Incredibile: ritrovati i resti dell’Isola delle Rose

3 Luglio, 2009

News recentissima appena scoperta, fresca fresca:

NN ho parole, questo è proprio l’anno del ritorno al passato x un nuovo tuffo nel futuro. Dall’Isola delle Rose all’Isola di Eden :)

P.S.:
Qui la news online su ViaEmiliaNet del 2 Luglio 2009:
Riaffiorano i resti della leggendaria Isola delle Rose

Anke il quotidiano La Repubblica del 3 Luglio 2009 ne dà notizia:
L’Isola delle Rose rivive sullo schermo e riemerge nelle acque di Rimini

Il settimanale cattolico riminese Il Ponte del 6 Luglio 2009:
Isola delle Rose, mistero galleggiante


Ed anke il 1 Luglio è andato

2 Luglio, 2009

Mamma mia, mai viste tante persone stipate dentro un cinema. La sala della Corte degli Agostiniani a Rimini è stata preda di un assalto e di una ressa incredibile, già alle 21 tutti i posti a sedere erano occupati e arrivava ancora gente. Nn c’è ke dire, a giudicare dalla sala stracolma, anzi di +, la proiezione è stata un successo, sicuramente merito anke dell’entrata libera. Un’ora di documentario ke è scorsa via veloce e nel complesso tecnicamente ben confezionato ma condensare tutto in così poco tempo, è durato circa un’oretta, nn ha permesso di poter espletare tutti gli spunti inseriti con dovizia e ne è risultato un documentario molto cronaca e costume dell’epoca piuttosto ke un documento storico e di analisi, soddisfacente e utile. Il risultato è nulla ke nn si potesse già leggere su Wikipedia, dove anzi le informazioni abbondano, e un’analisi dei fatti decisamente superficiale. Un blando riferimento a SeaLand ke nacque grossomodo in contemporanea ma senza lo stesso successo e interesse giornalistico forse xkè al contrario dell’Isola delle Rose è ancora presente e, anke se un pò malandata dopo 40 anni di storia, è ancora lì. Come ben sappiamo in vita è difficile ottenere gloria mentre una volta morti è facile diventare leggenda e mito. Questo è stato il destino dell’Isola delle Rose e del sogno esperantista del’Insulo de la Rozoj, aspetto anke questo trattano in un lampo e francamente in maniera alquanto pittoresca, buona x far ridere la sala ma tecnicamente lacunosa e fuorviante. Del resto in sala + di una volta si sono alzate risa di compiacimento nei confronti di alcuni personaggi intervistati, romagnoli veri e pertanto di linguaggio e gestualità assai simpatici. Se nn altro si è potuto vedere tantissimo materiale fotografico e filmati dell’epoca, inosservabili altrimenti in quanto gelosamente custoditi dai protagonisti o dagli stessi enti promotori del progetto del documentario storico, ed anke conoscere i protagonisti principali ascoltando la storia raccontata dalla loro viva voce. Il tutto poteva sicuramente essere trattato in modo + esauriente visto la mole dei materiali a disposizione, si legge di oltre 40 ore di girato, e trasformarlo in un vero e proprio lungometraggio realizzando così un’opera veramente compiuta. Certo ke l’emozione di rivivere in diretta coi personaggi protagonisti, anke se oggi visibilmente invecchiati e alcuni decisamente irriconoscibili dopo 40 anni, l’avventura dell’Isola delle Rose è stata forte e di grande presa. Rivissuti anke alcuni aspetti di quegl’anni 60 ke sn stati anni di tanta grande storia x l’umanità probabilmente irripetibile. Decade di avvento di fenomeni micronazionalisti alla ricerca della libertà oppressa dalla scontro di 2 superpotenze mondiali ke si fronteggiavano frontalmente e nn senza rischi x l’incolumità planetaria e ke come effetto secondario ha portato, tra le tante cose, la conquista della Luna. Cm dimenticare quel 20 Luglio 1969 e il primo piede umano sulla Luna, il ns satellite naturale, di Neil Armstrong astronauta americano della missione Apollo 11. Una decade memorabile senza ombra di dubbio alcuno. Ma tornando a palla sul documentario, un ultimo appunto x una piccola delusione, avrei preferito sentire e vedere l’Ing. Giorgio Rosa, vero artefice dell’impresa, assai + protagonista del documentario invece di quei poki secondi a fine pellicola anke se di indubbio effetto cinematografico. Diamine è lui l’eroe, il leader, colui ke tutto mise in moto e lavorò x quasi 10 anni alla costruzione dell’Isola delle Rose, il padre padrone è stato relegato a poke battute in coda a tutto il documentario. L’ho trovato un trattamento un tantinello irriverente e irrispettoso anke se, a discolpa degli autori, c’è da dire, cm riportatomi da uno degli sceneggiatori, ke l’ing Giorgio Rosa nn era molto disponibile anke a causa della sua ormai avanzata età, tanto da essere così previdente da aver già scelto e fatto mettere la foto sulla sua lapide di famiglia cm mostrato nel video. Cmq quello ke si è visto di lui è stata una immagine di allegria e simpatia da buon bolognese anke se rammaricato del fallimento ingiusto del suo progetto, di cui è sembrato dalle sue parole ke di micronazionalismo nella sua testa nn aveva nulla, e quasi scocciato di aver investito capitali e tempo nel suo sogno infranto di brevettare e far soldi cn una + moderna e veloce tecnica di costruzione di piattaforme marine x colonizzare e sfruttare il mare cm all’epoca già tante compagnie commerciali avevano approntato x l’estrazione di petrolio e metano dai fondali dell’Adriatico.
Concludo dicendo ke nel complesso è un gran bel lavoro e faccio i miei complimenti a tutti coloro ke si sn prestati alla sua realizzazione, bravi nn c’è dubbio, e hanno ottenuto un buon risultato cinematografico e un incredibile successo di pubblico, anke se col rammarico di nn poter esprimere un giudizio ottimo x quanto ho già scritto ovvero se solo fosse stato + lungo, approfondito e completo. Magari aggiungo pure cn uno spirito diverso, – simpatico e + seriosamente storiografico ma ke forse nn era quello ke i committenti kiedevano … kissà …
Di nuovo bravi e sxiamo presto di vederlo su DVD e disponibile x tutti coloro ke ier sera nn sn potuti venire a gustarselo in prima visione in una calda serata riminese sotto un cielo sereno e senza Luna :)


