Corriere.it: Riemerge l’isola dell’Utopia

28 08 2009

Ci sn motivi misteriosi x cui una notizia appare e scompare dalla rete 🙂
Oggi la va col Corriere versione online ke pubblica un qualcosa di già conosciuto ma evidentemente sempre verde.
Probabilmente sn i tempi ke corrono a giustificare questi articoli ke parlano di utopie e desideri di nuovo ke albergano in ogni italiano, infatti le frasi salienti riportate sn:

«Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non volevo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so».

E se nn bastasse, anke questa:

«Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me».

Questo è il link all’articolo originale, a seguire il contenuto dello stesso, di Marco Imarisio di oggi 28 agosto 2009 dove scrive anke:

… alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden.
Ciò nn so se rendo … siamo citati sul Corriere online, è la prima volta ke un giornale mainstream lo fà 😉
Cm dire … SIAMO STATI NOMINATI !!!

BOLOGNA — «Lusingato», dice. Ci so­no voluti quarant’anni, ma alla fine il mondo si è ricordato di lui. Giorgio Ro­sa sorride. Il salone della sua casa affac­ciata sui giardini Margherita è inondato di luce. I modi e le parole di questo anzia­no signore dal bell’incarnato sono quelli di un gran borghese, che ancora oggi, a 84 anni, riceve gli ospiti in giacca. Ma in fondo agli occhi, nello sguardo che ac­compagna una frase maliziosa, «gran fa­tica, però ci siamo divertiti», si intrave­de qualcosa. Una scintilla, residuo di quella energia che lo portò a realizzare una delle più bizzarre esperienze del Ses­santotto. «Insulo de la Rozoj», la Repub­blica dell’Isola delle Rose. Erano due anni che i sub del Dive Pla­net di Rimini ne cercavano i re­sti. Li hanno trovati all’ini­zio di luglio. E con i re­sti della piattaforma che a poche miglia dalle spiagge ro­magnole si fece nazione indipen­dente, è come se fossero riemerse anche le sugge­stioni di quell’av­ventura. Curiosa, questa riscoperta del­­l’Isola delle Rose.

I re­perti subacquei che diven­tano meta di pellegrinaggio co­stante, un bel documentario di succes­so, «Insulo de la Rozoj, la libertà fa pau­ra », uno spettacolo teatrale nel 2008, un altro in allestimento, un paio di blog te­matici, un gruppo su Facebook («A war that Italy forgot-long live Insulo de la Ro­zoj»), una installazione al museo di Van­couver che la mette a confronto con l’Utopia di Tommaso Moro, alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden. Co­me se all’improvviso la voglia di fuga e di libertà avessero trovato un piccolo sfogo nell’evocazione di un episodio or­mai dimenticato. «Davvero strano. Per 40 anni non mi ha cercato nessuno. All’improvviso, a partire dal 2008, tutto uno squillar di te­lefono. Forse perché sul piano delle li­bertà individuali, non è cambiato poi molto. Ad essere sinceri, il mio progetto iniziale era questo: costruire qualcosa che fosse libero da lacci e lacciuoli e non costasse molto. Sulla terra ferma la buro­crazia era soffocante. Così mi venne un’idea, durante la villeggiatura a Rimi­ni ». Una struttura di tubi in acciaio salda­ti a terra e appoggiati sul fondale, sulla quale poggiava un piano in laterizio, 400 metri quadrati di superficie a disposizio­ne. Undici chilometri al largo della costa italiana, la piattaforma confinava con ac­que internazionali ad eccezione del lato sud-ovest. «Volevamo aprire un bar e una trattoria. Mangiare, bere e guardare le navi da Trieste che passano vicine, a volte anche troppo. Il ricordo più bello è la prima notte sull’isola in costruzione. Venne un temporale che sembrava por­tasse via tutto. Ma al mattino tornò il so­le, ogni cosa pareva bella e realizzabile. Poi cominciarono i problemi».

