzate risa di compiacimento nei confronti di alcuni personaggi intervistati, romagnoli veri e pertanto di linguaggio e gestualità assai simpatici. Se nn altro si è potuto vedere tantissimo materiale fotografico e filmati dell’epoca, inosservabili altrimenti in quanto gelosamente custoditi dai protagonisti o dagli stessi enti promotori del progetto del documentario storico, ed anke conoscere i protagonisti principali ascoltando la storia raccontata dalla loro viva voce. Il tutto poteva sicuramente essere trattato in modo + esauriente visto la mole dei materiali a disposizione, si legge di oltre 40 ore di girato, e trasformarlo in un vero e proprio lungometraggio realizzando così un’opera veramente compiuta. Certo ke l’emozione di rivivere in diretta coi personaggi protagonisti, anke se oggi visibilmente invecchiati e alcuni decisamente irriconoscibili dopo 40 anni, l’avventura dell’Isola delle Rose è stata forte e di grande presa. Rivissuti anke alcuni aspetti di quegl’anni 60 ke sn stati anni di tanta grande storia x l’umanità probabilmente irripetibile. Decade di avvento di fenomeni micronazionalisti alla ricerca della libertà oppressa dalla scontro di 2 superpotenze mondiali ke si fronteggiavano frontalmente e nn senza rischi x l’incolumità planetaria e ke come effetto secondario ha portato, tra le tante cose, la conquista della Luna. Cm dimenticare quel 20 Luglio 1969 e il primo piede umano sulla Luna, il ns satellite naturale, di Neil Armstrong astronauta americano della missione Apollo 11. Una decade memorabile senza ombra di dubbio alcuno. Ma tornando a palla sul documentario, un ultimo appunto x una piccola delusione, avrei preferito sentire e vedere l’Ing. Giorgio Rosa, vero artefice dell’impresa, assai + protagonista del documentario invece di quei poki secondi a fine pellicola anke se di indubbio effetto cinematografico. Diamine è lui l’eroe, il leader, colui ke tutto mise in moto e lavorò x quasi 10 anni alla costruzione dell’Isola delle Rose, il padre padrone è stato relegato a poke battute in coda a tutto il documentario. L’ho trovato un trattamento un tantinello irriverente e irrispettoso anke se, a discolpa degli autori, c’è da dire, cm riportatomi da uno degli sceneggiatori, ke l’ing Giorgio Rosa nn era molto disponibile anke a causa della sua ormai avanzata età, tanto da essere così previdente da aver già scelto e fatto mettere la foto sulla sua lapide di famiglia cm mostrato nel video. Cmq quello ke si è visto di lui è stata una immagine di allegria e simpatia da buon bolognese anke se rammaricato del fallimento ingiusto del suo progetto, di cui è sembrato dalle sue parole ke di micronazionalismo nella sua testa nn aveva nulla, e quasi scocciato di aver investito capitali e tempo nel suo sogno infranto di brevettare e far soldi cn una + moderna e veloce tecnica di costruzione di piattaforme marine x colonizzare e sfruttare il mare cm all’epoca già tante compagnie commerciali avevano approntato x l’estrazione di petrolio e metano dai fondali dell’Adriatico.
Concludo dicendo ke nel complesso è un gran bel lavoro e faccio i miei complimenti a tutti coloro ke si sn prestati alla sua realizzazione, bravi nn c’è dubbio, e hanno ottenuto un buon risultato cinematografico e un incredibile successo di pubblico, anke se col rammarico di nn poter esprimere un giudizio ottimo x quanto ho già scritto ovvero se solo fosse stato + lungo, approfondito e completo. Magari aggiungo pure cn uno spirito diverso, – simpatico e + seriosamente storiografico ma ke forse nn era quello ke i committenti kiedevano … kissà …
Di nuovo bravi e sxiamo presto di vederlo su DVD e disponibile x tutti coloro ke ier sera nn sn potuti venire a gustarselo in prima visione in una calda serata riminese sotto un cielo sereno e senza Luna 🙂





Isola delle Rose news

15 06 2009

Incredibile il rinnovato successo del mito dell’Isola delle Rose, quel mito ormai leggenda ke mi ha spinto agli inizi del 2008 a pubblicare questo blog e rendere tutti i naviganti di questo immenso mare internettiano partecipi al lancio della mia idea di fondare e realizzare una nuova Libera Repubblica al nome di Isola di Eden sulle orme dell’Isola delle Rose o Insulo de la Rozoj, come è scritto in Esperanto, la lingua ufficiale della mitica repubblica.
Questo è il gruppo su FaceBook : A WAR THAT ITALY FORGOT – long live “Insulo de la Rozoj”
Questo invece un video intervista all’Ing Giorgio Rosa su YouTube tratto da un DVD edito da Persiani Editore ke racconta la storia dell’isola e della sua distruzione ad opera del governo Italiano dell’epoca, era il 1969.