Isola delle Rose news

15 Giugno, 2009

Incredibile il rinnovato successo del mito dell’Isola delle Rose, quel mito ormai leggenda ke mi ha spinto agli inizi del 2008 a pubblicare questo blog e rendere tutti i naviganti di questo immenso mare internettiano partecipi al lancio della mia idea di fondare e realizzare una nuova Libera Repubblica al nome di Isola di Eden sulle orme dell’Isola delle Rose o Insulo de la Rozoj, come è scritto in Esperanto, la lingua ufficiale della mitica repubblica.
Questo è il gruppo su FaceBook : A WAR THAT ITALY FORGOT – long live “Insulo de la Rozoj”
Questo invece un video intervista all’Ing Giorgio Rosa su YouTube tratto da un DVD edito da Persiani Editore ke racconta la storia dell’isola e della sua distruzione ad opera del governo Italiano dell’epoca, era il 1969.


Inoltre il mercoledì 1° Luglio 2009 alle 21.15 alla Corte degli Agostiniani a Rimini (salvo imprevisti) sarà presentato al pubblico un nuovo documentario di circa 1 ora sull’avventura dell’Ing. Giorgio Rosa e della sua isola realizzato da una troupe cinematografica di Santarcangelo di Romagna con cui sono direttamente in contatto:

www.cinematica.it

tramite il suo produttore esecutivo Vulmaro Doronzo come riportato da questa news sul loro sito.
Questo è l’annuncio completo ke potete leggere online sulle pagine online della Notte Rosa, manifestazione ke si terrà prossimamente a Rimini il 4 Luglio 2009 ma ke porta in riviera tante manifestazioni lungo tutta la settimana interessata:

1 Luglio 2009
ore 21.15 Corte degli Agostiniani

film – prima assoluta
Insulo de la Rozoj
la libertà fa paura
evento in collaborazione con Cineteca di Rimini
di Stefano Bisulli, Roberto Naccari, Vulmaro Doronzo, Giuseppe Musilli
una produzione di Cinematica con il contributo di Emilia-Romagna Film Commission e Provincia di Rimini – Assessorato al Turismo e la collaborazione di Cineteca di Rimini e Biblioteca Gambalunga di Rimini

Vi aspetto numerosi :)

P.S:
Da YouTube del 24 Giugno 2009:
Altarimini. Torna dopo 40 anni ‘L’Isola delle rose’

Da YouTube del 24 Giugno 2009:
IcaroTv. L’Isola che si proclamò Stato

Qui online su NewsRimini del 24 Giugno 2009 il comunicato stampa integrale:
Isola delle Rose: la storia dello stato nato nel ‘68 al largo di Rimini

Qui la news sul Resto del Carlino del 25 Giugno 2009:
L’Isola delle Rose torna dopo 40 anni, in un film la storia della ‘micronazione’

Qui la news su Romagna Oggi del 25 Giugno 2009:
Rimini: l’Isola delle Rose torna dopo 40 anni

Qui il quotidiano Avvenire del 27 Giugno 2009:
L’Utopia delle Rose

Qui la news riportata in un forum e da un blogger ripresa dal quotidiano Avvenire:
L’Isola delle Rose, il microstato che adottò l’esperanto

Qui dal sito di Rimini Turismo l’annuncio + una sinossi:
L’Isola delle Rose torna dopo 40 anni


L’isola dell’energia rinnovabile

4 Giugno, 2009

L’Isola di Eden nn sarà la prima isola interamente sostenuta da energie rinnovabili, questo primato è già di un altra isola, nn artificiale bensì naturale, l’isola di Samsø in Danimarca. Tratto da un articolo di QualEnegia del 3 Giugno 2009:

Søren Hermansen, Direttore dell’Energia Akademiet di Samsø (Danimarca), nota come “isola dell’energia rinnovabile”, ha illustrato i processi che hanno portato l’isola, che ha circa 4300 abitanti, a diventare completamente indipendente dal punto di vista energetico in soli 10 anni. Attraverso le sue 11 turbine eoliche sul mare, Samsø provvede infatti interamente all’intero fabbisogno di elettricità dell’isola e, grazie ad un sistema solare termico di 2.500 mq di superficie di collettori, si provvede al riscaldamento dell’acqua di tutte le case dei cittadini. Vengono utilizzate anche pompe di calore geotermiche, impianti solari termici domestici e stufe a segatura e pellet.