La capitaneria di porto ordinò la fine dei lavori sostenendo che quel tratto di mare fosse in concessione all’Eni. Il gran­de traffico verso la piattaforma inquieta­va le autorità. «Ci avrebbero fermato. Al­lora si studiò la possibilità di rendersi in­dipendenti. L’unico modo per non aver più a che fare con l’Italia». L’ingegnere fa una pausa, alza le mani che tiene sem­pre conserte in grembo. «E poi, diciamo­lo, ogni essere umano libero sogna di fondare uno Stato indipendente». Il pri­mo maggio 1968, con atto unilaterale, nasce la Repubblica dell’Isola delle Rose. «Insulo de la Rozoj», perché la lingua uf­ficiale è l’Esperanto, a rimarcare la diffe­renza con l’Italia. Il nuovo Stato fa in tempo a stampare i suoi francobolli, che oggi valgono una fortuna. Vuole battere moneta, ma non ne avrà modo. L’Italia reagisce con inusi­tata velocità. In Parlamento, l’Msi lamen­ta la violazione del suolo patrio, il mini­stro dell’Interno Paolo Emilio Taviani parla di «grave pericolo», il Servizio se­greto militare si dice convinto che l’Isola sia in realtà una base camuffata per l’at­tracco dei sommergibili sovietici, il par­lamentare comunista Renato Zangheri, futuro sindaco di Bologna, sostiene inve­ce che sia una una manovra destabiliz­zante del leader albanese Enver Hoxha. Mentre Rimini si riempie di giornalisti da tutto il mondo, il 24 giugno dieci pilo­tine con a bordo poliziotti e carabinieri circondano l’isola e ne prendono posses­so. L’appello di Rosa al presidente Sara­gat per la restituzione non trova rispo­sta. «Non avevamo risorse, eravamo so­li. Quando il Consiglio di Stato diede pa­rere favorevole alla demolizione, non fe­ci ricorso. Meglio lasciar perdere. Non sono più tornato a Rimini». Il 13 febbra­io 1969 gli artificieri della Marina milita­re minano i piloni con 1.080 chili di di­namite. Le esplosioni piegano la piatta­forma. Dieci giorni dopo, una tempesta fa inabissare l’Isola delle Rose.

La guerra è finita. «L’unica che l’Italia sia stata ca­pace di vincere» dice caustico l’ingegne­re. Ha lavorato fino al 2003, progettista con studio a Bologna. Dalla distruzione dell’Isola, ha smesso di esercitare i suoi diritti di cittadino. «Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non vole­vo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so ». Nell’anno che do­veva cambiare il mondo con la fantasia al potere, in Italia l’uomo che più si è avvicinato alla realiz­zazione dell’utopia e che oggi viene ri­scoperto come simbolo di una indoma­bile volontà anarchica, è stato un prag­matico ingegnere bolognese, discenden­te di una famiglia di militari giunta in Italia nel 1400, figlio di un ufficiale del Regio esercito, ex soldato di Salò, poi di­sertore e in quanto tale condannato dal tribunale della Rsi. «Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me». Al momento dei saluti, torna quella scintilla negli occhi, l’espressione si fa divertita. «Giovanotto, quando esce di qui dia un’occhiata alle mappe su Inter­net. Troverà una sorpresa». Su Google map digitiamo il nome del suo Stato. Ap­pare una bandierina rossa in mezzo al blu del mare, proprio di fronte a Bella­ria- Igea Marina. L’Isola delle Rose vive ancora.

Cm detto tutte le news riportate in questo articolo sn già state pubblicate su questo blog in tempi recenti.
Inoltre l’Isola di Eden o meglio la libera Repubblica dell’Isola di Eden vuole essere la dimostrazione ke simili utopie possono essere perseguite e si possono realizzare con i tempi e i mezzi tecnici ed economici adeguati.
In questo blog potete trovare le linee guida di cm sia possibile e di cm intendo procedere, nn sarà una cosa semplice ne tantomeno veloce ma la possibilità c’è a patto di soddisfare alcune condizioni kiave qui descritte e sempre + approfondite e coltivate al fine di raggiungere lo scopo ideale della nuova Res Publica.
Quindi buona lettura e cm sempre se siete interessati e vi sentite Edeniani dentro nn esitate a contattarmi, l’unione fa la forza e … ke la forza sia cn voi





Progetto Eden come il progetto Apollo

21 07 2009

40th_AnniversaryIeri 20 Luglio è stato il 40° anniversario dell’allunaggio nel Mare della Tranquillità sulla Luna del modulo lunare Eagle del progetto Apollo e oggi è quello del primo uomo ke fisicamente mette piede e lascia la prima orma umana sul suolo lunare, l’astronauta americano Neil Armstrong, pronunciando la frase ke passerà alla storia “That’s one small step for a man, one giant leap for mankind” (questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità). Era il 1969 ed erano gli anni passati alla storia come quelli della guerra fredda tra USA e URSS, le 2 superpotenze nucleari ke si fronteggiavano dalla fine della II° guerra mondiale x il predominio sul pianeta Terra ed erano anke gli anni delle proteste giovanili contro la guerra in Vietnam (come il festival di Woodstock) e delle fallite rivoluzioni dei paesi dell’est Europa x la liberazione dal giogo del blocco socialista/comunista dell’URSS. In Italia si fronteggiavano i 2 opposti fronti comunisti ed ex fascisti con spargimenti di sangue da ambole parti. Era un periodo politicamente caldo ma pieno di speranze x il futuro.
Proprio mentre questi eventi si susseguivano, in quegli stessi anni nasceva e veniva affondata dalla marina italiana nel Gennaio del 1969 l’Insulo de la Rozoj ovvero l’Isola delle Rose. Isola i cui resti vengono riscoperti in fondo al mare proprio in questi giorni di questa estate del 2009 e dove alla Corte degli Agostiniani è stato proiettato x la prima volta il documentario “Insulo de la Rozoj la libertà fa paura” con uno strepitoso successo di pubblico.

Tutto questo mi ha fatto venire in mente tante analogie con il mio progetto dell’Isola di Eden o meglio della libera Repubblica dell’Isola di Eden. Un progetto ke avevo nella testa da tempo ma ke ho reso pubblico con questo blog e relativo sito Web lo scorso anno 2008, nel quale anno ricorreva, all’insaputa di tanti, il 40° anniversario della dikiarazione di indipendenza dell’Insulo de la Rozoj effettuata il 1 Maggio 1968. Quest’anno poi è il 40° anniversario dalla sua distruzione e trasformazione in mito e della sua riscoperta storica come evento e come resti sul fondale marino in concomitanza con lo storico sbarco sul suolo lunare del 20 Luglio 1969, ank’esso a coronamento di una lunga avventura e di investimenti in risorse umane ed economike. 40 anni dopo coincidenza vuole ke parta il progetto dell’Isola di Eden, progetto ke durerà anni e ke sarà su varie fasi o step, come la missione Apollo ke portò gli uomini sulla Luna, e ke alla fine realizzerà un Monolite ovvero un’isola artificiale e dikiarerà la sua indipendenza come libera Repubblica dell’Isola di Eden come fece l’Insulo de la Rozoj.
Questa sarà la mia missione come fu il progetto Apollo x la conquista della Luna:
Il primo step è quello di aggregare + persone possibili e trovare i fondi x il finanziamento del progetto operando su internet ke è x antonomasia un mondo virtuale dove tutto può esistere e dove la libera Repubblica di Eden può crescere e svilupparsi nelle sue vesti virtuali come micronazione aterritoriale quintomondista.
Il secondo step sarà la creazione di un Consolato in Italia o cmq in terra ke sarà la base x lo sviluppo del progetto dell’Isola di Eden come fu il Jet Propulsion Laboratory (JPL) e il John F. Kennedy Space Center (oggi Cape Canaveral) della NASA le basi x lo sviluppo delle missioni Apollo.
Il terzo step sarà la realizzazione di una piattaforma marina come quelle del progetto gemello americano di SeaSteading.
Il quarto step sarà la realizzazione del Monolite e sua abitazione, popolazione nativa e messa in piena funzionalità ricalcando il progetto della nuova Ziggurat di Dubai.
Il quinto step e ultimo sarà promulgare ed ottenere la dikiarazione di indipendenza e diventare il primo microstato della storia del pianeta Terra realizzato su un isola artificiale.





Alcuni kiarimenti circa l’Isola delle Rose

15 07 2009

Dopo la scorpacciata di news inerenti il revival storico dell’Insulo de la Rozoj ovvero dell’Isola delle Rose, vorrei ribadire alcune cose nuove e alcune vecchie ke si sn perse nella quantità di post ormai presenti sul blog.
Da colloqui avuti con un autore del documentario e dalla genesi e sviluppo dell’Isola delle Rose ad opera dell’Ing. Giorgio Rosa si evince ke inizialmente il progetto fosse solo ed esclusivamente un’operazione tecnico/commerciale.
L’Ing. Rosa voleva realizzare una sua idea e guadagnare sul brevetto su cui l’idea si sviluppava e nessuna intenzione aveva di realizzare una micronazione ne tantomeno un microstato (qui puoi leggere la differenza). Le vicende sono lievitate poi col trascorrere del tempo e col sovravvenire degli eventi e dell’interesse ke l’isola artificiale aveva creato dopo la sua costruzione. Realizzazione ke ricordo fu cmq solo parziale. In sostanza l’Ing. Rosa voleva realizzare una specie di albergo o cmq un’attrattiva turistica di fronte alle coste romagnole e l’isola artificiale doveva crescere nei suoi progetti sia in altezza ke anke in orizzontale, allargandosi ed espandendosi nelle acque intorno. In pratica mirava a un doppio business, la vendita della tecnologia tramite il brevetto dell’isola e il guadagno con il turismo legato alla frequentazione dell’isola stessa. Del resto l’Ing. Rosa nn aveva mai fatto voce in tutti gli anni ’60 con kikkessia dell’intenzione di creare un nuovo stato, nemmeno con i suoi collaboratori x tutta la durata dei lavori. Lavori ke da cm si legge su wikipedia sn andati avanti x molti anni:

I sopralluoghi avvennero utilizzando un natante, costruito in acciaio e propulso con un motore di una Fiat 500, e proseguirono per tutta l’estate del 1960, con frequenza bisettimanale, avendo come base un capanno sul molo di Rimini.
Nell’estate del 1962 però, per problemi tecnici e finanziari, l’impresa si bloccò; inoltre nell’ottobre dello stesso anno fu intimato dalle autorità italiane di rimuovere qualsiasi ostacolo alla navigazione.
Il 30 maggio 1964 furono contattate le Capitanerie di Porto di Rimini, Ravenna e Pesaro, rispettivamente per opzionare gli spazi in banchina, per i rifornimenti di gasolio e per la costruzione della struttura dell’isola presso i cantieri navali e per la pubblicazione dell’avviso ai naviganti per la segnalazione della presenza di strutture.
Per tutto il 1965 ed il 1966 proseguirono i lavori di armamento della struttura, ma molto lentamente, poiché per le avverse condizioni meteomarine si poteva operare per non più di circa tre giorni a settimana.

Quindi il tutto si svolse x oltre un lustro, tempo + ke sufficiente x far trapelare una possibile notizia bomba cm quella di creare uno nuovo stato. Inoltre:

“Il 23 novembre 1966 la capitaneria di porto di Rimini intimò di cessare i lavori privi di autorizzazione, poiché la zona era in concessione all’Eni. Il successivo 23 gennaio anche la polizia s’interessò della vicenda, richiedendo conferma che si trattava di lavori sperimentali. Il 20 maggio 1967 alla profondità di 280 metri dal piano di calpestio dell’isola fu trovata, per perforazione, una falda di acqua dolce. Il 20 agosto 1967 l’isola venne aperta al pubblico.

Ovvero i lavori insospettirono le autorità già dal 1966, quasi 2 anni prima della dikiarazione di indipendenza del 1968 ke fu cmq successiva alla apertura al pubblico dell’Isola delle Rose come pura attrazione turistica. In pratica, dalla apertura al pubblico dell’isola artificiale il 20 Agosto 1967 alla dikiarazione di indipendenza del 1º maggio 1968, sn trascorsi oltre 8 mesi. Evidente quindi ke la proclamazione di indipendenza sia stato solo un escamotage x cercare una scappatoia alle grinfie dell’italica burocrazia e autorità. Tentativo ke dette all’Isola delle Rose tanto prestigio e notorietà ma ke nn la salvò dall’affondamento.

Ordunque, le evidenze dei tempi sn la dimostrazione ke le parole riportatemi come dette dall’Ing. Rosa sulle reali intenzioni del progetto dell’isola artificiale, sn oltremodo coerenti e veritiere. Ma nn solo. Maliziosamente parlando si può anke aggiungere ke la realizzazione fuori dalle acque territoriali sia stata scelta nn x fini geo/politici ma x mire + semplicemente di risparmio, x nn dire elusione, fiscale. Ovvero creare un business turistico con ampie possibilità di espansione a costi ragionevoli poco al di fuori dello stato italiano x poter arrikkirsi e nn pagare le tasse all’Italia essendo appunto al di fuori della giurisdizione italiana ovvero in acque internazionali, almeno quel quanto ke bastava. Malizia del resto riportata anke dall’autore del testo su wikipedia:

Le azioni di Rosa furono viste dal governo italiano come uno stratagemma per raccogliere i proventi turistici senza il pagamento delle relative tasse, dato che l’Isola delle Rose era facilmente raggiungibile dalla costa italiana.

Ma, come vado a supportare a seguire, se le mire fossero state proprio quelle di creare un vero stato indipendente, quella distanza dalla costa italiana nn era assolutamente sufficiente !!!
Come infatti spiego in questo mio precedente articolo scritto sul blog nel Febbraio del 2008 x poter erigere un isola artificiale da poter poi dikiarare indipendente è necessario rispettare delle banali regole di distanza tra le parti in gioco. Nel suddetto articolo del blog il tutto è aggiornato alle regole e leggi odierne ma rifacendosi agli anni ’60 è ovvio ke quelle poke centinaia di metri dal limite delle acque territoriali italiane di allora (ovvero 6 miglia, oggi sn raddoppiate a 12 miglia), nn erano sufficienti. Nel momento in cui si dikiara l’indipendenza dell’Insulo de la Rozoj ovvero dell’Isola delle Rose si crea una occupazione della superficie acquea dello stato italiano, un’invasione vera e propria della Repubblica Italiana.
Questo xkè lo stato indipendente così creato avrebbe spostato la linea di confine marino delle acque territoriali italiane indietro di circa 3 miglia in quanto le regole internazionali assegnano 6 miglia a ogni stato salvo zone dove materialmente questa distanza nn può essere messa in atto x vari motivi generalmente geografici. Quindi, essendo lo spazio tra l’isola artificiale e la costa italiana inferiore alle 7 miglia, secondo le regole internazionali l’Italia si vedeva arretrare i suoi confini, ad esclusivo vantaggio della neonata repubblica dell’Insulo de la Rozoj, di circa 3 miglia. Un precedente ke poteva aprire scenari di nn poco conto e sviluppi alquanto pericolosi, un precedente ke poteva portare tanti altri a seguire le orme dell’Ing. Rosa, cosa ke in effetti l’Ing. Rosa si augurava x poter vendere i diritti del suo brevetto di costruzione marittima. Quindi ovvio ke una simile ipotesi andava stroncata sul nascere e pertanto essere motivo legittimo x l’allora governo italiano dell’azione militare allo scopo di eliminare quell’anomalia e ripristinare il suo pieno diritto alla linea di confine di 6 miglia marine.
Un ultima speculazione: la proclamazione di una nuova repubblica era cmq un idea foriera di ulteriori introiti commerciali (ad esempio i francobolli, ke i testimoni dell’epoca affermano nel documentario, siano stati una fonte di discreto guadagno) ed anke la possibilità di scavalcare la giurisdizione italiana appellandosi come fu fatto all’ONU. Un’idea da perseguire x salvare il salvabile e ottenere un’ulteriore visibilità internazionale come in effetti avvenne. Volendo malignare al massimo livello, del resto a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, si potrebbe pensare ke l’idea nn fu nemmeno tanto originale bensì presa a prestito dal Principato di Sealand ke guarda caso nasceva nel settembre del 1967 ad opera di Paddy Roy Bates al largo delle coste inglesi sempre in acque internazionali, ovvero circa un mese dopo l’apertura al pubblico dell’Isola delle Rose e qualke mese prima della sua dikiarazione di indipendenza. Coincidenza … mah 🙂





Micronazione, Microstato e Micronazionalismo

4 05 2009

L’Isola di Eden è il progetto di una nuova micronazione e futuro microstato, 2 parole ke sembrano dire la stessa cosa o esprimere un analogo concetto come se fossero uguali ma nn lo sono.
Ovviamente micronazione deriva da nazione e microstato deriva da stato e il significato x entrambe le parole è di indicare una piccola nazione o stato come è la Repubblica di San Marino o lo stato della Città del Vaticano giusto x rimanere in Italia ma ce ne sono molti sparsi x il mondo.
La differenza quindi va ricercata tra le parole nazione e stato.
A tal scopo facciamoci aiutare dall’onnipotente Wikipedia in cui si legge ke:

“Una nazione (dal latino natio, in italiano “nascita”, derivato dal latino nasci, in italiano “nascere”) è un complesso di persone che, avendo in comune caratteristiche quali la storia, la lingua, il territorio, la cultura, l’etnia, la politica, si identificano in una comune identità a cui sentono di appartenere legati da un sentimento di soliderietà. È questa coscienza di un’identità condivisa, questo sentimento di appartenenza a tale identità e di solidarietà che li lega, diffusi a livello di massa e non solo tra ristrette cerchie di persone, che rende una comunità etnica, culturale, politica una nazione. Al fine di autodeterminare la propria esistenza, spesso la nazione aspira a diventare Stato, cioè a darsi un ordinamento giuridico che ne affermi la sovranità. Quando una nazione diventa Stato dà vita a quello che più specificatamente viene chiamato Stato-nazione. Molte comunque, in tutto il mondo, rimangono attualmente le nazioni senza Stato. Per quanto riguarda l’Europa occidentale si riuniscono nella Conferenza delle nazioni senza stato d’Europa occidendale (CONSEU).“

