Dal Postal Gazette sull’Isola delle Rose

27 01 2010

Ho fatto un collage di 2 numeri della Postal Gazette (1) in formato PDF ke parlano dell’Isola delle Rose con finalità filatelike ma ricco di fotografie e informazioni interessanti anke se i cultori del mito dell’Isola delle Rose ke sn iscritti al ns gruppo su FaceBook già ne conoscono abbastanza. L’articolo è stato scritto da Fabio Vaccarezza (2) sul numero in uscita nel Novembre 2008 della suddetta rivista. Quello ke + mi è piaciuto vedere, tra le diverse foto inserite, è quella relativa a un plastico riproducente la piattaforma marina dell’Isola delle Rose di quelli ke si vedono in televisione nel programma Porta a Porta su RAI1 a cura di Bruno Vespa. CM dire ke anke l’affondamento della repubblica esperantista nel 1968 è stato un omicidio perpetrato dallo Stato Italiano di cui oggi ancora nn si conoscono le vere vicende ed i colpevoli.

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(1) La Gazette Postale è un periodico di Filatelia e Storia postale classica, ke viene inviato a livello internazionale ai collezionisti di francobolli e grandi commercianti di francobolli di tutto il mondo. La sua ampia diffusione, nn è l’unica caratteristica ke contraddistingue la pubblicazione da altre del suo genere. La varietà dei suoi editoriali, semplici ma esaurienti presentazioni, il moderno layout grafico ke agevola la riproduzione di immagini in formato grande, e l’ampia scelta di materia stampati in varie lingue, rendono la  Gazette Postale una pubblicazione unica nel panorama mondiale della filatelia.

(2) Qui un altro PDF scritto da Fabio Vaccarezza sempre sull’Isola delle Rose e pubblicato sul sito del Centro Italiano Filatelia Resistenza

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L’ascesa dell’agricoltura verticale

12 01 2010

Titolo tratto direttamente da un articolo a cura di Dickson D. Despommier pubblicato sul nr 497 dalla rivista “Le Scienze“, edizione italiana della famosa Scientific American, il cui contenuto è qui brevemente palesato:

L’agricoltura sta rovinando l’ambiente, ed entro il 2050 non rimarranno abbastanza terreni coltivabili per sfamare i 9,5 miliardi di abitanti del pianeta previsti per quella data. Produrre il cibo in grattacieli di vetro potrebbe ridurre drasticamente i consumi di combustibili fossili, permettendo di riciclare le acque reflue urbane, che oggi inquinano fiumi e laghi. Un’azienda agricola di 30 piani con una base di 2 ettari potrebbe produrre quanto 960 ettari di terreno, procurando meno danni all’ambiente. Ispirandosi alle serre idroponiche già esistenti, gli urbanisti di molte città stanno studiando la costruzione di fattorie verticali sperimentali.

Dickson Despommier è il professore alla Columbia University americana ke ha lanciato l’idea delle Vertical Farm ovvero “fattorie in verticale” ormai oltre 10 anni fa, nel 1999. Esiste anke un sito internet dove sn ospitati alcuni progetti al riguardo: www.verticalfarm.com

Già in altri articoli su questo blog (tra cui A Tokio le fattorie sono nel sottosuolo) ho riportato di questa idea ke è basilare x lo sviluppo della società Edeniana nell’ambiente marino all’interno del Monolite e mi rincuora nn poco vedere ke sta diventando ogni giorno di + un argomento a carattere scientifico serio e approfondito.

L’agricoltura verticale è lo sviluppo ai massimi livelli della tecnologia finalizzata alla produzione di generi alimentari in un ottica ecologica e di massima sostenibilità possibile, con tanto di riciclo e recupero degli elementi nutritivi nn utilizzati e pronti nuovamente ad entrare nel ciclo della produzione e consumo.
Se a queste nuove idee e possibilità di produzione alimentare si unisse lo sforzo x il passaggio ad una alimentazione umana a base vegetariana, o cmq sostanzialmente vegetariana, eliminando l’allevamento dei capi di bestiame, rinunciando quindi alla bistecca e al prosciutto, allora potremmo davvero creare una società nuova e un futuro di maggior salute x l’essere umano su questa Terra.

Tra coloro ke credono in questa nuova frontiera c’è Vincent Callebaut ke propone la sua idea di nuovo edificio verde x l’agricoltura verticale nelle metropoli odierne.





Bury Dubai, un gran bel Monolite

4 01 2010

Doveva costare 1 miliardo di dollari, ma alla fine ne è costati 4,1 ovviamente tutti a debito.
Rappresenta bene l’idea del Monolite dell’Isola di Eden e cm altre opere edili già citate su questo blog, anke questo indica ke nulla è impossibile e quindi anke x noi Edeniani la realizzazione del ns traguardo finale è possibile. Tutto dipende esclusivamente da noi e dalla ns forza ideale.

Direttamente dall’annuncio stampa dell’Agenzia APCom:
Dubai inaugurerà oggi l’edificio più alto del mondo tra le massime misure di sicurezza. L’altezza precisa della Burj Dubai (arabo per “Torre di Dubai”) è ancora segreta. Il grattacielo ha superato già il 5 febbraio i 500 metri, sorpassando di fatto l’edificio rivale, il Taipei 101 a Taiwan. Ma i costruttori del Burj, l’Emaar Properties, sono alla caccia di un record e non si sono fermati lì. L’edificio sfiora oggi gli 819 metri (stimati) con la guglia. Il piano d’osservazione, al 124esimo piano, sarebbe a sua volta un record. Il Burj Dubai batterebbe così anche la Cn Tower di Toronto e l’antenna KVLY-TV mast nel Nord Dakota. Il numero di piani abitabili dovrebbe essere 162. L’inaugurazione è il simbolo delle ambizioni del regno e del suo galoppante sviluppo. Ma sarà oscurata dalle difficoltà economiche dell’emirato, che ha rasentato la catastrofe finanziaria a novembre. “Non sapevamo fin dove avremmo potuto spingerci” dice l’ingegnere Bill Baker, a Dubai per l’inaugurazione. “E’ stata un’esplorazione…” Baker è americano di uno studio di Chicago. Proprietari della torre sono le Emaar Properties, che hanno continuato a spingere i costruttori verso l’alto. Questa sera, la gigantesca torre affusolata di metallo e vetro sarà inaugurata con un gigantesco sfoggio di fuochi d’artificio. E oltre mille agenti della sicurezza, fra cui poliziotti in borghese e cecchini, saranno dispiegati. Il lavoro sulla maxitorre era iniziato nel 2004. Già nel gennaio del 2007 gli operai, molti dei quali venuti dall’India con contratti a tempo, avevano finito i primi 100 piani. La Burj Tower conterrà appartamenti di lusso, uffici, e un albergo disegnato da Giorgio Armani; ma sarà anche al centro di un complesso di lusso, con decine di altri grattacieli, più piccoli me nuovi di zecca. Ma ci sarà anche il più grande centro commerciale del Medio oriente.

P.S.: Dopo l’inaugurazione è state resa pubblica l’altezza ufficiale del grattacielo + alto al mondo pari a 828 metri e visibile a 95 chilometri di distanza (supera di 319 metri il Taipei 101, l’edificio più alto fino a questo momento).
Inoltre durante la cerimonia di inaugurazione, alla quale hanno partecipato 60mila ospiti, lo sceicco Al Maktoum ha tenuto un breve discorso e ha scoperto una targa che dedica la torre allo sceicco Khalifa bin Zayed-Nahyan (lo sceicco di Abu Dhabi, capo della federazione degli Emirati Arabi, ke è sempre stato molto vicino allo sceicco Al Maktoum), rinominando il Burj Dubai in Burj Khalifa (in arabo: برج خليفة‎, Burǧ Ḫalīfa, “Torre del Califfo”).
Progettato dal britannico Adrian Smith e costruito in tempi record, soltanto 5 anni e 3 mesi, l’edificio vanta 344mila mq di superficie, 49 piani di uffici, 1044 appartamenti distribuiti su 61 piani e 18 piani riservati alle 160 stanze dell’Hotel Armani, primo hotel disegnato interamente dallo stilista italiano, una moschea (al 158° piano), e una piscina (al 76°). Questo gigante di cemento, ferro e vetro batte tutti i record possibili: 330.000 tonnellate di cemento, 31.400 tonnellate di acciaio e l’investimento x la costruzione dell’area dove sorge il Burj Dubai + colossale: 20 miliardi di dollari. Il grattacielo è dotato di 58 ascensori che viaggiano ad una velocità record di 10 metri al secondo. Al 124° piano, una balconata panoramica aperta al pubblico offrirà vedute della città a 360 gradi.
Ulteriori informazioni a questo link su Wikipedia.

Godetevi il bellissimo video della diretta con gli spettacolari fuoki d’artificio trasmessa dalla TV di Dubai:

P.S.:
Qui un articolo aggiornato e un pò critico Burj Khalifa, giudizi contrastanti tratto dalla rivista online Casa & Clima.








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