Totale indipendenza elettrica
L’elettricità utilizzata a Samsoe, un’isola nella zona centrale della Danimarca, come detto non proviene da combustibili fossili, da centrali nucleari o da altre fonti convenzionali, ma da 11 impianti eolici capaci di generare l’intero fabbisogno di elettricità.
Nei giorni in cui vi è calma di vento, l’energia viene trasferita dalla rete elettrica principale danese sulla rete dell’isola. Viceversa, nelle giornate ventose l’isola esporta energia eolica verso la rete principale nazionale. Il saldo netto energetico annuale è positivo, visto che l’isola esporta molta più energia verso da terraferma di quanta ne riceva.
Per questo Samsoe è stata nominata nel 1997 isola danese dell’energia rinnovabile, in considerazione dell’ambizioso obiettivo di divenire indipendente dal punto di vista energetico entro il 2008. Proprio grazie alle sue 11 turbine sulla terraferma, il settore elettrico di Samsoe ha già raggiunto tale obiettivo.

Produzione del calore
Nei maggiori centri abitati di Samsoe, riscaldamento e acqua calda per case e aziende provengono da sistemi di teleriscaldamento alimentati con energie rinnovabili. Sul lato nord dell’isola, fra i paesi di Nordby e Maarup, uno straordinario sistema costituito da 2500 m2 di pannelli solari termici. Un bruciatore alimentato con trucioli di legno provenienti della lavorazione del legno della Foresta Brattingsborg opera come back-up del sistema di riscaldamento a energia solare. Sul lato meridionale dell’isola le città di Tranebjerg, Onsbjerg, Brundby e Ballen sono riscaldate da un sistema di teleriscaldamento. Molti proprietari di casa hanno sostituito le caldaie ad olio combustibile con pannelli solari, pompe di calore geotermiche e stufe alimentate con segatura e pellet. Nel complesso queste attività hanno sostituito oltre il 70% della generazione di calore su Samsoe grazie alle tecnologie rinnovabili.

Trasporti, la prossima strategia
Sull’isola danese continuano a mancare ancora però valide soluzioni sostenibili per il settore dei trasporti. Gli abitanti di Samsoe stanno lavorando a una serie di possibili soluzioni, come l’alimentazione dei motori con olio di ravizzone e idrogeno. Alcuni prospettano un futuro in cui auto e camion saranno alimentati dall’idrogeno generato dalle turbine eoliche.
Nel frattempo la maggior parte dei veicoli di Samsoe utilizza carburanti tradizionali derivati dal petrolio, ma le loro emissioni vengono bilanciate da dieci turbine offshore. Queste grandi turbine compensano ampiamente il carburante bruciato da tutti i veicoli presenti sull’isola, compresi i tre traghetti che collegano l’isola alla terraferma.

La Energy Academy
Nell’estate del 2006 è stata inaugurata a Samsoe una nuova Energy Academy. L’Academy raccoglierà tutte le attuali conoscenze sulle tecnologie delle energie rinnovabili e sui successi nell’implementazione di tali tecnologie a Samsoe attraverso mostre, dimostrazioni, seminari e prove.
L’Ufficio Energetico di Samsoe, che in passato è stato una delle principali attrazioni del turismo interessato alle energie rinnovabili sull’isola, sarà ospitato nell’Academy. L’ufficio continuerà ad ospitare ogni anno oltre 1.000 visitatori, compresi ministri, ambasciatori, dipendenti pubblici, gruppi scolastici e singoli ricercatori. La nuova struttura offre l’opportunità di indagare sugli aspetti scientifici delle energie rinnovabili, grazie a un Experimentarium, oltre che sugli aspetti sociali dello sviluppo delle energie rinnovabili, con lo scopo di soddisfare il grande interesse dimostrato in passato dai visitatori per il processo attraverso il quale la popolazione di Samsoe ha deciso di appoggiare la trasformazione energetica che ha coinvolto tutta l’isola.
L’Academy offre un punto di incontro nuovo ed esclusivo per aziende, istituzioni accademiche, organizzazioni energetiche e uomini politici in un ambiente dove turbine eoliche, riscaldamento a paglia e pannelli solari generano energia sostenibile appena fuori dalle finestre.

Fonte: scheda tecnica di Søren Hermansen, Direttore dell’Energia Akademiet di Samsø


In fase di studio un libro su questo progetto

27 Maggio, 2009

Sto pensando di realizzare un libro in formato elettronico, ma anke su carta, ke espliki il progetto dell’Isola di Eden, in cui trattare + approfonditamente di quanto si possa fare su un blog, di tutti gli argomenti inerenti al progetto. Quindi realizzare un testo dove inserire organicamente la trattazione dell’aspetto Politico/Sociale, Economico e Tecnologico dell’intero progetto dell’Isola di Eden. Approfitterò dei mesi estivi e della riduzione del tempo occupato dal lavoro, ke è in profonda depressione a causa dell’attuale crisi economica, x realizzare un primo testo compatto a scopo divulgativo x poi procedere ad una estesa trattazione di tutti gli aspetti e realizzare il testo finale da rendere scaricabile da internet o in formato cartaceo come un vero e proprio libro al costo di un piccolo contributo x la causa Edeniana.
Pertanto kiunque sia interessato a offrire spunti, fonti documentali, argomenti o altro x la stesura del testo è invitato a scrivermi.


Energia Solare

19 Maggio, 2009

Il Monolite e futura Isola di Eden patria della libera Repubblica Edeniana sarà alimentato principalmente da energia solare cosiccome l’edificio del Consolato della Repubblica di Eden in Italia.
Questo è un’articolo molto interessante con 10 links utili alla progettazione e calcolo dei sistemi solari scritto sul blog Futuro Prossimo:

10 Risorse davvero utili sul fotovoltaico

Il futuro della ns società si basa sullo sfruttamento dell’energia solare in quanto essa è x noi inesauribile essendo garantita x milioni di anni da oggi mentre nn esiste alcuna fonte fossile sulla Terra ke possa paragonarsi come disponibilità temporale. Qui da Wikipedia alcune considerazioni sulla sua abbondanza:

Per energia solare si intende l’energia, termica o elettrica, prodotta sfruttando direttamente l’energia irraggiata dal Sole (fonte rinnovabile) verso la Terra.

In qualsiasi momento il Sole trasmette sull’orbita terrestre 1367 watt per . Tenendo conto del fatto che la Terra è una sfera che oltretutto ruota, l’irraggiamento solare medio è, alle latitudini europee di circa 200 watt/m². Moltiplicando questa potenza media per metro quadro per la superficie dell’emisfero terrestre istante per istante esposto al sole si ottiene una potenza maggiore di 50 milioni di GW (un GW – gigawatt – è circa la potenza media di una grande centrale elettrica).

La quantità di energia solare che arriva sul suolo terrestre è quindi enorme, circa diecimila volte superiore a tutta l’energia usata dall’umanità nel suo complesso, ma poco concentrata, nel senso che è necessario raccogliere energia da aree molto vaste per averne quantità significative, e piuttosto difficile da convertire in energia facilmente sfruttabile con efficienze accettabili. Per il suo sfruttamento occorrono prodotti in genere di costo elevato che rendono l’energia solare notevolmente costosa rispetto ad altri metodi di generazione dell’energia. Lo sviluppo di tecnologie che possano rendere economico l’uso dell’energia solare è un settore della ricerca molto attivo ma che, per adesso, non ha avuto risultati rivoluzionari.

La società Edeniana sarà una società solare in tutti i sensi :)


A Tokio le fattorie sono nel sottosuolo

15 Maggio, 2009

Riprendo un articolo pubblicato su Wired ed  EcoBlog di qualke tempo fà xkè dimostra ke coltivare piante x l’alimentazione all’interno del futuro Monolite è possibile. Sempre + idee x la realizzazione e il mantenimento dell’Isola di Eden vengono dimostrate sul campo in esperienze altrui a riprova ke ogni giorno ke passa l’utopia diventa sempre + realtà.
Questo è l’articolo su Wired di Aprile 2008 ke linka altri 2 blog:

Nel pieno della crisi che attanaglia l’economia del Giappone, l’agricoltura appare come una possibile via d’uscita. Nell’ex caveau di una banca nel quartiere delle finanze di Tokyo un visionario uomo d’affari, Yasuyuki Nanbu, ha creato una fattoria sperimentale, per insegnare ai giapponesi ad amare di nuovo la terra. Il ritorno alla natura non è certo una nostalgia fine a se stessa nel Giappone del 2009. In un paese segnato dalla recessione, il ministero dell’Agricoltura sta spingendo al massimo politiche che riportino l’arcipelago a essere meno dipendente dall’estero per il cibo. Di più: l’obiettivo è anche quello di reindirizzarsi rapidamente e ad ampio raggio sulla produzione di bioetanolo. Pasona 02, questo il nome del progetto pilota di Nanbu, è dunque molto più di un sogno utopistico: è un vero laboratorio di futuro.

La struttura si sviluppa sotto terra, su una superficie di un chilometro quadrato. In sei diverse stanze si sperimentano sistemi di coltura in assenza di luce naturale e di terra. La luce per la fotosintesi è garantita da un utilizzo congiunto di led e di lampade alogene e, al posto della terra, si fa largo uso di acqua, secondo le tecniche dell’agricoltura idroponica. Nelle sale i pesticidi sono banditi e l’anidride carbonica viene continuamente pompata fuori dal sistema di aerazione. Luce e temperatura sono monitorate da sensori e computer. A ogni ambiente corrisponde una coltivazione: per i fiori si usano led bianchi, mentre per le piante aromatiche si preferiscono i led colorati. Il riso e i pomodori richiedono più calore e crescono sotto la luce di lampade alogene. Le verdure che si raccolgono qui non sono destinate alla vendita, ma vengono consumate nei ristoranti dell’edificio. Il progetto Pasona 02 è una sorta di microfattoria modello.

Il caveau-orto funziona grazie al lavoro di borsisti selezionati tra i freeter, ovvero quella classe di giovani lavoratori giapponesi precari e soggetti a continui cambi di lavoro. L’idea di Nanbu è di insegnare ai ragazzi che l’agricoltura, accompagnata da una sperimentazione continua di tecniche nuove, può diventare il business del futuro. Il caveau è però anche un’oasi di benessere per chi lavora in banca. Il caffè di Pasona 02 è frequentato dagli impiegati del palazzo che, nel cuore della città, possono godersi una boccata di ossigeno e il profumo dei fiori e delle erbe aromatiche fresche. «È meglio della palestra», commenta Nanbu: «Una pausa qui li calma e, se dedicano alla fattoria anche poche ore di lavoro volontario, recuperano il contatto con la terra».

Il pensiero ispiratore di Pasona è tutt’altro che utopistico: anzi, è perfettamente in linea con la tendenza al farming cittadino di molte metropoli. Londra si è data l’ambizioso obiettivo di aprire più di 2000 nuovi orti in città entro le Olimpiadi del 2012. Un traguardo simile si è posta Vancouver che vanta già un 14 per cento di famiglie che coltivano i propri appezzamenti. Anche negli Usa si moltiplicano gli orti pubblici: da New York a San Francisco, passando per il Grant Park di Chicago, quello della grande festa di Obama, che produce già verdure e frutta per i ristoranti della zona.

Questo è l’articolo di Ecoblog:

Coltivare nel sottosuolo. Sembra un impresa folle. Ma per un giapponese può diventare un’appassionante sfida. E infatti nel sotterraneo dell’ Otemachi Nomura Building di Tokyo nel distretto di Otemachi c’è una fattoria di mille metri quadri dove si coltivano ortaggi, riso, erbe aromatiche e fiori. Il progetto si chiama Pasona 02 e nasce con l’obiettivo da parte di una società di selezione del personale di dare formazione professionale agricola a giovani disoccupati o a persone di mezza età in cerca di una seconda carriera.

In Giappone, sempre meno persone si dedicano all’agricoltura e il paese è costretto a continui import di materie prime.

In assenza di luce del sole, le piante sono alimentate dalla luce artificiale emessa da diodi, lampade alogene e ad alta pressione, lampade a vapori di sodio. La temperatura della camera è controllata dal computer, e le verdure sono coltivate con i nutrienti forniti a spruzzo. Nella struttura è usato anche il sistema di coltivazione idroponica, con cui le piante sono coltivate in acqua.


Maree e acque salate, la nuova energia

8 Maggio, 2009

Riporto un articolo dal Corriere della Sera online ke x ovvi motivi è di interessa x tutti i futuri Edeniani.
Si parla di mare e delle sue potenzialità energetike con alcuni riferimenti a come sfruttarle:

BRUXELLES — Allacciare le cinture. Se, come pensano molti, la ripresa dopo la crisi comincerà dalla Cina, quel giorno accadrà laggiù quel che ac­cadde in America, negli anni Cinquanta: una clas­se media appena consolidatasi, in un Paese che già è il primo produttore al mondo di auto, si met­terà al volante, sulla via della motorizzazione di massa. Il mito «on the road» ri-raccontato in man­darino, i motel e i rifornitori scintillanti lungo le autostrade che porteranno da Canton alla Mongo­­lia: forse non è fantascienza. Ma senza i rifornito­ri, niente 4 ruote: il primo effetto della ripresa eco­nomica sarà appunto un’impennata della doman­da di energia. Nella recessione attuale, è «del tut­to possibile» un calo di 1,5 milioni di barili di pe­trolio al giorno, pari al 7% del consumo totale, so­lo nei consumi energetici degli Usa; e un calo pa­rallelo della domanda: così la pensa Steven Kopi­ts, direttore della Douglas-Westwood, una socie­tà americana che analizza i mercati energetici. E lascia capire: il resto del mondo seguirà a ruota.

Ma se la Cina si metterà poi al volante, scatterà il meccanismo opposto, come ai tempi del «boom» in Occidente: quando dal 1960 al 1972, ricorda an­cora Kopits, «la domanda globale di petrolio au­mentò di 30 milioni di barili al giorno, quasi 4 vol­te l’odierna produzione dell’Arabia Saudita». Su, giù, di nuovo su: ci attende un grafico da monta­gne russe. E la Cina ha la più grande forza-lavoro al mondo, 800 milioni di persone, il doppio di Usa, Giappone e Unione Europea messi insieme: quanto produrrà, una volta lanciata «on the road»? Gli esperti tacciono. Ma una cosa, la dan­no per scontata: in una situazione così incerta, con petrolio e gas che già scarseggiano, bisogne­rà ricorrere sempre più alle energie rinnovabili. È anche per questo, che la Ue si è data per il 2020 un obiettivo molto ambizioso: almeno il 20% del­l’energia dovrà essere tratta da fonti rinnovabili. Il vento, il sole, il calore geotermico nascosto sot­to la crosta terrestre. E il mare. Gli oceani, che co­prono il 75% della terra. E che di energia trabocca­no, ma sono anche custodi gelosi ed esosi, giac­ché i loro segreti costano. Già nel 1607, nella Nuo­va Scozia canadese, un mulino azionato dalle ma­ree produceva 25-75 Kilowatt/ora. Nel 1799, ci si provò anche in Europa. Nel 1909, un porto della California fu illuminato dall’energia «rubata» alle onde. Poi, un lungo silenzio. Fino a pochi anni an­ni fa, quando partirono le prime turbine sottoma­rine, i «mulini a vento degli oceani» che con le loro eliche trasformano l’energia idraulica in mec­canica e poi — attraverso un convertitore — in energia elettrica.

Principio semplice: il volume, la densità dell’acqua, sono 800-850 volte maggiori di quelli dell’aria, e perciò — almeno in teoria — con minor «sforzo» le eliche producono di più. Grazie a queste e ad altre diavolerie, oggi, per la prima volta il mare fornisce regolarmente energia a molti Paesi. Poca, ma buona. Sfruttando le sue 5 «forze»: le maree (cioè il potenziale energetico ri­cavabile dalla differenza in altezza fra l’alta e la bassa marea); le correnti prodotte dalle maree o dai venti (energia cinetica ricavabile dal movi­mento orizzontale dell’acqua); il gradiente di sali­nità (là dove un fiume si getta in mare, le acque dolci si mescolano a quelle salate e la diversa sali­nità crea una differenza di pressione, cioè una po­tenziale fonte di energia); infine, la differenza di temperatura fra la superficie dell’oceano e le sue acque profonde, da cui scaturisce energia termi­ca. La parola «differenza» ricorre ovunque perché il mare è per sua natura mutevole, incostante, ge­neratore di contrasti fisico-chimici: e perciò ap­punto, sorgente di energia. Per esempio: da solo, il gradiente di salinità avrebbe nel mondo un po­tenziale sfruttabile da 2000 Terawatt/ora per an­no (un Terawatt/ora equivale a un miliardo di kilowatt all’ora, ndr).

Nei calcoli dell’Iea, l’Agenzia inter­nazionale dell’Energia, l’uomo di oggi consuma in elettricità circa 15.400 Terawatt/ora per anno, e il 13% potrebbe essere «coperto» proprio dalle onde. La realtà è ov­viamente più modesta: i mari eu­ropei, nel 2006, hanno prodotto «appena» 550 Gigawatt/ora di elettricità (un Gigawatt equivale a un milione di kilowatt). Ma è mol­to, se comparato al niente di po­chi anni fa. Spiega Nathalie Rous­seau dell’«Agenzia Ocean Ener­gy», che a Bruxelles affianca la Ue in questi studi: «Secondo certe sti­me le correnti possono produrre nel mondo oltre 800 Terawatt/ora per anno; e il gradiente termico, 10 mila; e le maree, oltre 300… Insomma, un teso­ro da esplorare. E fra i Paesi con un potenziale molto alto di energia marina, c’è anche la vostra Italia con lo Stretto di Scilla». Se si considerano i progressi delle energie rinnovabili nei Paesi Ue, alla voce «oceano» appare per decenni uno zero, mentre la voce «vento» cresce del 19,9% all’anno. Ma nella proiezione 2010-2020, le voci si inverto­no: «vento», 8,5%, «oceano» 17,5%.

In America, si progetta di ancorare dei «muli­ni » in mare davanti alle coste della Florida, o vici­no al ponte Golden Gate di San Francisco. E sono stati stanziati 3 milioni di dollari per calare verso la foce dell’East River di New York, in 10 anni, 300 turbine che riscalderanno migliaia di case, sfruttando le correnti del fiume e del mare. Nella Ue, invece, si contano 60 progetti attivi o pianifi­cati: boe gigantesche, dighe galleggianti, rotori computerizzati, c’è un po’ di tutto. E tutto nell’ac­qua. Francia e Inghilterra, che hanno maree di 10 metri, sono in testa. Ma c’è anche il portoghese «Pelamis», che fornirà energia a duemila fami­glie: un serpentone composto da cilindri, che bal­lando sulle onde attivano dei generatori. O il cen­tro sperimentale «Billia Croo», in Scozia, dove si studiano cavalloni alti 12 metri e correnti da 4 me­tri al secondo. C’è la «Fattoria delle Onde» in Cor­novaglia. E «SeaGen», in Irlanda del Nord, siste­ma di turbine che riscalda mille case. E il «Drago­ne delle onde», in Danimarca. Ancora in Danimar­ca, si sperimenta una centrale galleggiante chia­mata «Poseidon». Come il dio greco del mare: cui venivano attribuite 42 amanti, proprio per la sua energia inesausta. Anzi, rinnovabile.

Luigi Offeddu
04 maggio 2009


Galleria Design Contest – Vota il tuo preferito

6 Maggio, 2009

I ns amici di SeaSteading hanno pubblicato online una galleria di progetti di isole artificiali x la colonizzazione del mare e viene offerto un premio in denaro al miglior progetto votato dal pubblico + altri benefit. Un occasione da nn perdere x rifarsi gli okki e sognare come potrebbe essere il ns futuro.
Come attuale artefice e Presidente della libera Repubblica dell’Isola di Eden ritengo sia un’ottima soluzione x riuscire nel ns intento il contesto della gara a premi e valuterò come poter procedere x indire una gara x la realizzazione del futuro Consolato d’Italia e Monolite.
Intanto godetevi questi splendidi rendering 3D su http://seasteading.org/design-contest-gallery e votate quello ke + vi piace.


Micronazione, Microstato e Micronazionalismo

4 Maggio, 2009

L’Isola di Eden è il progetto di una nuova micronazione e futuro microstato, 2 parole ke sembrano dire la stessa cosa o esprimere un analogo concetto come se fossero uguali ma nn lo sono.
Ovviamente micronazione deriva da nazione e microstato deriva da stato e il significato x entrambe le parole è di indicare una piccola nazione o stato come è la Repubblica di San Marino o lo stato della Città del Vaticano giusto x rimanere in Italia ma ce ne sono molti sparsi x il mondo.
La differenza quindi va ricercata tra le parole nazione e stato.
A tal scopo facciamoci aiutare dall’onnipotente Wikipedia in cui si legge ke:

Una nazione (dal latino natio, in italiano “nascita”, derivato dal latino nasci, in italiano “nascere”) è un complesso di persone che, avendo in comune caratteristiche quali la storia, la lingua, il territorio, la cultura, l’etnia, la politica, si identificano in una comune identità a cui sentono di appartenere legati da un sentimento di soliderietà. È questa coscienza di un’identità condivisa, questo sentimento di appartenenza a tale identità e di solidarietà che li lega, diffusi a livello di massa e non solo tra ristrette cerchie di persone, che rende una comunità etnica, culturale, politica una nazione. Al fine di autodeterminare la propria esistenza, spesso la nazione aspira a diventare Stato, cioè a darsi un ordinamento giuridico che ne affermi la sovranità. Quando una nazione diventa Stato dà vita a quello che più specificatamente viene chiamato Stato-nazione. Molte comunque, in tutto il mondo, rimangono attualmente le nazioni senza Stato. Per quanto riguarda l’Europa occidentale si riuniscono nella Conferenza delle nazioni senza stato d’Europa occidendale (CONSEU).

Quindi fondamentalmente il termine nazione ha un valore prettamente geografico mentre stato ha un significato giuridico. Curioso il riferimento al CONSEU ke su Wikipedia nn ho trovato ma ke su questa pagina in riferimento alla VII assemblea della CONSEU (Conferenza delle Nazioni senza Stato d’Europa), che si è tenuta a Saint Vincent (Valle d’Aosta) dal 12 al 13 ottobre 2007, è citato e spiegato in questi termini:

Cos’è la CONSEU?
La Conferenza delle Nazioni senza stato d’Europa (CONSEU) è un forum di dibattito e riflessione composto da organizzazioni politiche, culturali e civiche con l’obiettivo di promuovere un’Europa rispettosa delle diversità nazionali, linguistiche e culturali, e di conseguenza anche per i diritti collettivi che ne formano la base.
La CONSEU vuole dar spazio alle diverse sensibilità delle nazioni senza stato e dei gruppi etnici, come pure ai movimenti autonomisti delle regioni con particolari caratteristiche etnico-linguistiche nonché movimenti che rivendicano la loro piena sovranità in forma di un proprio stato. In tutti i casi il fondamento è sempre il diritto inalienabile dei popoli all’autodeterminazione. Perciò la CONSEU è tesa a raccogliere tutta la gamma ideologica dei movimenti delle nazioni a condizione che siano rispettati i principi democratici ed il diritto all’autodeterminazione.
Gli obiettivi generali della CONSEU sono i seguenti:

  • 1. Promuovere nello spazio europeo i principi della democrazia, del riconoscimento della diversità e del rispetto dei diritti collettivi dei popoli.
  • 2. Scambiare le esperienze e le informazioni sulle diverse realtà delle nazioni senza stato d’Europa.
  • 3. Proporre delle formule di collaborazione tra diverse organizzazioni che ne fanno parte, nel pieno rispetto dell’indipendenza di ogni organizzazione, in spirito di solidarietà e collaborazione.
  • 4. Diventare un gruppo di pressione ai diversi livelli istituzionali, sia europeo, sia a livello statale, regionale e locale.
  • 5. Formulare delle proposte comuni a favore dell’Europa dei Popoli per presentarli alle istituzioni ed organismi europei.
  • 6. Sostenere delle iniziative di protezione dell’identità culturale delle nazioni che compongono l’attuale Europa.
  • 7. Sostenere le organizzazioni che nel loro contesto statale soffrono discriminazioni o aggressioni a causa del loro impegno per i diritti collettivi del loro popolo.

Curioso di conoscere quali sono queste nazioni senza territorio mi sono messo alla loro ricerca e navigando sempre sul sito sopracitato ho scoperto ke lo sono ad esempio i Kurdi e i Baschi e gli albanesi kosovari, i quali però nel frattempo una nazione e uno stato sembrano averlo ottenuto, e tanti altri a cui mai avrei pensato. Sempre da Wikipedia leggiamo ulteriori approfondimenti circa il concetto di stato:

Lo Stato è un ordinamento giuridico politico,  ovvero a fini generali, esercitante il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti. Esso comanda anche mediante l’uso della forza armata, della quale detiene il monopolio legale.

Alla parola Stato afferiscono due concetti distinti:

  • Statocomunità: popolo, stanziato su un territorio definito, che è organizzato attorno ad un potere centrale (comunemente chiamato “Stato-nazione”).
  • Statogoverno (o Stato-organizzazione): quel potere centrale sovrano, organizzato in possibili differenti modi, che detiene il monopolio della forza, e impone il rispetto di determinate norme nell’ambito di un territorio ben definito.

Da quest’ultima definizione emerge che lo Stato è anche un ente territoriale, in quanto individuato da una porzione di territorio che è soggetta alla sua sovranità.
Stato sovrano: dal latino
superanus, colui che sta al di sopra; lo Stato è superiore ad ogni altro soggetto entro i suoi confini. Per essere tale, la sovranità deve manifestarsi come “indipendenza” nei rapporti reciproci; per tale ragione, allora, lo Stato è indipendente e sovrano; sovrano al suo interno, indipendente nei confronti degli altri stati.
Lo Stato è originario poiché i suoi poteri derivano solo da sé stesso e da nessun altro. Con ciò si sostiene che esso non è subordinato ad altri soggetti e quindi è indipendente e sovrano. L’organo Stato è forse rappresentabile come il
pozzo di tutti quei beni e poteri tanto importanti o tanto potenti da non poter essere di nessun altro che di un soggetto che agisca nell’interesse collettivo; questi poteri sono sostanzialmente la sovranità (esercitata attraverso i tre poteri pubblici legislativo, esecutivo e giudiziario) e il monopolio della forza affinché vi sia un fondamento obbligatorio.

Tornando a noi adesso dovremmo aver kiaro il significato di nazione e di stato e, la ovvia conseguenza, ke nn può esserci stato senza nazione mentre può benissimo esistere una nazione senza essere stato.
Inoltre una nazione senza territorio o area geografica politicamente definita può esistere mentre è una delle condizioni obbligatorie x poter assumere i connotati di stato.
Quindi dovrebbe essere altrettanto evidente ke x fondare un microstato è necessario innanzitutto avere un territorio mentre x fondare una micronazione questa condizione nn è necessaria, entrambi cmq devono avere un popolo ovvero rappresentare una aggregazione di individui o come caso limite, di 1 solo individuo.

Date queste premesso è ovvio ke negli ultimi anni, specie con l’avvento e la massiccia diffusione di internet, si sia venuta a creare una nutrita schiera di micronazionalisti ovvero di individui ke creano nazioni sulla carta o meglio su internet, quindi senza territorio fisico presente sul pianeta Terra, e ke amano definirsi micronazionalisti aterritoriali o come si trova scritto in diversi luoghi su internet micronazionalisti del 5 mondo.
Partendo sempre dal concetto di micronazione definito precedentemente, ora su Wikipedia leggiamo infatti:

Una micronazione è un’entità creata da una persona, o da un piccolo numero di persone, che pretende di essere considerata come nazione o stato indipendente, tuttavia non sono riconosciute dai governi e dalla maggiori organizzazioni internazionali.
Il termine è nato negli anni ‘70 per descrivere le tantissime entità che nascevano in quel periodo, in genere di piccole dimensioni e di esistenza effimera. Recentemente alcune micronazioni si sono definite quinto mondo, probabilmente in senso polemico in relazione alla nota scala economica che classifica le nazioni del mondo in primo, secondo, terzo e quarto mondo.

Essere dei Quintomondisti significa dunque essere una micronazione confinata nel cyberspace ovvero esistere esclusivamente come entità nazionale nel mondo di Internet. Al riguardo possiamo citare Second Life come esempio di possibile candidata ad essere una nazione del Quinto Mondo o, come meglio definita sempre su Wikipedia, un vero e proprio 5 mondo alternativo:

Second Life è un mondo virtuale tridimensionale multi-utente online inventato nel 2003 dalla società americana Linden Lab. Il sistema fornisce ai suoi utenti (definiti “residenti”) gli strumenti per aggiungere e creare nel “mondo virtuale” di Second Life nuovi contenuti grafici: oggetti, fondali, fisionomie dei personaggi, contenuti audiovisivi, ecc. La peculiarità del mondo di Second Life è quella di lasciare agli utenti la libertà di usufruire dei diritti d’autore sugli oggetti che essi creano, che possono essere venduti e scambiati tra i “residenti” utilizzando una moneta virtuale (il Linden Dollar) che può essere convertito in veri dollari statunitensi e anche in euro.

Naturalmente x definirsi una micronazione aterritoriale ovvero virtuale è sufficiente darsi un nome e creare un luogo all’interno della rete Internet dove poter colloquiare con gli altri internauti, come ad esempio alcune realtà del panorama micronazionalista italiano presenti sulla rete con siti web e/o forum di discussione. Alcune di queste micronazioni italiane, o come preferiscono definirsi micronazioni italofone, sono elencate sul forum ufficiale dei micronazionalisti italiani all’indirizzo http://micronazionalismo.forumcommunity.net/ e sono:

- Promolands

- Repubblica Cisalpina

- Repubblica Democratica di Vitla

- Repubblica Popolare Sovietica

- Repubblica di Vitla

- Res Publica SPQR

- Ttf-Bucksfan

Ovviamente tutte queste micronazioni aterritoriali e virtuali al momento sembrano essere niente di + ke semplici gioki di ruolo in quanto in nessuna di esse si aspira a realizzare un territorio fisico (anke se taluna in effetti qualcosa di reale ha tentato di farlo a quanto si legge a partire dai links esposti). Al limite possiamo immaginarle come delle associazioni di idealisti, o di semplici fans o supporters, o come dei club di persone appassionate e aggregate intorno a un comune interesse ke si riuniscono x coltivarlo, sognando magari di interpretare ruoli ke nella vita nn avrebbero tempo o possibilità di fare. In pratica e tecnicamente sono micronazioni senza aspirazioni di stato.

Detto tutto ciò si arriva alla conclusione ke il micronazionalismo è un fenomeno alquanto complesso e ricco di molte sfaccettature e i micronazionalisti possono essere persone alquanto eclettike ma ciò nn toglie ke il fenomeno sia arrivato a notevoli livelli di sviluppo grazie ad internet.

Pertanto adesso possiamo comprendere meglio cosa è necessario fare x realizzare la libera Repubblica dell’Isola di Eden. Innanzitutto sarà necessario creare una micronazione con tanto di territoro e popolazione residente e successivamente lottare x essere riconosciuti e ottenere l’indipendenza creando così il primo microstato del 3° millennio.

In pratica l’Isola di Eden parte da una micronazione virtuale già in essere e presente online da oltre un anno e dovrà evolversi fino ad approdare ad un microstato reale concretizzando il progetto del Monolite ovvero di una vera e propria isola artificiale nel mezzo del Mar Adriatico ke diventerà il suo territorio. Nel suo percorso evolutivo deve aggregare + persone possibili e creare un gruppo affiatato il cui scopo primario sarà quello di diffondere l’ideale Edeniano. Quindi ricercare fondi economici e sponsors allo scopo di costruire come primo obbiettivo un edificio in terra italiana da adibire a Consolato d’Italia della libera Repubblica dell’Isola di Eden il quale sarà anke la residenza delle persone del gruppo Edeniano. Saranno inoltre allestiti appositi locali all’interno del Consolato adibiti a compiti istituzionali, organizzativi, di ricerca e sviluppo e quantaltro si renderà necessario allo scopo del raggiungimento dell’obiettivo finale ovvero della costruzione del Monolite dal quale procedere poi alla rikiesta di indipendenza diventando finalmente un vero e proprio microstato a tutti gli effetti.
L’edificio del Consolato d’Italia sarà realizzato con tecnike avanzate seguendo i principi costruttivi della casa passiva e con lo scopo del raggiungimento della totale autosufficieza energetica. Inoltre nella sua progettazione saranno seguiti i criteri ke definiscono le Transition Town e il CoHousing onde creare un ambiente abitativo e di lavoro ecocompatibile ed ecosostenibile nonkè con un elevato grado di confort ambientale e sociale, facendo partecipi alla gestione collettiva della struttura e delle attività ivi da svolgere tutti gli abitanti e futuri cittadini dell’Isola di Eden.

Un simile progetto è tentato altrettanto seriamente anke negli USA ad opera del gruppo di SeaSteading come ho avuto modo di scrivere in questo precedente articolo apparso su questo blog.