Quindi fondamentalmente il termine nazione ha un valore prettamente geografico mentre stato ha un significato giuridico. Curioso il riferimento al CONSEU ke su Wikipedia nn ho trovato ma ke su questa pagina in riferimento alla VII assemblea della CONSEU (Conferenza delle Nazioni senza Stato d’Europa), che si è tenuta a Saint Vincent (Valle d’Aosta) dal 12 al 13 ottobre 2007, è citato e spiegato in questi termini:

“Cos’è la CONSEU?
La Conferenza delle Nazioni senza stato d’Europa (CONSEU) è un forum di dibattito e riflessione composto da organizzazioni politiche, culturali e civiche con l’obiettivo di promuovere un’Europa rispettosa delle diversità nazionali, linguistiche e culturali, e di conseguenza anche per i diritti collettivi che ne formano la base.
La CONSEU vuole dar spazio alle diverse sensibilità delle nazioni senza stato e dei gruppi etnici, come pure ai movimenti autonomisti delle regioni con particolari caratteristiche etnico-linguistiche nonché movimenti che rivendicano la loro piena sovranità in forma di un proprio stato. In tutti i casi il fondamento è sempre il diritto inalienabile dei popoli all’autodeterminazione. Perciò la CONSEU è tesa a raccogliere tutta la gamma ideologica dei movimenti delle nazioni a condizione che siano rispettati i principi democratici ed il diritto all’autodeterminazione.
Gli obiettivi generali della CONSEU sono i seguenti:

  • 1. Promuovere nello spazio europeo i principi della democrazia, del riconoscimento della diversità e del rispetto dei diritti collettivi dei popoli.
  • 2. Scambiare le esperienze e le informazioni sulle diverse realtà delle nazioni senza stato d’Europa.
  • 3. Proporre delle formule di collaborazione tra diverse organizzazioni che ne fanno parte, nel pieno rispetto dell’indipendenza di ogni organizzazione, in spirito di solidarietà e collaborazione.
  • 4. Diventare un gruppo di pressione ai diversi livelli istituzionali, sia europeo, sia a livello statale, regionale e locale.
  • 5. Formulare delle proposte comuni a favore dell’Europa dei Popoli per presentarli alle istituzioni ed organismi europei.
  • 6. Sostenere delle iniziative di protezione dell’identità culturale delle nazioni che compongono l’attuale Europa.
  • 7. Sostenere le organizzazioni che nel loro contesto statale soffrono discriminazioni o aggressioni a causa del loro impegno per i diritti collettivi del loro popolo.“

Curioso di conoscere quali sono queste nazioni senza territorio mi sono messo alla loro ricerca e navigando sempre sul sito sopracitato ho scoperto ke lo sono ad esempio i Kurdi e i Baschi e gli albanesi kosovari, i quali però nel frattempo una nazione e uno stato sembrano averlo ottenuto, e tanti altri a cui mai avrei pensato. Sempre da Wikipedia leggiamo ulteriori approfondimenti circa il concetto di stato:

“Lo Stato è un ordinamento giuridico politico,  ovvero a fini generali, esercitante il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti. Esso comanda anche mediante l’uso della forza armata, della quale detiene il monopolio legale.

Alla parola Stato afferiscono due concetti distinti:

  • Statocomunità: popolo, stanziato su un territorio definito, che è organizzato attorno ad un potere centrale (comunemente chiamato “Stato-nazione”).
  • Statogoverno (o Stato-organizzazione): quel potere centrale sovrano, organizzato in possibili differenti modi, che detiene il monopolio della forza, e impone il rispetto di determinate norme nell’ambito di un territorio ben definito.

Da quest’ultima definizione emerge che lo Stato è anche un ente territoriale, in quanto individuato da una porzione di territorio che è soggetta alla sua sovranità.
Stato sovrano: dal latino
superanus, colui che sta al di sopra; lo Stato è superiore ad ogni altro soggetto entro i suoi confini. Per essere tale, la sovranità deve manifestarsi come “indipendenza” nei rapporti reciproci; per tale ragione, allora, lo Stato è indipendente e sovrano; sovrano al suo interno, indipendente nei confronti degli altri stati.
Lo Stato è originario poiché i suoi poteri derivano solo da sé stesso e da nessun altro. Con ciò si sostiene che esso non è subordinato ad altri soggetti e quindi è indipendente e sovrano. L’organo Stato è forse rappresentabile come il
pozzo di tutti quei beni e poteri tanto importanti o tanto potenti da non poter essere di nessun altro che di un soggetto che agisca nell’interesse collettivo; questi poteri sono sostanzialmente la sovranità (esercitata attraverso i tre poteri pubblici legislativo, esecutivo e giudiziario) e il monopolio della forza affinché vi sia un fondamento obbligatorio.”

Tornando a noi adesso dovremmo aver kiaro il significato di nazione e di stato e, la ovvia conseguenza, ke nn può esserci stato senza nazione mentre può benissimo esistere una nazione senza essere stato.
Inoltre una nazione senza territorio o area geografica politicamente definita può esistere mentre è una delle condizioni obbligatorie x poter assumere i connotati di stato.
Quindi dovrebbe essere altrettanto evidente ke x fondare un microstato è necessario innanzitutto avere un territorio mentre x fondare una micronazione questa condizione nn è necessaria, entrambi cmq devono avere un popolo ovvero rappresentare una aggregazione di individui o come caso limite, di 1 solo individuo.

Date queste premesso è ovvio ke negli ultimi anni, specie con l’avvento e la massiccia diffusione di internet, si sia venuta a creare una nutrita schiera di micronazionalisti ovvero di individui ke creano nazioni sulla carta o meglio su internet, quindi senza territorio fisico presente sul pianeta Terra, e ke amano definirsi micronazionalisti aterritoriali o come si trova scritto in diversi luoghi su internet micronazionalisti del 5 mondo.
Partendo sempre dal concetto di micronazione definito precedentemente, ora su Wikipedia leggiamo infatti:

“Una micronazione è un’entità creata da una persona, o da un piccolo numero di persone, che pretende di essere considerata come nazione o stato indipendente, tuttavia non sono riconosciute dai governi e dalla maggiori organizzazioni internazionali.
Il termine è nato negli anni ’70 per descrivere le tantissime entità che nascevano in quel periodo, in genere di piccole dimensioni e di esistenza effimera. Recentemente alcune micronazioni si sono definite quinto mondo, probabilmente in senso polemico in relazione alla nota scala economica che classifica le nazioni del mondo in primo, secondo, terzo e quarto mondo.
”

Essere dei Quintomondisti significa dunque essere una micronazione confinata nel cyberspace ovvero esistere esclusivamente come entità nazionale nel mondo di Internet. Al riguardo possiamo citare Second Life come esempio di possibile candidata ad essere una nazione del Quinto Mondo o, come meglio definita sempre su Wikipedia, un vero e proprio 5 mondo alternativo:

“Second Life è un mondo virtuale tridimensionale multi-utente online inventato nel 2003 dalla società americana Linden Lab. Il sistema fornisce ai suoi utenti (definiti “residenti”) gli strumenti per aggiungere e creare nel “mondo virtuale” di Second Life nuovi contenuti grafici: oggetti, fondali, fisionomie dei personaggi, contenuti audiovisivi, ecc. La peculiarità del mondo di Second Life è quella di lasciare agli utenti la libertà di usufruire dei diritti d’autore sugli oggetti che essi creano, che possono essere venduti e scambiati tra i “residenti” utilizzando una moneta virtuale (il Linden Dollar) che può essere convertito in veri dollari statunitensi e anche in euro.”

Naturalmente x definirsi una micronazione aterritoriale ovvero virtuale è sufficiente darsi un nome e creare un luogo all’interno della rete Internet dove poter colloquiare con gli altri internauti, come ad esempio alcune realtà del panorama micronazionalista italiano presenti sulla rete con siti web e/o forum di discussione. Alcune di queste micronazioni italiane, o come preferiscono definirsi micronazioni italofone, sono elencate sul forum ufficiale dei micronazionalisti italiani all’indirizzo http://micronazionalismo.forumcommunity.net/ e sono:

Promolands

Repubblica Cisalpina

Repubblica Democratica di Vitla

Repubblica Popolare Sovietica

Repubblica di Vitla

Res Publica SPQR

Ttf-Bucksfan

Ovviamente tutte queste micronazioni aterritoriali e virtuali al momento sembrano essere niente di + ke semplici gioki di ruolo in quanto in nessuna di esse si aspira a realizzare un territorio fisico (anke se taluna in effetti qualcosa di reale ha tentato di farlo a quanto si legge a partire dai links esposti). Al limite possiamo immaginarle come delle associazioni di idealisti, o di semplici fans o supporters, o come dei club di persone appassionate e aggregate intorno a un comune interesse ke si riuniscono x coltivarlo, sognando magari di interpretare ruoli ke nella vita nn avrebbero tempo o possibilità di fare. In pratica e tecnicamente sono micronazioni senza aspirazioni di stato.

