Una galleria di foto di Micronazioni

8 02 2010

WavelandIl sito Weirdworm fa un curioso elenco delle 10 micronazioni più strane ovvero dei piccolissimi stati auto proclamati ma naturalmente non riconosciuti a differenza di stati minuscoli come il Principato di Monaco, la repubblica di San Marino o Singapore.

Micronazioni x protesta, come nel caso dello scoglio inglese di Waveland, governato da Greenpeace, o come l’Isola delle Rose, al largo di Rimini di cui abbiamo scritto diversi articoli su questo blog: una piattaforma ideata nel 1967 dall’ingegnere Giorgio Rosa con un ristorante, un ufficio postale e un negozio di souvenir. Nel 1968 Rosa proclamò l’indipendenza dall’Italia, ke gli costò l’abbattimento della piattaforma. Il governo italiano accusò Rosa di volersi arricchire con il turismo senza pagare le tasse. Diversa la storia del principato di Seborga (in provincia di Imperia), ke conia una moneta (il Luigino d’oro), ha una polizia con abiti pittoreschi e proprie targhe, ke possono xò essere usate soltanto a Seborga. Più ke la storia del principato, può in questi casi il folklore e la promozione turistica.

La micronazione più famosa è xò Sealand (al largo del mare del Nord inglese), in origine un forte marino x difendersi dagli attacchi tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Nel 1967, Paddy Roy Bates la occupò, facendone una stazione radio pirata e sfruttando la posizione in acque internazionali. La “leggenda” di Sealand continuò nel 1978 con il rapimento del figlio di Bates, Michael, ke ne è tuttora il governatore.

NN mancano le “micro dittature” come la Repubblica di Molossia, nel Nevada, praticamente la casa del suo presidente Kevin Baugh e due altre sue proprietà in California e Pennsylvania. Baugh gioca ad atteggiarsi da dittatore, facendosi fotografare in alta uniforme. Qualke micronazione più poetica? Certo: la “nazione dello spazio celeste”, fondata nel 1949 dall’americano James Mangan x impedire ke nessuno rivendicasse territori nello spazio al di fuori del pianeta Terra.





Dal Postal Gazette sull’Isola delle Rose

27 01 2010

Ho fatto un collage di 2 numeri della Postal Gazette (1) in formato PDF ke parlano dell’Isola delle Rose con finalità filatelike ma ricco di fotografie e informazioni interessanti anke se i cultori del mito dell’Isola delle Rose ke sn iscritti al ns gruppo su FaceBook già ne conoscono abbastanza. L’articolo è stato scritto da Fabio Vaccarezza (2) sul numero in uscita nel Novembre 2008 della suddetta rivista. Quello ke + mi è piaciuto vedere, tra le diverse foto inserite, è quella relativa a un plastico riproducente la piattaforma marina dell’Isola delle Rose di quelli ke si vedono in televisione nel programma Porta a Porta su RAI1 a cura di Bruno Vespa. CM dire ke anke l’affondamento della repubblica esperantista nel 1968 è stato un omicidio perpetrato dallo Stato Italiano di cui oggi ancora nn si conoscono le vere vicende ed i colpevoli.

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(1) La Gazette Postale è un periodico di Filatelia e Storia postale classica, ke viene inviato a livello internazionale ai collezionisti di francobolli e grandi commercianti di francobolli di tutto il mondo. La sua ampia diffusione, nn è l’unica caratteristica ke contraddistingue la pubblicazione da altre del suo genere. La varietà dei suoi editoriali, semplici ma esaurienti presentazioni, il moderno layout grafico ke agevola la riproduzione di immagini in formato grande, e l’ampia scelta di materia stampati in varie lingue, rendono la  Gazette Postale una pubblicazione unica nel panorama mondiale della filatelia.

(2) Qui un altro PDF scritto da Fabio Vaccarezza sempre sull’Isola delle Rose e pubblicato sul sito del Centro Italiano Filatelia Resistenza





L’ascesa dell’agricoltura verticale

12 01 2010

Titolo tratto direttamente da un articolo a cura di Dickson D. Despommier pubblicato sul nr 497 dalla rivista “Le Scienze“, edizione italiana della famosa Scientific American, il cui contenuto è qui brevemente palesato:

L’agricoltura sta rovinando l’ambiente, ed entro il 2050 non rimarranno abbastanza terreni coltivabili per sfamare i 9,5 miliardi di abitanti del pianeta previsti per quella data. Produrre il cibo in grattacieli di vetro potrebbe ridurre drasticamente i consumi di combustibili fossili, permettendo di riciclare le acque reflue urbane, che oggi inquinano fiumi e laghi. Un’azienda agricola di 30 piani con una base di 2 ettari potrebbe produrre quanto 960 ettari di terreno, procurando meno danni all’ambiente. Ispirandosi alle serre idroponiche già esistenti, gli urbanisti di molte città stanno studiando la costruzione di fattorie verticali sperimentali.

Dickson Despommier è il professore alla Columbia University americana ke ha lanciato l’idea delle Vertical Farm ovvero “fattorie in verticale” ormai oltre 10 anni fa, nel 1999. Esiste anke un sito internet dove sn ospitati alcuni progetti al riguardo: www.verticalfarm.com

Già in altri articoli su questo blog (tra cui A Tokio le fattorie sono nel sottosuolo) ho riportato di questa idea ke è basilare x lo sviluppo della società Edeniana nell’ambiente marino all’interno del Monolite e mi rincuora nn poco vedere ke sta diventando ogni giorno di + un argomento a carattere scientifico serio e approfondito.

L’agricoltura verticale è lo sviluppo ai massimi livelli della tecnologia finalizzata alla produzione di generi alimentari in un ottica ecologica e di massima sostenibilità possibile, con tanto di riciclo e recupero degli elementi nutritivi nn utilizzati e pronti nuovamente ad entrare nel ciclo della produzione e consumo.
Se a queste nuove idee e possibilità di produzione alimentare si unisse lo sforzo x il passaggio ad una alimentazione umana a base vegetariana, o cmq sostanzialmente vegetariana, eliminando l’allevamento dei capi di bestiame, rinunciando quindi alla bistecca e al prosciutto, allora potremmo davvero creare una società nuova e un futuro di maggior salute x l’essere umano su questa Terra.

Tra coloro ke credono in questa nuova frontiera c’è Vincent Callebaut ke propone la sua idea di nuovo edificio verde x l’agricoltura verticale nelle metropoli odierne.





Bury Dubai, un gran bel Monolite

4 01 2010

Doveva costare 1 miliardo di dollari, ma alla fine ne è costati 4,1 ovviamente tutti a debito.
Rappresenta bene l’idea del Monolite dell’Isola di Eden e cm altre opere edili già citate su questo blog, anke questo indica ke nulla è impossibile e quindi anke x noi Edeniani la realizzazione del ns traguardo finale è possibile. Tutto dipende esclusivamente da noi e dalla ns forza ideale.

Direttamente dall’annuncio stampa dell’Agenzia APCom:
Dubai inaugurerà oggi l’edificio più alto del mondo tra le massime misure di sicurezza. L’altezza precisa della Burj Dubai (arabo per “Torre di Dubai”) è ancora segreta. Il grattacielo ha superato già il 5 febbraio i 500 metri, sorpassando di fatto l’edificio rivale, il Taipei 101 a Taiwan. Ma i costruttori del Burj, l’Emaar Properties, sono alla caccia di un record e non si sono fermati lì. L’edificio sfiora oggi gli 819 metri (stimati) con la guglia. Il piano d’osservazione, al 124esimo piano, sarebbe a sua volta un record. Il Burj Dubai batterebbe così anche la Cn Tower di Toronto e l’antenna KVLY-TV mast nel Nord Dakota. Il numero di piani abitabili dovrebbe essere 162. L’inaugurazione è il simbolo delle ambizioni del regno e del suo galoppante sviluppo. Ma sarà oscurata dalle difficoltà economiche dell’emirato, che ha rasentato la catastrofe finanziaria a novembre. “Non sapevamo fin dove avremmo potuto spingerci” dice l’ingegnere Bill Baker, a Dubai per l’inaugurazione. “E’ stata un’esplorazione…” Baker è americano di uno studio di Chicago. Proprietari della torre sono le Emaar Properties, che hanno continuato a spingere i costruttori verso l’alto. Questa sera, la gigantesca torre affusolata di metallo e vetro sarà inaugurata con un gigantesco sfoggio di fuochi d’artificio. E oltre mille agenti della sicurezza, fra cui poliziotti in borghese e cecchini, saranno dispiegati. Il lavoro sulla maxitorre era iniziato nel 2004. Già nel gennaio del 2007 gli operai, molti dei quali venuti dall’India con contratti a tempo, avevano finito i primi 100 piani. La Burj Tower conterrà appartamenti di lusso, uffici, e un albergo disegnato da Giorgio Armani; ma sarà anche al centro di un complesso di lusso, con decine di altri grattacieli, più piccoli me nuovi di zecca. Ma ci sarà anche il più grande centro commerciale del Medio oriente.

P.S.: Dopo l’inaugurazione è state resa pubblica l’altezza ufficiale del grattacielo + alto al mondo pari a 828 metri e visibile a 95 chilometri di distanza (supera di 319 metri il Taipei 101, l’edificio più alto fino a questo momento).
Inoltre durante la cerimonia di inaugurazione, alla quale hanno partecipato 60mila ospiti, lo sceicco Al Maktoum ha tenuto un breve discorso e ha scoperto una targa che dedica la torre allo sceicco Khalifa bin Zayed-Nahyan (lo sceicco di Abu Dhabi, capo della federazione degli Emirati Arabi, ke è sempre stato molto vicino allo sceicco Al Maktoum), rinominando il Burj Dubai in Burj Khalifa (in arabo: برج خليفة‎, Burǧ Ḫalīfa, “Torre del Califfo”).
Progettato dal britannico Adrian Smith e costruito in tempi record, soltanto 5 anni e 3 mesi, l’edificio vanta 344mila mq di superficie, 49 piani di uffici, 1044 appartamenti distribuiti su 61 piani e 18 piani riservati alle 160 stanze dell’Hotel Armani, primo hotel disegnato interamente dallo stilista italiano, una moschea (al 158° piano), e una piscina (al 76°). Questo gigante di cemento, ferro e vetro batte tutti i record possibili: 330.000 tonnellate di cemento, 31.400 tonnellate di acciaio e l’investimento x la costruzione dell’area dove sorge il Burj Dubai + colossale: 20 miliardi di dollari. Il grattacielo è dotato di 58 ascensori che viaggiano ad una velocità record di 10 metri al secondo. Al 124° piano, una balconata panoramica aperta al pubblico offrirà vedute della città a 360 gradi.
Ulteriori informazioni a questo link su Wikipedia.

Godetevi il bellissimo video della diretta con gli spettacolari fuoki d’artificio trasmessa dalla TV di Dubai:

P.S.:
Qui un articolo aggiornato e un pò critico Burj Khalifa, giudizi contrastanti tratto dalla rivista online Casa & Clima.





E’ morto Giorgio I di Seborga

27 11 2009

Direttamente dalla Gazzetta di Seborga del 25 Novembre 2009 (tra l’altro data del mio compleanno), in uno scarno comunicato, l’annuncio della prematura scomparsa all’età di 73 anni di S.A.S. Giorgio I di Seborga, al secolo Giorgio Carbone, dal 1963 Principe di Seborga, un piccolo borgo e comune in provincia di Imperia alle spalle di Bordighera, ke x anni ha rivendicato l’indipendenza del suo principato dalla Repubblica Italiana in virtù di un antico status. Il Principe era malato da tempo di una malattia oggi ancora incurabile, la Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e la notizia è stata pubblicata da tutti i principali giornali e telegiornali italiani:

SEBORGA E I SUOI CITTADINI PIANGONO LA SCOMPARSA DEL LORO AMATO PRINCIPE, S.A.S. GIORGIO I

E` con profondo dolore che siamo costretti a riprendere le nostre pubblicazioni, temporaneamente sospese, per comunicare la triste notizia della morte di S.A.S. Giorgio I di Seborga avvenuta mercoledì mattina, 25 Novembre, all’eta’ di 73 anni.
Sua Altezza Giorgio I e’ spirato nella sua abitazione del Principato, dopo due anni di sofferenze.
La notizia della sua scomparsa si sta diffondendo in tutto il mondo ed spressioni di solidarietà e di condoglianze stanno incominciando a pervenire a Seborga, al Comune e nelle sedi di rappresentanza estere del Principato.
Giorgio I di Seborga era stato proclamato principe nel 1963 e rieletto nel 1995, dalla cittadinaza seborghina, che per anni ha lottato per la rivendicazione d’indipendenza del Principato.

Ki era Giorgio Carbone lo possiamo leggere nell’articolo riportato dal quotidiano di informazione e cultura AgenFax:

Fu infatti il floricoltore seborghino Giorgio Carbone, autoinvestitosi “ per grazia di Dio e volontà della Nazione cioè Seborga” come Giorgio I° nella veste di Sovrano di quel territorio che lui,negli anni settanta del secolo trascorso, aveva asserito essere comunque tuttora indipendente dall’Italia, a far conoscere l’antico borgo, appollaiato a più di cinquecento metri sul livello del mare, in tutto il mondo. Antico principato benedettino dipendente dal monastero francese dell’Isola di Saint Honorat, di fronte a Cannes, in effetti Seborga non fu mai citata nel novero degli Stati indipendenti ceduti prima al Regno di Sardegna e poi al neonato Regno d’Italia. Lo stesso Mussolini, si disse, più di una volta ebbe dei dubbi sull’effettiva appartenenza di Seborga all’Italia. Negli ultimi anni, poi, persino i discendenti dei Paleologi, gli ultimi Principi di Bisanzio, rivendicarono diritti dinastici sul piccolo paese del ponente ligure. Carbone, considerato dalla Repubblica italiana poco più di un fenomeno da baraccone, in realtà era molto amato dai suoi sudditi ed era apprezzato per il suo altruismo. Impegnato nel volontariato aiutò non poco sin dal suo nascere l’associazione “ Seborga nel Mondo” dedicata all’aiuto dei bimbi poveri nella derelitta Repubblica ex sovietica di Moldovia. Le iniziative che però lo resero celebre furono quelle adottate nella sua veste istituzionale di Principe: delimitò i confini del Principato e fece presidiare le “ dogane” dalla Guardia Civica, in realtà null’altro che una specie di corpo di Protezione civile vestita però di tutto punto; coniò una moneta differente sia dalla lira che dall’euro, il Luigino d’oro, ovviamente senza alcun valore legale; fece stampare in gran quantità targhe automobilistiche, passaporti e carte d’identità “ seborghine” anche loro aventi solamente un valore simbolico. In pochi anni il nome di Seborga venne conosciuto in tutto il mondo, a Londra come a Parigi o Berlino. Dal 1993 dette poi al Principato un governo stabile con tanto di Ministri. Il potere ufficiale, cioè il Prefetto di Imperia ed il Comune di Seborga, di tanto in tanto cercavano di porre la parola fine a quest’avventura nata dall’ingegno singolare del popolano Carbone, ma ben presto capirono che dietro all’iniziativa di Giorgio I° non si celava alcun intento cospirativo e lasciarono perdere. Oggi tuttavia il Sindaco di Seborga, quello vero eletto dai cittadini nelle normali consultazioni repubblicane, Franco Fogliarini, quasi a voler rintuzzare i primi timidi tentativi di voler dare a Giorgio I° un successore, mette le mani avanti e dichiara che “ la favola del Libero Principato di Seborga muore con Carbone stesso”. Due anni fa Carbone ha scoperto il terribile male che lo affliggeva e da allora ha dovuto giocoforza diradare prima e sopprimere poi del tutto le sue uscite in mezzo a quelli che amava definire “ i miei cari sudditi”. Ieri la fine annunciata da tempo.

In seguito alla morte di Giorgio I di Seborga è stata aperta la camera ardente, presso la sua abitazione di via Matteotti, a Seborga, e x il 5 dicembre, alle ore 11, si terrà una messa in una delle due chiese del paese (San Bernardo o San Martino), ancora da stabilire. Il sindaco di Seborga, Franco Fogliarini, nell’annunciare la messa ha commentato «È una favola che è nata e finita con lui. Era la radice più importante del nostro albero. Come da sua volontà, sarà fatto cremare e la sua salma partirà alla volta di Nizza». Noi sxiamo invece ka la favola continui.
Ed oggi sul Il Secolo XIX di Genova viene pubblicato un ricordo del Principe nelle parole dei suoi concittadini:Una notte di canti per salutare Giorgio I

Qui su Youtube un servizio di RAI1 sul Principato di Seborga e su Giorgio I dove dice tra altre cose ke la rikiesta di indipendenza alla Corte Costituzionale Italiana è stata dikiarata inammissibe e consentendo al Principato di poter ricorrere all’Alta Corte di Giustizia Europea x avere un giudizio finale.

Qui un altro video tra i tanti presenti su YouTube di qualità migliore e di spirito Natalizio e di bontà ke ben si adatta a questi giorni ke sembra essere l’originale da cui è stato tratto il precedente :)

Un quasi omonimo, Giorgio Pistone, ha scritto 2 testi disponibili online dove ha ripercorso tutta la storia del Principato di Seborga alla ricerca delle ragioni della sua proclamata indipendenza mai riconosciuta da alcun governo e anke su Wikipedia nn poteva mancare una pagine dedicata a Seborga e al suo Principato.





Il Capitalismo Circoscritto

11 11 2009

zio paperoneLa civiltà Edeniana concepisce il Capitalismo cm un utile sistema di sviluppo di una società tecnocratica, etica ed ecosostenibile.
All’interno della comunità Edeniana, i principi Edeniani dovrebbero assicurare uno sviluppo capitalista produttivo al fine di assicurare un diffuso benessere al popolo Edeniano.
Il Capitalismo in senso classico è però ormai sorpassato e nel corso della recente storia terrestre ha dimostrato tutti i suoi limiti.
L’attuale situazione dei mercati nel mondo ormai è avvolto in una spirale di bolle su bolle economike senza fine e sta portando il sistema sociale nel suo complesso ad una deriva autodistruttiva della civiltà e una situazione di disuguaglianza tra individui e sofferenza delle classi povere nn accettabile x una civiltà evoluta.
Quindi è necessario un modello di capitalismo ke sia ben definito e impossibilitato a provocare danni, x evitare l’insorgere di tali problemi ke stanno affliggendo tutta la società terrestre.
Questo nuovo modello è definito cm “Capitalismo Circoscritto“.
Tale modello è un capitalismo condotto all’interno di un preciso sistema di poke e semplici regole fondamentali al fine di impedire un’espansione eccessiva del capitale nelle mani di poki.
Il fine principale è quello di evitare le differenze sociali e i comportamenti speculativi inammissibili in un società umana evoluta con l’obbiettivo di creare sicuro benessere individuale e sociale ma il cui fine nn è il bene egoistico di singoli a scapito di altri bensì quello collettivo ovvero di tutti gli individui, evitare quindi monopoli e nababbi.

Il capitalismo nella sua natura essenziale concepisce la produzione di beni e servizi al minor costo x l’utilizzatore e col massimo profitto x ki produce e nn considera ke entrambi, produttore e consumatore, fanno parte dello stesso ecosistema all’interno della biosfera terrestre e ke x poter operare è necessario ke la stessa sia conservata x tutti i viventi e x le generazioni successive.
Quindi il meccanismo capitalista ke si esplica in un libero mercato deve coesistere anke con i limiti imposti dalle dimensioni della nostra biosfera.
Un capitalismo senza etica e senza limiti sviluppa danni di incommensurabile portata a svantaggio delle generazioni presenti e future e questo nn è un bene x nessuno.
Il motivo principale ke conduce il capitalismo a far danni è la cupidigia umana.
Eccovi un esempio tra tanti di ciò ke intendo, citando un articolo del blog Crisis:

Alzi la mano chi ha mai sentito parlare di Thomas Midgley Jr. Immagino ben pochi di voi. Eppure dovreste.
E’ probabilmente l’uomo che ha dato il maggior contributo personale, per quanto riguarda la distruzione dell’ambiente o, per meglio dire, il suo sconvolgimento.
Come potrete verificare da soli, il bel tipo ha inventato, messo in produzione e diffuso in tutto il mondo il Piombo Tetraetile e il Freon, il primo e più diffuso dei clorofluorocarburi.
Quali enormi disastri ambientali abbiano provocato ed ancora provochino le due nefaste scoperte non c’è bisogno che ve lo dica.
Ancora oggi il piombo tetraetile viene utilizzato in molti paesi come antidetonante, il piombo viene inalato e si accumula ed è rilevabile negli organismi viventi in tutto il mondo, anche se non ai livelli degli anni ‘80.
Quanto al Freon, anche esso viene ancora utilizzato e il suo uso e quello degli altri fluorocarburi, anche se in forte in calo, sarà completamente vietato solo nel 2030.
Quello immesso in atmosfera, quindi continuerà ad aumentare, vista la lunga durata e il famoso buco dell’ozono tormenterà surfisti e coldiretti del sud del mondo ancora per molto tempo (il tono scherzoso non vi tragga in inganno, parliamo sempre di milioni di morti per cancri cutanei vari).
La cosa interessante è studiare come ci siamo ficcati, a livello sistemico, in un cosi assurdo vicolo cieco visto che esisteva un semplicissimo antidetonante molto più sicuro ed economico dell’ “Etile” ( la parola piombo era volutamente trascurata per non allarmare gli utenti del medesimo) ovvero l’alcol etilico.
C’era un problema, però: l’alcol etilico poteva essere prodotto da chiunque e senza particolari accorgimenti che implicassero pagamento di Royalties.
Il piombo tetraetile invece veniva prodotto secondo procedimenti proprietari, con i diritti dei brevetti che erano detenuti dalle case automobilistiche, in primo luogo GM.
Benchè si conoscessero fin dall’inizio, lo dimostra l’oculata scelta del nome, le caratteristiche di pericolosità e tossicità per la salute dell’ “etile”, le motivazioni economiche prevalsero e solo molti anni dopo e per motivi di ordine economico il piombo tetraetile fu sostituito in alcuni paesi dall’alcol.
Per il Freon il discorso è simile: erano disponibili altri liquidi refrigeranti con caratteristiche analoghe ma fu preferito, più che per motivi tecnici, perchè se ne possedevano i diritti ed i brevetti di produzione.
Cosa ci insegna la vita del signor Midgley Jr. ?
Beh, innanzitutto che il mercato e la cultura tecnica non possono rispondere a tutte le nostre esigenze.

NN è finita qui, cm evidenziato da un commento, c’è anke ancora di peggio:

Ti sei mancato una chicca della storia di Thomas Midgley. E’ una cosa quasi da fumetti – lui era veramente un inventore di cose che facevano danni a chi le usava. Dopo aver inventato il piombo tetraetile e il freon, gli venne la poliomelite, per cui non poteva più camminare. Allora inventò un sistema di tiranti che gli permetteva di alzarsi dal letto. Indovina un po’? Morì strangolato proprio da quei tiranti. Insomma, la storia si ripete anche a livello personale

Incredibile ma vero, questo è uno dei tanti esempi scioccanti di capitalismo senza etica e lasciato in balia del libero mercato, senza regole e in modo irresponsabile.
Motivo x cui la civiltà Edeniana professa il Capitalismo Circoscritto ovvero una forma di capitalismo ke pone dei paletti e delle regole ben precisi affinkè il libero mercato nn distrugga l’ambiente e la cupidigia umana nn crei eccessi o miserie a danno degli individui e dei popoli.
La base fondamentale da cui partire cm enunciate nel mio precedente articolo su questo blog è questa:

1) Tutti i cittadini maggiorenni devono avere un reddito minimo garantito
2) Nessun cittadino può avere un reddito superiore di 10 volte il reddito minimo garantito

Il valore di 10 è al momento arbitrario e potrebbe essere corretto in + o in -, ma 10 sembra un buon numero.
Questo recinto ove è possibile dare dimostrazione delle proprie capacità imprenditoriali consente un’automatica distribuzione del benessere collettivo in maniera equa e responsabile impedendo abusi e sfruttamento.
Ogni cittadino potrà così dare dimostrazione delle proprie capacità e ottenerne un corrispettivo adeguato e consono.
Inoltre il reddito minimo evita l’insorgenza di atti criminali al fine di procacciarsi i termini minimi x la sopravvivenza biologica, un tetto e il cibo.

Il primo punto evita le miserie umane cm la fame o la necessità di procacciarsi da vivere in modi illeciti a danno della comunità.
Inoltre assicura le stesse capacità di competizione a tutti gli individui garantendo un livello iniziale di partenza uniforme x tutti.

Il secondo evita il crearsi di disuguaglianze sociali irragionevoli e tutte le speculazioni figlie della cupidigia umana pur garantendo ricerca, sviluppo e concorrenza in un libero mercato.

Ovviamente cm corollario al primo punto, ogni cittadino dovrà operare all’interno della comunità, in “maniera diretta” se ne ha capacità proprie o gestito dagli organi preposti dallo Stato al fine di nn essere un peso a totale carico della collettività stessa, eccezion fatta ovviamente x i cittadini malati o portatori di handicap fisici o psikici.
La maniera diretta significa “in autonomia” ovvero creandosi un’occupazione redditizia oppure cercando un’occupazione presso terzi di proprio soddisfacimento mentre gli organi preposti gestiti dallo Stato dovranno istruire, seguire, indirizzare e fare “quant’altro necessario” x coloro ke nn riescono autonomamente a trovare il proprio ruolo nella società.
Nel “quant’altro necessario” è inteso anke lo sviluppo di attività nn redditizie nel solo senso positivo ma anke quelle ke consentano di raggiungere un risultato economico con un risparmio di risorse, ad esempio cm lo sviluppo di software nella modalità Free e Open Source Software e i lavori socialmente utili.

Altra fondamentale concezione del Capitalismo Circoscritto è il diniego di operare in campi e attività relativi ai servizi alla persona ke sn di primaria importanza nella gestione della vita personale e di quella collettiva.
Questo principio impone ad esempio la gestione diretta da parte dello Stato e nn del libero mercato della Sanità, della Giustizia, della Sicurezza e dell’Educazione Scolastica.
In questo contesto la ricerca farmacologica e la produzione di medicinali devono essere perseguiti con gli stessi principi del Free e Open Source Software.
Cosiccome la professione di magistrato e avvocato e qualsiasi altra figura del mondo della Giustizia saranno esclusivamente appannaggio dello Stato.
I libri di testo e gli strumenti didattici sviluppati all’interno del sistema educativo dovranno essere gestiti esclusivamente dallo Stato.

Lo Stato dovrà inoltre fornite tutti i sistemi di controllo e gestione fiscale dell’attività economico/capitalista di tutti i lavoratori, siano essi imprenditori, professionisti o dipendenti.
Ad esempio dovrà essere centralizzato e automatizzato tutto il sistema di gestione contabile e fiscale di ogni attività economica attribuendo ad ogni cittadino un account di accesso personale.
Questo verrà realizzato tramite un sistema informatico statale ovvero pubblico ke gestirà tutte le operazioni tra le parti del sistema economico siano essi imprenditori, professionisti o dipendenti.
Tale sistema consentirà una gestione totalmente libera ma vincolata e corrispondente ai principi e alle leggi tecnike di svolgimento delle singole attività
Questo sistema sarà creato allo scopo di impedire operazioni illegali o scorrette formalmente tra tutte le parti in gioco e garantire uguali condizioni gestionali a tutti i cittadini.
Oltretutto è giusto e doveroso da parte dello Stato occuparsi di tale incombenza direttamente fornendo gli strumenti e quant’altro necessario ai cittadini x svolgere correttamente le proprie attività economike.
Cosiccome la quadratura di bilancio assicura il corretto svolgimento di tutte le operazioni contabili all’interno di una contabilità di una qualsiasi attività economica nel mondo, il sistema centralizzato informatico Edeniano garantirà il perfetto svolgimento di tutte le attività economike dello Stato Edeniano.
Ovviamente anke il sistema informatico dovrà essere sviluppato secondo le regole del Free e Open Source Software.

Questi i fondamenti ideologici del Capitalismo Circoscritto della civiltà Edeniana su cui creare la libera Repubblica dell’Isola di Eden ricordando ke la parola Stato nella Repubblica Edeniana significa “tutti i cittadini” essendo la Repubblica di Eden uno Stato a Democrazia Diretta.





Oasis of the Seas: Il più grande transatlantico mai costruito

28 10 2009

oasis_of_the_seasIn questi giorni sn in molti a parlarne del transatlantico Oasis of the Seas il più grande mai costruito ke si appresta al suo primo viaggio il 1° Dicembre. La nave, della compagnia americana Royal Caribbean, è più grande del Titanic, con una stazza lorda di 220mila tonnellate, è dotata di più attrazioni di una città media di provincia. Costata 900 milioni di euro, può ospitare 6.360 passeggeri e 2.000 membri d’equipaggio.
Qui una carrellata di foto dalla rete x mostrarla in tutto il suo splendore.
Cm dire, un Monolite galleggiante :)

P.S.: Mega nave da crociera passa il ponte per un soffio ovvero sequenza fotografica del primo intoppo dell’Oasis of the Seas nel viaggio dal cantiere di costruzione verso la Florida. Dopo le incertezze iniziali, la nave – che conta circa 20 piani – è riuscita a sgusciare sotto il ponte, non prima di aver abbassato al massimo le sue ciminiere.





L’Isola delle Rose approda a Roma!

21 09 2009

locandina romaContinua la rediviva saga dell’Insulo de la Rozoj ovvero Isola delle Rose ke ha ispirato il mio nuovo progetto di libera Repubblica dell’Isola di Eden. Oggi vi presento la commedia scritta da Claudia Ceroni, Mauro Monni e Giovanni Palanza con interpreti e anke registi Mauro Monni e Giovanni Palanza x la produzione di SINE QUA NON.
Lo spettacolo si presenta così, direttamente tratto dal loro manifesto:

Rappresentata per la prima volta a Firenze nel febbraio 2009, L’Isola delle Rose racconta la breve vita della Repubblica esperantista nata al largo di Rimini nel maggio del 1968. Una storia vera, che per otto mesi ha appassionato turisti, studiosi di diritto e semplici curiosi di tutto il mondo. Nell’anno simbolo della rivolta  giovanile, L’Isola  delle Rose è la commovente parabola di un uomo, l’ingegner Giorgio Rosa, che ha creduto di sottrarsi al sistema coltivando il sogno di uno Stato tutto suo. Una piattaforma d’acciaio  e cemento in mezzo all’Adriatico, che per nove mesi ha tenuto in scacco lo Stato italiano. L’ossessione di un uomo che diventa archetipo di libertà, emblema dell’utopia, l’isola che non c’è alla quale ciascuno di noi sogna un giorno di poter approdare.”

Orbene Dal 15 al 18 ottobre 2009 lo spettacolo teatrale L’Isola delle Rose approda a Roma al Teatro SAN GENESIO, in Via Podgora 1 e invito tutti alla sua visione. Io nn potrò andare causa distanza ma a coloro ke potranno assistervi rivolgo l’invito di commentarlo qui sul blog così da comunicare le proprie impressioni a tutti noi e renderci partecipi alla suggestione dello spettacolo.

Questa è una breve presentazione dei principali artefici del tutto:

Mauro Monni: scrittore e attore teatrale,  vive e lavora a Firenze. Autore, regista ed attore del monologo “Feltrinelli, una storia contro”, finalista “Oltreparola 2007″ e vincitore del secondo premio al concorso “Stella d’Argento 2006″. Ha partecipato a produzioni sul teatro-racconto interpretando tra gli altri testi di Calvino, Wilder, Pavese, Shakespeare, Wilde, Tolkien. Dal 2002 è arbitro professionista nei Match di Improvvisazione Teatrale.

Giovanni Palanza: presidente dal 1998 della Lega Improvvisazione Firenze, nato a Napoli nel 1961, si forma nelle scuole di teatro O. Costa, M. Lombardi, G. Pedullà , L.della Rocca. Nel 1991 entra a far parte della Lega Italiana Improvvisazione teatrale e dal 1993 insegna avviamento al Match di Improvvisazione e Teatro nelle città di Firenze, Reggio Emilia, Modena. Partecipa ai programmi televisivi “Mi manda Lubrano” e la doppia serie dei “Match su RAI2″. E’ nel cast del film “La grande prugna” di Claudio Malaponti e partecipa alle Fiction “Distretto di Polizia”, ” Cuore contro Cuore” e ” 7 vite”. Con la Nazionale Italiana di Improvvisazione Teatrale vince il Campionato del Mondo a Lille in Francia. – Vincitore di diversi festival di Cabaret – con il trio “I Redattori” .

Claudia Ceroni: Bolognese di nascita, vive a Milano dove lavora per Radio 2 Rai. E’ attualmente autrice con Federico Taddia del programma L’Altrolato, in onda il sabato e la domenica alle 9:30. Ha collaborato alla realizzazione di “Sumo, il peso della cultura” con Giovanna Zucconi e di “Condor” con Luca Sofri. Ha lavorato per Radio24 e per il Sole24Ore.

Maggiori informazioni le potete trovare visitando i siti web http://www.isoladellerose.it/ e http://www.teatrosangenesio.it/ oppure anke in email all’indirizzo info (chiocciolina) isoladellerose.it

Qui 2 minuti tratti dallo spettacolo:





L’Isola delle Rose al TG3 dell’Emilia-Romagna

8 09 2009

Il video documentario sull’Isola delle Rose, in esperanto l’Insulo de la Rozoj,”Insulo de la Rozoj – la libertà fa pauradi Stefano Bisulli e Roberto Naccari, continua a far parlare di sè.
Dopo la recente pubblica visione Mercoledì scorso 2 Settembre allo Zoe Cafè Fuoriposto di Santarcangelo di Romagna, oggi è pubblicizzato su RAI3 regione Emilia Romagna al TG3 delle 14 cm è già possibile vedere anke online sul sito Rai.
In pratica è possibile vedere alcuni secondi qua e là tratti dal video e il relativo annuncio della pubblca visione stasera a Bologna nel cortile del Teatro di Vicolo Bolognetti.
NN c’è ke dire, i ragazzi della Cinematica, produttori del video documentario, si danno da fare ;)

P.S.: Adesso online direttamente dai ragazzi di Cinematica l’estratto dell’annuncio TV reso pubblico su YouTube, questo il link.





Corriere.it: Riemerge l’isola dell’Utopia

28 08 2009

Ci sn motivi misteriosi x cui una notizia appare e scompare dalla rete :)
Oggi la va col Corriere versione online ke pubblica un qualcosa di già conosciuto ma evidentemente sempre verde.
Probabilmente sn i tempi ke corrono a giustificare questi articoli ke parlano di utopie e desideri di nuovo ke albergano in ogni italiano, infatti le frasi salienti riportate sn:

«Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non volevo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so».

E se nn bastasse, anke questa:

«Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me».

Questo è il link all’articolo originale, a seguire il contenuto dello stesso, di Marco Imarisio di oggi 28 agosto 2009 dove scrive anke:

… alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden.
Ciò nn so se rendo … siamo citati sul Corriere online, è la prima volta ke un giornale mainstream lo fà ;)
Cm dire … SIAMO STATI NOMINATI !!!

BOLOGNA — «Lusingato», dice. Ci so­no voluti quarant’anni, ma alla fine il mondo si è ricordato di lui. Giorgio Ro­sa sorride. Il salone della sua casa affac­ciata sui giardini Margherita è inondato di luce. I modi e le parole di questo anzia­no signore dal bell’incarnato sono quelli di un gran borghese, che ancora oggi, a 84 anni, riceve gli ospiti in giacca. Ma in fondo agli occhi, nello sguardo che ac­compagna una frase maliziosa, «gran fa­tica, però ci siamo divertiti», si intrave­de qualcosa. Una scintilla, residuo di quella energia che lo portò a realizzare una delle più bizzarre esperienze del Ses­santotto. «Insulo de la Rozoj», la Repub­blica dell’Isola delle Rose. Erano due anni che i sub del Dive Pla­net di Rimini ne cercavano i re­sti. Li hanno trovati all’ini­zio di luglio. E con i re­sti della piattaforma che a poche miglia dalle spiagge ro­magnole si fece nazione indipen­dente, è come se fossero riemerse anche le sugge­stioni di quell’av­ventura. Curiosa, questa riscoperta del­­l’Isola delle Rose.

I re­perti subacquei che diven­tano meta di pellegrinaggio co­stante, un bel documentario di succes­so, «Insulo de la Rozoj, la libertà fa pau­ra », uno spettacolo teatrale nel 2008, un altro in allestimento, un paio di blog te­matici, un gruppo su Facebook («A war that Italy forgot-long live Insulo de la Ro­zoj»), una installazione al museo di Van­couver che la mette a confronto con l’Utopia di Tommaso Moro, alcuni no­stalgici che progettano una nuova libera Repubblica dal nome Isola di Eden. Co­me se all’improvviso la voglia di fuga e di libertà avessero trovato un piccolo sfogo nell’evocazione di un episodio or­mai dimenticato. «Davvero strano. Per 40 anni non mi ha cercato nessuno. All’improvviso, a partire dal 2008, tutto uno squillar di te­lefono. Forse perché sul piano delle li­bertà individuali, non è cambiato poi molto. Ad essere sinceri, il mio progetto iniziale era questo: costruire qualcosa che fosse libero da lacci e lacciuoli e non costasse molto. Sulla terra ferma la buro­crazia era soffocante. Così mi venne un’idea, durante la villeggiatura a Rimi­ni ». Una struttura di tubi in acciaio salda­ti a terra e appoggiati sul fondale, sulla quale poggiava un piano in laterizio, 400 metri quadrati di superficie a disposizio­ne. Undici chilometri al largo della costa italiana, la piattaforma confinava con ac­que internazionali ad eccezione del lato sud-ovest. «Volevamo aprire un bar e una trattoria. Mangiare, bere e guardare le navi da Trieste che passano vicine, a volte anche troppo. Il ricordo più bello è la prima notte sull’isola in costruzione. Venne un temporale che sembrava por­tasse via tutto. Ma al mattino tornò il so­le, ogni cosa pareva bella e realizzabile. Poi cominciarono i problemi».

La capitaneria di porto ordinò la fine dei lavori sostenendo che quel tratto di mare fosse in concessione all’Eni. Il gran­de traffico verso la piattaforma inquieta­va le autorità. «Ci avrebbero fermato. Al­lora si studiò la possibilità di rendersi in­dipendenti. L’unico modo per non aver più a che fare con l’Italia». L’ingegnere fa una pausa, alza le mani che tiene sem­pre conserte in grembo. «E poi, diciamo­lo, ogni essere umano libero sogna di fondare uno Stato indipendente». Il pri­mo maggio 1968, con atto unilaterale, nasce la Repubblica dell’Isola delle Rose. «Insulo de la Rozoj», perché la lingua uf­ficiale è l’Esperanto, a rimarcare la diffe­renza con l’Italia. Il nuovo Stato fa in tempo a stampare i suoi francobolli, che oggi valgono una fortuna. Vuole battere moneta, ma non ne avrà modo. L’Italia reagisce con inusi­tata velocità. In Parlamento, l’Msi lamen­ta la violazione del suolo patrio, il mini­stro dell’Interno Paolo Emilio Taviani parla di «grave pericolo», il Servizio se­greto militare si dice convinto che l’Isola sia in realtà una base camuffata per l’at­tracco dei sommergibili sovietici, il par­lamentare comunista Renato Zangheri, futuro sindaco di Bologna, sostiene inve­ce che sia una una manovra destabiliz­zante del leader albanese Enver Hoxha. Mentre Rimini si riempie di giornalisti da tutto il mondo, il 24 giugno dieci pilo­tine con a bordo poliziotti e carabinieri circondano l’isola e ne prendono posses­so. L’appello di Rosa al presidente Sara­gat per la restituzione non trova rispo­sta. «Non avevamo risorse, eravamo so­li. Quando il Consiglio di Stato diede pa­rere favorevole alla demolizione, non fe­ci ricorso. Meglio lasciar perdere. Non sono più tornato a Rimini». Il 13 febbra­io 1969 gli artificieri della Marina milita­re minano i piloni con 1.080 chili di di­namite. Le esplosioni piegano la piatta­forma. Dieci giorni dopo, una tempesta fa inabissare l’Isola delle Rose.

La guerra è finita. «L’unica che l’Italia sia stata ca­pace di vincere» dice caustico l’ingegne­re. Ha lavorato fino al 2003, progettista con studio a Bologna. Dalla distruzione dell’Isola, ha smesso di esercitare i suoi diritti di cittadino. «Capii definitivamen­te che in Italia è impossibile essere libe­ri, far le cose da so­lo. Sono rimasto qui perché non vole­vo tradire gli ideali della mia famiglia. Ma non ho mai più votato. Due eccezio­ni: Berlusconi nel 1994, Guazzaloca nel 1999. Anche lo­ro mi hanno delu­so ». Nell’anno che do­veva cambiare il mondo con la fantasia al potere, in Italia l’uomo che più si è avvicinato alla realiz­zazione dell’utopia e che oggi viene ri­scoperto come simbolo di una indoma­bile volontà anarchica, è stato un prag­matico ingegnere bolognese, discenden­te di una famiglia di militari giunta in Italia nel 1400, figlio di un ufficiale del Regio esercito, ex soldato di Salò, poi di­sertore e in quanto tale condannato dal tribunale della Rsi. «Sono un liberale, un indipendente che non crede nelle re­ligioni e nei partiti. Quindi, anche oggi, l’Italia non è il posto giusto per me». Al momento dei saluti, torna quella scintilla negli occhi, l’espressione si fa divertita. «Giovanotto, quando esce di qui dia un’occhiata alle mappe su Inter­net. Troverà una sorpresa». Su Google map digitiamo il nome del suo Stato. Ap­pare una bandierina rossa in mezzo al blu del mare, proprio di fronte a Bella­ria- Igea Marina. L’Isola delle Rose vive ancora.

Cm detto tutte le news riportate in questo articolo sn già state pubblicate su questo blog in tempi recenti.
Inoltre l’Isola di Eden o meglio la libera Repubblica dell’Isola di Eden vuole essere la dimostrazione ke simili utopie possono essere perseguite e si possono realizzare con i tempi e i mezzi tecnici ed economici adeguati.
In questo blog potete trovare le linee guida di cm sia possibile e di cm intendo procedere, nn sarà una cosa semplice ne tantomeno veloce ma la possibilità c’è a patto di soddisfare alcune condizioni kiave qui descritte e sempre + approfondite e coltivate al fine di raggiungere lo scopo ideale della nuova Res Publica.
Quindi buona lettura e cm sempre se siete interessati e vi sentite Edeniani dentro nn esitate a contattarmi, l’unione fa la forza e … ke la forza sia cn voi