Inoltre il mercoledì 1° Luglio 2009 alle 21.15 alla Corte degli Agostiniani a Rimini (salvo imprevisti) sarà presentato al pubblico un nuovo documentario di circa 1 ora sull’avventura dell’Ing. Giorgio Rosa e della sua isola realizzato da una troupe cinematografica di Santarcangelo di Romagna con cui sono direttamente in contatto:

www.cinematica.it

tramite il suo produttore esecutivo Vulmaro Doronzo come riportato da questa news sul loro sito.
Questo è l’annuncio completo ke potete leggere online sulle pagine online della Notte Rosa, manifestazione ke si terrà prossimamente a Rimini il 4 Luglio 2009 ma ke porta in riviera tante manifestazioni lungo tutta la settimana interessata:

1 Luglio 2009
ore 21.15 Corte degli Agostiniani

film – prima assoluta
Insulo de la Rozoj
la libertà fa paura
evento in collaborazione con Cineteca di Rimini
di Stefano Bisulli, Roberto Naccari, Vulmaro Doronzo, Giuseppe Musilli
una produzione di Cinematica con il contributo di Emilia-Romagna Film Commission e Provincia di Rimini – Assessorato al Turismo e la collaborazione di Cineteca di Rimini e Biblioteca Gambalunga di Rimini

Vi aspetto numerosi 🙂

P.S:
Da YouTube del 24 Giugno 2009:
Altarimini. Torna dopo 40 anni ‘L’Isola delle rose’

Da YouTube del 24 Giugno 2009:
IcaroTv. L’Isola che si proclamò Stato

Qui online su NewsRimini del 24 Giugno 2009 il comunicato stampa integrale:
Isola delle Rose: la storia dello stato nato nel ’68 al largo di Rimini

Qui la news sul Resto del Carlino del 25 Giugno 2009:
L’Isola delle Rose torna dopo 40 anni, in un film la storia della ‘micronazione’

Qui la news su Romagna Oggi del 25 Giugno 2009:
Rimini: l’Isola delle Rose torna dopo 40 anni

Qui il quotidiano Avvenire del 27 Giugno 2009:
L’Utopia delle Rose

Qui il settimanale Chiamami Città del 1 Luglio 2009:
Intervista a Roberto Naccari regista con Stefano Bisulli dell’Isola delle Rose

Qui la news riportata in un forum e da un blogger ripresa dal quotidiano Avvenire:
L’Isola delle Rose, il microstato che adottò l’esperanto

Qui dal sito di Rimini Turismo l’annuncio + una sinossi:
L’Isola delle Rose torna dopo 40 anni





Sul Corriere Romagna di Rimini l’Isola delle Rose

12 05 2008

Ieri, Domenica 11 Maggio 2008, il Corriere Romagna di Rimini e San Marino in prima pagina mostrava una foto degli anni ’60 dell’Isola delle Rose realizzata al largo della coste di Rimini 40 anni fa. All’interno ben 2 pagine (pagg. 18 e 19 ) interamente dedicate alla sfortunata storia dell’isola nel 40° anniversario della sua realizzazione e dikiarazione di indipendenza promulgata il 1 Maggio 1968.
Una pagina è stata interamente dedicata all’intervista all’Ing. Giorgio Rosa, oggi 83enne, progettista e realizzatore dell’Isola delle Rose, con dovizia di particolari e di nomi di tutti coloro ke in un modo o nell’altro parteciparono a quella impresa.
Quando ho pensato alla mia isola, l’Isola di Eden, è stato questo progetto del secolo scorso a darmi il coraggio e la volontà di iniziare un’impresa simile anke se decisamente + complessa e adattata alla realtà del nuovo millennio, sperando in un risultato migliore ovviamente.
Tra l’altro ho scoperto ke anke su Google Map è riportata la locazione dell’Isola delle Rose, evidentemente ha lasciato il segno nella storia di questo pianeta.








%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: