Ipotesi di Consolato

26 04 2009

Ormai è kiaro ke i tempi sono maturi, la tecnologia c’è tutta, ma i costi ?
Su WIRED, la rivista americana da qualke mese sbarcata in Italia, cui consiglio vivamente di abbonarvi xkè è fantastica (io lo sono già), è scritto dal gionalista Luca Corsolini, questo splendido articolo sull’architetto Mario Cucinella ke fa bella mostra di sè sulla copertina del numero di Maggio 2009 dove risponde al quesito dei costi: orbene sembra siano sufficienti 100mila euro. Questo è un kiaro esempio ke i costi sono abbordabili anzi forse pure inferiori agli attuali standard e ke il Consolato Italiano dell’Isola di Eden potrà essere autosufficiente energeticamente ed eco-compatibile ovvero eco-sostenibile a costi ragionevoli. Con gli stessi principi poi sarà progettato e realizzato il Monolite. Riporto il testo tratto da Wired:

«La casa da 100mila euro, a basso costo, a misura di desiderio, a basso impatto ambientale, è un bello slogan. A me piace però pensare che sia soprattutto un buon progetto. Un’architettura di tante architetture».

Mario Cucinella, 48 anni, nato a Palermo, cresciuto a Genova dove ha fatto parte del team di Renzo Piano, passato per Parigi e adesso di base a Bologna, non è un’archistar a cui piace mettere la firma su progetti avveniristici. Non si atteggia da celebrità, insomma, come tanti colleghi. Capita persino di non trovare il suo studio, che è il classico open space: ti aspetti un indirizzo almeno un po’ glamour e invece arrivi alla sua bottega attraverso il cortile di un’azienda che vende impianti idraulici. Non è nemmeno uno che alza la voce, Cucinella: gli piace parlare piano, con il tono del ragionamento. Eppure il suo progetto per una casa da 100mila euro è un urlo contro il conformismo di tante costruzioni. Un’idea, spiega, che gli è venuta per «provare a dare qualcosa di diverso a un mercato che propone solo edilizia speculativa».

LA CASA DA 100MILA EURO è stata presentata la prima volta nel 2007, quando ancora i mutui subprime servivano per coronare un sogno e non erano un incubo. Sembrava un’originale fuga da un mercato, quello italiano, che allora quotava un alloggio tipo di 100 metri quadrati 263.600 euro. «Tutto il mondo costruito, l’abitare», spiega ancora Cucinella, «consuma e produce molta più anidride carbonica dei trasporti e dell’industria, settori che da anni sono monitorati e hanno preso l’impegno a ridurre il loro inquinamento. L’abitare invece è fermo, forse anche perché l’energia di un edificio non si vede, non ha un valore estetico, dunque è snobbata. Ma se diventasse un’opportunità creativa, una nuova forma di bellezza?».

Si è posto la domanda e ha cercato le risposte, Cucinella. Lui che, parafrasando Mies van der Rohe e il suo celebre less is more, ha come motto personale more with less, di più con poco; lui che stupisce i suoi studenti universitari facendoli esercitare con gli spaghetti perché la fragilità delle costruzioni fiventi per loro un concetto familiare, quasi fisico; lui che guida un team in cui oltre agli architetti impegnati sui progetti ce ne sono altri dedicati solo alla ricerca sull’energia.

Basta fare dei semplici conti: «La spesa media mensile di una famiglia è di 2461 euro (fonte Istat). Di questi, il 5 per cento, dunque 123 euro, sono destinati a combustibili ed energia elettrica. Soltanto in elettricità il consumo medio per unità abitativa è di circa 3000 chilowattora all’anno. Se la singola casa diventa una piccola centrale produttrice di energia, con 70 metri quadrati di tetto piano a disposizione per un impianto fotovoltaico, in alcune zone d’Italia particolarmente soleggiate si arriva a coprire totalmente il fabbisogno».

Tra alloggio e consumi energetici (i quali, tra l’altro, producono 6200 kg di CO2 all’anno), con l’edilizia tradizionale in vent’anni si spendono 300.500 euro. Il progetto Cucinella si ferma a 81mila euro (considerando gli incentivi governativi “conto energia”), senza nemmeno un chilo di emissioni.

«Ho analizzato pure uno studio del Wwf e della Makno», continua Cucinella: «Alla voce risparmio energetico, noi italiani siamo secondi solo agli svedesi. Non siamo distratti come si dice, semmai ci serve una prospettiva diversa. Che potrà arrivare quando ci sarà un decreto che riconosca il valore del fotovoltaico: in quel momento non avremo più un mercato di nicchia ma un movimento di massa. La gente capirà e apprezzerà la possibilità di pagare metà del mutuo con un’abitazione trasformata in una micro centrale di energia».

Ovviamente, le famiglie da sole non possono innescare questa rivoluzione. E infatti Cucinella corteggia allo stesso modo costruttori ed enti locali: agli uni chiede di ridurre le pretese senza per questo rinunciare ai loro profitti; agli altri presenta l’opportunità di valorizzare non solo terreni ma interi quartieri.

Valorizzare e riqualificare. Il tutto senza confinare la gente in casermoni che ancor oggi diremmo popolari: «La mia idea è piuttosto quella di proporre una casa tipo Ikea: alto livello di design a basso costo, accessibile a tutti. Sono convinto che sia un’espressione di grande democrazia portare il design nella vita di ogni giorno. Non dobbiamo lavorare nell’esclusività».

Con alcune idee che forse sono in anticipo sui tempi. La casa da 100mila euro ha molti spazi comuni, è suggerita la condivisione delle spese collettive, si parla persino di car sharing, pensando a quanto spazio tolgono al verde i parcheggi, e di un orto condominiale gestito dagli inquilini. Provi a obiettare che forse la rivoluzione è ancora lontana e Mario Cucinella, con un sorriso, ti racconta il paradosso del trapano: lo abbiamo tutti in casa, per usarlo dieci minuti al mese se va bene. «Utilizzare senza possedere è la chiave di volta per abbattere costi e sprechi energetici», recita il suo “manifesto”.

Ma la comune non è esattamente la casa dei sogni… «La mia proposta è a misura di desiderio», ribadisce Cucinella sfogliando un catalogo: «Io ti dò un rettangolo da abitare. Il fatto che lo abiti tu lo rende diverso da quello che abito io. Mi diverto un mondo a presentare il progetto perché alla fine c’è sempre chi mi dice: “Architetto, è pure bella questa casa!”. È bello poterla personalizzare, è bello sapere che il cemento più leggero impiegato (e studiato con Italcementi) nulla toglie alla privacy: al contrario è un’altra fonte di risparmio perché è fatto di materiali da riciclo e migliora la prestazione termica di circa il 25 per cento. Soprattutto è bello avere una casa propria per cui non ci si è dovuti indebitare follemente. E, quando finalmente anche in Italia ci sarà l’obbligo di certificare le prestazioni, le case costruite così avranno un altro e più alto valore. Nascerà un mercato nuovo».

In che modo è costruita la casa da 100mila euro? L’impianto solare fotovoltaico e termico sul tetto copre i consumi totali dell’edificio, le superfici vetrate sfruttano al meglio il calore del sole anche in inverno e garantiscono tanta luce, mentre la protezione dalla radiazione solare è resa possibile da aggetti orizzontali e schermature esterne mobili. Ci sono poi un serbatoio di raccolta delle acque piovane, pompe di calore a sonde geotermiche verticali o ad acqua di falda e, se il posto è ventoso, turbine eoliche di ultima generazione, belle da vedere, installabili in giardino.

C’è un posto dove visitare questa casa dei sogni? Non ancora. Il telefono dello studio di Cucinella trilla in continuazione, e non chiamano solo i classici curiosi. Edifici costruiti secondo questo modello non sono semplicemente unità residenziali, sono patrimonio degli inquilini e della società. A Settimo Torinese lo hanno capito per primi: avevano riservato nel loro piano regolatore un’area per edilizia sperimentale, realizzata con l’impiego di tecnologie rinnovabili. L’abbinamento col progetto di Cucinella, anche per la parte relativa alle emissioni di CO2 azzerate, è stato inevitabile. Nella sede che un tempo fu della Siva, la fabbrica di vernici diretta da Primo Levi, entro un anno saranno costruiti i primi 50 alloggi.

E poi? Cucinella non ha fretta: non è nel suo stile. Non si tratta di aspettare chi seguirà l’esempio di Settimo Torinese, ma di attendere che il contagio virale faccia il suo corso. Di nuovo, Cucinella si mostra un esperto di architettura delle architetture: fa parte del comitato scientifico di Symbola, la fondazione che si occupa delle eccellenze italiane; Legambiente; frequenta il mondo delle banche per garantire il certificato più importante per la riuscita del suo progetto, quello di economia e redditività che porta all’erogazione di mutui agevolati; segue le aziende che propongono nuovi prodotti per l’edilizia e collabora con Italcementi, con una partnership per una nuova generazione di materiali; infine parla di rottamazione: «Ma sì, rottamiamo l’edilizia orrenda. È un mercato immenso, una vera sfi da economica». collabora con

E per lui, si è capito, l’economia è quella del futuro. «Non si tratta del ritorno a un regionalismo dell’architettura», conclude Cucinella, che intanto continua a progettare nuovi edifici: gli ultimi sono il CSet Building a Ningbo in Cina, l’Ecobuilding a Podgorica in Montenegro e la sede della 3M a Pioltello. «Semmai, dobbiamo interpretare meglio il rapporto tra costruzioni e clima. È possibile trasformare un edifi cio da consumatore a produttore di energia? E con quali linguaggi si affronterà la realizzazione di un edificio così? Saremo capaci di sovrapporre al tema della qualità dell’architettura quello di un migliore e più razionale utilizzo dell’energia?».

Tante domande, tante risposte da cercare insieme. E, garantisce l’architetto, non è solo architettura.

Al link riportato nell’articolo si può vedere anke la bellezza di siffatta casa in alcune foto e anke vedere i progetti di massima delle strutture energetike progettate in inglese ma a questo link dedicato alla casa da 100k euro si può leggere e vedere di + direttamente in italiano clikkando direttamente sulle voci del menu in alto.
Altro materiale disponibile sul portale di architettura italiano.

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Alghe energetike

21 04 2009

L’Isola di Eden ha come ambizione la colonizzazione delle acque marine e la autosostenibilità energetica innazitutto.
Orbene cosa c’è di abbondante in mare ? Tante cose ma quelle ke ci interessano in questo articolo sono le alghe.
Da tempo si studia come sfruttare le alghe x produrre energia eco-sostenibile e quindi leggo con interesse di un esperimento a livello industriale in Italia x realizzare un impianto di produzione di energia elettrica dalle alghe da costruire presso Venezia. Questo l’articolo pubblicato su MondoEcoBlog del 3 Aprile 2009 :

Produrre energia dalle alghe non è un’idea del tutto nuova, tanto che numerosi progetti sono stati avviati in Francia e, più recentemente, dall’ Unione Europea. Un campo promettente, che ultimamente è stato adottato anche dal progetto di una centrale bioelettrica basata sulla fotosintesi della Diatomea, un’ alga autoctona della laguna di Venezia. Il progetto è stato presentato dall’ Autorità Portuale di Venezia. Secondo i sostenitori, potrebbe fornire 40 megawatt di energia a impatto zero, capaci di coprire metà del fabbisogno dell’ intero centro storico di Venezia, che oggi consuma dagli 80 ai 100 megawatt.

I COSTI
Per realizzare la centrale, il cui costo sarebbe di 190 milioni di euro, verra’ costituita “eNave“, una società partecipata al 51% da Autorità Portuale e al 49% da Enalg Srl.

LAVORO E SPAZIO
La centrale, che sfrutta il processo della fotosintesi, impiegherebbe 46 persone e necessita di uno spazio di 10 ettari per l’ allevamento delle microalghe nei bioconvertitori e la trasformazione della biomassa in energia elettrica. Ideale, è stato detto, sarebbe la collocazione nella zona industriale di Marghera. “Abbiamo accettato con entusiasmo la proposta di Enalg – ha dichiarato Paolo Costa, presidente dell’ Autorità Portuale di Venezia – l’ ambiente lagunare è ideale per questa nuova tecnologia in via di sperimentazione

UN BREVETTO USA
Il progetto di centrale bioelettrica a microalghe presentato oggi a Venezia sfrutta un brevetto internazionale americano della Solena Group Inc., di cui Enalg ha la concessione in esclusiva per l’ Italia. Il carburante che se ne otterrebbe è infatti funzionale ad un particolare tipo di turbina prodotta da General Electric. L’ impianto, che sarà realizzato se a questo start up farà seguito l’ interesse degli investitori, è composto da due unità: la prima per la coltura delle microalghe e la seconda per trasformare la biomassa in energia elettrica.

COME FUNZIONA
Le alghe, selezionate e allevate in laboratorio, verrebbero trasferite in cilindri di plastica nei quali si immette anidride carbonica e acqua che, insieme all’ effetto elettromagnetico dei raggi del sole, provocano la fotosintesi. La biomassa prodotta – hanno spiegato i promotori del progetto – viene quindi centrifugata ed essiccata per essere trattata con un’ innovativa tecnologia al plasma che si avvale di correnti gassose ad elevata temperatura. Viene così prodotto il carburante, una miscela di idrogeno e monossido di carbonio che alimenta le turbine. Il gas di scarico della turbina (Co2) viene nuovamente immesso nei bioconvertitori per nutrire le microalghe, rendendo la centrale a emissioni zero. Infine, il residuo (1%) di tutto il processo consiste in silice naturale che puo’ essere reimpiegato per uso industriale e in edilizia.

La notizia è stata riportata anke da altri siti di informazione in rete (come ad esempio anke su La Stampa col titolo “Venezia, dalle alghe l’energia per il porto“) ma questo ke ho riportato x intero è il + completo ke ho trovato.
Il successo di questa iniziativa è un buon segnale x l’Isola di Eden dove tale tecnologia potrà essere ampiamente sfruttata e nn solo x produrre energia elettrica ma anke x altri usi della biomassa da alghe, ad esempio produrre mangime x gli allevamenti interni di animali. Anke se devo dire in ottica futura ho interesse a sondare l’opportunità di una comunità vegetariana essendo sicuramente + facilmente autosostenibile e xkè uccidere gli animali x sfamare noi esseri umani è una pratica appunto da animali e nn da esseri senzienti evoluti come è l’ideale Edeniano.
Vedremo …





Nave Solare

16 04 2009

Ecco come l’Isola di Eden potrebbe essere collegata alla terraferma con questa nave.
Progetto francese degno di nota dove le immagini parlano da sole e i testi contano poco.
Adesso manca un progetto elettrico x volare e nn ci faremo mancare nulla 🙂
Con l’occasione volevo segnalare il gruppo su FaceBook riguardante l’Isola delle Rose e invitarvi a iscrivervi e a farlo conoscere senza dimenticare ovviamente il ns gruppo Isola di Eden 🙂








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