Maree e acque salate, la nuova energia

8 05 2009

Riporto un articolo dal Corriere della Sera online ke x ovvi motivi è di interessa x tutti i futuri Edeniani.
Si parla di mare e delle sue potenzialità energetike con alcuni riferimenti a come sfruttarle:

BRUXELLES — Allacciare le cinture. Se, come pensano molti, la ripresa dopo la crisi comincerà dalla Cina, quel giorno accadrà laggiù quel che ac­cadde in America, negli anni Cinquanta: una clas­se media appena consolidatasi, in un Paese che già è il primo produttore al mondo di auto, si met­terà al volante, sulla via della motorizzazione di massa. Il mito «on the road» ri-raccontato in man­darino, i motel e i rifornitori scintillanti lungo le autostrade che porteranno da Canton alla Mongo­­lia: forse non è fantascienza. Ma senza i rifornito­ri, niente 4 ruote: il primo effetto della ripresa eco­nomica sarà appunto un’impennata della doman­da di energia. Nella recessione attuale, è «del tut­to possibile» un calo di 1,5 milioni di barili di pe­trolio al giorno, pari al 7% del consumo totale, so­lo nei consumi energetici degli Usa; e un calo pa­rallelo della domanda: così la pensa Steven Kopi­ts, direttore della Douglas-Westwood, una socie­tà americana che analizza i mercati energetici. E lascia capire: il resto del mondo seguirà a ruota.

Ma se la Cina si metterà poi al volante, scatterà il meccanismo opposto, come ai tempi del «boom» in Occidente: quando dal 1960 al 1972, ricorda an­cora Kopits, «la domanda globale di petrolio au­mentò di 30 milioni di barili al giorno, quasi 4 vol­te l’odierna produzione dell’Arabia Saudita». Su, giù, di nuovo su: ci attende un grafico da monta­gne russe. E la Cina ha la più grande forza-lavoro al mondo, 800 milioni di persone, il doppio di Usa, Giappone e Unione Europea messi insieme: quanto produrrà, una volta lanciata «on the road»? Gli esperti tacciono. Ma una cosa, la dan­no per scontata: in una situazione così incerta, con petrolio e gas che già scarseggiano, bisogne­rà ricorrere sempre più alle energie rinnovabili. È anche per questo, che la Ue si è data per il 2020 un obiettivo molto ambizioso: almeno il 20% del­l’energia dovrà essere tratta da fonti rinnovabili. Il vento, il sole, il calore geotermico nascosto sot­to la crosta terrestre. E il mare. Gli oceani, che co­prono il 75% della terra. E che di energia trabocca­no, ma sono anche custodi gelosi ed esosi, giac­ché i loro segreti costano. Già nel 1607, nella Nuo­va Scozia canadese, un mulino azionato dalle ma­ree produceva 25-75 Kilowatt/ora. Nel 1799, ci si provò anche in Europa. Nel 1909, un porto della California fu illuminato dall’energia «rubata» alle onde. Poi, un lungo silenzio. Fino a pochi anni an­ni fa, quando partirono le prime turbine sottoma­rine, i «mulini a vento degli oceani» che con le loro eliche trasformano l’energia idraulica in mec­canica e poi — attraverso un convertitore — in energia elettrica.

Principio semplice: il volume, la densità dell’acqua, sono 800-850 volte maggiori di quelli dell’aria, e perciò — almeno in teoria — con minor «sforzo» le eliche producono di più. Grazie a queste e ad altre diavolerie, oggi, per la prima volta il mare fornisce regolarmente energia a molti Paesi. Poca, ma buona. Sfruttando le sue 5 «forze»: le maree (cioè il potenziale energetico ri­cavabile dalla differenza in altezza fra l’alta e la bassa marea); le correnti prodotte dalle maree o dai venti (energia cinetica ricavabile dal movi­mento orizzontale dell’acqua); il gradiente di sali­nità (là dove un fiume si getta in mare, le acque dolci si mescolano a quelle salate e la diversa sali­nità crea una differenza di pressione, cioè una po­tenziale fonte di energia); infine, la differenza di temperatura fra la superficie dell’oceano e le sue acque profonde, da cui scaturisce energia termi­ca. La parola «differenza» ricorre ovunque perché il mare è per sua natura mutevole, incostante, ge­neratore di contrasti fisico-chimici: e perciò ap­punto, sorgente di energia. Per esempio: da solo, il gradiente di salinità avrebbe nel mondo un po­tenziale sfruttabile da 2000 Terawatt/ora per an­no (un Terawatt/ora equivale a un miliardo di kilowatt all’ora, ndr).

Nei calcoli dell’Iea, l’Agenzia inter­nazionale dell’Energia, l’uomo di oggi consuma in elettricità circa 15.400 Terawatt/ora per anno, e il 13% potrebbe essere «coperto» proprio dalle onde. La realtà è ov­viamente più modesta: i mari eu­ropei, nel 2006, hanno prodotto «appena» 550 Gigawatt/ora di elettricità (un Gigawatt equivale a un milione di kilowatt). Ma è mol­to, se comparato al niente di po­chi anni fa. Spiega Nathalie Rous­seau dell’«Agenzia Ocean Ener­gy», che a Bruxelles affianca la Ue in questi studi: «Secondo certe sti­me le correnti possono produrre nel mondo oltre 800 Terawatt/ora per anno; e il gradiente termico, 10 mila; e le maree, oltre 300… Insomma, un teso­ro da esplorare. E fra i Paesi con un potenziale molto alto di energia marina, c’è anche la vostra Italia con lo Stretto di Scilla». Se si considerano i progressi delle energie rinnovabili nei Paesi Ue, alla voce «oceano» appare per decenni uno zero, mentre la voce «vento» cresce del 19,9% all’anno. Ma nella proiezione 2010-2020, le voci si inverto­no: «vento», 8,5%, «oceano» 17,5%.

In America, si progetta di ancorare dei «muli­ni » in mare davanti alle coste della Florida, o vici­no al ponte Golden Gate di San Francisco. E sono stati stanziati 3 milioni di dollari per calare verso la foce dell’East River di New York, in 10 anni, 300 turbine che riscalderanno migliaia di case, sfruttando le correnti del fiume e del mare. Nella Ue, invece, si contano 60 progetti attivi o pianifi­cati: boe gigantesche, dighe galleggianti, rotori computerizzati, c’è un po’ di tutto. E tutto nell’ac­qua. Francia e Inghilterra, che hanno maree di 10 metri, sono in testa. Ma c’è anche il portoghese «Pelamis», che fornirà energia a duemila fami­glie: un serpentone composto da cilindri, che bal­lando sulle onde attivano dei generatori. O il cen­tro sperimentale «Billia Croo», in Scozia, dove si studiano cavalloni alti 12 metri e correnti da 4 me­tri al secondo. C’è la «Fattoria delle Onde» in Cor­novaglia. E «SeaGen», in Irlanda del Nord, siste­ma di turbine che riscalda mille case. E il «Drago­ne delle onde», in Danimarca. Ancora in Danimar­ca, si sperimenta una centrale galleggiante chia­mata «Poseidon». Come il dio greco del mare: cui venivano attribuite 42 amanti, proprio per la sua energia inesausta. Anzi, rinnovabile.

Luigi Offeddu
04 maggio 2009

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Alghe energetike

21 04 2009

L’Isola di Eden ha come ambizione la colonizzazione delle acque marine e la autosostenibilità energetica innazitutto.
Orbene cosa c’è di abbondante in mare ? Tante cose ma quelle ke ci interessano in questo articolo sono le alghe.
Da tempo si studia come sfruttare le alghe x produrre energia eco-sostenibile e quindi leggo con interesse di un esperimento a livello industriale in Italia x realizzare un impianto di produzione di energia elettrica dalle alghe da costruire presso Venezia. Questo l’articolo pubblicato su MondoEcoBlog del 3 Aprile 2009 :

Produrre energia dalle alghe non è un’idea del tutto nuova, tanto che numerosi progetti sono stati avviati in Francia e, più recentemente, dall’ Unione Europea. Un campo promettente, che ultimamente è stato adottato anche dal progetto di una centrale bioelettrica basata sulla fotosintesi della Diatomea, un’ alga autoctona della laguna di Venezia. Il progetto è stato presentato dall’ Autorità Portuale di Venezia. Secondo i sostenitori, potrebbe fornire 40 megawatt di energia a impatto zero, capaci di coprire metà del fabbisogno dell’ intero centro storico di Venezia, che oggi consuma dagli 80 ai 100 megawatt.

I COSTI
Per realizzare la centrale, il cui costo sarebbe di 190 milioni di euro, verra’ costituita “eNave“, una società partecipata al 51% da Autorità Portuale e al 49% da Enalg Srl.

LAVORO E SPAZIO
La centrale, che sfrutta il processo della fotosintesi, impiegherebbe 46 persone e necessita di uno spazio di 10 ettari per l’ allevamento delle microalghe nei bioconvertitori e la trasformazione della biomassa in energia elettrica. Ideale, è stato detto, sarebbe la collocazione nella zona industriale di Marghera. “Abbiamo accettato con entusiasmo la proposta di Enalg – ha dichiarato Paolo Costa, presidente dell’ Autorità Portuale di Venezia – l’ ambiente lagunare è ideale per questa nuova tecnologia in via di sperimentazione

UN BREVETTO USA
Il progetto di centrale bioelettrica a microalghe presentato oggi a Venezia sfrutta un brevetto internazionale americano della Solena Group Inc., di cui Enalg ha la concessione in esclusiva per l’ Italia. Il carburante che se ne otterrebbe è infatti funzionale ad un particolare tipo di turbina prodotta da General Electric. L’ impianto, che sarà realizzato se a questo start up farà seguito l’ interesse degli investitori, è composto da due unità: la prima per la coltura delle microalghe e la seconda per trasformare la biomassa in energia elettrica.

COME FUNZIONA
Le alghe, selezionate e allevate in laboratorio, verrebbero trasferite in cilindri di plastica nei quali si immette anidride carbonica e acqua che, insieme all’ effetto elettromagnetico dei raggi del sole, provocano la fotosintesi. La biomassa prodotta – hanno spiegato i promotori del progetto – viene quindi centrifugata ed essiccata per essere trattata con un’ innovativa tecnologia al plasma che si avvale di correnti gassose ad elevata temperatura. Viene così prodotto il carburante, una miscela di idrogeno e monossido di carbonio che alimenta le turbine. Il gas di scarico della turbina (Co2) viene nuovamente immesso nei bioconvertitori per nutrire le microalghe, rendendo la centrale a emissioni zero. Infine, il residuo (1%) di tutto il processo consiste in silice naturale che puo’ essere reimpiegato per uso industriale e in edilizia.

La notizia è stata riportata anke da altri siti di informazione in rete (come ad esempio anke su La Stampa col titolo “Venezia, dalle alghe l’energia per il porto“) ma questo ke ho riportato x intero è il + completo ke ho trovato.
Il successo di questa iniziativa è un buon segnale x l’Isola di Eden dove tale tecnologia potrà essere ampiamente sfruttata e nn solo x produrre energia elettrica ma anke x altri usi della biomassa da alghe, ad esempio produrre mangime x gli allevamenti interni di animali. Anke se devo dire in ottica futura ho interesse a sondare l’opportunità di una comunità vegetariana essendo sicuramente + facilmente autosostenibile e xkè uccidere gli animali x sfamare noi esseri umani è una pratica appunto da animali e nn da esseri senzienti evoluti come è l’ideale Edeniano.
Vedremo …








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