Detto tutto ciò si arriva alla conclusione ke il micronazionalismo è un fenomeno alquanto complesso e ricco di molte sfaccettature e i micronazionalisti possono essere persone alquanto eclettike ma ciò nn toglie ke il fenomeno sia arrivato a notevoli livelli di sviluppo grazie ad internet.

Pertanto adesso possiamo comprendere meglio cosa è necessario fare x realizzare la libera Repubblica dell’Isola di Eden. Innanzitutto sarà necessario creare una micronazione con tanto di territoro e popolazione residente e successivamente lottare x essere riconosciuti e ottenere l’indipendenza creando così il primo microstato del 3° millennio.

In pratica l’Isola di Eden parte da una micronazione virtuale già in essere e presente online da oltre un anno e dovrà evolversi fino ad approdare ad un microstato reale concretizzando il progetto del Monolite ovvero di una vera e propria isola artificiale nel mezzo del Mar Adriatico ke diventerà il suo territorio. Nel suo percorso evolutivo deve aggregare + persone possibili e creare un gruppo affiatato il cui scopo primario sarà quello di diffondere l’ideale Edeniano. Quindi ricercare fondi economici e sponsors allo scopo di costruire come primo obbiettivo un edificio in terra italiana da adibire a Consolato d’Italia della libera Repubblica dell’Isola di Eden il quale sarà anke la residenza delle persone del gruppo Edeniano. Saranno inoltre allestiti appositi locali all’interno del Consolato adibiti a compiti istituzionali, organizzativi, di ricerca e sviluppo e quantaltro si renderà necessario allo scopo del raggiungimento dell’obiettivo finale ovvero della costruzione del Monolite dal quale procedere poi alla rikiesta di indipendenza diventando finalmente un vero e proprio microstato a tutti gli effetti.
L’edificio del Consolato d’Italia sarà realizzato con tecnike avanzate seguendo i principi costruttivi della casa passiva e con lo scopo del raggiungimento della totale autosufficieza energetica. Inoltre nella sua progettazione saranno seguiti i criteri ke definiscono le Transition Town e il CoHousing onde creare un ambiente abitativo e di lavoro ecocompatibile ed ecosostenibile nonkè con un elevato grado di confort ambientale e sociale, facendo partecipi alla gestione collettiva della struttura e delle attività ivi da svolgere tutti gli abitanti e futuri cittadini dell’Isola di Eden.

Un simile progetto è tentato altrettanto seriamente anke negli USA ad opera del gruppo di SeaSteading come ho avuto modo di scrivere in questo precedente articolo apparso su questo blog.





Un idea su come procedere

18 02 2008

Questo diario non ha un preciso filo logico, cresce seguendo il mio umore e le mie idee. Oggi vorrei approfondire il progetto della micronazione dell’Isola di Eden. L’idea di uno stato indipendente e nuovo mi è maturata nel tempo e ho letto ke altri in passato hanno tentato senza riuscirvi come Giorgio Rosa e la sua Isola delle Rose di cui cerco di riproporre l’iniziativa in kiave moderna del medesimo sogno. Per questo la mia idea è finalizzata alla costruzione di un isola artificiale in mezzo al mar Adriatico ma x poter arrivare a tanto occorre creare una comunità ke si aggreghi intorno a questo progetto. Per questo la micronazione sarà necessariamente creata prima virtualmente con tanto di Statuto Costituzionale e bandiera di rappresentanza, quindi inizierà ad operare come realtà online creando tutti gli organi ke uno stato deve avere cosiccome anke le attività ke dovranno condurre la comunità virtuale a trasformarsi in una realtà a tutti gli effetti. Avremo il ns Codice delle Leggi e la nostra moneta, apriremo uffici online x le ns necessità come ad esempio la Banca Nazionale e l’Ufficio Postale. L’obiettivo primo sarà quello di reperire fondi x la progettazione e realizzazione del monolite dell’Isola di Eden nel mar Adriatico. Si studieranno quindi tempi e metodi per poter raggiungere il primo obiettivo nei tempi + brevi e con il massimo risultato impostando anke le specifike di totale autonomia energetica del monolite e dei suoi abitanti ed anke delle attività imprenditoriali e di necessità da realizzare x poter attrarre investitori interessati alla realizzazione di questo sogno. Non sarà facile ma con la giusta determinazione niente sarà impossibile.








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